Africa

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Mappa del mondo con l'Africa evidenziata in verde

Citazione sull'Africa e sugli africani.

Citazioni[modifica]

  • Africa, il sole, le dune è Africa, | lontana ma legata all'America, | i riti tribali di stregoni cardinali, | di ministri triviali è Africa. (Rino Gaetano)
  • Africa, Africa, sento i profumi. Sì, sento la magia, la verità di questa grande terra, l'Africa... L'Africa, questa terra di conflitti, questa terra di asprezze ma anche di poesia. Questa terra dove le emozioni hanno un nome. Questa terra dove non si ha paura di pronunciare la parola "amore". Io sento la verità di questi luoghi, la verità di questi volti, la verità di questo sole che mi illumina l'anima. (Boris)
  • È inquietante constatare come il continente africano venga considerato dall'opinione pubblica povero, quando è invece immensamente ricco di ogni risorsa, in particolare di una popolazione giovane, cosa sempre più rara sul pianeta. L'Africa ha una superficie grande quasi dieci volte l'India, con una popolazione che presto raggiungerà il miliardo di individui, il che le dà una densità decisamente accettabile in confronto ad altri continenti. (Pierre Rabhi)
  • E poi gli africani sono africani, appartengono a un etnia molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta consultare l'enciclopedia di Topolino. (Mario Borghezio)
  • Gli africani sono dotati per l'apprendimento delle lingue straniere, infatti impararono più in fretta lo swahili di quanto io appresi lo kinyarwanda. (Dian Fossey)
  • Il fucile è il vero re dell'Africa, uccidi gli uomini, incatena le donne. (Tippu Tip)
  • Il tempo è un problema per tutti, non solo per gli africani che paiono vivere in una sorte di «presente continuo». (Alberto Salza)
  • In Africa Nera non ci sono frontiere, neppure tra la vita e la morte. Il reale acquista il suo spessore, diventa realtà spezzando il rigido involucro della ragione logica, soltanto allargandosi alle dimensioni estensibili del reale. (Léopold Sédar Senghor)
  • L'Africa è il cuore nevralgico del mondo, e il Congo è il cuore del cuore. Saranno le donne congolesi a curare quel cuore. (Eve Ensler)
  • L'Africa è un pensiero, un'emozione, quasi una preghiera: lo sono i suoi silenzi infiniti; i suoi tramonti; quel suo cielo che sembra molto più vicino del nostro, perché si vede di più, perché le sue stelle e la sua luna sono più limpide, nitide, pulite: brillano di più. (Claudia Cardinale)
  • L'Africa è stata una regione molto importante per i prodotti Ogm. Anche se ufficialmente non lo ammetteranno mai, è arduo non sospettare che le immagini a connotazione razziale della fame inveterata, della violenza bestiale e di un'incompetenza atavica che molte persone fuori dal continente associano all'Africa non abbiano giocato un ruolo nella sua scelta come zona del mondo pensata per trarre benefici dalle biotecnologie. (Raj Patel)
  • L'Africa mi toccò l'animo già durante il volo: di lassù pareva un antico letto d'umanità. E a 4000 metri di altezza, seduto sulle nubi, mi pareva d'essere un seme portato dal vento. (Saul Bellow)
  • L'Africa, nonostante la sua povertà, ha più dignità del nostro continente. (Carlo Verdone)
  • L'Africa oltre i deserti non fu mai, secondo l'intera storiografia occidentale, un continente-meta. Essa fu sempre il continente ostacolo: gli Europei dovevano «circumnavigare» l'Africa. Il continente si chiamò «nero» anche perché non se ne aveva nozione a causa dei deserti, del clima, dell'assenza di documentazione scritta sulle antiche culture africane: e il pensiero tradizionale europeo concedeva un valore esclusivo alla cultura scritta rispetto a quella orale. Nelle illustrazioni sulle «cinque razze dell'uomo», dal bianco di Emerson fino all'africano Bantù, questi rappresentò sempre l'infimo, la condizione «selvaggia». (Alberto Ronchey)
  • L'imperialismo inglese e l'imperialismo americano non hanno concesso nessuna libertà ai popoli africani. Siamo tutti testimoni di quello che avviene, ad esempio, nel Sudafrica. Vi dominano i razzisti bianchi, i capitalisti inglesi, gli sfruttatori, i quali opprimono ferocemente le popolazioni di colore di tale Stato in cui regna la legge della giungla. In numerosi altri paesi dell'Africa dominano i consorzi e i capitali degli Stati Uniti d'America, dell'Inghilterra, della Francia, del Belgio e degli altri vecchi colonizzatori e imperialisti, che si sono, fino ad un certo punto, indeboliti, ma che continuano a tenere in pugno le chiavi dell'economia di quei paesi. (Enver Hoxha)
  • L'occidente ha sfruttato l'Africa, e ora la vuole salvare. Abbiamo vissuto fin troppo con questa ipocrisia. Solo gli africani possono salvare l'Africa. (Joseph Kabila)
  • L'unità dell'Africa non è un fatto compiuto, né una conquista ormai consolidata, ma piuttosto un processo dinamico e una costante lotta quotidiana che dovrà essere continuata instancabilmente dagli stati membri e fino a quando l'uomo africano esista. (Idi Amin Dada)
  • La democrazia va bene in Europa. In Africa ci sono altre tradizioni. (Menghistu Hailè Mariàm)
  • La donna africana sperimenta una triplice servitù, attraverso il matrimonio coatto, attraverso la dote e la poligamia che aumenta il tempo libero degli uomini e al tempo stesso il loro prestigio sociale, e, infine proprio attraverso l'ineguale divisione del lavoro. (René Dumont)
  • La popolazione africana è rimasta sottosviluppata dal punto di vista culturale ed economico, è andata via via diminuendo a causa delle guerre coloniali, della feroce persecuzione razziale. della vendita dei negri africani e del loro invio nelle metropoli, negli Stati Uniti d'America e in altri paesi, per lavorare come bestie nelle piantagioni di cotone e di altre colture, e come addetti ai lavori più pesanti dell'industria e dell'edilizia.
    Per questi motivi i popoli africani hanno ancora davanti a sé una grande lotta da condurre. Essa è e sarà una lotta molto complessa, differente da un paese all'altro, in considerazione delle condizioni di sviluppo economico, culturale e di istruzione, del grado di risveglio politico, della grande influenza che le diverse religioni, come la religione cristiana, la mussulmana, le vecchie fedi pagane ecc. esercitano sulle masse di questi popoli. (Enver Hoxha)
  • La rovina dell'Africa è sempre stato il culto della personalità. (Meles Zenawi)
  • Molta gente, per molto tempo, rimase ferma al convincimento che il bestiame dell'Africa fosse rappresentato dagli schiavi, tant'è vero che un viaggiatore poteva comprare a sua scelta, persino come provvista da portarsi nei tragitti, carne umana da macello. Tenendo in mente questo punto, oggi non deve preoccupare alcuna meraviglia che gli africani perdano le staffe appena fiutano l'odore di libertà. (Mario Monti)
  • Nella nostra tradizione africana, non ci sono mai due capi. C'è, a volte, l'erede naturale del capo, ma qualcuno mi può nominare un solo villaggio con due capi? (Mobutu Sese Seko)
  • Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l'importante è che cominci a correre.[1]
  • Ogni volta che vado in Africa, c'è sempre qualcosa che mi tocca il cuore. Tutti piangono la sua povertà e facciamo finta di ignorare che sono i Paesi ricchi a impedire a questo continente di svilupparsi. L'Africa è uno sporco business. (Angelo Ogbonna)
  • Salvare l'Africa con l'Africa. (Daniele Comboni)
  • Se ci sono dei bimbi al mondo che hanno bisogno di aiuto sono proprio questi poveri bimbi delle nazioni africane. (Maria Montessori)
  • Se ogni guerra è una sorta di viaggio all'inferno, l'Africa è la sua scorciatoia. (Arturo Pérez-Reverte)
  • Un dato è chiaro: l'Africa è il continente in cui sono accumulate tutte le sofferenze in modo sproporzionato: povertà estrema, malattie, analfabetismo, violenze, guerre, divisioni tribali, pandemie, corruzione politica… la lista è lunga. (Robert Sarah)

John Gunther[modifica]

  • Gli africani mi sono simpatici ma non sono sempre facili da capire e da frequentare. Quanto più benevolo si mostra un bianco occidentale, tanto più diffidente può essere il suo interlocutore africano. Per lui la cordialità può comportare spesso dei rischi.
  • I benefici che il sistema coloniale recò all'Africa, anche se accompagnati da abusi, sono incontestabili. Anche se agirono per fini egoistici e se saccheggiarono un continente, gli europei lo schiusero alla civiltà.
  • I pronipoti dei portatori del dottor Livingstone studiano a Oxford. L'Africa d'oggi non sa forse esattamente dove sta andando, ma si è incamminata, e di buon passo, verso le forme di vita occidentali.

Ryszard Kapuściński[modifica]

  • Appena uno stato africano comincia a vacillare, possiamo stare certi che ben presto appariranno i warlords. In Angola, in Sudan, in Somalia, nel Ciad: sono ovunque, spadroneggiano ovunque. Che cosa fa un warlord? In teoria combatte contro altri warlords. Ma non è sempre così. Il più delle volte il signore della guerra depreda la popolazione inerme del proprio paese. Il warlord è l'esatto contrario di Robin Hood. Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Il warlord toglie ai poveri per arricchirsi e nutrire la sua banda. Ci troviamo in un mondo dove la miseria condanna gli uni a morte e trasforma gli altri in mostri. I primi sono le vittime, i secondi i carnefici. Non ci sono vie di mezzo.
  • In Africa molte guerre si svolgono senza testimoni, all'insaputa di tutti, in luoghi apparati e irraggiungibili che il mondo non conosce o ha dimenticato.
  • La prima cosa che colpisce è la luce. Luce dappertutto, forte, intensa. Sole dappertutto. Solo ieri, la Londra autunnale, inondata di pioggia. L'aereo lucido di pioggia. Il vento freddo, l'oscurità. Qui, di primo mattino, l'aeroporto inondato di sole e noi tutti immersi nel sole. In passato, quando gli uomini giravano il mondo a piedi, a cavallo o per nave, il viaggio dava loro il tempo di abituarsi al cambiamento. Le immagini della terra scorrevano con lentezza, la scena del mondo si spostava un po' alla volta. Un viaggio durava settimane, mesi. L'uomo aveva il tempo di abituarsi al nuovo ambiente, al nuovo paesaggio. Anche il clima mutava gradualmente, a tappe successive. Prima di raggiungere la fornace equatoriale, il viaggiatore proveniente dalla gelida Europa aveva già attraversato il grato tepore di Las Palmas, la canicola di El-Mahara e l'inferno di Capo Verde.
  • Ora che si è risvegliata, l'Africa ha bisogno di grandi nomi. Come simbolo, come collante, come ricompensa. Per secoli la storia di questo continente è rimasta anonima. Nello spazio di trecento anni i mercanti hanno deportato milioni di schiavi: chi può citare il nome di una sola vittima? Per secoli si è combattuto contro l'invasione bianca: chi può citare il nome di un solo combattente? Quali nomi evocano le sofferenze delle generazioni nere, quali nomi commemorano il coraggio delle tribù massacrate? L'Asia ha avuto Confucio e Buddha, l'Europa Shakespeare e Napoleone. Dal passato africano non emerge un solo nome che il mondo conosce, che l'Africa stessa conosca.
    Ed ecco che ora, quasi ogni anno, la grande marcia africana, come per rimediare a un irrecuperabile ritardo, scrive nella storia un nuovo nome: 1956, Gamel Nasser; 1957, Kwame Nkrumah; 1958, Sékou Touré; 1960, Patrice Lumumba.

Yoweri Museveni[modifica]

Yoweri Museveni
  • In Africa, la sessualità è una cosa molto privata, anche per gli eterosessuali.
  • In tutta l'Africa, ci sono solo quattro gruppi distinti, ma molti non lo sanno. Abbiamo quattro gruppi linguistici: il gruppo niger-kordofaniano che include i dialetti bantu. Ecco perché trovi che la lingua che parlo sia collegata a quella che parlava Mandela. Ci sono tante similitudini e tratti in comune. Poi ci sono le lingue nilo-sahariane, che includono le lingue dell'Etiopia meridionale e il Sudan del Sud. Poi ci sono le lingue afro-asiatiche, che includono l'arabo e le lingue dell'Etiopia settentrionale. E poi, finalmente, c'è un piccolo gruppo linguistico nell'Africa meridionale detto khoisan.
    Gli africani quindi sono o simili o collegati fra di loro. Ma il problema stava nel fatto che non erano governati sotto un unico impero. Avevano molteplici capi e tanti re, e ciò creò un ulteriore problema. Siccome i loro governi erano divisi, quando i coloni vennero fu facile conquistare sia loro che tutta l'Africa.
  • L'intera popolazione d'Africa è tuttora più piccola di quelle dell'India o della Cina. Storicamente, la fondazione d'uno stato in Africa non fu facile a causa della geografia. I mongoli riuscirono a conquistare tutta l'Asia centrale fino a Costantinopoli. Questo non fu possibile in Africa, a causa delle foreste, dei fiumi, delle montagne; questo limitava la mobilità.
  • Quando si parla di insicurezza in Africa, è parzialmente dovuto a una diagnosi errata. Per esempio, se credi nel tribalismo, non puoi creare un esercito. Come si può avere un esercito d'una sola tribù? Se credi nel settarismo religioso, come potrai realizzare istituzioni nazionali stabili?
  • Questo è il nostro continente, non il vostro. Chi siete voi per ignorare la voce degli africani?

Kwame Nkrumah[modifica]

  • Ci sono alcuni che sostengono che l'Africa non può unirsi perché manchiamo dei tre fattori indispensabili per l'unità, cioè una razza, una cultura e una lingua comune. È vero che siamo stati divisi per secoli. Le frontiere territoriali che ci dividono furono fissate molto tempo fa dalle potenze coloniali, a volte del tutto arbitrariamente. Alcuni di noi sono musulmani, alcuni cristiani; molti credono negli dei tribali tradizionali. Alcuni di noi parlano il francese, altri l'inglese, altri il portoghese, per non parlare dei milioni che parlano solo una delle centinaia delle diverse lingue africane. Abbiamo acquisito differenze culturali che influenzano la nostra visione e che condizionano il nostro sviluppo politico. Tutto ciò è inevitabile, dato il nostro contesto storico. Eppure, malgrado tutto ciò, sono convinto che le forze che conducono all'unità superano di gran lunga quelle che ci dividono. Nell'incontrare fratelli africani da ogni parte del continente, sono sempre impressionato da quanto abbiamo in comune. Non è soltanto il nostro passato coloniale, né il fatto che abbiamo degli scopi comuni. È qualcosa di più profondo. Posso meglio descriverlo come un senso di uni-cità in quello che ci fa africani.
  • È inevitabile che ci siano differenze fra gli stati indipendenti d'Africa. Abbiamo problemi di frontiera e una lunga serie di altri problemi interterritoriali che si possono risolvere solo entro il contesto dell'unità africana.
  • È una battuta popolare in Africa che quando i britannici cominciano a arrestare, l'indipendenza è dietro l'angolo.
  • Finché un solo piede di suolo africano rimane sotto la dominazione straniera, la battaglia deve continuare.
  • Gran parte della ricchezza mineraria dell'Africa, che sarebbe dovuta restare in Africa per sviluppare qui le industrie di base, è stata sistematicamente portata via, un processo che continua tuttora anche nei paesi indipendenti. C'è chi afferma che le condizioni e le risorse dell'Africa non sono adatte all'industrializzazione. In tal modo cercano di assolvere la politica economica delle potenze coloniali e appoggiare l'infiltrazione del neocolonialismo.
  • In un mondo diviso in campi ostili e fazioni bellicose, l'Africa non può restare divisa senza andare in rovina.
  • Lo smisurato entusiasmo per l'istruzione in Africa non manca mai di stupire i visitatori.
  • Mentre in Africa, essendo per noi di capitale importanza l'obiettivo dell'unità, ci sforziamo di concertare i nostri sforzi in questa direzione, i neocolonialisti fanno di tutto per vanificarli, incoraggiando la formazione di comunità basate sulle lingue dei loro vecchi colonizzatori. Non possiamo permetterci di essere così disorganizzati e divisi. Il fatto che io parlo l'inglese non fa di me inglese. Parimenti, il fatto che alcuni di noi parlano il francese o il portoghese non fa di noi né francesi né portoghesi. Siamo innanzitutto africani, e da africani il nostro interesse maggiore può essere servito solo coll'unità in seno ad una comunità africana. Né il Commonwealth né una comunità franco-africana può sostituirla. Per noi, l'Africa e le sue isole sono una sola Africa. Rifiutiamo qualsiasi idea di partizione. Da Tangeri o dal Cairo nel nord fino alla Città del Capo nel sud, dal capo Guardafui nell'est fino alle isole di Capo Verde nell'ovest, l'Africa è una e indivisibile.
  • Molti hanno sostenuto che le risorse dell'Africa erano inutili agli abitanti autoctoni fino a che non fossero sviluppati, e non potevano essere sviluppati senza il capitale e il talento europeo. È stato persino detto che «l'investitore europeo, per quanto egoista fosse stato, stava servendo l'Africa». Questo tipo di ragionamento mi rammenta l'uomo che, dopo aver trovato un tesoro sepolto nel giardino del suo vicino, se ne impadronì e disse poi al suo vicino che non gli stava nuocendo, perché fino a quel momento ne ignorava l'esistenza. E, comunque, non possedeva una zappa. Per coloro che studiano bene i fatti, deve risultare certamente ovvio che l'occupazione europea dell'Africa fu compiuta a beneficio degli europei. Le preoccupazioni per il benessere dei popoli africani non erano nemmeno prese in considerazione.
  • Noi che ora in Africa sollecitiamo l'unità siamo profondamente consapevoli della validità del nostro obiettivo. Ci serve la forza dei nostri numeri e delle nostre risorse unite per proteggerci dai pericoli molto concreti del colonialismo che ritorna in forme camuffate. Ne abbiamo bisogno per combattere le forze irriducibili che dividono il nostro continente e che tuttora frenano milioni dei nostri fratelli. Ne abbiamo bisogno per assicurare la liberazione totale dell'Africa.
  • Per oltre trecento anni, il commercio degli schiavi ha dominato la storia africana; e, in realtà, la influenza tuttora a causa della nostra popolazione diminuita e dei suoi effetti abbrutenti e ritardanti sul nostro ordine socioeconomico. Non serve una mente molto perspicace per valutare le conseguenze disastrose che esso ha avuto sullo sviluppo africano. Spesso interi villaggi venivano totalmente svuotati di abitanti attraverso il rapimento o la fuga. Il numero di abitanti rapiti come schiavi dal continente africano è stato variamente stimato tra i venti ai cinquanta milioni.
  • Quale incentivo aveva l'operaio africano sotto il dominio coloniale dal momento che i suoi sforzi servivano solo ad arricchire i non-africani?
  • Qui in Africa, disponiamo di tutto il necessario per diventare un continente potente, moderno e industrializzato. Gli investigatori dell'Onu hanno recentemente dimostrato che l'Africa, lungi dal disporre di risorse inadeguate, è probabilmente meglio equipaggiata per l'industrializzazione di quasi qualsiasi altra regione del mondo. Le riserve potenziali di minerale ferroso, per esempio, potrebbero durare per circa duemila anni. I depositi di carbone sono stimati a quattromilacinquecento milioni di tonnellate. Si pensa che le riserve petrolifere del Sahara siano pari a quelle della penisola araba. Il gas naturale è abbondante nelle profondità del Sahara. Da quanto risulta la Rhodesia del Nord possiede giacimenti di vanadio secondi per grandezza nel mondo. L'energia idroelettrica potenziale è quasi illimitata. In Ghana disponiamo di riserve di bauxite calcolate a circa duecento milioni di tonnellate. Ho accennato solo a una manciata delle nostre risorse naturali; molti altri dati, ugualmente impressionanti, potrebbero essere forniti. Quando il rilevamento geologico dell'intero continente sarà completato, verranno senza dubbio scoperte nuove immense ricchezze. Il vero motivo della lentezza dello sviluppo industriale in Africa sta nella politica del periodo coloniale. Praticamente tutte le nostre risorse naturali, per tacere del commercio, la navigazione, la finanza, l'edilizia e così via, caddero e rimangono tuttora nelle mani di stranieri intenti ad arricchire gli investitori stranieri, e a frenare l'iniziativa economica locale.
  • Si è sostenuto che gli africani sono poveri perché non producono abbastanza, ma bisogna valutare più attentamente la loro capacità di lavorare. Adesso è ampiamente riconosciuto che la malnutrizione cronica è una causa principale della fatica africana.
  • Si sosteneva che l'africano non avrebbe apprezzato un tenore di vita migliore. Era incapace d'istruirsi oltre certi limiti. Non avrebbe risposto agli incentivi di standard di vita più elevati. Tale argomentazione, avanzata ripetutamente in passato, ha dimostrato in seguito di essere nient'altro che diffamazione e calunnia.

Samia Nkrumah[modifica]

  • Abbiamo enormi giacimenti di minerali preziosi per l'industria, di oro, di petrolio. Il problema è che la popolazione non ha mai goduto di tale ricchezza. Il petrolio, oggi, può rappresentare l'abbondanza per il mio Paese, ma anche un pericolo enorme. Ovunque abbiano trovato nuovi giacimenti, in Africa, ci sono stati danni enormi, e la popolazione non ne ha mai tratto alcun beneficio. Tutto dipenderà da come i nostri politici sapranno gestire la faccenda.
  • Dobbiamo assicurarci che chi ha vissuto e lavorato per liberare l'Africa dalla povertà e dall'analfabetismo, a prezzo della propria vita, non sia morto invano.
  • In quell'epoca l'Africa aveva molti leader impegnati per l'unione. Poi è arrivata la Guerra fredda. La contrapposizione dei blocchi. E noi ne siamo stati vittime. Negli ultimi dieci anni abbiamo cominciato a lavorare sul concetto di regioni. Cinque per l'Africa. Più quella della “diaspora”: tutti quegli africani che abitano il mondo, ma che ben sanno dove sono le loro origini. Quale sia la loro madre terra. Questa oggi è la nostra strada.
  • L'Africa ha sempre avuto donne grandi e forti. Ma dobbiamo dare loro l'opportunità di contribuire al nostro futuro. A tutti i livelli. E' il momento delle donne perché abbiamo bisogno della loro freschezza, integrità, passione e sacrificio.

Milton Obote[modifica]

  • Ci sono molte persone qui che non sono africani e che non conoscono africani, che hanno rifiutato di credere che un africano sia un essere umano.
  • La vecchia descrizione dell'Africa come il «continente nero» ora non può bastare. L'Africa deve descriversi nei suoi propri termini, e ciò può essere fatto solo dall'Africa stessa.
  • Per certe potenze europee, l'Africa è la loro riserva e parco giochi. Per loro, nessun governo africano ha il diritto d'esercitare l'autodeterminazione.
  • Sarebbe sbagliato per l'Africa chiudere le sue frontiere e svilupparsi nell'isolamento. L'Africa fa parte del mondo, una parte molto importante di esso, e deve mantenere il contatto col resto della Terra. Ma ciò non significa che l'Africa debba fare il pappagallo e scimmiottare in tutto gli altri continenti e paesi senza considerare la loro utilità sul suolo africano.

Haile Selassie[modifica]

  • Abbiamo sostenuto in passato e reiteriamo ora che l'Africa debba essere dichiarata zona denuclearizzata. Insistiamo nuovamente affinché l'impegno per conseguire un progressivo disarmo venga raddoppiato. Il trattato che bandisce i test nucleari, seppur limitato, costituisce un passo in questa direzione, ma dovrebbe essere soltanto il primo di molti. I nostri sforzi unitari devono essere esercitati a questo scopo.
  • Cosa ricerchiamo per l'Africa? Aspiriamo a consolidare e garantire la nostra preziosa libertà di nazioni indipendenti. Aspiriamo alla libertà per i nostri fratelli ancora assoggettati. Aspiriamo alla crescita e allo sviluppo dell'Africa nel campo economico, al miglioramento dello stile di vita degli Africani e di tutti gli esseri umani. Aspiriamo alla più intima collaborazione con coloro –Asiatici, Europei, Americani del Nord e del Sud- che condividono i nostri desideri e desiderano cooperare con noi. Aspiriamo a quell'autosufficienza che ci consentirà di giocare il nostro legittimo ruolo negli affari internazionali e di vivere in piena armonia con tutti gli uomini. Aspiriamo a fare in modo che alle nostre voci sia prestato ascolto e siano presi in considerazione i nostri punti di vista in merito ai principali problemi che il mondo odierno fronteggia.
  • La civilizzazione Africana nella sua potenziale grandezza deve essere in grado di incutere coraggio, pazienza, tolleranza e diligenza. Per sostenerci in tutti i nostri compiti contiamo sulle donne dell'Africa. Senza la loro vigilanza incessante nessun aspetto delle nostre responsabilità può essere raggiunto.
  • Le persone di origine Africana sono emigrate in molte parti del mondo. Alcune di loro sono venute in Giamaica, altre in altre parti del mondo. Ma ovunque esse siano hanno esperienze storiche simili ed i problemi che attendono loro dipendono dalla comprensione, e questa potrà essere usata da tutti Noi come base per la creazione di una maggiore cooperazione che servirà per il nostro beneficio reciproco.
  • Le risorse culturali e naturali sono i pilastri dell'economia Africana; finché il progresso in questi campi non tiene il passo con lo sviluppo in altre aree, si creerà un serio ostacolo per la crescita accelerata di qualsiasi area.
  • Stiamo aspettando con ansia il giorno in cui quegli Africani nei territori dipendenti romperanno le catene della tutela straniera e diventeranno padroni del proprio destino.

Note[modifica]

  1. Questo aneddoto, col tempo, è diventato molto famoso nella cultura popolare probabilmente anche grazie ad uno spot della Gatorade del 1998, ad un poster motivazionale dal titolo The Essence of Survival (L'essenza della sopravvivenza) e al libro di Thomas Lauren Friedman, The World Is Flat. A Brief History of the Twenty-First Century (Il mondo è piatto. Breve Storia del Ventunesimo Secolo) del 2005. In Italia l'aneddoto ha raggiunto una certa notorietà anche grazie a due sketch comici del trio Aldo, Giovanni & Giacomo, riproposti nel film Così è la vita (1998) e nello spettacolo teatrale Tel chi el telùn (1999). In molti (Friedman per esempio), citando questo aneddoto, lo riportano come un proverbio africano o comunque come una storia popolare africana. Stando invece ad altre fonti, questa citazione sarebbe tratta da un libro di Abe Gubegna del 1974. QuoteInvestigator invece, senza fare alcun accenno a Gubegna, scrive apertamente che la prima traccia dell'aneddoto risale al 1985, quando l'analista Dan Montano lo riportò nell'articolo Lions or gazelles?, scritto per un magazine di economia. Montano tuttavia non specificò se il proverbio fosse di suo pugno o se lo avesse semplicemente riportato.

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