Nuto Revelli

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Nuto Revelli (1919 – 2004), scrittore e partigiano italiano.

Citazioni di Nuto Revelli[modifica]

  • Negli anni cinquanta, quando Peveragno era ancora un paese povero, un paese di contadini, muratori, manovali, una grossa impresa mineraria diede inizio alla ricerca dell'uranio sulle pendici della Bisalta, e la gente sperò nel miracolo di avere un'industria in casa. Erano venti gli operai che lavoravano in quelle gallerie di sondaggio. Sei sono morti, sono morti male, con i polmoni pietrificati. I vivi, i superstiti, sono tutti malati di silicosi. Il tempo, come una spugna maledetta, cancella sempre le piccole storie dei poveri. Oggi la gente di Peveragno ricorda ancora la tragedia della Bisalta, la ricordano soprattutto gli anziani e i vecchi, con pietà. (da Il mondo dei vinti, cap. I, La pianura, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014)
  • Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. I giovani devono conoscere la società in cui vivono. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza la libertà non si vive, si vegeta. (dalla lectio magistralis Sull'ignoranza per il conferimento della laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione, Università di Torino, 29 ottobre 1999)

Il prete giusto[modifica]

Incipit[modifica]

Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu, dei Raimondo.
Mia madre voleva che portassi il nome di suo padre, Giovanni, ma quando sono nato mia madre era a letto, e così mio papà ha approfittato – era l'unico momento in cui poteva comandare – e mi ha chiamato Raimondo. Quello dei nomi era un argomento che scottava. "Tu hai due vite, – era solito dirmi mio papà. – Tuo fratello ci ha lasciati da piccolo, tu devi vivere perché porti il nume suo e tuo che sono uguali. Il nome dei Raimondo dev'essere ricordato".

Citazioni[modifica]

  • A me piacciono i bastian cuntrari, li capisco, purché si battano per delle cause giuste. Non mi piacciono i conformisti.
  • Ah, la gioventù è una malattia dalla quale si guarisce presto!
  • Per le famiglie della campagna povera, ma non solo per quelle, avere un figlio prete era un onore.

Incipit di Mai tardi[modifica]

12 luglio 1942 — Rivoli: ore 3,05. La tradotta della 46a compagnia abbandona la stazione di caricamento. Gli alpini cantano: «Sul ponte di Bassano, bandiera nera».
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Bibliografia[modifica]

  • Nuto Revelli, Il prete giusto, Giulio Einaudi editore, 1998.

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Opere[modifica]