Owen Gleiberman

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Owen Gleiberman (– vivente), critico cinematografico statunitense.

  • Come un'iniezione di iconografia pop, V per Vendetta tiene incollati alla poltrona, anche se manca l'implacabile virtuosismo da videogioco che ha contribuito al successo della trilogia Matrix. Come film, tuttavia, non è niente di eccezionale, con una fondamentale debolezza drammatica: Evey, nonostante tutte le attenzioni che il suo rivoluzionario Svengali le tributa, rimane essenzialmente una spettatrice, e Portman, con la testa rasata, la fa sembrare una tremolante Giovanna d'Arco vestita da boy-scout. C'è una sequenza sorprendente, in cui la falsa apparizione del cancelliere in uno spettacolo di varietà diventa uno sketch di Benny Hill tetro come la notte. C'è anche uno svolazzo "nella tana del coniglio" – ha a che fare con la reclusione e la tortura di Evey – che poteva risultare molto più incisivo, se il film avesse fatto quello che sembrava, per un attimo, stesse facendo: proiettare V in una luce moralmente ambigua. Ma lui rimane il più santo dei guerriglieri, un Batman che ha capito che Gotham è troppo sporca per essere ripulita e quindi è meglio farla saltare in aria.
As a fix of pop iconography, V for Vendetta is eyeball grabbing, even if it lacks the relentless videogame bravura that sold the Matrix films. As a movie, however, it's merely okay, with a pivotal dramatic weakness: Evey, for all the attentions of her revolutionary Svengali, remains, in essence, a bystander, and Portman, her head shaved, plays her like Joan of Arc as a tremulous Girl Scout. There's one startling sequence in which the chancellor's fake appearance on a variety show becomes a black-as-midnight Benny Hill sketch. There's also a down-the-rabbit-hole flourish — it has to do with Evey's confinement and torture — that would bend your mind a lot more if the film did what it appears, for a moment, to be doing: cast V in a morally ambiguous light. But he remains the saintliest of guerrillas, a Batman who realizes Gotham is too dirty to be cleaned up and must be blown up instead.[1]
  • Gaspar Noé è un regista che vuole letteralmente mostrarvi l'Inferno in Terra. Vuole condurvi nella fossa, fare della nostra violenza, dipendenza e depravazione uno spettacolo scioccante che sia definitivo. [...] La carriera di Gaspar Noé è sempre stata perseguitata da una domanda: una volta che ha condotto il pubblico all'Inferno, quale potrà essere il suo encore?
Gaspar Noé is a filmmaker who literally wants to show you hell on earth. He wants to lead you into the pit, to make the ultimate shocking spectacle of our violence and addiction and depravity. [...] Gaspar Noé’s career has been haunted by a single question: Once you’ve taken your audience to hell, what do you do for an encore?[2]
  • [Sulle scene di ballo in Climax] Le pose non vengono mantenute neanche per un secondo; stanno vivendo in un dipinto cubista. E nonostante ognuno dei ballerini abbia il proprio personale stile che dimostra un'elevatissimo talento atletico, quel che esprimono tutti insieme è l'energia del nuovo mondo: sessualmente uguali, spinti da un'aggressività splendidamente incontrollata.
No one pose is held for more than a split second; they're like living Cubist paintings. And though each of the dancers has a highly personal style of gymnastic flair, what they all express is the energy of the new world: sexually equal, driven by an aggression that's splendidly uncontained.[2]
'[...] "Fame" directed by the Marquis de Sade with a Steadicam.[2]

Note[modifica]

  1. (EN) Da V for Vendetta, Entertainment Weekly.com, 15 marzo 2006.
  2. a b c (EN) Da Film Review: Gaspar Noé's 'Climax', Variety.com, 13 maggio 2018.

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