Palazzo Bentivoglio

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Palazzo Bentivoglio in una ricostruzione ottocentesca

Citazioni sul Palazzo Bentivoglio di Bologna, distrutto nel 1507.

  • Alla pace interna [nella città di Bologna] fa riscontro un nuovo sviluppo delle arti, specialmente dell'architettura: sì che la distruzione del palazzo Bentivoglio sembra davvero segnare la morte delle eleganze e delle decorazioni minute e trite del quattrocento e l'inizio di una nuova rinascita inspirata dagli esempi classici. (Guido Zucchini (storico))

Francesco Malaguzzi Valeri[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • È noto, e ce lo assicura il Burselli[1] ne' suoi annali bolognesi, che Pagno[2] fu l'architetto del più ricco palazzo di Bologna ed uno dei più vasti in Italia, il palatium regale dei Bentivoglio.
    [...]. A quanto assicurano i contemporanei, il palazzo era ciò che di più grandioso potesse sognare la fantasia di un ambizioso mecenate e del più ricco principe di quel secolo. Era provvisto di un vestibolo, di cortili, di dugentoquarantaquattro camere, e armerie, scuderie, giardini ornati di statue e di fontane e si estendeva fino al Borgo della Paglia in cui era la facciata posteriore, sicché i lati dell'edificio misuravano ciascuno quattrocento venti piedi.
  • Il palazzo che, sebben costrutto in mattoni, vinceva in bellezza quello dei Medici di Firenze e quello dei Montefeltro in Urbino, parve a un contemporaneo, il Burzio[3], luogo degno d'imperatori e l'Alberti aggiunse che era «cosa molto meravigliosa e da ognuno fu stimato che questi edifici non fossero condotti a tal grado con meno di centocinquantamila ducati d'oro» somma enorme per quei tempi. Ma di tanta ricchezza, a cui gli affreschi del Francia e del Costa che vi avevano svolto le storie di Oloferne e della guerra di Troia aggiungevano le grazie della pittura, per la vendetta dei nobili di parte avversa e per l'ignoranza della plebe ansiosa di nuova signoria, non rimase traccia e nel 1507 tutto fu preda delle fiamme divoratrici che, ricordano le cronache, illuminarono tristamente la città per settimane intere.
  • Di una tal reggia, che se fosse tuttora in piedi trarrebbe in pellegrinaggio gli studiosi dell'arte dal mondo intero, non ci rimane nemmeno il piccolo conforto di conoscere il disegno esatto.

Note[modifica]

  1. Girolamo Albertucci de' Borselli (1432 – 1497), domenicano e storico italiano.
  2. Pagno di Lapi Portigiani (1408 – 1487 circa).
  3. Nicolò Burzio (1450 circa – 1528)

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