Panfilo Gentile

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Panfilo Gentile

Panfilo Gentile (1889 – 1971), giornalista, scrittore e politico italiano.

Sommario d'una filosofia della religione[modifica]

  • Amun fu posto come Divinità originaria, che è il principio di tutto ed a cui tutto ritorna. Egli è, in sé e per sé, infinitezza priva di determinazioni. Il nome Amun, il nascosto, esprime la sua essenza puramente negativa: nessun nome lo designa, parole di proprietà non sono capaci di esprimere la sua natura: egli è soltanto sé stesso: io sono colui che sono, questa è la sola definizione che gli conviene. (cap. VIII, p. 169)
  • Assai erroneamente la religione persiana è stata definita come la religione del dualismo: il dualismo Parsi è un dualismo nell'unità, ed anzi spetta a Zoroastro il merito di avere definito l'assolutezza dell'Essere Divino nonostante e mediante l'opposizione. (cap. IX, p. 197)
  • [...] il Parsismo introduce due nuovi elementi nel patrimonio religioso dell'umanità: l'uno è l'idea di un regno di Dio terrestre, che contrasta con l'idea egiziana di un regno di Dio celeste; l'altro è la dottrina della resurrezione, che contrasta con la dottrina dell'immortalità dell'anima degli Egiziani; e l'una e l'altra idea si connettono nell'idea di un più degno apprezzamento della vita terrena. (cap. IX, p. 199)
  • Il punto di partenza iniziale del Giudaismo non è cosmico e metafisico come quello del Brahmanesimo, ma è schiettamente etico e storico. In altre parole, mentre pel Brahmano il problema è avvistato, in primo piano, nei suoi termini teoretici e metafisici, come definizione dei rapporti tra l'Uno e i molti, tra l'Essere assoluto e le esistenze relative, e solo in secondo piano e consecutivamente nei termini delle resultanze pratiche e redentrici, pel Giudeo, invece, il problema è posto, di primo acchito, nei suoi termini pratici e soteriologici. Il predicato essenziale di Giavè è quello teleologico di provvidenza storica. Iddio e le fortune del popolo d'Israele sono una stessa cosa. (cap. IX, pp. 200-201)
  • È ormai pacifico che Gesù non fondò alcuna nuova religione, e che la sua predicazione, dal punto di vista della storia dogmatica, è del tutto irrilevante. Gesù non ebbe l'intenzione di sovvertire le credenze religiose correnti. A parte la sua personalità superiore, il suo insegnamento non formulò alcuna dottrina che non fosse familiare ad ogni colto giudeo del suo tempo. Gesù non pensò mai di abbattere la Legge o di diminuirne comunque l'autorità. (cap. IX, pp. 222)

Bibliografia[modifica]

  • Panfilo Gentile, Sommario d'una filosofia della religione, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1923.

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