Zarathustra

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Zarathustra

Zarathustra, o Zoroastro (tra il XVIII e il IX secolo a.C.), profeta e mistico iranico.

Citazioni di Zarathustra[modifica]

  • A me che voglio adorarti, o Saggio Signore della Buona Mente,
    secondo giustizia dà successo in entrambi i mondi,
    quello del corpo e quello della mente,
    per sostenermi e condurmi alla felicità.[1]
  • Chi semina il grano semina la giustizia.[2]
  • Chi si astiene dal mangiare la carne martoriata degli animali uccisi avrà lo spirito santo e la verità.[3]
  • Colui che coltiva il frumento, coltiva la fede, accresce la Legge Mazdeana di cento residenze, di mille dimore, di diecimila preghiere Yaçna.[2]
  • Colui che uccide un cane uccide la propria anima.[4]
  • Sono da lodare tanto le anime degli animali selvaggi quanto quelle degli animali domestici.[2]

Citazioni su Zarathustra[modifica]

  • Zoroastro, il fondatore del mazdeismo, o della religione persiana, aveva già predicato l'altro precetto attribuito poi più tardi a Cristo, il precetto della carità positiva, ossia di fare al prossimo ciò che si vuole venga fatto a sé stessi. E, mentre il cristianesimo doveva poi predicare il dogma avvilente dell'eternità delle pene, la religione persiana ammetteva invece che i malvagi, dopo un certo periodo di espiazione, sarebbero stati purificati e riabilitati e avrebbero diviso la beatitudine dei buoni. Meglio ancora: mentre il Cristo dei Vangeli condannerà il lavoro e accorderà la suprema felicità alla mendicità miserabile, invece Zoroastro aveva santificato il lavoro, specialmente dei campi, e lo aveva collocato più in alto delle semplici preghiere. (Emilio Bossi)

Joseph Campbell[modifica]

  • Lo scopo ultimo del profeta Zoroastro era stato quello di provocare, attraverso il proprio insegnamento, la trasfigurazione della terra, in seguito alla quale il mondo sarebbe tornato com'era agli inizi, libera da oscurità, dolore e morte.
  • Oltre alla prima novità dell'atteggiamento etico di Zoroastro, esiste la seconda novità della sua visione progressiva della storia cosmica. Non si tratta più dell'antico ciclo eterno delle arcaiche mitologie dell'Età del Bronzo, ma di un'irreversibile successione di creazione, caduta e progressiva redenzione, che culminerà in una vittoria finale, decisiva e inoppugnabile del Dio della Giustizia e delle Verità.
  • Secondo la nuova concezione mitica di Zoroastro, il mondo era corrotto – per così dire – non per natura, ma per un preciso evento, ed andava cambiato dall'azione umana. La saggezza, la virtù e la verità stavano, dunque, nell'impegno, non nel distacco. E la linea di divisione fra essere e non-essere era di tipo etico. Infatti, la creazione era in origine luminosa, saggia e vera, e solo in seguito erano penetrati in essa l'oscurità, la falsità e la menzogna; ed ora il compito dell'uomo era quello di sradicare il male attraverso la propria virtù nel pensiero, nella parola e nell'azione.

Giulio Ferrario[modifica]

  • Fra tutte le virtù quella ch'egli stimava la maggior, e che soleva raccomandare a' suoi discepoli, era la carità fraterna, esortando sempre i suoi seguaci agli atti di benevolenza, allettandoli con promesse, e qualche volta spaventandoli colle minacce.
  • Se l'esser famoso dopo morte può apportare qualche sensazione di gioia agli spiriti immortali, quello di quest'uomo, sia egli profeta, impostore o filosofo dovrebbe ricevere la più alta soddisfazione dall'ampia estensione della sua fama, che si è diffusa pur tutto il mondo letterato, e sussiste ancora dopo tanti secoli.
  • Zoroastro, uomo illuminato e virtuoso filosofo avendo osservato che l'idolatria e la superstizione avevano corotto l'antico culto, procurò di ricondurre i Persi alla semplicità della religione naturale ch'essi avevano professata fino dai primi tempi della loro monarchia. Egli trovò che il culto del fuoco e del sole era già stabilito, e credé opportuno il tollerarlo riformando però gli abusi, che vi si erano introdotti coll'insegnare ai nuovi discepoli a risguardare il fuoco ed il sole come simbolo della divinità ed a dirigere i loro omaggi non a questi oggetti, ma all'Essere supremo, di cui esso era l'immagine.
  • Zoroastro non recò alla Persia un nuovo sistema religioso, ma combatté le superstizioni introdotte da'Sabei nell'antico culto, e si è fatto principalmente a dare al popolo una ragionevole nozione della divinità. Egli insegnò che l'Ente Supremo esiste da sé da tutta l'eternità; ch'egli è indipendente, creatore e conservatore dell'universo; che la giustizia e la sapienza e la misericordia di lui non hanno limiti.

Raffaele Pettazzoni[modifica]

  • Contro i maestri dell'errore Zarathustra è implacabile: nessuna tregua tra i devoti di Ahura Mazda (mazdayasna) e gli empi adoratori dei daeva (daeva yasna). La vita si delinea come lotta; e la lotta umana non è che un episodio della lotta cosmica fra il principio del bene e il principio del male. L'annientamento dei malvagi è opera meritoria.
  • È probabile che Zarathustra sia nato e cresciuto tra i Magi, Mago egli stesso. Certo è che nei Magi sopratutto trovò gli oppositori più fieri della sua Riforma e i nemici più accaniti. Ed è naturale. L'idea monoteistica bandiva, insieme con i daeva, il culto tradizionale a base di sacrifizi cruenti e di libazioni inebrianti di haoma. Di questo culto i Magi erano i ministri e rappresentanti. Al ritualismo sacrificale Zarathustra sostituiva la preghiera, l'inno di gloria al Signore e la bontà delle opere. Vien fatto di pensare, per analogia, all'opposizione dei Brahmani contro Buddha.
  • La predicazione del verbo di Zarathustra fra le genti turaniche ha una particolare importanza storico-religiosa. Essa ci rivela nel Zoroastrismo un'attitudine e una tendenza a propagarsi oltre i confini del suo piccolo mondo originario, a diffondersi fra genti straniere.

Note[modifica]

  1. Citato in E. G. Parrinder, Le religioni del mondo, traduzione di Cherubino Mario Guzzetti, Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1981, p. 43. ISBN 88-01-15459-3
  2. a b c Citato in Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994, p. 258. ISBN 88-85944-12-4
  3. Citato in Manco 1999, p. 203.
  4. Citato in Manco 1999, p. 34.

Bibliografia[modifica]

  • Franco Libero Manco, Biocentrismo: l'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma, 1999.

Voci correlate[modifica]

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