Paolo Curtaz

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Paolo Curtaz

Paolo Curtaz (1965 – vivente), teologo e scrittore italiano

Gesù guarisce[modifica]

  • Come si fa a chiedere ad un paralitico se vuole guarire? Ovvio che vuole guarire! Cosa si nasconde dietro questa domanda? Molto più di quanto immaginiamo! (p. 102)
  • La guarigione, del corpo e dell'anima, avviene solo se e quando siamo coinvolti anche noi. Solo se ci mettiamo all'opera per poter guarire, solo se davvero vogliamo guarire con tutte le nostre forze possiamo ottenere ciò che desideriamo. Sembra banale, ma è molto più difficile di quanto ci immaginiamo. La malattia, il disagio, fisico o psicologico, ingenerano in noi un'abitudine, una rassegnazione che, paradossalmente, ci impediscono di essere guariti. Spesso siamo noi il maggior ostacolo alla nostra guarigione profonda! (p. 103)
  • La donna emorroissa è inesorabilmente considerata impura. Non solo durante i sette giorni dell'impurità rituale. Sempre, tutti giorni, tutti i mesi, tutto l'anno. Da dodici anni, precisa Marco. Dodici è il numero della pienezza: dodici sono i mesi dell'anno, dodici le tribù di Israele. Il suo è un dolore colmo, un dolore perfetto. È impura: nessuno la può toccare, accarezzare, abbracciare. Se ha un marito se n'è certamente andato da tempo. Se sfiora qualcuno trasmette la sua impurità e questi deve purificarsi per poter accedere al tempio. È una lebbrosa senza avere la lebbra, intoccabile senza avere una malattia contagiosa. È condannata da una norma religiosa che perdura da secoli. Quanta solitudine può abitare il cuore di un essere umano? Quanto dolore siamo in grado di sopportare? Quanto dolore ha riempito la vita di questa donna? (p. 119)

Gesù impara[modifica]

  • La citazione mi arriva chiara in mente, proveniente dal cuore e dall'anima. Deve trattarsi della Lettera agli ebrei... Come diceva? Ah, ecco: «Cristo, pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì» (Eb 5,8). Imparò Giusto, semplice, lineare. La profonda umanità di Gesù, le sue emozioni, le sue attese, le sue delusioni... Diventato uomo, Dio ha abbandonato la sua divinità per capire come vivono gli uomini. Per imparare. Anche attraverso la sofferenza, dice la Lettera agli ebrei, ha dovuto imparare a obbedire, cioè a ob-audire, ad ascoltare (audire) diritto (ob), da in piedi, da uomo. Il termine patire ha a che fare con il dolore, certo, ma anche con la passione, l'appassionarsi, il sentirsi coinvolto. Il fatto di avere patito, cioè sofferto, ha insegnato a Gesù molte cose. Cose che non sapeva. Imparò. Devo accostare l'auto un attimo, è troppo forte il pensiero. Spengo il motore. Scendo e respiro l'aria pungente. In fondo al vallone che scende tortuoso, vedo dall'altra parte della valle centrale il sole che incendia la neve di Vetan e del Mont Fallère.
  • Imparò. Anche Dio ha dovuto imparare. Perché, se era Dio, non poteva sapere le cose da uomo. Se l'uomo è diverso da Dio, è altro da lui, è davanti a lui, è di fronte a lui come creatura, rimane sconosciuto a Dio. L'umanità, che pure è riflesso di Dio, che contiene una sua scintilla, ha il suo fine in Dio, non è Dio. La Bibbia su questo è chiara, facendoci prendere le distanze dalla visione panteistica delle cose (Dio è ogni cosa) cara ad alcune culture orientali e tornata in auge in alcuni ambienti europei. Dio, diventando uomo, ha imparato cose che non conosceva, ha fatto un'esperienza che non sapeva. (Lo so, il mio docente di teologia storcerebbe il naso, però mi sento più poeta che teologo...)
  • Imparò. Dio non è immutabile, immobile nella sua fissità e perfezione. Non è il "motore immobile" decantato da Dante nella Divina Commedia. È dinamismo, movimento, relazione. Mi chiedo: Dio è cambiato prima e dopo l'incarnazione? Da quando il Verbo si è incarnato in Gesù, è mutato qualcosa in lui? E dopo la resurrezione, quando, come professa la fede cristiana, Gesù è tornato dal Padre col suo corpo risorto, qualcosa è cambiato in Dio? Quando prego Dio, ora, mi rivolgo anche a Gesù, figlio di Maria e Giuseppe, che col suo corpo trasfigurato abita presso il Padre. Trasfigurato, d'accordo, ma sempre un corpo. Dio ha "imparato" qualcosa dalla sua incarnazione?

Gesù incontra[modifica]

  • Gesù inizia la sua predicazione dalle lontane terre di Zabulon e Neftali e sente l'urgenza di evangelizzare la Samaria. Non fugge gli ultimi: li va a cercare. Si sporca le mani, esce dal recinto sicuro del tempio, sa cosa significa vivere alla periferia della Storia. Gesù rivela che Dio ama i confini, che si fa prossimo, che si fa vicino. Da lui, noi discepoli, abbiamo molto da imparare. (p. 23)
  • Davanti alla ricerca di fede arriviamo ad un punto in cui tutte le obiezioni che abbiamo posto a Dio vacillano. E le domande che continuamente facciamo si rivelano per ciò che sono: scappatoie. Alla fine resta la pretesa assurda del Nazareno che ci propone, liberamente, un'acqua che può dissetarci per sempre. Un'acqua che riempie. Lo sappiamo che c'è. La cerchiamo tutta la vita. È il motore di ogni ricerca, la benzina di ogni percorso. Acqua. Quell'acqua che può saziare il bisogno infinito di bene che portiamo nel cuore. Inutilmente. I teologi parlano di eccedenza. Quella parte che l'uomo trova in sé e che non ha risposte. Quel bisogno di felicità che nulla riesce a soddisfare. Né soldi, né affetti, né successi. Eccedenza. Insopportabile, insostenibile. Meglio seppellirla, o fuggire. Da quella sete parte la ricerca, ogni ricerca. Anni fa un riuscito spot pubblicitario di una bevanda gassata diceva: L'immagine è zero. La sete è tutto. Ascolta la tua sete. Grandioso. (p. 32)
  • Dio non ci perdona in conseguenza del nostro pentimento, ma è il suo perdono che precede e suscita il pentimento. Inaudito. Scandaloso. Uno scandalo da conservare, che segna la misura dell'amore di Dio che è senza misura e senza condizioni. Uno scandalo prezioso che è la differenza cristiana. (p. 169)

Gesù zero. Quello sotto la crosta. L'ultima occasione che hai per saperne di più[modifica]

  • Il mondo non lo salviamo noi: è già salvo. Ma non lo sa. Quello che possiamo fare è vivere da salvati, comunicando un po' di salvezza con la nostra vita. (p. 130)
  • Quanto ci parla questo assordante silenzio di Nazareth! In quei trent'anni decine di migliaia di persone innalzavano il loro grido di dolore verso Dio, lo imploravano disperati. Lo strazio di chi vedeva la propria vita ingiustamente minacciata saliva verso Dio. Nei templi centinaia di sacerdoti scrutavano i segni della presenza dell divino, cercavano di coglierne gli umori e la volontà, milioni di schiavi, catturati in guerra o venduti a causa dei debiti, concludevano la loro misera giornata invocando il nome di Dio e chiedendogli un aiuto. E Dio intanto, che faceva? Sgabelli. (p. 132)
  • La fede cristiana ha a che fare con Gesù, essere (diventare) cristiani significa appartenergli, tutto lì. (p. 182)

In coppia con Dio. Pagine bibliche da leggere in due[modifica]

  • Nella vita succede, a volte, di amare fino a provare dolore, tutto qua. (p. 84)
  • Nel celebrare un sacramento, inoltrandoci nella foresta della vita, ci siamo assunti un impegno reciproco, ci siamo fatti carico l'uno dell'altro. Io non voglio salvare me stesso, voglio che ci salviamo insieme. Dal giorno del mio matrimonio ho un solo desiderio: che tu ti salvi. Cercherò, col mio amore, di portare a santità la tua vita. (p. 90)
  • Ecco dove porta l'amarsi fino in fondo, senza limiti: al dono di sé sulla croce, al sacrificio, l'amore che si fa sacro. (p. 121)

L'Amore e altri sport estremi[modifica]

  • Il racconto della Creazione dell'uomo e della donna ci ricorda che l'essere umano è composto di due parti, maschile e femminile e la relazione nasce dal riconoscimento di una mancanza: al maschile manca il femminile, al femminile manca il maschile. Riconoscere questa incompletezza, ammettere la necessità dell'altra parte, accettare il fatto di non conoscere veramente la parte mancante se non attraverso approssimazioni (quando va bene) e stereotipi (quando va male) è essenziale per costruire un rapporto di coppia soddisfacente e durevole. (p. 69-70)
  • Quindi coppie cattoliche: fate l'amore. Fatelo al meglio, fatelo con verità, esprimete il bene. Se pensate sia il momento, fatelo anche per avere un bimbo. Trovo spesso delle coppie che, riguardo alla sessualità, hanno ancora molte paure e resistenze provenienti, spesso, da un'educazione poco serena a questo riguardo. Altri che mi pongono delle domande piuttosto imbarazzanti sulla loro vita intima, come se esistesse un modo "cattolico" di fare l'amore. Non so proprio che dire! Mi sembra che Dio non sia un guardone! Quando la nostra sessualità esprime il bene, è autentica, fa crescere l'amore è benedetta e gradita al Signore che, da persona educata qual è, lascia queste decisioni alle coppie e rispetta l'intimità dei coniugi! Ricordiamocelo: una sessualità gioiosa, giocosa, autentica, aperta all'altro fa bene all'amore. Coltivate la seduzione, non sottovalutate la forza della sessualità come legame della coppia, mai! (p. 139)
  • Quando l'amore si libera anche della gratificazione di amare, diventa simile all'amore di Dio. E da Dio riceve energia e forza. (p. 305)

L' Ultimo Sì. Un Dio che muore solo come un cane[modifica]

  • Gesù vive ciò che ha insegnato; nel momento più difficile della sua vita, si affida alla preghiera. Anzi annota Luca, quando è assalito dall'angoscia non smette di pregare, ma, anzi, prega con maggiore intensità. (p. 165)
  • Portare la croce non significa alzarsi ogni mattina, piallarla carteggiarla e verniciarla! Per quanto dipende da noi, evitiamo di caricarci di croci che non rendono in alcun modo gloria a Dio e se, invece, ne siamo caricati, allora portiamola uniti a Cristo. Come Simone. (p. 273)
  • Da mezzogiorno alle tre, ecco i confini entro cui può abitare la disperazione, non un minuto di più. (p. 295)

Perché restare cristiani. La vita, il dubbio, la fede[modifica]

  • È che non sappiamo a chi rivolgere la nostra ricerca. È che nessuno più ci educa a scoprire ed ascoltare l'interiorità. È che attorno non abbiamo più punti di riferimento, persone capaci di dare un consiglio, di indicare un percorso. (E se ci sono, fuggono dal mondo e si ritirano in solitudine.) È che abbiamo disimparato a leggere ed esprimere le nostre emozioni profonde. È che non abbiamo più un linguaggio per comunicare le cose dello spirito. È che abbiamo smarrito l'anima. (p. 12)
  • Al tempo di Gesù le donne non avevano diritto di parola in pubblico e nemmeno gli apostoli credono alla loro testimonianza. Dio sceglie chi è inadatto per annunciare il suo volto, sempre. Documenti rabbinici ci danno l'idea della condizione della donna a quei tempi: poteva uscire solo se accompagnata, aveva un luogo appartato per pregare, sia in sinagoga che nel tempio, era data in moglie dai genitori, nell'età dell'adolescenza. Gesù, accogliendo nel gruppo delle donne, sovverte l'ordine delle cose come nemmeno osiamo immaginare. E lo scandalo che tale scelta suscita deve essere stato enorme, soprattutto fra i benpensanti. (p. 116)
  • Esiste, in Cristo, una sintonia interiore, un'intesa spirituale che è cento volte più forte e intensa del più radicato legame di sangue. Questo aspetto mi viene confermato da molte persone e non ha nulla a che vedere con l'appartenenza ad un ideale politico o sportivo. I primi discepoli la chiamavano comunione dei santi, intendendo con questo termine una sorta di legame invisibile che unisce i discepoli. Ne ho fatto esperienza anch'io, in questi decenni. (p. 117)

Sul dolore. Parole che non ti aspetti[modifica]

  • Chi soffre e supera il proprio dolore riconosce a chilometri di distanza chi sta soffrendo o ha sofferto, fidatevi. È una setta segreta, un club di cui nessuno vorrebbe far parte. Il dolore cambia. In peggio, abitualmente. A volte, miracolosamente, in meglio. Rende liberi. E autentici. E disincantati. Pronti a raccogliere le briciole di bene che la vita offre, senza pretenderle con arroganza, ma benedicendole come il più atteso dei doni. (p. 13)
  • Dio non manda le croci statene certi. Perché mai dovrebbe? Nel dolore quasi sempre si perde la poca fede che si ha, e il Signore lo sa bene. Per quale misteriosa ragione dovrebbe correre il rischio di perdere i sui figli nella disperazione? Il dolore esiste, fa parte della nostra natura, è nel nostro essere liberi, nel nostro essere creature non perfette che anelano alla perfezione. (p. 213)
  • Lo scandalo della croce testimonia il fatto che Dio conosce il dolore, personalmente, in Gesù. Dio sa. Non bara, non gioca, non si incarna riservandosi dei privilegi. Dio sa. Accetta di condividere ogni aspetto della vita umana, (p. 222)
  • Come se Dio imparasse cos'è il dolore. Dio piange, davvero. E quel pianto ci lascia interdetti. Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove. Dio ora sa cos'è il dolore. Fra poche ore andrà fino in fondo, portando su di sé tutto il dolore del mondo. Dio e il dolore si incontrano. Non è bastato che Dio diventasse uomo per condividere con noi la vita. Ha voluto imparare a soffrire, per redimere ogni pena. Ci basta? (p. 225)

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]