Paolo Grassi

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Paolo Grassi

Paolo Grassi (1919 – 1981), impresario teatrale italiano.

Il teatro e il fascismo[modifica]

  • Guardando la Germania, il fascismo pensa di creare un teatro nazionale italiano. E che cosa fa? Crea le sovvenzioni, ma non lo fa per creare degli istituti pubblici decentrati (era una pura follia democratica, quindi impossibile per quei tempi) e al servizio del teatro italiano; crea la politica della mancia, o, se vogliamo, della nutrizione o dell'ingrassamento. Naturalmente in un paese come questo, paese di potenziali mendichi, in un ambiente come il nostro, un ambiente in cui il teatro come industria non regge più, è evidente che questo trasformi il teatro italiano in una involontaria ma organizzatissima associazione di parassiti. (p. 624)
  • Noi dobbiamo a D'Amico, [...], lo sblocco di una certa involuzione, sblocco che è avvenuto con pubblicazioni, con la Rivista italiana del dramma con la fondazione dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica e con la Compagnia dell'Accademia. Dalla fondazione dell'accademia, prima scuola di Stato in Italia (che coincide, sì, con il fascismo, ma che sarebbe assurdo riconoscere come prodotto da una politica del fascismo) indubbiamente il teatro italiano trova un suo sblocco. (p. 629)
  • Bisogna accennare all'attività di Bragaglia come a una delle tipiche contraddizioni del fascismo. Bragaglia passa per l'uomo che ha diretto il teatro sperimentale più spregiudicato d'Italia, spregiudicato quando era in via degli Avignonesi, quando era il cosiddetto Teatro degli Indipendenti, molto meno spregiudicato quando divenne il Teatro delle Arti alla sede di Via Sicilia della Confederazione Artisti e Professionisti. È tipico come il regime fascista lasciasse a Bragaglia questo ruolo di cultore dell'avanguardismo e di certi interessi internazionali, perché, appunto, questa era una splendida giustificazione di liberalismo e di apertura (adoperiamo un termine moderno) laddove invece tutta la scena italiana vegetava ad un livello artistico e culturale più basso. (p. 630)
  • Che cosa fosse il clima dei nostri palcoscenici ve lo dirà una battuta di E se ti dice va', tranquillo vai! un testo classico di Michele Galdieri che fu interpretato da Wanda Osiris, Armando Fineschi e Maria Donati. Vi era in questa rivista, che io vidi al Teatro Puccini, una battuta storica considerata dagli ambienti teatrali italiani come rivoluzionaria! Un personaggio domandava ad un altro: "Tu sei iscritto al dopolavoro?" e l'altro rispondeva: "Sì, lavoro... (pausa) dopo!!" Questa battuta creava un fremito di fronda, e di paura nel pubblico che si controllava reciprocamente, nel sospetto che il riso fosse maggiore del necessario e identificabile dalla polizia presente. Tutto ciò era riscattato naturalmente dal quadro successivo, nel quale Wanda Osiris, vestita da sirena, parlando del mare, diceva: "Il nostro mare romano," accennando al mare nostrum, alle rivendicazioni, alla IV sponda! (p. 630)
  • I teatri del GUF[1], i littoriali, i giornali del GUF sono stati veramente i primi binari di antifascismo, inconsapevole o consapevole; non si trattava di essere di un'altra posizione, non si trattava di essere socialisti o comunisti; però la nostra generazione acquistò la consapevolezza che, comunque, ai nostri danni era stata operata una truffa colossale, e su scala nazionale. (p. 632)

Note[modifica]

  1. Gruppi universitari fascisti, articolazione universitaria del Partito Nazionale Fascista.

Bibliografia[modifica]

  • Paolo Grassi, Il teatro e il fascismo, in AA. VV., Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze, vol. I, Universale Economica, Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano, 1962, pp. 620-635.

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