Pasquale Leonetti

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Pasquale Leonetti (1880 ­- 1952), scrittore e critico letterario italiano.

"L'Agamennone" e l'Alfieri[modifica]

Incipit[modifica]

1. Il fondamento estetico e i personaggi.
L' Agamennone è una delle visioni drammatiche più immediate, più limpide, più semplici che siano balenate al genio dell'Alfieri.
Nell'analizzarla, noi possiamo prescindere non solo dalle considerazioni sul «sistema tragico» e sugli intenti civili e morali dell'autore, ma anche dalle questioni sull'unità ideale estetica del suo teatro, ravvisata comunemente in una tendenza dell'Alfieri a rappresentare conflitti di forze individuali e di potenti volontà.
Dall' Agamennone sono assenti i tiranni veri e propri e gli eroi, gli oppressori e gli oppressi, i personaggi dalla statura morale gigantesca o dai sentimenti titanici.

Citazioni[modifica]

  • L' Agamennone è una tragedia di pura passionalità e null'altro, e d'una passionalità che ora erompe con lo spiegamento brutale e selvaggio di sentimenti inferiori colpevoli o morbosi, ora s'effonde con lo spasimo dei reconditi travagli dell'anima, ora risuona con l'accento degli affetti soavi, generosi, miti. (p. VIII)
  • L' Agamennone, nel teatro alfieriano, è completata da un'altra tragedia che ha gli stessi caratteri di orrore e di mistero e ne continua la vicenda. È l' Oreste, che l'autore chiama «gemella» dell' Agamennone, per averla, com'egli dice, ideata a un sol parto con questa. (p. X)
  • Vittorio Alfieri, come uomo e come scrittore, non ha compagni. Difficilmente da un altro Plutarco potrebbesi comporre una vita parallela alla sua. (XXII)
  • Nella sua non lunga esistenza (morì a cinquataquattr'anni) non smentì mai questo eccezionale impasto di potenze spirituali che costituisce il suo carattere, e lo dimostrano le vicende biografiche che egli stesso rievocò nella Vita con una forza di sincerità che riesce talora eccessiva, ma che dà esatta la misura spirituale dell'uomo. (XXII-XXIII)

[Pasquale Leonetti, "L'Agamennone" e l'Alfieri, introduzione a Vittorio Alfieri, Agamennone, Società Editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., 1928]

Il "Saul" e l'Alfieri[modifica]

Incipit[modifica]

Il Saul fu creato dall'Alfieri attraverso una visione quale avrebbe potuto avere del personaggio lo Shakespeare, leggendo la Bibbia. L'anima artistica dell'Alfieri si rivela, rispetto alla concezione del protagonista della sua tragedia, in quella stessa posizione di artefice sereno e spassionato in cui ravvisiamo costantemente il genio del tragico inglese di fronte a tutte le sue creature. L'Alfieri depose, nel comporre il Saul, checché sembri in contrario e senza che egli stesso se ne sia reso conto, gli atteggiamenti morali, civili e politici della sua coscienza e dimenticò sé stesso tutto nel rapimento della visione semitica del re d'Israele.

Citazioni[modifica]

  • L'Alfieri fu tutto conquiso dalla poesia delle pagine meravigliose dell'antico testo sacro, e sentì per istinto che l'espressione drammatica più alta che avrebbe potuto darle sarebbe stata il rappresentarla nella sua genuina essenza. Il Saul è perciò rispetto alla Bibbia come nessun'altra tragedia dell'Alfieri è rispetto alle sue fonti. (p. IX)
  • La tragedia dell'Alfieri è figlia soprattutto del temperamento artistico, della potente personalità del suo autore, che si riverbera sulle creature del suo teatro, le quali ci appaiono animate da una volontà eroica che le fa agire risolutamente, pel conseguimento d'un fine, contro ogni influenza esterna ostacolatrice, o agitate da passioni tempestose che spesso le travolgono e ne fanno delle vittime. (XXIV)

[Pasquale Leonetti, Il "Saul" e l'Alfieri, introduzione a Vittorio Alfieri, Saul, Società Editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., 1934]

Citazioni su Pasquale Leonetti[modifica]

  • Caro professore. Le sono molto grato del suo Alfieri. Mi congratulo con lei, che ha dottrina a fine criterio. Ho veduto quasi tutto l' «Agamemmone». La prefazione introduttiva è un modello di sobrietà e compiutezza... (Nicola Zingarelli)
  • IL Leonetti accoppia alle qualità di letterato, quella di una squisita signorilità di critica senza pari... (Dal giornale Il Mattino del 23-24 marzo 1929)