Petru Iroaie

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Busto di Petru Iroaie a Mitocași

Petru Iroaie (1907 – 1984), scrittore rumeno.

Il mito di Garibaldi in Romania[modifica]

Incipit[modifica]

L'eroe dei due mondi geografici è, nello stesso tempo, l'eroe dei due mondi spirituali: della realtà e della fantasia; della realtà identica a se stessa e della realtà potenziata dalla volontà di sorpassare la natura umana; della fantasia poetica disciplinata, interprete del mondo concreto, e della fantasmaguria. Uno è Giuseppe Garibaldi, modello di forza, intuito bellico, generoso impulso, e un altro il Giuseppe Garibaldi quale appare ai garibaldini che lo imitano, al popolo che lo idolatra, il Garibaldi spauracchio degli avversari; immagine questa, anch'essa realtà dello spirito umano, creatrice di leggende, di cui la storia deve tener pure conto per chiarire, completamente gli accadimenti nel loro complesso.
Qui noi ci occupiamo del Garibaldi della fantasia politica in Romania, il Garibaldi dei garibaldini romeni, lasciando il Garibaldi vero, identico a se stesso, inserirsi tra i fatti logici della coscienza storica.

Citazioni[modifica]

  • In Romania i fattori promotori erano costituiti dalla corrente italianista capeggiata dagli scrittori Ion Heliade-Rǎdulescu e Gheorghe Asachi i quali consideravano il popolo romeno quasi italiano, deviato nel normale sviluppo dalle secolari influenze straniere, e postulavano un risorgimento culturale attraverso l'italianizzazione della lingua e l'imitazione delle istituzioni italiane. (p. 3)
  • Marco Antonio Canini, autore della popolarizzata canzonetta, Addio, mia bella, addio, è il più rappresentativo diffusore di idee mazziniane-garibaldine in Romania nel cui interesse ha lottato coi suoi molteplici scritti, con la sua infaticabile diplomazia e propaganda. Costituitosi ad apostolo nei Balcani, egli propugna una rivoluzione «sinfona» e «sincrona». In Romania progetta un collegio italiano con professori scelti tra gli emigrati italiani. Il suo nome altisonante Marco Antonio basta da solo a suscitare un'ondata di simpatia tra i romanomani e italomani dei Principati. (p. 4-5)
  • [...] il principe Cuza, nel messaggio a Vittorio Emanuele II, in occasione dell'unificazione italiana, sintetizzava la viva coscienza del suo popolo: «Essendo i Romeni di stirpe italiana, più d'ogni altra nazione si rallegrano di questo fatto. Da un'Italia forte e potente, gl'Italiani dei Carpazi e del Danubio possono sperare appoggio...». La sincerità dei rapporti politici italo-romeni è documentata dall'effettivo contributo dato dal re d'Italia e da Cavour, insieme a Napoleone III, per la realizzazione dell'unione politica romena sin dal 1858 e dal fatto che il governo dei Principati danubiani inviava ufficialmente giovani alle scuole italiane. Così nel 1860 furono mandati un gruppo di studenti all'Università di Torino e una missione militare di ufficiali partecipò, sotto Garibaldi, all'assedio di Gaeta e i cui membri vennero citati all'ordine del giorno dal generale Cialdini. Nel 1861, altri numerosi Rumeni della Transivania, c'informa Isopescu, combatterono sotto la bandiera garibaldina. (p. 5)

Documenti palermitani intorno a Nicola Balcescu[modifica]

Incipit[modifica]

Nell'autunno del 1852 si ebbe il secondo soggiorno di Balcescu a Palermo. Il primo si era avuto nel 1847 quando vi si era rivolto, spinto dalla sete di raccogliere nelle biblioteche e negli archivi materiale per i suoi studi e nello stesso tempo attirato dalla mitezza del clima che sperava potesse guarirlo dalla tisi, contratta nella prigione (20 luglio 1841 – 1 marzo 1843) a cui era stato condannato per ragioni politiche. Allora era solo, ma insieme al delicato ed entusiasta bardo Vasile Alecsandri (1821-1890), anch'egli, più tardi, lottatore quarantottista e principale collaboratore nella realizzazione della Romania moderna, che accompagnava in Italia la sua bionda e romantica musa Elena Negri, donna di larga cultura e gusto letterario, affetta però dello stesso male del Balcescu.

Citazioni[modifica]

  • E a Palermo Balcescu si spegne il 29 novembre 1852, nello stato d'animo che egli aveva già presentito due anni prima: «l'ultima mia parola sarà ancora un inno a te, patria mia dolce». (p. 12)
  • È da rilevare che il ricordo di Balcescu è tenuto vivo a Palermo anche dalla sezione romena della Biblioteca dell'Università locale a cui il prof. Bruno Lavagnini ha dato il nome dello scrittore. E se Vasile Alecsandri e Duiliu Zamfirescu (1858-1922) gli hanno dedicato le note poesie (Balcescu morente; Fiori di Pasqua), il palermitano Salvatore Lo Voi gli rivolge moderne strofe italiane, in cui evoca le grandi ombre di Michele il Bravo, realizzatore per un brevissimo tempo dell'unità politica romena (1600), e quella di Avram Iancu, il re delle montagne (regele muntilor) (1848), pacate nel presente dall'eco del mesto antichissimo canto romeno, la doina. (p. 14)

Bibliografia[modifica]

  • Petru Iroaie, Il mito di Garibaldi in Romania, dalla Rassegna Storica del Risorgimento, Anno XXXVII, La Libreria dello Stato, Roma 1950.
  • Petru Iroaie, Documenti palermitani intorno a Nicola Balcescu, da: Istituto Storia Risorgimento Italiano, Quaderni Storici diretti da Eugenio Di Carlo, Palermo 1953.