Pietro Ellero

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Pietro Ellero (1833 – 1933), giurista italiano.

La tirannide borghese[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Dai tempi storici in poi, gli uomini vissero sempre stretti in società. Gli antichi poeti rimpiansero una beata età dell'oro, in cui non vi erano né padroni né servi, né il mio, né il tuo[...]. Non di meno, prescindendo da codeste età, anteriori alle memorie, non vi è ricordo di uomini che siano vissuti senza un ordinamento [...]. L'umanità è sì fattamente avvezza a questa maniera di esistenza, che questa medesima, naturale o artificiale che fosse in origine, meglio di una abitudine, è diventata una natura [...]. Gli avversari suoi, e cioè i sovvertitori e novatori, tenuti sempre come persone fantastiche ed eccentriche, ed anzi, come si suol dire in questo caso, a dirittura settari e visionari. (p. 25)
  • Può il proprietario, fin che dura la proprietà, respingere la rapina. (p. 31)
  • Una causa morale non si può altrimenti vincere, e ciò dico tanto ai sostenitori della società, come agli avversari suoi, che colla ragione; e vanamente contro la ragione o la persuasione della ragione si combatte. (p. 31)
  • Io so che alla società costa in certo modo una grave umiliazione se accettare la discussione intorno a se medesima, quasi ne scapitassero il decoro e il prestigio; ma, se non l'accetta, ella fa come chi non voglia esser desto, mentre dorme sull'orlo di un abisso. (p. 31)
  • È un gravissimo errore il credere, che i beni ecclesiastici d'ogni specie sieno solamente al culto sacro addetti: mentre lo sono in vece tutti a quella pietà pubblica, che si manifesta tanto coll'adorazione, quanto colla beneficenza. (p. 75)
  • La pena di morte, oltre che non cura la emendazione della vittima, spegne una vita, non le importa se depravata o santificata dalla sventura, e le basta ad altrui spavento un capo mozzo o un cadavere appeso...; la pena di morte, dico, esercita un'influenza la più avversa alla prescritta idoneità morale. (p. 101)
  • La legge ha da essere morale e moralizzante, non solo per giustizia, ma per utilità, per conseguire quella prevenzione, che non si consegue senza buoni esempi. (p. 101)
  • Sovra tutto vietare la questua e l'ozio, però che questi inclinino a passioni perverse e ignobili, e specialmente ai furti. Anche si dee porre l'ostacolo fisico, quando il morale non basti; e quindi illuminare le vie pubbliche, assicurare le case, vigilare le città e le campagne; visitare i luoghi pericolosi, siccome i lupanari, bische, ricettacoli e taverne. (p. 108)
  • Che vale [...] la proclamata uguaglianza di tutti innanzi alle leggi, se queste medesime leggi non sono uguali per tutti?

Citazioni sull'opera[modifica]

  • Il pensiero di Pietro Ellero è per buona parte caotico, torrentizio; è stato perciò necessario depurare la prosa di Ellero da incisi, divagazioni "extravaganti", ecc. In sintesi, in questo libro, viene offerta solo "una parte" del pensiero di Ellero che è però larga parte del pensiero di Ellero anni Settanta. (Vincenzo Accattatis, dalla prefazione a La tirannide borghese)

Citazioni su Pietro Ellero[modifica]

  • Non vi è dubbio che la principale ragione per la quale il pensiero di Ellero è stato praticamente "dimenticato" è da vedere nel fatto che Ellero non è mai andato bene alla Sinistra per la parte reazionaria della sua riflessione e non è andato bene alla cultura ufficiale per la critica corrosiva che contiene nei confronti della borghesia. L'unico modo di "salvare" e "valorizzare" Ellero è, a nostro giudizio, quello di prenderlo come emblematica testimonianza del suo tempo (un tempo di acuta crisi di valori, di acuta crisi economico-politico-sociale). Ellero è la "coscienza critica" di tipo liberal-radicale degli anni Settanta. (Vincenzo Accattatis, dalla prefazione a La tirannide borghese)

Bibliografia[modifica]

  • Pietro Ellero, La tirannide borghese, a cura di Vincenzo Accattatis, Feltrinelli, 1978.

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