Pena di morte

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Citazioni sulla pena di morte.

Sedia elettrica

Citazioni[modifica]

  • Alla pena di morte si può sostituire come cerimonia compensatrice finalmente incruenta la maledizione pubblica. (Guido Ceronetti)
  • [A Sparta i giudici] ci mettono molti giorni [a giudicare i reati capitali] perché, se si condanna uno a morte per errore, poi non c'è più nessun rimedio. (Anassandrida II)
  • Esci dalla cella, passi due porte, 78 passi fino alla terza porta dipinta di verde. Lì c'è una guardia che ti apre, tu entri in una stanza... marrone, tutta marrone. Dentro non c'è niente, tranne una sedia, come quelle che usavamo da bambini, dure e robuste. [...] Ti legano braccia e gambe poi ti attaccano gli elettrodi. È buffo, sono sempre freddi al tatto all'inizio. [...] Poi ti mettono la maschera. Sa di muffa, ha l'odore di un vecchio divano. E poi aspetti. Ogni muscolo è teso, contratto. Ogni secondo... ogni secondo e poi quasi li senti. Tirano la leva. (Ai confini della realtà (serie televisiva 1959), seconda stagione) [racconto della propria esecuzione sulla sedia elettrica]
  • «L'uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo». No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un'azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità: «... ad essere impiccato per la gola finché morte non sopravvenga» recita il famoso frasario della società... (Jack London)
  • La criminalità non è mai stata fermata dalla minaccia di morte. La giustizia non è tale se diventa un crimine. (Louis Michel)
  • La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze. (Michel Foucault)
  • La pena di morte, così come la si applica, è una disgustosa macelleria, un oltraggio inflitto alla persona e al corpo. (Albert Camus)
  • La pena di morte e la violenza penale non solo possono sparire in questa società, ma anzi devono farlo. (Jean Baudrillard)
  • La pena di morte, oltre che non cura la emendazione della vittima, spegne una vita, non le importa se depravata o santificata dalla sventura, e le basta ad altrui spavento un capo mozzo o un cadavere appeso...; la pena di morte, dico, esercita un'influenza la più avversa alla prescritta idoneità morale. (Pietro Ellero)
  • Nell'oscurità che stiamo vivendo qualcuno arriva a vedere la luce della verità? Lui ha odiato, ha ucciso e adesso è morto. Voi avete odiato, avete ucciso e adesso qui non c'è nessuno di voi! Nessuno di voi che sia stato condannato. Sapete perché è ancora scuro? Sapete perché c'è soltanto notte intorno a noi? Sapete che cos'è l'oscurità? L'oscurità è l'odio che lui provava, l'odio che voi provavate l'odio che tutti noi sentivamo. Ma ora è troppo l'odio da dover sopportare. E noi l'abbiamo dovuto vomitare e adesso quell'odio ci ha circondato e ci sta soffocando. (Ai confini della realtà (serie televisiva 1959), quinta stagione)
  • Non approvo affatto la punizione, accetto soltanto le misure utili a proteggere la società. In teoria non sono contrario all'uccisione di individui che sono privi di valore o in qualche modo pericolosi. Ma mi oppongo solo perché non mi fido degli uomini, cioè dei tribunali. Apprezzo nella vita più la qualità che non la quantità, così come nella natura i principî generali rappresentano una realtà superiore all'oggetto singolo. (Albert Einstein)
  • Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. (Cesare Beccaria)
  • Perché alcuni Stati conservano la pena di morte? Per dirci che siamo crudeli... Che siamo assassini anche noi. (Roberto Benigni)
  • "Secondo me, uccidere perché si è ucciso rappresenta una punizione incomparabilmente più terribile dello stesso delitto commesso. Venire giustiziato in base ad un verdetto è molto più terribile che venire ucciso da briganti."
    "Chi viene ucciso da un brigante, mettiamo di notte nel bosco o in qualche altro modo, continua indubbiamente a sperare di salvarsi fino all'ultimo istante di vita. Ci sono esempi di persone che, già con la gola tagliata, continuavano a sperare, cercavano di fuggire o chiedevano pietà. E qui invece ti viene tolta con assoluta certezza proprio quest'ultima speranza grazie alla quale morire è dieci volte più più facile. Su di te è stato pronunciato un verdetto, e nella certezza che a quel verdetto non potrai scampare sta proprio la sofferenza più terribile, la più spaventosa che ci sia al mondo. Prendete un soldato, mettetelo davanti a una bocca di cannone e sparate contro di lui, e lui continuerà pur sempre a sperare; ma leggete a quello stesso soldato una sentenza che lo condanna con certezza, e lui impazzirà o scoppierà a piangere. Chi è in grado di dire che la natura umana sia in grado di sopportare una cosa simile senza impazzire? A che serve una tortura così mostruosa, inutile, assurda? Può darsi che ci sia qualcuno a cui sia stata letta la sentenza di morte, gli abbiano fatto provare tutte le torture dell'attesa e alla fine gli abbiano detto: 'Va' pure, sei stato graziato'. Ecco, un uomo che avesse vissuto tutto ciò potrebbe raccontare cosa si prova. Anche Cristo ha parlato di quell'angoscia, di quella terribile sofferenza. No, non è permesso trattare così una persona umana!" (Fëdor Dostoevskij, L'idiota)
  • Soltanto i despoti sostengono che la pena di morte è un attributo necessario all'autorità. Il popolo sovrano un giorno l'abolirà. (Anatole France)
  • Sono arrivato alla convinzione che l'abolizione della pena di morte sia auspicabile per i seguenti motivi:
    1) Irreparabilità in caso di errore giudiziario.
    2) Conseguenze morali deleterie per quanti hanno a che fare direttamente o indirettamente con il procedimento dell'esecuzione.[1] (Albert Einstein)
  • Trent'anni fa ho visto a Parigi decapitare un uomo con la ghigliottina, in presenza di migliaia di spettatori. Sapevo che si trattava di un pericoloso malfattore; conoscevo tutti i ragionamenti che gli uomini hanno messo per iscritto nel corso di tanti secoli per giustificare azioni di questo genere; sapevo che tutto veniva compiuto consapevolmente, razionalmente; ma nel momento in cui la testa e il corpo si separarono e caddero diedi un grido e compresi, non con la mente, non con il cuore, ma con tutto il mio essere, che quelle razionalizzazioni che avevo sentito a proposito della pena di morte erano solo funesti spropositi e che, per quanto grande possa essere il numero delle persone riunite per commettere un assassinio e qualsiasi nome esse si diano, l'assassinio è il peccato più grave del mondo, e che davanti ai miei occhi veniva compiuto proprio questo peccato. (Lev Tolstoj)

Victor Hugo[modifica]

  • Gli uomini che giudicano e che condannano proclamano la pena di morte necessaria, prima di tutto:
    perché è importante scindere dalla comunità sociale un membro che le ha già nuociuto e che potrebbe nuocere ancora. Si trattasse solo di questo, il carcere a vita basterebbe. Perché la morte? Voi mi obiettate che da una prigione si può scappare? Fate meglio la guardia... Niente carnefici dove bastano carcerieri.
  • La civiltà rifletta a ciò: essa risponde del carnefice. Ah, voi odiate il crimine sino a uccidere il criminale? Ebbene, io odio l'assassinio sino a impedirvi di diventare assassini. Tutti contro uno, la potenza sociale condensata in ghigliottina, la forza collettiva impiegata per un'agonia, che cosa vi è di più odioso? Un uomo ucciso da un uomo spaventa il pensiero, un uomo ucciso dagli uomini lo costerna.
  • La pena di morte è il segno caratteristico ed eterno della barbarie.
  • Resta la terza e ultima ragione, la teoria dell'esempio. Bisogna dare esempi... allora ridateci il XVI secolo, siate veramente formidabili: ridateci la varietà dei supplizi, ridateci i tormentatori giurati, ridateci la forca, la ruota, il rogo, i tratti di corda, il taglio delle orecchie, lo squartamento... ecco l'esempio in grande; ecco la pena di morte ben intesa; ecco un sistema di supplizi che ha una certa proporzione... ma dite un po', siete davvero seriamente convinti di dare un esempio quando scannucchiate miserabilmente un povero diavolo nel punto più deserto dei boulevards esterni?

Note[modifica]

  1. Qualche mese prima, il New York Times del 6 marzo 1927 riferiva: «Il Professor Einstein non è favorevole all'abolizione della pena di morte [...]. Non vede perché la società non dovrebbe liberarsi degli individui che si sono dimostrati socialmente dannosi. Aggiunge che la società non ha più diritto di condannare una persona all'ergastolo di quanto ne abbia di condannarlo a morte.»

Voci correlate[modifica]

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