Pietro Ingrao

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Da sinistra: Hermann Axen, Pietro Ingrao

Pietro Ingrao (1915 – 2015), scrittore, giornalista e politico italiano.

Citazioni di Pietro Ingrao[modifica]

  • Al mio paese c'è un bel santuario dedicato alla Madonna del Colle. In occasione del tricentenario della fondazione di questo santuario verrà a parlare uno con cui ci salutiamo anche gentilmente. Verrà a parlare della Madonna uno che si chiama Giulio Andreotti. Ci siamo capiti. (citato in Pietro Ingrao, Alex Zanotelli, Non ci sto!, Manni Editori, 2003)
  • È una grande giornata di speranza per le lotte molto importanti che aspettano voi e tanti lavoratori in Italia e anche fuori d'Italia. Io vi saluto, vi ringrazio di essere venuto qui e vi dico con un vecchio motto: la lotta continua! Auguri a voi, auguri ai lavoratori, auguri agli uomini di pace! (dal discorso alla manifestazione del 20 ottobre 2007 a Roma)
  • Tu sali sul palco, hai dinnanzi, come ce le ho avute, piazze piene di gente. È un po' una sceneggiata, un atto teatrale: i saluti, la presentazione, gli evviva, le bandiere. Tutto questo, però, è come l'involucro. Poi comincia una cosa molto più difficile e profonda: tu che stai là sopra riuscirai a comunicare veramente? Lo scopri solo se c'è un momento, del comizio, del tuo discorso, in cui senti che ti puoi fermare, senza nemmeno finire la frase. Ti fermi e ti accorgi che la piazza non si muove perché aspetta il seguito della tua frase. Se in quel momento ti accorgi che ti puoi fermare, bere un bicchiere d'acqua, soffiarti il naso o non fare nulla, e la piazza sta ferma a sentire, allora vuol dire che si è creato un filo, una comunicazione, un legame, tanto forte quanto impalpabile, tra te e le persone.[1]

Masse e potere[modifica]

Incipit[modifica]

Intendo svolgere alcune considerazioni sui caratteri del partito democristiano, sul modo con cui si determinarono e si svilupparono i suoi rapporti con la società italiana nel momento del crollo del fascismo e sulle novità che esso introdusse nella vita politica italiana. Dico subito che non condivido la tesi che riduce il partito democristiano ad un partito conservatore. Ritengo anzi che questo giudizio – a volte dichiarato, a volte sottinteso – oscura aspetti importanti, che hanno deciso della «fortuna» del partito democristiano, e che sono alla radice delle sue contraddizioni interne.
Dato il tempo a disposizione potrò procedere solo per affermazioni, limitandomi spesso, più che a giungere a conclusioni, ad indicare temi di ricerca.

Citazioni[modifica]

  • Amendola ha toccato nel suo intervento la grande e difficile questione dell'unità da realizzare tra disoccupati e occupati. Sono pienamente d'accordo che la realizzazione di tale unità è un obiettivo decisivo: se si determina una frattura tra occupati e disoccupati, tutta la battaglia per un nuovo sviluppo subisce un colpo. Perciò la questione del Mezzogiorno ancora ha carattere centrale. (p. 98)
  • [...] la crisi attuale degli apparati pubblici, la loro cosiddetta inefficienza prendono solo l'aspetto di fatti di «corruzione» e di prepotenza, proprio perché visti a sé, epidermicamente e non nella loro connessione con il processo sociale.
    Riflettere alle vicende degli anni cinquanta, alle lotte ed anche ai ritardi di allora, ci porta dunque a temi brucianti dell'oggi, e può giovare anche a quel ripensamento della questione meridionale in un discorso europeo che appare oggi urgente. (p. 99)

Note[modifica]

  1. Da Mario Sesti, Ingrao: il mio Chaplin, la Repubblica, 30 marzo 2005.

Bibliografia[modifica]

  • Pietro Ingrao, Masse e potere, Editori Riuniti, Roma, 1977.

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