Raffaele Cadorna (1815-1897)

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Raffaele Cadorna

Raffaele Alessandro Cadorna (1815 – 1897), generale e politico italiano.

La liberazione di Roma nell'anno 1870 ed il plebiscito[modifica]

  • Gran buona pasta di soldato, è quella del soldato italiano, il che attesta ad un tempo, che il sistema di disciplina invalso, del quale esiste in ogni esercito un tipo diverso, una particolare caratteristica, è nel nostro indovinato, cioè adatto all'indole ed al carattere nazionale. E difatto, la nostra disciplina è severa senza durezza e senza rigidezza, e si vincola moralmente il soldato coll'interessamento alla sua salute, al suo ben essere. Se la disciplina fosse troppo rigida da noi, esplicando modi ruvidi, male si comporterebbe, si reagirebbe, si avrebbero dei riottosi; e se per contro il contegno di chi comanda non fosse alquanto riservato pur senza ombra di alterigia, presto si scambierebbe per debolezza, e se ne abuserebbe. (cap. III, p. 228)
  • Il Parlamento, convertito in legge il decreto reale che accettava il plebiscito delle provincie romane, ed approvata quella che provvedeva al trasporto della capitale da Firenze a Roma, si occupava tosto della legge sulle guarentigie. La discussione fu lunga, contrastata, ma la legge fu approvata, e religiosamente osservata, anche dalla Sinistra sempreché salì al potere. Questa legge, dopo quasi un ventennio, si è ora consolidata, dimostrando possibile fra le eterne mura il governo civile distinto da quello religioso. Ha inoltre rassicurato vieppiù le Potenze cattoliche, che il ministero spirituale veniva anzi reso più indipendente, coll'essere liberato dalle pastoie del potere civile. (cap. V, pp. 303-304)
  • [...], ove chi scrive venisse richiesto, se ripone qualche speranza in una futura conciliazione, quantunque senta ben poco autorevole la sua parola, francamente dissentirebbe dall'affermativa. E tutt'al più si schiererebbe con coloro che vedono nell'azione del tempo ancora si possa sperare che si desista da proteste, sebbene trattisi di beni terreni, sebbene sappiasi che ferventi cattolici desiderino questa conciliazione, sebbene sappiasi che il Governo italiano vi era largamente disposto anche prima di entrare in Roma, non lo crede possibile. Dal dì in cui dal Vaticano si protestava pubblicamente di non avere libertà di corrispondenza colla cattolicità, quando non appena entrati in Roma, si offriva all'Antonelli[1] lo stabilimento in Vaticano di un ufficio di posta e di telegrafo, con impiegati di suo gradimento, (che vennero rifiutati), lo spirito conturbato per un tale procedere, non consenziente anche ad un semplice privato che si rispetti, ha disperato che si trovasse la via di conciliazione. Fu allora all'evidenza dimostrato che vi ha nel Vaticano un congegno tale, facilitato anche dall'attuale isolamento del Papa, per cui non solo è possibile dissimulare i fatti, ma alterarli presso il Pontefice, non potendo avvicinarlo che le persone interessate ad un dato ordine di cose, e che rifuggono da ogni transazione. Del resto quanto disse un prelato che il Vaticano non ha peranco rinunziato ad Avignone[2], dà la misura se mai sarebbesi disposto ad una conciliazione che implicasse anche indirettamente, lontanamente la rinunzia al Potere temporale. (cap. V, pp. 325-326)

Citazioni su Raffaele Cadorna[modifica]

  • Il giovane Raffaele, affidato secondo l'uso del tempo, alle cure di un ecclesiastico, non cattivo in fondo, ma poco istruito, irascibile, educatore a foggia antica, passò un'infanzia poco invidiabile. L'aspro pedagogo considerò cattiveria la sua naturale vivacità, e credette domarlo con dure ed umilianti penitenze. Lo condannava a stare per lungo tempo ginocchioni, a tracciar croci con la lingua sul pavimento, e gli stringeva a sangue il lobo dell'orecchio tra due unghie lasciate crescere a tal nobile scopo. Com'è naturale, il ragazzo vivace, sensibile, divagato, s'irritò sempre più e s'applicò ancor meno allo studio tanto duramente imposto alla sua volontà ribelle. (Luigi Cadorna)

Note[modifica]

  1. Giacomo Antonelli (1806 – 1876), cardinale, ultimo segretario di Stato dello Stato Pontificio.
  2. Allusione al trasferimento del papato da Roma ad Avignone dal 1309 al 1377.

Bibliografia[modifica]

Raffaele Cadorna, La liberazione di Roma nell'anno 1870 ed il plebiscito, L. Roux e C. Editori, Roma-Torino-Napoli, 1889.

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