Al 2019 le opere di un autore italiano morto prima del 1949 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Renato Serra

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Renato Serra

Renato Serra (1884 – 1915), critico letterario e scrittore italiano.

Esame di coscienza di un letterato[modifica]

Incipit[modifica]

Credo che abbia ragione De Robertis; quando reclama per sé e per tutti noi il diritto di fare della letteratura, malgrado la guerra.
La guerra ... Son otto mesi, poco più poco meno, ch'io mi domando sotto quale pretesto mi son potuta concedere questa licenza di metter da parte tutte le altre cose e di pensare solo a quella. I giorni passano, e il peso di questo conto da liquidare colla mia coscienza mi annoia e mi attira: come l'ombra del punto che non ho voluto guardare cresce oscura e invitante nell'angolo dell'occhio; finché mi farà voltare.

Citazioni[modifica]

  • La guerra non mi riguarda. La guerra che gli altri fanno, la guerra che avremmo potuto fare... Se c'è uno che lo sappia, sono io, prima di tutti. È una così vecchia lezione! La guerra è un fatto, come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati, e che saranno; non vi aggiunge, non vi toglie nulla. Non cambia assolutamente nulla, nel mondo.
  • Un passo dietro l'altro, su per la rampata di ciottoli vecchi e lisci, con un muro alla fine e una porta aperta sul cielo; e di là il mondo.
  • Fra mille milioni di vite, c'era un minuto per noi: e non l'avremo vissuto. Saremo stati sull'orlo, sul margine estremo; il vento ci investiva e ci sollevava i capelli sulla fronte; nei piedi immobili tremava e saliva la vertigine dello slancio. E siamo rimasti fermi. Invecchieremo ricordandoci questo. Noi, quelli della mia generazione; che arriviamo adesso al limite, o l'abbiamo passato di poco; gente sciupata e superba.
  • Dietro di me son tutti fratelli quelli che vengono, anche se non li vedo e non li conosco bene. Mi contento di quello che abbiamo in comune, più forte di tutte le divisioni. Mi contento della strada che dovremo fare insieme e che ci porterà tutti ugualmente; e ci sarà un passo, un respiro, una cadenza, un destino solo. [...] Non c'è tempo per ricordare il passato o per pensare molto, quando si è stretti gomito a gomito, e c'è tante cose da fare; anzi, una sola, fra tutti. Andare insieme.

Incipit de Il senso del silenzio[modifica]

Quasi tutti, quasi sempre, pensano a se stessi; più raramente su se stessi, anche se non mancano motivi validi per soffermarsi qualche tempo (magari non troppo) e fare una sorta di bilancio del sé (soppesandolo quindi come ponendosi all'esterno, con uno sguardo oggettivo, per quanto questo possa essere attuabile).
A volte ci sono circostanze così pervasive e ineludibili che ci costringono comunque a pe(n)sare la nostra coscienza.

Bibliografia[modifica]

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