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Renato Serra

Al 2026 le opere di un autore italiano morto prima del 1956 sono di pubblico dominio in Italia. PD
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Renato Serra

Renato Serra (1884 – 1915), critico letterario e scrittore italiano.

Citazioni di Renato Serra

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  • La guerra è un fatto come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non vi aggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente nulla, nel mondo. Neanche la letteratura.[1]

Esame di coscienza di un letterato

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Credo che abbia ragione De Robertis; quando reclama per sé e per tutti noi il diritto di fare della letteratura, malgrado la guerra.
La guerra ... Son otto mesi, poco più poco meno, ch'io mi domando sotto quale pretesto mi son potuta concedere questa licenza di metter da parte tutte le altre cose e di pensare solo a quella. I giorni passano, e il peso di questo conto da liquidare colla mia coscienza mi annoia e mi attira: come l'ombra del punto che non ho voluto guardare cresce oscura e invitante nell'angolo dell'occhio; finché mi farà voltare.

Citazioni

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  • La guerra non mi riguarda. La guerra che gli altri fanno, la guerra che avremmo potuto fare... Se c'è uno che lo sappia, sono io, prima di tutti. È una così vecchia lezione! La guerra è un fatto, come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati, e che saranno; non vi aggiunge, non vi toglie nulla. Non cambia assolutamente nulla, nel mondo.
  • Un passo dietro l'altro, su per la rampata di ciottoli vecchi e lisci, con un muro alla fine e una porta aperta sul cielo; e di là il mondo.
  • Fra mille milioni di vite, c'era un minuto per noi: e non l'avremo vissuto. Saremo stati sull'orlo, sul margine estremo; il vento ci investiva e ci sollevava i capelli sulla fronte; nei piedi immobili tremava e saliva la vertigine dello slancio. E siamo rimasti fermi. Invecchieremo ricordandoci questo. Noi, quelli della mia generazione; che arriviamo adesso al limite, o l'abbiamo passato di poco; gente sciupata e superba.
  • Dietro di me son tutti fratelli quelli che vengono, anche se non li vedo e non li conosco bene. Mi contento di quello che abbiamo in comune, più forte di tutte le divisioni. Mi contento della strada che dovremo fare insieme e che ci porterà tutti ugualmente; e ci sarà un passo, un respiro, una cadenza, un destino solo. [...] Non c'è tempo per ricordare il passato o per pensare molto, quando si è stretti gomito a gomito, e c'è tante cose da fare; anzi, una sola, fra tutti. Andare insieme.

Scritti critici

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  • La poesia del Pascoli consiste in qualche cosa che è fuori della letteratura, fuori dei versi presi a uno a uno; essa è di cose, è nel cuore stesso delle cose.
    Non disse forse egli una volta, con questo sentimento, di possedere due poesie; una brutta che concede al pubblico, una bella che non scrive, ma solo si gode in seno? E pure egli a proposito di certi canti ben noti, scrisse; «quelle poesie non le ho fatte io: io ho fatto (e non sempre bene) i versi».
    Proprio come se una cosa fosse la poesia, e un'altra i versi; di cui egli poi meno si cura!. (p. 16)
  • In quanto a fattura e struttura, il verso del Pascoli è cosa molto semplice, le parole per solito seguono l'una l'altra secondo la legge dell'uso più comune. Non c'è discorso, non c'è disegno, non c'è composizione; e la frase è la frase uguale, che si trova su tutte le bocche. Voi potete scriverne di seguito quanti volete, senza che nessuno s'accorga mai, almeno alla disposizione e alla composizione delle parole, di avere innanzi dei versi. Da questo punto di vista non sono altro che prosa, la più povera delle prose [...]. (pp. 18-19)
  • Gli italiani nuovi sono stati tutti più o meno scolari del Carducci; hanno imparato alla sua scuola qualche cosa.
    Egli insegnava non soltanto dalla cattedra e coi libri, ma con la persona e quasi con l'aspetto soltanto, maschio e severo, con tutto l'esempio di una vita spesa nel lavoro assiduo e glorioso, con tutta la forza di verità e di schiettezza che si comunicava dalla sua presenza muta. (p. 26)
  • [...] il Pascoli si è servito del dialetto in quanto vi si sentiva dentro più schietto, più solo, più puro d'ogni impronta letteraria; in quanto quelle voci gli sonavano sul labbro più immediate, come eco dell'anima nuda. (p. 31)
  • Tutta l'opera di Beltramelli par nata dalla stessa ispirazione, in un sol giorno. L'impronta è unica, in tutte le pagine. O stile o maniera o altro che s'abbia a chiamare, è pure una nota particolarissima, alla quale una scrittura sua si riconoscerebbe a colpo d'occhio, fra mille.
    Dire in che propriamente consista, e di che, è più difficile; e io non saprei rappresentare l'impressione mia se non con l'impressione che mi resta alla lettura di una poesia voltata in una prosa, da un'altra lingua. Si sente un disagio, una scontentezza indefinita; pare una musica sorda, soffocata dentro uno strumento imperfetto: c'è qualche cosa che è fuor di posto, fuor di tono, qualche cosa di oscuro, che vorrebbe giungere alla pienezza dell'espressione, e non può. Manca la grazia e il dono divino. (pp. 59-60)
  • [Severino Ferrari] Chi parla degli scolari di Carducci, incontra questo nome. Intorno sorge un bisbiglio lontano di gente che ricorda, quasi con compiacenza e secreto di iniziati. Ma per i più il nome suona invano.
    È come una lieve risonanza dietro due iniziali, S. F., iscritte alle meravigliose quartine del poeta ; dove tuttavia è bisogno di una noticina, che chiarisca; S. F., amico del Carducci...
    Ponendo mente più intenta, si avverte qualche cosa nel passato: il suono vago di una nominanza, come una speranza nata intorno al capo di un poeta giovine.
    Ma dove si è perduta quella speranza? (p. 63)
  • Vi siete mai chiesto che cosa le possa aver dato origine; o meglio, quale motivo possa aver condotto a tale impresa Benedetto Croce; poiché è lui, e non altri, il soggetto sottinteso dei nostri discorsi generici?
    La prima cosa che questa collezione [Scrittori d'Italia] rappresenterà di lui mi pare che sarà il gusto del bibliofilo, amante delle belle raccolte compiute e delle belle impressioni pulite: l'uomo che ha radunato, secondo che si dice, una preziosa e rara biblioteca; che ha già dato in qualche modo il suo nome alla raccolta dei Classici della filosofia e ad altre imprese assai degne, lascerà in questa la migliore impronta della sua abilità ordinatrice e della sua finezza tipografica. Ma un lavoro di tanta mole non può nascer solo da una passione di bibliotecario. La ragione vera è chiara per quelli che conoscono il Croce; essa si confonde, quasi, con tutta l'opera di lui, e con quella passione profonda per il vero, per le notizie esatte, per le ricerche compiute, per la preparazione seria e per la cultura sincera, assolutamente onesta e infinitamente curiosa e perfettamente certa, che egli ha in tutta la vita sua espresso da sé e impresso nel pubblico. (p. 89)
  • [...] il Panzini non è mai uscito intellettualmente dalla forma del maestro. Egli era ed è rimasto innamorato della poesia, della cultura, della civiltà secondo i nomi e i sentimenti antichi; e pur convinto insieme che tutto questo sia falso e quei nomi vani: che il tempo speso sulle pagine dei gloriosi volumi sia perduto, e scemo il loro insegnamento; che il fine dell'uomo oggi sia affatto utilitario e democratico, e che il suo valore sincero debba avere una misura solamente materiale. Questo il suo istinto rifiuta, ma la ragione riconosce per vero, con alcuna amara voluttà: e lo spirito si dibatte fra i due contrari poli, senza trovare mai pace. (pp. 107-108)

Incipit de Il senso del silenzio

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Quasi tutti, quasi sempre, pensano a se stessi; più raramente su se stessi, anche se non mancano motivi validi per soffermarsi qualche tempo (magari non troppo) e fare una sorta di bilancio del sé (soppesandolo quindi come ponendosi all'esterno, con uno sguardo oggettivo, per quanto questo possa essere attuabile).
A volte ci sono circostanze così pervasive e ineludibili che ci costringono comunque a pe(n)sare la nostra coscienza.

Citazioni su Renato Serra

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  • 24 Luglio 1915, Bellaria.
    È morto Renato Serra sul Podgora, il colle che sbarra Gorizia. Una palla in fronte: la fronte infranta! Era una nobile e bianca fronte. Dunque può un proiettile distruggere la più pura coscienza che si annida dietro una fronte? Dunque tutto ora in umbra? (Alfredo Panzini)
  • La figura del Rabizzani si profila alquanto diversa da quella del Serra. Questi è morbido, delicato, femineo; quegli è robusto e virile. Il primo ama, negli altri e in se stesso, le sfumature, gli ondeggiamenti, le posizioni imprecise, gli atteggiamenti amletici; il secondo gusta di preferenza gli scrittori fortemente caratterizzati, limitati, evidenti, sempre in cerca di definizioni logiche e chiare, di formule conclusive. L'uno è soggettivissimo e sensibilissimo, sicché ogni cosa lo fa vibrare, e la cosa stessa diventa vibrazione, tanto perdendo d'oggettiva realtà, quanto acquista di verità soggettiva; l'altro, obbiettivo, logico, consapevole dei limiti e delle proporzioni, in perfetto equilibrio. L'uno, infine, di temperamento melanconico, indolente, disposto alla contemplazione; l'altro allegrissimo, esuberante, attivissimo, fatto apposta per il giornalismo e l'organizzazione. (Luigi Tonelli)

Note

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  1. Da Renato Serra, Scritti, a cura di G. De Robertis e A. Grilli, Le Monnier, Firenze 1938, p. 400.

Bibliografia

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Altri progetti

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