Sam Savage

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Sam Savage (1940 – vivente), scrittore statunitense.

  • Quando cominciai a scrivere Firmino non sapevo nemmeno che Firmino fosse un topo, né che fosse a Boston, né che fosse un romanzo. Se non sto mettendo giù una storia, mi siedo davanti alla macchina da scrivere (oppure ora, al computer) e armeggio senza una vera e propria idea, l'equivalente scrittorio di passeggiare a zonzo. Spesso non ne viene fuori nulla, ma non sempre. Riscrivo un paragrafo molte volte prima di passare al prossimo. Cerco di non pensare dove stia andando il tutto, per paura di sforzare la storia in una direzione prestabilita piuttosto che lasciarla emergere dalla scrittura stessa...
    Per ciò che riguarda i miei impieghi, probabilmente ne ho avuti in una quantità maggiore di tanti altri, ma devo dire di aver passato più tempo seduto in poltrona a fare quello che spesso si descrive denigratoriamente come "fissare il vuoto". Le ricchezze che tale attività (infatti è proprio una vera attività) produce non sono convertibili in moneta. Tra gli impieghi che invece mi hanno monetizzato, il mio preferito è stato lavorare come pescatore di granchi lungo la costa del Sud Carolina, dove ritornai dopo l'università. Per sei o sette ore al giorno, ero solo su una barca a navigare nei canali delle paludi, spesso senza veder anima dalla mattina alla sera. Quando spegnevo il fuoribordo per tirar su le reti, gli unici suoni che udivo erano gli uccelli, il vento, e l'acqua. Pensavo, e penso tuttora, di essere in quei momenti la persona più fortunata del mondo.
    Di questi tempi, i miei piaceri sono piccoli e localizzati. Passeggio tra i laghi. Guardo dei video. Esco una o due volte alla settimana, per pranzare in qualche ristorantino. Leggo. I miei dispiaceri invece sono grandi e universali. Ho una riluttanza per i gerghi, specie quelli accademici. Sogno che un bel mattino tutte le auto della città non riusciranno a mettersi in moto. Mi dispero per guerre e carestie. Leggo le notizie in maniera ossessiva. Mi scaldo. Credo di farneticare. (da un'intervista) Se sai qual è la fonte di questa citazione, inseriscila, grazie. citazione necessaria

Firmino[modifica]

Incipit[modifica]

Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l'avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi» di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstojano: «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro ha dimenticato tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon soldato di Ford Madox Ford: «Questa è la storia più triste che abbia mai sentito». L'ho letto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande.

Citazioni[modifica]

  • Questa è la storia più triste che abbia mai sentito. Comincia, come tutte le storie vere, chissà dove. Cercare l'inizio è come tentare di scoprire la sorgente di un fiume. Si rema controcorrente per mesi sotto un solleone, tra imponenti pareti di giungla verde stillante, mappe fradice che si disfano tra le mani. Resi quasi pazzi da false speranze, da sciami perfidi d'insetti famelici e dagli inganni della memoria, tutto quel che si raggiunge alla fine − l'Ultima Thule di questa ridicola ricerca − è un umido recesso nel cuore della giungla o, nel caso di una storia, una qualche parola o gesto assolutamente privi di senso. E tuttavia, in un punto più o meno arbitrario del percorso tra l'umido recesso e il mare, il cartografo affonda la punta del compasso, ed è lì che comincia l'Amazzonia.
    Non diversamente accade a me, cartografo dell'animo, quando cerco l'inizio della storia della mia vita. Chiudo gli occhi e affondo la punta. Li apro e colgo, in un fremito d'ali, un istante infilzato al mio compasso: 15.17 del 30 aprile 1961. (p. 6)
  • E sognare del cibo è proprio come qualunque altro sogno: puoi nutrirtene finché non muori. (p. 18)
  • Di tanto in tanto, immaginavo che fosse parte di un disegno a me oscuro. Pensavo: È mai possibile che io, a dispetto delle apparenze tutt'altro che promettenti, abbia un Destino? E con ciò, intendevo quel genere di cose che succedono alle persone nelle storie, dove gli accadimenti di cui è fatta una vita, per quanto vorticosi e ribollenti possano essere, infine sono sempre manifestazione, in quel loro stesso vorticare e ribollire, di un preciso disegno. Le vite, nelle storie, hanno sempre un significato e un fine. Persino le esistenze più balorde e senza scopo, come quella di Lenny in Uomini e topi, acquistano, per il fatto stesso di trovar posto in una storia, perlomeno la dignità e il senso di rappresentare Esistenze Balorde Senza Scopo, un'esemplarità consolante insomma.
    Nella vita reale non ti è concesso nemmeno questo. (p. 44)
  • Provo disprezzo nei confronti del buon vecchio Ratto del Vento nei salici. Su Topolino e Stuart Little, ci piscio sopra. (p. 46)
  • In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. (p. 150)
  • Nelle notti di malinconica solitudine, aiuta molto poter levare gli occhi alle stelle e vedervi non delle scaglie di ghiaccio incandescente, ma le luci alla finestra di casa. (p. 79)
  • Tutta la vita ho portato sulle spalle il fardello di un'immaginazione mostruosa, che mi ha quasi paralizzato. (p. 152)
  • Ciascuno è nemico di se stesso, Firmino. Dovresti saperlo ormai. (p. 174)
  • Arrivederci, zip. (ricorrente)

Incipit de Il lamento del bradipo[modifica]

Egregio Signor Fontini,
la informo per sua conoscenza che il muratore ha presentato la fattura per la sostituzione del soffitto di cartongesso in cucina. Un soffitto di una certa dimensione, come lei senza dubbio si renderà conto, a dire il vero più ampio di quello che molti hanno la sventura di avere sulla testa nel soggiorno. Oltretutto è la seconda volta, il che rende più difficile per me assumermi l'onere del pagamento complessivo. Come le confermeranno in molti, non sono esattamente una cornucopia. In poche parole, non sono in grado di rimettere di tasca mia somme superiori ai 400 $ alla ditta di riparazioni. Allego copia della fattura affinché lei ne prenda visione. Voglia gentilmente accludere la suddetta somma alla scadenza del prossimo affitto.
Distinti saluti,

Andrew Whittaker, Whittaker s.r.l.

Bibliografia[modifica]

  • Sam Savage, Firmino. Avventure di un parassita metropolitano, traduzione di E. Santangelo, Einaudi, 2008. ISBN 9788806192587
  • Sam Savage, Il lamento del bradipo, traduzione di M. Pareschi, Einaudi, 2009. ISBN 9788806195854

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