Sbarco in Sicilia

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Truppe alleate sbarcano sulla spiaggia di Gela

Citazioni sullo sbarco in Sicilia, in codice operazione Husky, del 9 luglio 1943.

  • Fino a questo momento il piano [per l'invasione della Sicilia] si è basato sul presupposto che incontreremo una debole resistenza e che la conquista della Sicilia sarà relativamente facile. Non si è mai commesso un errore più grave. In questo momento i tedeschi e anche gl'italiani stanno combattendo disperatamente in Tunisia e lo stesso avverrà in Sicilia. (Bernard Law Montgomery)
  • Il piano [per l'invasione della Sicilia] non convinse tutti, in particolare non convinse Montgomery che puntava sistematicamente su una preponderanza enorme di forze in un settore determinato (non per nulla veniva chiamato «il Generale quindici a uno»). Ed Eisenhower, Comandante in capo e mediatore, doveva convivere sia con Alexander[1] sia con Montgomery, uomini con caratteri opposti: l'uno distaccato e snob, l'altro spigoloso, testardo, presuntuoso. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Nella notte tra il 9 e il 10 luglio l'armata anglo-americana, con i suoi 2.800 tra navi e mezzi da sbarco, i suoi 150 mila uomini, i suoi 600 carri armati, i suoi 1.000 cannoni, si presentò davanti alle coste siciliane. Eisenhower capeggiava, tra Algeria, Tunisia e Libia, forze equivalenti a 35 divisioni: ne utilizzò 7. Un lancio di 3.400 paracadutisti ebbe esito quasi fallimentare perché il forte vento disperse quella truppa, insufficientemente addestrata, su un territorio molto vasto. Ma le segnalazioni sulla presenza di soldati nemici, provenienti da settori diversi e lontani, determinarono un panico ingiustificato, fin dal primo momento, in comandi e capisaldi italiani che soffrivano di una cronica insufficienza di collegamenti. Per il resto l'attacco fu un completo successo, anche se le acque agitate del canale di Sicilia avevano messo in qualche difficoltà i natanti. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Sei tedeschi avessero avuto in anticipo la certezza che l'obiettivo principale [degli alleati anglo-americani] sarebbe stato la Sicilia, l'avrebbero presidiata indubbiamente con forze assai maggiori. Ma essi ritenevano che fosse soltanto una finta e che il vero obiettivo fosse la Sardegna e l'ingegnoso stratagemma alleato descritto in Operation Heartbreak (Operazione Cepacuore) e in The Man Who Never Was (L'uomo che non è mai esistito) li portò anche a credere che gli alleati stessero considerando la possibilità di un attacco massiccio contro il Peloponneso. Messi di fronte a queste minacce diverse e con il loro potenziale militare fortemente compromesso dai disastri subiti a Stalingrado e in Africa Settentrionale, per il momento non poterono destinare un contingente più forte alla Sicilia e anche quando si convinsero che proprio tale isola era l'obiettivo più probabile, essi ritennero che l'invasione non avrebbe avuto luogo prima della metà di luglio. Tutti questi fattori, unitamente all'uragano scoppiato alla vigilia del giorno stabilito, permisero agli alleati di contare sulla più completa sorpresa strategica e tattica. (Peter Kemp)

Note[modifica]

  1. Harold Alexander, I conte Alexander di Tunisi (1891 – 1969), generale e politico britannico.

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