Scioglilingua italiani

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Lista di scioglilingua italiani.

In italiano[modifica]

  • A che serve che la serva si conservi la conserva se la serva quando serve non si serve di conserva?
A che serve una serva che non serve? Manda la serva che non serve da chi si servirà di una serva che non serve e serviti di una serva che serve.
  • A chi porta porta aperta, a chi non porta porta aperta non importa.
  • Ad Ascoli Piceno un piccione si è impicciato in un grosso impiccio; chi lo disimpiccerà da quest'impiccio è un grande impiccione!
  • Al pozzo dei pazzi c'era una pazza che lavava pizzi e pezze. Andò un pazzo, prese la pazza e buttò nel pozzo la pazza, i pizzi e le pezze.
Al pozzo di santa pazzia c'è una pazza che lava una pezza, passa un pazzo con un pezzo di pizza, la pazza gli chiede «mi dai un pezzo di pizza?», il pazzo si arrabbia, il pazzo si infuria, prende la pazza, la pezza e la pizza e li piazza nel pozzo di santa pazzia protettrice dei pazzi.
Al pozzo di santa Pazzia protettrice dei pazzi c'è una pazza che lava una pezza. arriva un pazzo con un pezzo di pizza e chiede alla pazza se ne vuole un pezzo. La pazza rifiuta, il pazzo si infuria e butta la pazza, la pezza e la pizza nel pozzo di santa pazzia protettrice dei pazzi.
Al pozzo di santa pazzia protettrice dei pazzi c'è un povero cane pazzo. Date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.
Al pozzo di S. Pazzia, c'è un pazzo che mangia una pizza, una pazza che lava una pezza. Il Pazzo invita la pazza a mangiare la pizza; la pazza rifiuta, il pazzo s'infuria: piglia la pazza, la pezza e la pizza e la butta nel pozzo.
  • Ancora ancora l'ancora.
  • Andavo a Lione cogliendo cotone, | tornavo correndo cotone cogliendo.
  • Andavo a Rapallo cogliendo cristallo, tornavo ridendo cristallo cogliendo.
  • Anton Tonti d'ottant'anni fece un Sant'Anton tant'alto di carta turchina intinta tutt'unta.
  • Apelle, figlio di Apollo | fece una palla di pelle di pollo, | tutti i pesci vennero a galla | per vedere | quella bella palla di pelle di pollo | fatta da Apelle, figlio di Apollo.[1]
Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo. Tutti i pesci vennero a galla a vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle, figlio di Apollo.
Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo. E tutti i polli del pollaio andarono a vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle, figlio di Apollo.
  • A portapalazzo c'è un cane pazzo. Toh, pazzo cane, 'sto pezzo di pane.
  • A quest'ora con quest'ira il questore in questura non c'è.
  • Arrotolamelo, riaggomitolamelo, spiaccichiccicamelo.
  • Assolto in assise l'assassino dell'assessore di Frasassi in missione segreta a Sassari.
  • Avevo una graticola da ringraticolare. La portai dal capo ringraticolatore delle graticole, ma il capo ringraticolatore delle graticole non c'era. Allora me la ringraticolai da me e me la ringraticolai meglio del capo ringraticolatore delle graticole.
  • Avevo sei zucche da far scatafarzuccare. Andai dallo scatafarzuccatore delle zucche, non c'era. Le scatafarzuccai da me, le scatafarzuccai meglio dello scatafarzuccatore delle zucche.
  • Barbaro barbuto barbiere, | perché barbaramente, | barbasti la barba al mio | barbaro barbuto Barba.
Chi fu quel barbaro barbiere che sbarbò barbaramente la barba di Bartolomeo Barbetta in piazza Barberini?
  • Bravo barbiere, sbaffami barba e baffi.
  • Calano a mille dagli ermi colli della Maremma i merli folli per fare merenda coi vermi molli.
  • Caro conte chi ti canta tanto canta che t'incanta.
  • C'è il questore in questura a quest'ora? | "No non c'è il questore in questura a quest'ora, | perché se il questore fosse in questura a quest'ora | che questura sarebbe questa?
  • C'è un baco dentro il buco spiaccichiccicacelo, non c'è il baco dentro il buco non spiaccichiccicarcelo.
  • C'era una volta una cincibiriciaccola, che aveva centocinquanta cincibiriciaccolini. Un giorno la cincibiriciaccola disse ai suoi centocinquanta cincibiriciaccolini: "Smettetela di cincibiriciaccolare sempre, altrimenti un giorno non cincibiriciaccolerete più".
  • Che i generali regolino i loro orologi.
  • Chi ama chiama chi ama, chiamami tu che chi ami chiami. Chi amo chiamo se tu non chiami.
  • Chi mette la mosca per esca, | dimostra che losca è la pesca: | se infatti la lasca ci casca, | c'è caso che a sera finisca | non lasca, ma labile lisca.
  • Chi seme di senape secca semina sempre seme di senapa secca raccoglie.
  • Con la tazza un mezzo pazzo vuota il pozzo del palazzo.
  • Corro correndo bottoni cogliendo, corro carponi cogliendo bottoni.
  • Date il pane al cane pazzo, date al pazzo cane il pane.
  • Date il pane al cane pazzo, date il pane al pazzo cane.
  • Dietro quel palazzo c'è un povero cane pazzo, date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.
  • E ti stizzisci? E stizzisciti pure tu.
  • Eva dava l'uva ad Ava; | Ava dava l'uova ad Eva; | ora Eva è priva d'uva, | mentre Ava è priva d'uova.
  • Figlia, sfoglia la foglia; sfoglia la foglia, figlia.
  • Fosti tu quel barbaro barbiere che barberasti la barba di Bartolomeo Barbetta a piazza Barberini?
  • Ho in tasca l'esca ed esco per la pesca, ma il pesce non s'adesca, c'è l'acqua troppo fresca. Convien che la finisca, non prenderò una lisca! Mi metto in tasca l'esca e torno dalla pesca.
  • Ho un cappello da orlare smerlare e sbincheriminitagliare. Lo portai dal maestro orlatore, smerlatore, sbincherimintagliatore di cappelli. Non c'era. Allora mi sono messo: l'ho orlato, smerlato e sbincherimintagliato. E era meglio orlato, smerlato sbincherimintagliato da me, che dal maestro orlatore, smerlatore, sbincherimintagliatore di cappelli.
  • I lecca lecca di Lecce leccano la lacca di Lucca e i lucchetti di Lecco.
  • Il Papa pesa il pepe a Pisa, Pisa pesa il pepe al Papa.
  • Il re Serse scorse un orso | lo rincorse con le sferze, | lo percosse a tutta forza. | L'orso insorse con un morso, | Serse andò fuori di Serse | e si perse dietro l'orso. | Quanto all'orso, senza forse, | lui si perse nel discorso, | a soccorso del re Serse.
  • In Perù però perì.
  • In una conca nuotano a rilento tre trote, cinque triglie e tinche cento.
  • In un palazzo ci sta un cane pazzo, tiè pazzo cane sto pezzo di pane.
  • In un piatto poco cupo poco pepe cape.
  • In un pozzo poco cupo si specchiò una volta un lupo, che nel cupo pozzo andò a sbattere di cozzo con un cupo tonfo fioco da smaltire a poco a poco e credette di azzannare un feroce suo compare, ma rimase brutto e cupo il feroce lupo.
  • Ipoteco un'eco e compro un tricheco.
  • Ipoteco un polmone per comprar un melone.
  • L'empio imperator di un ampio impero | Scoppiar fece un giorno grave guerra per un pero | Credeva così di conquistare il mondo intero, | ma per un pero, perse in realtà l'Imperator l'impero!
  • L'imperator con impeto imperando, si vide empir d'empi l'ampio impero.
  • Una bilumacola giù per un bilumacoleto con cento bilumacolini dietro; se la bilumacola muore, come faranno i cento bilumacolini a sbilumacolarsi?
  • La biscia striscia sull'asse liscia, poscia alza la coscia e piscia.
  • La biscia striscia sul ruscello asciutto. La biscia striscia sulla terra liscia. La biscia striscia sull'asse liscia; ma se l'asse non è liscia dove striscia la nostra biscia tutta liscia con la striscia?
  • La marmotta, quando annotta, | nella grotta già barbotta | che la pappa non è cotta! | Quando è cotta ribarbotta, perché scotta!
  • La rana in Spagna gracida in campagna.
  • Lascia l'ascia e accetta l'accetta.
  • La signora di monte Melesse è andata a Napoli a sentirsi le messe. Perché la signora di monte Melesse è andata a Napoli a sentirsi le messe? Perché a monte Melesse non ci stanno le messe!
  • Li vuoi quei kiwi?
  • Lucio dice a Licio: "Lascia l'ascia liscia sull'uscio".
  • Mi attacchi i tacchi tu che attacchi i tacchi? Io attaccarti i tacchi a te? Attaccati te i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi!
  • Nel giardin di don Andrea don Anton cogliea coton, nel giardin di don Anton don Andrea coton cogliea.
  • Nel giardin di frate Andrea | fra' Simon coton cogliea, | nel giardin di fra' Simone | frate Andrea cogliea cotone. | Tutti seduti cotoni cogliendo | cadder bocconi cogliendo cotoni.
  • Nel pignatello piccolo poca pappa c'è.
  • No, non ho un nonno.
  • Nove navi nuove navigavano.
  • O Ciacco, con ceci, chicchi, cacio e cocco, su un chiocco ciocco cuoci un pasticciaccio a Checco, cieco che ciarlando scoccia e lontano un ciuco conduce.
  • O postino che porti la posta, dimmi postino che posta portasti.
  • O schiavo con lo schiaccianoci che cosa schiacci? Schiaccio sei noci del vecchio noce con lo schiaccianoci.
  • O vado a Ovada o vado a Vado
  • Orrore, orrore, un ramarro verde su un muro marrone!
Orrore! Orrore! Ho visto un ramarro marrone! Arriva correndo il ramarro marrone!
  • Pensa a chi ti pensa, non pensare a chi non ti pensa, perché se pensi a chi non ti pensa, chi ti pensa smetterà presto di pensarti.
  • Peppe dà la pappa al pupo, il pupo dà la pappa a Peppe: tanta pappa pappa il pupo quanta pappa pappa Peppe.
  • Peppe pittore parrocchia pittava, parrocchiano poco pagava, Peppe pittore poco pittava.
  • Piatto poco cupo poco pepe cape.
  • Pietro Paolo Parzianese, povero pittore poco pratico, promise pinger Porta Portese per poco pochissimo prezzo. Partitosi prima, pentitosi poi, pregò partir per Padova, propria paterna patria.
  • Pietro Paolo Pitto, pittore poco pratico, pinse per poco prezzo papa Pio Primo, poi pentitosi, partì per Pavia, per sua paterna patria.
  • Pietro Perrone, pregiato pittor perugino, pinse pittura per poco prezzo. Poi, pentitosi pel poco prezzo percepito, partì per Perugia, proseguì per Palestina, perì per perfidia pagana. Pregategli perpetua pace.
  • Porta aperta per chi porta, chi non porta parta pur che non importa aprir la porta.
Porta aperta per chi porta, chi non porta parta pur che non importa aprir la porta.
Porta aperta per chi porta, chi non porta parta pure, non importa.
  • Quanti rami di rovere roderebbe un roditore se un roditore potesse rodere rami di rovere?
  • Quattrocentoquarantaquattro ramarri rammararono in un burrone.
  • Remo rema sul Reno con remi di rame.
  • Sa chi sa se sa chi sa | che se sa non sa se sa, | sol chi sa che nulla sa | ne sa più di chi ne sa.
  • Salgo per colarlo, scendo per schiacciarlo. (tradurre in dialetto salentino: colare=culare. schiacciare=cazzare)
  • Sassaiola a Sassari su un assassino assiro ossessionato dal sesso assiduo.
  • Se è presto, una casta pasta al pesto a testa basta per un pasto al posto di una pista di paste.
  • Se i pesciolini scemi vanno a sciami da Pescia ad Altopasci e piove a scroscio l'uscita va a scatafascio.
  • Se il coniglio gli agli piglia togligli gli agli e tagliagli gli artigli.
  • Se il coniglio gli agli ti piglia, | togligli gli agli e tagliagli gli artigli!
  • Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu? No, io non mi disarcivescoviscostantinopolizzerei mai se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse!
Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste anche voi come si era disarcivescoviscontantinopolizzato l'arcivescovo di Costantinopoli?
  • Se la serva non ti serve, a che serve che ti serva di una serva che non serve? Serviti di una serva che serve, e se questa non ti serve, serviti dei miei servi. Te lo dice il tuo servo Servo Servi.
Se la serva che ti serve è una serva che non serve, a che serve che ti serva di una serva che non serve? Tu ti servi d'altra serva e la serva che non serve vada e serva chi si serve di una serva che non serve.
  • Se oggi seren non è, doman seren sarà. Se non sarà seren, si rasserenerà.
Oggi seren non è, | domani seren sarà | e se non sarà seren | si rasserenerà.
Sereno è, sereno sarà, se non sarà sereno si rasserenerà.
Sarà sereno e se non sarà sereno | si rasserenerà. (Francesco De Gregori)
  • Se il piccione caga pece il criceto caga pepe.
  • Se sei gnomi magnano sei gnocchi con gli occhi, con gli occhi quanti gnocchi magna ogni gnomo?
  • Se ti specchi allo specchio e lo specchio si spacca, che spacchio ti specchi a fare nello specchio spaccato?
  • Se tre maniscalchi incoscienti maniscalcassero tre cavalli perdenti, tre cavalli perdenti maniscalcherebbero tre maniscalchi incoscienti.
  • Se trentatré trentini entrarono in Trento trotterellando, com è che tre tigri contro altre tre non ce la fanno?
  • Se una serva non ti serve, | a che serve che ti servi | di una serva che non serve? | Serviti di una serva che ti serve, | e lascia la serva che non serve, | a chi si serve di una serva che non serve.
  • Sei tu quel barbaro barbiere che barbaramente barbasti la barba a quel povero barbaro barbone?
  • Sopra un sasso messo stava su se stesso un sasso stava.
  • Sopra il ponte a fronte del fonte vi stava un conte, cadde il ponte nel fonte e il conte si ruppe il fronte. (dal "Festino della sera del giovedì grasso avanti cena" op. 18 di Adriano Banchieri)
  • Sopra il ponte di santa pazzia c'è una pazza che lava una pezza, arriva un pazzo con un pezzo di pizza, ne vuole dare un pezzo alla pazza, la pazza non vuole, e butta la pazza la pezza e il pezzo di pizza sotto al ponte di santa pazzia.
  • Sopra il pozzo di San Pancrazio Pazzo c'era una pazza che lavava una pezza, venne il pazzo e disse alla pazza se la pizza lavò, la pazza disse "no" allora il pazzo, tutto impazzito, prese la pazza la pizza e la pezza e le gettò nel pozzo di San Pancrazio Pazzo.
  • Sopra la panca la capra campa, | sotto la panca la capra crepa.
  • Sopra un ripito stipito monte | Stava un ripito stipito uccello | Col suo ripito stipito becco | Se lo ripitistipitucciava su.
  • Sotto il mio palazzo c'è un povero cane pazzo, dategli un pezzo di pane a questo povero pazzo cane.
  • Sotto l'albero del tiglio | ho veduto grano e loglio | e un grazioso quadrifoglio. | Io cercavo l'erba-voglio, | tra le foglie, sotto il tiglio, | ma ho trovato solo miglio, | un cespuglio di cerfoglio, | fiori rossi di trifoglio: | Ma non c'era l'erba-voglio!
  • Sotto le frasche del capanno | quattro gatti grossi stanno; | sotto quattro grossi sassi, | quattro gatti grossi e grassi.
  • Sotto un uscio tutto liscio cadde un grosso guscio a striscio.
  • Stando sedendo bottoni cogliendo, stando sedon cogliendo i botton.
  • Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti. (da It, Stephen King)
  • Stizzisciticiti.
  • Sul mare ci sono | nove navi nuove | una delle nove | non vuole navigare.
  • Sul tagliere gli agli taglia, non tagliare la tovaglia. La tovaglia non è aglio e tagliarla è un grosso sbaglio.
Sul tagliere l'aglio taglia | non tagliare la tovaglia | la tovaglia non è aglio | se la tagli fai uno sbaglio.
  • Titto, tu t'ha' ritinto i'ttetto, ma tu 'un t'ha' a t'intende' tanto di tetti ritinti, Titto? (da una celebre scena di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello)
  • Tigre contro tigre.
  • Tra tre trite trote tre triglie in teglia.
  • Trentatré strette tasche in trentatré tasche strette.
  • Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando.
  • Tre strette stecche in tre strette tasche stanno.
  • Tre tigri contro tre tigri, contro un tram contro un treno.
  • Tre tigri contro tre tigrotti.
  • Tre tigri contro una tigre. Una tigre contro tre tigri.
  • Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno con tre fette di fegato fritto.
  • Una puzzola puzzona spezza un pezzo di pazza pezza che puzza in un pozzo che spazzola una pozza spazzata, che pizza!
  • Una rara rana nera sulla rena errò una sera, una rara rana bianca sulla rena errò un po' stanca.
  • Un pazzo dice a una pazza: "Ma sei pazza a buttare un pezzo di pizza in un pozzo che puzza da un pezzo?".
  • Un pezzo di pizza che puzza da pazzi nel pozzo del pazzo che puzza da un pezzo.
  • Un povero pazzo in braghe di pezza spazza accanto a un pozzo pezzi di pizza caduti in una pozza che puzza.
  • Un piatto di foglioni cotti, un piatto di cotti foglioni.
  • Un tonto intinto in tanta tinta.
  • Vada come vada vado a Vada.
  • Vedo un ragno nel suo regno, | che lavora con impegno; | e uno gnomo che fa il bagno | con un cigno nello stagno.

Altre lingue[modifica]

  • 'a signor'e montecaiazz jett a napul a 'ccattà 'e tazz. Ricett 'o tazzaiuolo: neh signor'e montecaiazz, pecchè sì venut'a napule a'ccattà 'e tazze, se nce stann'e tazz a montecaiazz? rispunnett'a signor'e montecaiazz: se nce steven'e tazz a montecaiazz, nun venev' a napule a 'ccattà 'e tazz' (campano)
  • 'chi culè culà cumprà quela ca cu le culone bianche? (dialetto tortonese)
  • 'o sinnac'e Catruòppl jett'a napule a'ccattà 'i vruòccl. Ricett'o sinnac'e napul: ue sinnac'e Catruòppl, pecchè sì venut'a napul a'ccattà i vruòccl', se nce stann 'i vruoccol a Catruòppl? Ricett'o sinnac'e Catruòppl: se nce steven'i vruòccl a Catruòppl, nun venev'a napul a'ccattà 'i vruòccl (campano)
  • 'A' chela 'aca là che la 'a a cagà 'n chela cà là (dialetto bergamasco)
    • Guarda quella vacca che va a defecare in quella casa.
  • A o a ae, e öe i ae ie! (dialetto bergamasco)
    • Vado ad api e voglio le api vive.
  • Ac bon cafè ca fè!
    • Che buon caffè che fate! (dialetto ferrarese)
  • Ac bei cavì c'avì!
    • Che bei capelli che avete! (dialetto ferrarese)
  • An'ì mai capì nient, animai!
    • Non avete mai capito niente, animali! (dialetto ferrarese)
  • Ai a ae ie a u? Ae a o a ae ie a me! (dialetto bergamasco)
    • Andate a [caccia di] api vive anche voi (forma di cortesia)? Sì, vado a [caccia di] api vive anch'io!
  • Ala par sut stal parsut!(dialetto ferrarese)
    • Sembra asciutto questo prosciutto!
  • Al set ch'agl'ot al vin al nuv duttaur ch'al dis ch'agl'ong di pi' gl'en dodg? (dialetto bolognese)
    • Hai saputo che alle otto è venuto il nuovo dottore che ha detto che le unghie dei piedi sono dodici? (lo scioglilingua gioca sul fatto che sono presenti, con altri significati, tutti i numeri dal sette al dodici)
  • A dinicchiùni cuttùni cugghìa e sempri cu tìa cuttùni cugghìa. (dialetto siciliano)
    • In ginocchio raccoglievo cotone e sempre con te raccoglievo cotone.
  • Adès ca sò ca siv d' Casan, a pis e po sa pös a pas la Nür. (dialetto piacentino)
    • Adesso che so che siete di Cassano, urino e poi se posso passo il torrente Nure.
  • Ai gai i ghe gà igà e gambe. (dialetto veneziano)
    • Ai galli hanno legato le zampe.
  • Andrè ndrò nTrunte e n'esciette tutte mbusse (dialetto ascolano)
    • Andrea entrò nel Tronto e ne uscì tutto bagnato
  • Bimbo un be', par'abbia i bai. (dialetto livornese)
    • Ragazzo non bere, sembra che ci siano i bachi.
  • Cossa ocori che te cori cò no ocori che te cori, cò ocori che te cori no te cori. (dialetto triestino)
    • A cosa serve che tu corra quando non serve correre, quando occorre correre non corri.
  • Al par sut al parsut.
    • Sembra asicutto il prosiutto (dialetto ferrarese)
  • Dü öi indüìi in d'u àqua d' Uòna. (dialetto bustocco)
    • Due uova indurite | sode nell'acqua dell'Olona.
  • G'ho da 'ndä in dom, 'ndum! (Dialetto piacentino)
    • Devo andare in duomo, andiamo!
  • G'ho da 'ndaà 'n dom, 'ndèm! (Dialetto cremasco)
    • Devo andare in duomo, andiamo!
  • Av si sgnà? S'av si no sgnà, sgnev. (Dialetto pavese)
    • Vi siete fatti il segno della croce? Se non ve lo siete fatto, fatevelo.
  • I gà igà i gai ai pai pai poi. (dialetto trevigiano)
    • Hanno legato i galli ai pali per i polli.
  • In pignatea picoa poca papa ghe. (dialetto veneziano)
    • Nella piccola pentola c'è poca pappa.
  • In sciû meu neu gh'e noe nai neue. (dialetto genovese)
    • Sul molo nuovo ci sono nove navi nuove.
  • Li gai li g'ha ligà li gambi. (dialetto cremonese)
    • I galli hanno legate le gambe.
  • Me, 'l dis, só, 'l dis, che, 'l dis, vó, 'l dis, sì,'l dis, bù,'l dis, de sunà,'l dis, el viulì,'l dis. Chi,'l dis, me,'l dis? sé,'l dis, vó,'l dis! (dialetto bresciano)
    • Io, dice, so, dice, che, dice, voi, dice, siete capace, dice, di suonare, dice, il violino, dice. Chi, dice, io, dico? Sì, dice, voi, dice!
  • 'Ndo di' d'anda'? A la messa al dom? (dialetto anconetano)
    • Dove dite di andare? Alla messa al duomo?
  • Pa'n pompê. (dialetto genovese)
    • Sembra un pompiere.
  • Pizzu pizzu babbarizzu lu zitiellu intà lu liettu che si mangia lu cumpiettu, lu cumpiettu è dicuratu niesci tu bruttu cacatu. (dialetto calabrese)
  • Rapi 'u stipu e pigghia 'u spicchiu, posa 'u spicchiu e chiuri u stipu. (siciliano)
    • Apri lo stipo e prendi lo spicchio, posa lo spicchio e chiudi lo stipo.
  • Ce n'amma scè', sciàmene; ce no'nge n'amma scè', no'nge ne scime scènne. (dialetto Tarantino)
  • Ce n'ima scìj sciàmene, ce n'anne ima scìj n'anne sciàme scinne. C'ìma ffaje, n'ìma scìje? (dialetto di Ostuni –BR-)
  • C'g nama sce, sciamangin; c nan g nama sce, nan g n sim scen (dialetto tranese -BAT-)
    • Se ce ne dobbiamo andare, andiamocene; se non ce ne dobbiamo andare, non ce ne andiamo.
  • Sasà si susi 'i sei. Su' i sei e sei, 'nsà si si susìu Sasà! (dialetto siciliano)
  • Sasà si susi e sei. Su i sei e sei, sa su Sasà si susiu e sei! (dialetto ennese)
    • Sasà si alza alle sei. Sono le sei e sei, chissà se Sasà si è alzato!
  • Se ndavimu u ndi ndi jamu jamunindi, se non ndavimu u ndi ndi jamu non ndi ndi jamu cchjù. (dialetto calabrese)
    • Se ce ne dobbiamo andare andiamocene, se non ce ne dobbiamo andare non andiamocene più.
  • Set sac de soc sec a i è car ac a cà. (detto bergamasco)
    • Sette sacchi di ceppi secchi sono cari anche a casa.
  • Sup'a nu palazzu ndavi nu cani pazzu, tè pazzu cani stu pezzu di pani. (dialetto calabrese)
  • T'ha d'adattà. (dialetto romano)
    • Ti devi adattare.
  • Te che te tachet i tac, tacheme i tac! Me, tacaat i to tac a te, a te che te tachet i tac? Ma tachete te i to tac, te che te tachet i tac! (dialetto cremonese)
  • Te ti tott ont int un tacc. (dialetto bolognese)
    • Sei tutto sporco in un tacco.
  • Ti che te taca tac, tàcheme i tac! Tàchete ti i to tac, che te taca tac anca ti! (dialetto Bellunese)
    • Tu che attacchi tacchi, attaccami i tacchi! Attaccati tu i tuoi tacchi, che attacchi tacchi anche tu!
  • Tì che te tacchet i tacc, taccum a mì i me! Mì taccat i tacc a tì? Taccheti tì i tò tacc, tì che te tacchet i tacc! (dialetto milanese)
    • Tu che attacchi i tacchi, attacca a me i miei tacchi! Io attaccare i tacchi a te? Attaccateli tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi!
    • Variante: Tì che te tacchet i tacc, taccom i tacc a mì che tacchi i tacc! Mì taccat i tacc a tì che te tacchet i tacc? Taccheti tì i tò tac'!!
      • Tu che attacchi i tacchi, attacca i tacchi a me che attacco i tacchi! Io attaccare i tacchi a te che attacchi i tacchi? Attaccateli tu i tuoi tacchi!
  • Ti che te tachi i tac! Tachi mi tac? Mi tachi tachi a ti! Tacate ti tu tac, ti che te tachi tac!
  • Ti che te tachi i tachi, tàcame i tachi. Mi no che no te taco i tachi, tàchete ti i to tachi! (dialetto Trevigiano)
  • Ti che te tachi i tachi, ti me tachi me tachi? Mi tacarte i tachi a ti? Tachite ti i to tachi che mi me taco i me tachi. (dialetto Veneziano)
    • Tu che attacchi i tacchi, attacca i miei tacchi. Io no che non ti attacco i tacchi, attaccati i tuoi tacchi!
  • Te che ta tachet i tac, tachem a me i me tac. Chi, me, tacàt i to tac a te? Tachet te i to tac, te che ta tachet i tac. (dialetto Bresciano)
    • Tu che attacchi i tacchi, attaccami i miei tacchi. Chi, io, attaccarti i tuoi tacchi? Attaccati tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi.
    • Ti che te tachi i tachi, tacheme i tachi a mi. Mi? Tacarte i to tachi? Tachete ti i to tachi, ti che te tachi i tachi. (dialetto trentino)
  • Toi ti intant, tot en tè ti intant? (dialetto trentino)
    • Hey tu intanto prendi un tè intanto?
  • Tri gros, tri gat, tri gros gat gris. (dialetto piacentino)
    • Tre grossi, tre gatti, tre grossi gatti grigi.
  • Na fhannu fhara fhora 'a fhîra du fharu 'i Fhirrara. (dialetto calabrese)
    • Ce la fanno fare fuori la fiera del faro di Ferrara.
  • Aju u vaju u viju duv'aju u vaju u jocu. (dialetto calabrese)
    • Devo andare a vedere dove devo andare a giocare.
  • Jandu e benendu cuttùni cugghiendu, ìa e benìa cuttùni cugghìa. (dialetto reggino)
    • Andando e tornando si raccoglie cotone, andando e tornando ho raccolto cotone.
  • Turù, tira u tiratura! (dialetto catanzarese)
    • Salvatore, tira (apri) il cassetto!
  • Japri u'stipu e pigghia o'spicchiu, posa u'spicchiu e chiùri u'stipu. (dialetto reggino)
    • Apri la credenza e prendi lo spicchio, posa lo spicchio e chiudi la credenza.
  • Un pazzo disse a una pazza: "che pazzo a buttare la pizza sul pozzo che puzza".
  • Sopra nu palazzo, cera nu cane pazzo, te pazzo cane, stu pezzo di pane.
  • O lu masthru l'imbrocculimbricculitadori, cantu vo' pa imbrocculimbricculittammi una brocchitta? Sette e mezzu. Sette e mezzu? Pa sette e mezzu non ti l'imbrocculimbricculiteggiu eu chi pari fattu da lu masthru l'imbrocculimbricculitadori? (dialetto sassarese)
  • Ciapa stò spago impegolamelo, dopo che te me lo ghe impegolà despegolamelo. (dialetto veronese-vicentino)
    • Prendi questo spago riempimelo di pece, dopo che lo hai riempito di pece toglimi il pece.
  • Ordine e contraordine du signuri e patri Pissiu, di non purtari i cani in ghiesa, picchi pisciunu, ripisciunu e contrapisciunu e i mura scaffitisciunu. (dialetto siciliano)
  • U servu servi, si servi u servu. (dialetto siciliano)
  • S'ha a dì' dd'andà'? Tu m'ha a ddì' 'n do'! (dialetto toscano)
    • Si ha a dire di andare? Tu mi hai a dire dove!
  • S'i corna fussru frashc a Cariat' ci fussa nnu voshc. (dialetto calabrese di Cirò)
  • Oh tinto, te ttu hai ritinto il tetto, ma un te ne intendi di tetti ritinti. (dialetto toscano)
  • Un piatto di foglioni cotti in un piatto di cotti foglioni.
  • Un'è mia mia, è dell'amia dell'amia mia! (dialetto pisano)
    • Non è mica mia, è dell'amica della mia amica!
  • O Juà, oa ea o ua hoi? (dialetto gallurese)
    • O Giovanni, uova acqua o uva vuoi?
  • O uoi o uouo? (dialetto ciociaro)
    • Lo vuoi l'uovo?
  • Ha det Gigin de gì giù 'ndua è git giù lu' (dialetto perugino)
    • Ha detto Gigino di andare giù dove è andato giù lui
  • Co coron fon fin fun (dialetto bellunese) – Quando corriamo facciamo perfino fumo
  • S'a Eller'èn dit'd'andà a Eller'èn d'andà
    • Se a Ellera (frazione di Corciano) abbiamo detto di andare, a Ellera dobbiamo andare (dialetto perugino)
  • Ta te te frega sì 'n'frego te frega la frega? Ta me 'n'me frega sì 'n'frego me frega la frega, che sì 'n'frego me frega la frega i' frego la frega a 'n'frego che 'n'je frega sì 'n'frego je frega la frega! Ta te che te frega?!
    • A te importa se un ragazzo ti ruba la ragazza? a me non importa se un ragazzo mi ruba la ragazza, perché se un ragazzo mi ruba la ragazza io rubo la ragazza ad un ragazzo al quale non importa se un ragazzo gli ruba la ragazza! A te che importa?! (dialetto perugino)
    • Titina pettinami tu. (ripetere più volte)
    • Sullo specchio del pacchio c'è un picchio che mi sta sulla capocchia.

Abruzzesi[modifica]

  • Dai che ti ridai la cipolla diventerà aglio! | anonimo di Gessopalena | daje e daje la cipoll divent ajie!.
  • Sì, accetto quello che succede, ma non posso condividere tutto! | anonimo | Scine ca'scine! Ma ca'scine 'nddutte..

Napoletani[modifica]

  • Dinto a nu palazzo nce stanno tre cape 'e cane pazze, capo 'e cane pazzo uno, capo 'e cane pazzo doje e capo 'e cane pazzo tre.
  • A ccuoppo cupo poco pepe capa.
In un cartoccio stretto poco pepe entra. – È inutile dare spiegazioni a una persona di mente limitata.
  • 'A messa int' 'a fossa 'a fossa int' 'a messa, 'a messa int' 'a fossa 'a fossa int' 'a messa.
  • Ngopp'a nu muro cuglienno mellune, jenno venenno mellune cuglienno.
  • Jenno venenno mellune cuglienno, addenucchiune cuglienno mellune.
  • Pe 'a via 'e Pavia pavo io.
Per la via di Pavia pago io.
  • Scarparo famme nu pare 'e scarpe sdellate sdellingule tagliate, se nu' mme faje nu paro 'e scarpe sdellate sdellingule tagliate, te rompo 'a sdellangatrice, 'a sdellingulatrice e 'a tagliatrice!

Calabresi[modifica]

  • Accendi accendi tre ceppi di quercia, tre ceppi di quercia accendi accendi | | Attizza attizza tri tizzuni i cerza, tri tizzuni i cerza attizza attizza | | idd' c'ha dittu ca, ma nui ciamu ditu cu,
  • C'issi u' surici a la nuci dammi tempu ca ti perciu.
  • Nci dissi la carcarazza a li sò carcaraziopuli, pecchì no ccantati e carcaraziopulati comu cantava e carcaraziopulava ieu quand'era carcaraziopula comu a vvui?
  • Aprr ù stip e pij u pip. Chjur ù stip e stip ù pip.
Apri lo stipetto (Armadietto) e prendi il pepe. Chiudi lo stipetto e stipa (Metti via) il pepe.

zu ce, ce za cenzina? no, za cenzina un ce. vabbò cià zu ce. (cirotana)

taccu curt e pur curt tacc. (cirota)

Liguri[modifica]

Genovesi[modifica]

  • A-o meu neuo gh'é neue nae neue: a ciù neua de neue nae neue a n'eu anâ.
Al molo nuovo ci sono nove navi nuove: la più nuova delle nove navi nuove non vuole andare.

Spezzini[modifica]

  • Ma te a te chini chi o te chini ciù 'n là!?
Ma tu scendi qui o scendi più in là!?

Tabarkino[modifica]

  • So, tiu sé se a sò a l'è assè pe saò a sasissa?
Sorella, sai mica se il sale è assai per salare la salsiccia? (sciogliglingua Carlofortino; lo scioglilingua è in Genovese antico, comunemente noto come "tabarkino" nel paese di Carloforte)

Lombardi[modifica]

Comaschi[modifica]

  • Lassù in cima ai monti dei Moncecchi | C'erano sette ciocchi secchi | Saranno stati proprio secchi quei setti ciocchi lassù in cima ai monti dei Moncecchi?
Là sü 'n scima ai munt di Muncecch | gh'era là sett sciücch secch. | Sarai staa propi secch cü sett sciücch là sü 'n scima ai munt di Muncecch?.

Bergamaschi[modifica]

  • Tu che attacchi i tacchi, attaccami i tacchi. Cosa? Io che attacco i tacchi a te, atteccateli te i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi. | | Te che ta techet i tacc, techem i tacc, cos'è? Me, ta teche i tacc a te, che ta techet i tacc, techetei te i tò tacc, te che ta techet i tacc.
  • Guarda quella vacca là che va in quella casa là. | | Ada chela aca là che la a 'n chela ca là.

Se fost'l'adia a moa a moa alaala ma pota ma o ma des ele ta roto i coion..

Milanesi[modifica]

  • Tu che attacchi tacchi, attaccami i tacchi! | Io che attacco tacchi, dovrei attaccare i tacchi a te che (come me) attacchi tacchi? | Attaccati tu i tuoi tacchi!
Ti che te tachet i tac, tacum i tac! | Mi che tachi i tac, go de tacàtt a ti che te tachet i tac i to tac? | Tàchesi ti to tac!.
  • Per capire, capisco; è quando orino che non capisco che sto orinando.
Capìs capisi; | l'è quand ca pìs ca non capìs ca pisi.

Cremaschi[modifica]

  • Guarda quella vacca là che va in quella casa là | | Ara ca la aca là ca la à an cala cà là.

Piemontesi[modifica]

Biellesi[modifica]

chi ca lè cul là ca là catà culla cà là ... cula cà lì o culla cà là ??

se vole gni, gni se vole nen gnì, gni ni, nen da dì che gni e gni ni

si ouri ougni ougni, si ourì gni ougni ougni gni, gni di da ougni e pe gni ougni(parlata biellese-piemontese)

Tortonesi[modifica]

  • Chi culè culà cumprà quela ca cu le culone bianche?
  • Mi tac i me tac ti che tatachi i tac? Mitacati i tac a ti tacati ti i to tac ti che tatachi i tac.

Pugliesi[modifica]

  • Fuci fucendu buttuni cuiendu, fuci fuciuni cuiendu buttuni

Baresi[modifica]

  • Se dobbiamo andare, andiamo! Ma se non dobbiamo andare, non andiamocene!
Ce 'nge namascì sciamaninn', ce non 'nge namascì non ge ne sim' scenn'!.
C' c' n' ma scì, sc'manginn, c' nen g' n' ma scì, neng n' sc'm scìnn! (variante nel dialetto di Barletta).
C' n' ma sc', sc'mannènn, c' nan' ma sc', nang n' sm scènn! (variante nel dialetto di Andria).

Salentini[modifica]

  • In tre ceste strette ci sono tre pezzi di pane duro.
Intra tre ciste stritte nci stannu tre stuezzi te pane tuestu.
  • Corri e correndo bottoni raccogliendo, corri e correndo raccogliendo bottoni.
Fuci fucendu buttuni cugghiendu, fuci fuciuni cugghiennu buttuni.
  • Legno corto è pure corto legno.
Taccaru curtu ete puru curtu taccaru.
  • Andando e venendo meloni cogliendo.
Scennu e binennu miluni cujennu.
  • Andando e venendo meloni cogliendo, andavo e venivo, meloni coglievo.
Scennu e bineddu milunni cujennu, scia e binia, miluni cuja.
  • Dentro il pozzo buio c'entra poco pepe.
Intra u puzzu cupu picca pipe cape.
  • Il re di Milazzo andò a Lecce per il sedano, il re di Lecce disse: ma a milazzo non c'é sedano. Se a Milazzo c'era il sedano che venivo a Lecce per il sedano.
Lu re di Milazzu sciu a Lecci pi l'acciu, lu re di Lecci dissi: ma a Milazzu non ci ne acciu. Ci a Milazzu stava l'acciu ce vinia a Lecci pi l'acciu.
  • La mula del papa piscia sulla lastra di pietra liscia, e caca nel pozzo profondo.
La mula di lu papa a cupa conca piscia, a cupa conca caca.
  • Sabato santo | si corre si corre | tutte le donne piangono | tutte le donne piangono | con tutto il cuore | sabato santo | gallina con le uova.
Sabbatu santu | fucennu fucennu | tutte le fimmine | scianu chiangennu | scianu chiangennu | cu tuttu lu core | sabbatu santu | cuddure cu l'oe.

Brindisini[modifica]

  • Andasti a Lecce e ti arrabbiasti.
Scisti a Lecci e ti stizzasti.

Sardi[modifica]

  • Vicino ad Ozieri c'è un corallaro che fa collane. Se farà una collana per me pagherò per il lavoro.
In su de Otieri b'hada unu coradderi coraddende. Si mi coradda sa collana mia l'app'a pagare sa coradderia..

Siciliani[modifica]

  • Entrate zia Teresa, intrecciatemi la treccia, intrecciatemi la treccia zia Teresa.
Trasiti za Tresa, 'ntrizzatimi a trizza, 'ntrizzatimi a trizza za Tresa.
Questo scioglilingua fa molto effetto considerando la pronuncia della T dentale tipica del siciliano, molto simile alla T dentale dell'inglese.
  • Raccogliendo cotone in ginocchio, quando ero con te, ho raccolto cotone.
A ginucchiuni cugghiennu cuttuni, essennu cu tia, cuttuni cugghìa.
  • Sasà è solito alzarsi alle sei, sono le sei e sei, chissà se si è alzato Sasà? Sì, si è alzato Sasà, si è alzato alle sei.
Sasà si sole susiri i sei, su i sei e sei, sa se si susìu Sasà? Se, si susiu Sasà, si susiu i sei.
  • Sotto il letto della zia Mattia ho raccolto del cotone in ginocchio; andando e venendo raccogliendo cotone.
Sutt' o lettu da za mattia a ginucchiuni cuttuni cujia; annannu e venennu cuttuni cujennu.
  • Apro l'armadietto e prendo lo spicchio, poso lo spicchio e chiudo l'armadietto.
Apru u stipu e pijiu u spicchiu, posu u spicchiu e ghiudu u stipu.
  • La gallina si fa il gallo e fa i pulcini.
A sciocca se fè o gaddetto e fè i priginetti.
  • Dentro il palazzo c'è un cane pazzo, tò pazzo cane questo pezzo di pane.
Intra 'n palazzu c'è 'n cani pazzu, tè pazzu cani stu pezzu di pani.

Toscani[modifica]

  • Ohi Tito, tu hai ridipinto il tetto, ma tu non ti intendi tanto di tetti ridipinti.
O Tito, tu t'ha' ritinto i' tetto, ma tu 'un t'intendi tanto di tetti ritinti.
  • Non è mica la mia amica, è l'amica della mia amica.
'un è miha la mi' 'miha, è l'amiha della mi 'miha.

Umbri[modifica]

  • Se abbiamo detto di andare ad Ellera, ad Ellera dovremo andarci un giorno.
Si a Ellera s'ha di' d'anda', a Ellera s'ha da 'nda' 'n dì.

Perugini[modifica]

  • Abbiamo detto di andare ad Ellera e ad Ellera dovremo andare.
A Ellera en dit d'andà e a Ellera en da andà.
  • Andiamo giù che è andato giù lui.
Gim giù ch'è git giù lù.

Veneti[modifica]

  • Rivo co rivo, ma co rivo rivo
  • Cossa ocori che ti cori, co n'ocori che ti cori. (citato in Stefanacci 1982)
  • I gà łigà i gài ai pài pèi pòi.
Hanno legato i galli ai pali per i polli.
  • I gà łigà i gài copài coi pài pa' i pài ai pài pèi pòi.
Hanno legato i galli morti assieme ai tacchini per le zampe ai pali per i polli.
  • Ti che te tàchi i tachi, tàcame i me tachi. Mi che te taco i tachi a ti? tachatei tì i to tachi, ti che te tachi i tachi.
Tu che attacchi i tacchi, attaccami i mei tacchi. Io che ti attacchi i tacchi? Attaccateli tu i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi.
  • Te ritiritu ti?
Tu ti ritiri?
  • Co' coron fon fin fum.
Quando corriamo facciamo persino fumo.

Note[modifica]

  1. Questo scioglilingua è attestato già da Americo Scarlatti nella raccolta Amenità letterarie del 1915, quindi anteriore come origine a tale data. Tratto da: Giampaolo Dossena, Il dado e l'alfabeto, Zanichelli 2004

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