Serge Golon

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Serge Golon (1903 – 1972), scrittore francese.

Il cuore degli animali selvaggi[modifica]

Incipit[modifica]

Il mio mestiere m'ha condotto, da oltre venticinque anni, sulle piste degli animali selvaggi. Non sono però né un cacciatore di professione, né uno zoologo. Non sono neppure – lo confesso – un amico degli animali, felice di circondarsi di gatti e altri compagni a quattro zampe. Ma, ingegnere geologo, incaricato di missioni in Africa, ho quasi sempre vissuto nella giungla e la vita della giungla rimane ancora dominata da quella delle bestie.
Il motivo di tale influsso è semplice e crudele: la bestia è l'alimento necessario all'esistenza degli uomini. In quelle regioni prive di doni naturali, dalle misere coltivazioni, dell'Africa Centrale, una sola parola indica l'animale e la carne: «Niama!...»

Citazioni[modifica]

  • Avevo salvato la mangusta, che mi guardava con i suoi occhi dorati, accoccolata contro di me. […]
    Pigolava e chiocciava stranamente «kvitt-kvitt». […]
    Alla tappa della sera, le diedi da mangiare alcune uova.
    Le rompeva standosene seduta sul deretano, in maniera buffa, sollevando un uovo fra le zampe davanti e spezzandone la punta contro una pietra. Poi, rovesciando la testa, beveva a garganella.
    Mi lanciava, intanto, un'occhiatina d'intelligenza golosa, piena di civetteria.
    Quella mimica indignava profondamente il boy e il vecchio cuoco.
    «Lia Nzoka (la mangusta) fa stessa maniera che signora bianca,» dicevano.
    Lia Nzoka si dondolava infatti sul sedere e poi gettava intorno sguardi circolari e trionfanti. (p. 59)
  • Erbivoro tranquillo, il bufalo è terribile solo perché la voracità degli uomini e dei grossi felini ne ha fatto una selvaggina ricercata. La sua forza e l'uso delle corna, più aguzze di pugnali, gli consentono a volte di lottare ad armi uguali con le belve e di vendicarsi crudelmente degli uomini. Ma il suo carattere risente di quei perpetui attacchi immeritati. Il bufalo ha l'indole taciturna e ansiosa di una razza perseguitata. (p. 125)
  • I bufali si radunano all'ombra fresca e tuttavia luminosa delle gallerie formate dagli alberi; i leoni e le pantere li imitano. (p. 187)
  • Vidi un giorno un vecchio maschio di antilope tagba che, appollaiato su un termitaio, mostrava un'improvvisa attenzione, con il collo teso verso un punto sospetto della savana. Vidi infatti le erbe ondeggiare tradendo il passaggio di diversi leoni.
    L'antilope, con mio grande stupore, invece di dare l'allarme, si rimise a pascolare tranquillamente.
    I leoni si avvicinavano. A un tratto mi videro. Si fermarono, quindi, voltandosi, se ne andarono al piccolo trotto così com'erano venuti: avevano il ventre pieno da scoppiare e non pensavano affatto ad attaccar lite né con me, né con le antilopi. E queste lo sapevano. Non avevano fatto neppure un movimento di paura. (p. 188)
  • Per conoscere le diverse regole del regno animale basta leggere le tracce scritte sulla terra d'Africa. Bisogna anche comprendere il linguaggio delle differenti sentinelle specializzate: il barbagianni nella foresta, o l'uccello indicatore del bufalo nella savana. È questo un uccello bianco, pieno di compunzione, comunemente chiamato bufaga. (p. 189)

Bibliografia[modifica]

  • Serge Golon, Il cuore degli animali selvaggi, traduzione di Roberto Ortolani, A. Garzanti, Milano, 1961.

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