Silvia Avallone

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Silvia Avallone

Silvia Avallone (1984 – vivente), scrittrice e poetessa italiana.

Citazioni su Silvia Avallone[modifica]

  • Acciaio di Silvia Avallone, secondo classificato al recente Premio Strega, è un libro brutto. [...] Avallone usa un italiano talmente piatto da sconfinare nello sciatto, un grado zerissimo della scrittura pensato per non disturbare nessuno. Non c'è un solo guizzo letterario che possa provocare un brivido lessicale. Le frasi scorrono insapori come cibo d’ospedale. [...] La scrittura di Avallone e quella di tanti best-seller è resa volutamente sciapa sin dall’inizio proprio in previsione di una traduzione, nella vana speranza di creare successi internazionali. Il problema è ancora un volta quello: noi dobbiamo subire i libri anglosassoni pieni di Tesco, Wallmart, Channel 4 e crumbles, fingendo di capire cosa sono. Però nei nostri non possiamo usare Esselunga, pastiera o Tele Sassuolo altrimenti l’editor ti dice: «È troppo italiano. Anzi, è proprio italiota!» (Tommaso Labranca)

Marina Bellezza[modifica]

  • La sua era una generazione tagliata fuori da tutto, nel posto sbagliato al momento sbagliato. E allora tanto valeva ritirarsi sul confine. Tornare indietro, disobbedire.
  • I sentimenti non conoscono evoluzioni. Non assomigliano alle rocce calcaree corrose e plasmate dalle intemperie, né ai tessuti vivi dei corpi che si sviluppano fino a una certa soglia e poi cominciano a invecchiare. Non hanno gradazioni, né misure. Siamo noi che cerchiamo di raccontarli, e cerchiamo di comprimerli dentro una storia. Ma i sentimenti non hanno storia.
  • L'intelligenza è una cosa, pensava, la bellezza un'altra. E non importa quanto sia effimera e di breve durata, infida e immeritata. Anzi, proprio perché lo è – qualcosa che appartiene solo alla natura, allo stato primitivo dei sensi e del potere – è capace di un'attrazione che i pensieri e le parole non avranno mai.
  • Già, domani: la parola più fragile e ingannevole dell'intero dizionario italiano.
  • Si osservarono in silenzio, accorgendosi di quanto fossero cambiati i volti di entrambi. Andrea le sembrò più duro, inselvatichito, stanco. E Marina sembrò a lui, per la prima volta, non più bella. Solo la pallida copia della ragazza di cui si era innamorato una vita fa, alla sagra di Camandona, mentre ballavano una mazurca nella pista allestita sotto quel capannone, con i vecchi che giravano lenti e le luci che si affievolivano intorno, quando erano solo due adolescenti di Andorno Micca.

Incipit di Acciaio[modifica]

Nel cerchio sfocato della lente la figura si muoveva appena, senza testa.
Uno spicchio di pelle zoomata in controluce.
Quel corpo da un anno all'altro era cambiato, piano, sotto i vestiti. E adesso nel binocolo, nell'estate, esplodeva.
L'occhio da lontano brucava i particolari: il laccio del costume, del pezzo di sotto, un filamento di alghe sul fianco. I muscoli tesi sopra il ginocchio, la curva del polpaccio, la caviglia sporca di sabbia. L'occhio ingrandiva e arrossiva a forza di scavare nella lente.

Incipit di Marina Bellezza[modifica]

Un chiarore diffuso risplendeva da qualche parte in mezzo ai boschi, a una decina di chilometri dalla strada provinciale 100 stretta tra due colossali montagne nere.
Era l'unico segnale che una forma di vita abitava ancora quella valle, sul confine nudo e dimenticato della provincia.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]