Simone Martini

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Simone Martini, Madonna della Misericordia (1308)

Simone Martini, indicato talvolta come Simone Senese (1284 circa – 1344), pittore e miniatore italiano.

Citazioni su Simone Martini[modifica]

  • Alla Corte di Avignone[1], Simone Martini fu molto onorato, e, a quanto sembra, generosamente retribuito: perché egli poté con i guadagni fatti comprarsi case e terreni nella sua nativa Siena, ove sperò sempre far ritorno e passare la sua vecchiaia.
    Ma egli non doveva più rivedere la sua dolce patria, perché morì ad Avignone nel Luglio 1344, in ancora verde età. (Evelyn Franceschi Marini)
  • La Pittura italiana [durante la prima metà del Trecento], per opera specialmente di Simone Martini e dei suoi seguaci, penetrò in Francia, rivelandovi un realismo ben diverso dalle eleganti stilizzazioni gotiche proprie ai pittori e ai miniatori locali. (Pietro Toesca)
  • Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre Simone Martini, sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (Gaetano Milanesi)
  • Simone Martini fu uno dei più grandi maestri della scuola Senese trecentista.
    Il suo genio insieme soave e forte sarebbe certo bastato ad immortalarlo, se il suo nome non fosse anche stato eternato dal Petrarca in due suoi sonetti.
    Il sommo Poeta aveva, difatti, debito di gratitudine verso il pittore, perché gli aveva dipinto il ritratto di Madonna Laura, la dama dei suoi pensieri, e scrivendo ad un amico ne disse: «Ho conosciuto due pittori d'ingegno ed eccellenti, Giotto di Firenze, la cui fama tra i moderni è grande, e Simone da Siena». (Evelyn Franceschi Marini)

Note[modifica]

  1. La sede del papato, dal 1309 al 1377, fu spostata da Roma ad Avignone.

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