Sohravardi

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Sohravardi

Shihāb al-Dīn Yaḥyā Sohravardī (1155 – 1191), filosofo e mistico persiano.

  • Improvvisamente mi trovai avvolto dalla dolcezza; ci fu un lampo accecante, poi una luce diafana dalle forme umane. Osservai attentamente, ed eccolo là... Venne verso di me, salutandomi con tale gentilezza che il mio stupore svanì, e il mio timore lasciò il posto a un senso di familiarità. Poi cominciai a lamentarmi di questo problema che avevo con la teoria della conoscenza.
    «Risvegliati», mi disse, «e il tuo problema troverà una soluzione».[1]
  • Per colui che scruta le cose nascoste è di grande importanza professare fermamente la verità del messaggio dei profeti, e saper che le parabole dei profeti si riferiscono alle verità gnostiche, come è detto nel Corano (XXIX 49) e nel Vangelo di Matteo (XIII 13 e 35). Così dunque la rivelazione letterale è affidata ai profeti, mentre l'ermeneutica spirituale e l'interpretazione esplicativa sono affidate alla Suprema Epifania, quella del Paracleto, tutto Luce e tutto Spirito, come ha annunciato Gesù, quando disse: 'Io vado dal Padre mio e vostro, affinché vi mandi il Paracleto, che vi rivelerà il senso spirituale'. E disse ancora: 'Il Paracleto che il Padre invierà in mio nome vi insegnerà tutte le cose'.[2]

Note[modifica]

  1. Da Hiqmat al-Ishraq; citato in Karen Armstrong, Storia di Dio: 4000 anni di religioni monoteiste, traduzione di Aldo Mosca, CDE, Milano, 1997, p. 249.
  2. Da Trattati: Il Libro dei Templi della Luce, Kitâb Hayâkyl ålNûr, vol. II, 3; citato in Gabriele Mandel, La via al sufismo, Bompiani, Milano, 2016, p. 182. ISBN 978-88-452-1275-8

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