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Stefano Carrai

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Stefano Carrai (1955 – vivente), filologo, critico letterario e poeta italiano.

Introduzione ad Angelo Poliziano, Stanze – Fabula di Orfeo[modifica]

  • Il 29 gennaio 1475 dodici giostranti scensero in campo sulla piazza di Santa Croce per disputarsi il primo onore, anche se l'esito appariva verosimilmente scontato. Sei anni prima analoga occasione si era presentata al Magnifico, la cui vittoria al torneo aveva contribuito al consolidamento di quel prestigio personale che, morto Piero il Gottoso, gli aveva facilitato la successione di fatto nella guida dello stato. Toccava stavolta all'aitante fratello minore, Giuliano, rendersi degno del potere davanti agli occhi di tutti, e il ragazzo, non ancora ventiduenne, non tradì le aspettative sbaragliando ogni avversario. (p. 5)
  • Se il trionfo di Lorenzo era stato cantato dal poeta più alla moda nella Firenze degli anni Sessanta, vale a dire Luigi Pulci, ad assumersi il compito di celebrare sullo stesso metro dell'ottava rima l'impresa di Giuliano era ora l'astro nascente dell'umanesimo toscano, quell'«homericus adulescens», entrato di recente in casa del Magnifico, che dal borgo natio [Mons Politianus, Montepulciano] avrebbe tratto il nome di Poliziano. (p. 5)
  • Il poemetto ch'egli [Poliziano] condusse avanti per centosettantuno stanze però non giunse mai al termine. Già la prematura scomparsa della bella dama, Simonetta Cattaneo Vespucci in nome e ad onore della quale il vincitore aveva combattuto dovette fargli nascere qualche dubbio circa l'opportunità di proseguire nella stesura. La tragica fine di Giuliano stesso, trucidato dai pugnali dei congiurati nell'aprile del '78, lo convinse una volta per tutte a lasciare quell'abbozzo nel cassetto, almeno finché un oscuro ammiratore, Alessandro Sarti, non venne a riscattarlo dall'oblio facendolo stampare a Bologna – insieme con lOrfeo e con due liriche in volgare – appena un mese prima della morte dell'ormai insigne filologo. (p. 5)
  • La corretta interpretazione dell'incipit delle Stanze consente insomma una sorta di recupero del programma del Poliziano, il quale si proponeva evidentemente di non allontanarsi dalla tradizione e di far posto a sua volta, giunto che fosse a parlare della giornata del torneo, alla descrizione del solenne corteo («le gloriose pompe»), cui avrebbe dovuto seguire la narrazione dei «fieri ludi». (p. 6)
  • L'autorevole spiegazione polizianèa della compresenza dlle tre figure nello stendardo faceva leva sul sublimarsi della passione di Iulio [Giuliano de' Medici] per Simonetta: «soggiogata alla teda legittima» [...], ossia regolarmente maritata ad un membro dell'entourage mediceo qual era Marco Vespucci. (p. 9)
  • In virtù di questo spazio creativo, appunto, nello spazio di soli «dua giorni», era nato uno dei prototipi del melodramma: il cui prestigio avrebbe contribuito nei secoli successivi – mutati gli esiti della trama in un più compiacente lieto fine – al favore goduto dal soggetto di Orfeo ed Euridice nel teatro musicale italiano, fino ai fasti europei del libretto di Calzabigi per l'azione teatrale musicata da Gluck. (p. 17)

Bibliografia[modifica]

  • Introduzione ad Angelo Poliziano, Stanze – Fabula di Orfeo, Mursia, Milano, 1988. ISBN 9788842505754

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