Sylvia Plath

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Sylvia Plath

Sylvia Plath (1932 – 1963), poetessa e scrittrice statunitense.

Citazioni di Sylvia Plath[modifica]

  • Morire | è un'arte, come ogni altra cosa. | Io lo faccio in un modo eccezionale. | Io lo faccio che sembra come inferno. | Io lo faccio che sembra reale. | Ammetterete che ho la vocazione. (da Lady Lazarus, Ariel, in Poesie, pp. 15-17)
  • Non si fa carriera a avventurarsi | lancia in resta contro il drago, | lui stesso rinsecchito in questi ultimi tempi | per mancanza d'azione a uno spessore di foglia: | la storia ha battuto l'azzardo. (da Tempi normali, Il colosso, in Poesie, p. 239)
  • Ogni donna ama un fascista.
Every woman adores a Fascist. (da Daddy)

La campana di vetro[modifica]

Incipit[modifica]

Fu un’estate strana, soffocante, l’estate in cui i Rosenberg[1] morirono sulla sedia elettrica, e io ero a New York e mi sentivo come un'anima persa. Io le condanne a morte non le reggo. L'idea della sedia elettrica, poi, mi fa star male fisicamente, e i giornali non parlavano d'altro: titoloni che mi guardavano fisso a ogni angolo di strada e all'imboccatura di ogni stazione della metropolitana con quell'odore di noccioline stantie. Non che mi riguardasse, ma non potevo fare a meno di domandarmi che effetto faceva, essere bruciati vivi lungo tutti i nervi.

Citazioni[modifica]

  • [...] se nevrotico vuol dire desiderare contemporaneamente due cose che si escludono a vicenda, allora io sono nevrotica all'ennesima potenza. (p. 92)
  • [...] dovunque mi fossi trovata, sul ponte di una nave o in un caffè di Parigi o a Bangkok, sarei stata sotto la stessa campana di vetro, a respirare la mia aria mefitica. (p. 167)
  • [...] gli avevo detto che credevo nell'inferno, e che certe persone, io per esempio, erano condannate a vivere all'inferno durante la vita, per compensare il fatto di non andarci dopo morte, visto che non credevano nell'aldilà, e che dopo la morte a ciascuno succede quello in cui aveva creduto. (p. 180)

Citazioni su Sylvia Plath[modifica]

  • Sylvia Plath! Interessante poetessa il cui suicidio fu erroneamente giudicato romantico dalla rassegna di Pesca e Caccia! (Io e Annie)

Note[modifica]

  1. Julius ed Ethel Rosenberg, condannati per spionaggio alla sedia elettrica, vengono giustiziati il 19 giugno 1953.

Bibliografia[modifica]

  • Sylvia Plath, La campana di vetro, traduzione di Adriana Bottini e Anna Ravano, Mondadori, 2017. ISBN 88-520-8165-8
  • Sylvia Plath, Poesie, traduzioni di Giovanni Giudici e Anna Ravano[nota 1], prefazione di Elisabetta Rasi, RCS Quotidiani, Milano, 2004.

Note alla bibliografia[modifica]

  1. Le poesie tradotte da Anna Ravano sono alle pagine 3, 27, 31, 35, 41, 71, 101, 113, 127, 131, 137, 143, 149, 159, 167, 173, 179. Tutte le altre sono state tradotte da Giovanni Giudici.

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Opere[modifica]

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