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Tania Di Mario

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Tania Di Mario (1979 – vivente), dirigente sportiva ed ex pallanuotista italiana.

Citazioni di Tania Di Mario

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Citazioni in ordine temporale.

  • Ho sempre pensato che la cultura fosse importante per me come persona a prescindere dall'essere un'atleta. Non sarò mai la Tania senza la pallanuoto, mi diventa difficile pensare a me stessa senza la pallanuoto perché fa troppo parte di me. Nello stesso tempo ho sempre avuto voglia di studiare, per me è importante conoscere e lo studio è stato fondamentale per diventare quella che sono. Continuo a ribadirlo a tutte le ragazze della squadra perché credo che ti faccia essere anche un'atleta migliore. In acqua non ci vogliono solo muscoli e tecnica ma anche testa. Credo che la mentalità che ho acquisito mi abbia insegnato molto nella vita e quello che provo a dire anche alle mie compagne di squadra è che prima o poi questo bellissimo momento della loro vita potrebbe finire. È giusto avere anche altri obiettivi e sogni da realizzare oltre la pallanuoto, che sia studiare o altro, perché non è detto che per tutte si riesca a costruire una carriera duratura. Prima o poi inizia un secondo step e bisogna trovarsi pronte perché abbiamo la fortuna di fare una cosa bellissima ma non dobbiamo accontentarci di essere state solo delle pallanuotiste nella vita.[1]
  • La prima cosa che penso quando mi dicono che ho vinto tantissimo e mi chiedono perché sia successo, qual è il segreto, io dico che è servita tanta voglia, tanto impegno ma sicuramente anche tanta fortuna. Mi rendo conto veramente di essere stata tanto fortunata. Non mi nascondo dietro la bravura, le scelte giuste, il merito personale: mi rendo perfettamente conto che per arrivare lassù più in alto di tutti la fortuna serve e anche tantissimo. Ovviamente la devi aiutare, c'è bisogno del talento però è una componente essenziale. È importante incontrare la squadra giusta, le persone giuste, trovarsi nel momento giusto.[1]
  • A terra sono scarsa, in acqua sto meglio.[2]
  • [...] da presidente a volte ho una sensazione di impotenza, di non poter fare nulla per aiutare le ragazze durante partite fondamentali come quelle decisive. Non è la prima finale che vivo da presidente, ma per me è sempre stato così. La mia esperienza è più grande da giocatrice che da dirigente, quindi significa che devo ancora abituarmi del tutto a questa dimensione.[3]
  • La pallanuoto mi ha regalato un'altra famiglia che è quella delle mie compagne di squadra del passato e del mio attuale club, io le chiamo "le mie sorelle". Probabilmente non sarei diventata la persona che sono adesso se non avessi giocato a pallanuoto. Mi ha dato la voglia di non arrendermi mai anche nella vita [...]. A un genitore direi queste cose, è uno sport che ti migliora sia fisicamente che mentalmente.[3]

Intervista di Aurora Puccio, Auroracoaching.it, 15 gennaio 2017.

  • Una caratteristica che mi piace molto vedere nelle atlete è il saper prendere l'iniziativa giusta o sbagliata che sia. Non per forza perché una cosa te la dico io deve esser fatta in quel modo. Io posso dare gli strumenti e poi l'atleta deve poterli adattare a se stessa. Come nello studio, non tutti lo fanno allo stesso modo e non è che il professore ti può dare un metodo. Sei tu che poi trovi la soluzione migliore per te. Questo è quello che manca in questo momento in questa generazione. Arrivo faccio il compito e la cosa finisce lì. Mi piacerebbe che anche in alcuni momenti fuori della piscina, prendessero consapevolezza di quello che stanno facendo. Per farlo ci devi pensare anche fuori dalla piscina. Va bene l'approccio mentale al divertimento. Ad alti livelli ci vuole però una preparazione che non può cominciare e finire in piscina.
  • [«Da cosa partiresti per costruire un gruppo [...]?»] Non posso pretendere che tutte diventino amiche perché non lo eravamo neanche noi dello storico Setterosa. Siamo state sorelle che è una cosa diversa. Però vorrei che capissero che fare uno sport di squadra presuppone che tutte siano importanti, mettendole in condizione di dare il massimo senza provare invidia se qualcuna è meglio di te. Ognuna contribuisce personalmente per conseguire un obiettivo comune non individuale. Noi del Setterosa Oro ad Atene, avevamo questa cosa qui. Avevamo un sogno.
  • Tutti abbiamo paura di fallire. Io ce l'ho ancora adesso. Penso che sia insito nella natura umana. Però ciò non mi impedisce di mettermi in gioco. Io faccio quello che posso, dando il mio massimo sempre. Poi vediamo che succede. Sapere di non aver raggiunto il risultato perché io non ho dato il mio meglio, allora questo sì che è un fallimento.

Intervista di Filippo Sicali, Mfsport.net, 3 maggio 2020.

  • Ricordo ancora quel 1997 in cui avevo fatto la preparazione per l'europeo di Siviglia. All'ultimo giorno ci hanno messe tutte sedute per la selezione di chi doveva andare. [Il commissario tecnico] Formiconi disse: "Tu e tu a casa". Una di quelle due ero io. Fu una delusione incredibile. L'Italia quell'anno vinse l'oro mettendomi addosso la sensazione che mi fossi persa un'unica, grande, occasione. "Ora hanno vinto. Arrivo io e sicuramente non vinciamo più niente, sicuro". Due anni dopo, invece, abbiamo rivinto l'europeo disputato a Prato, in Italia. E quella volta io ero lì. Quella medaglia d'oro al collo è stata una sensazione unica. L'emozione della prima volta è qualcosa di incredibile, fantastica, irripetibile. Felicità allo stato puro.
  • Il sogno più grande era arrivare alle Olimpiadi. Il 2000 fu il primo anno in cui venne inserita la pallanuoto femminile come disciplina olimpica. E anche quello della grande delusione: la mancata qualificazione. Da quel momento è iniziata per tutto il Setterosa la rincorsa al grande sogno. Di Olimpiadi, alla fine, ne ho fatte quattro. Ma la prima, quella di Atene del 2004, è stata la più pazzesca. Quando sono arrivata ho pensato: "Mamma mia, che cos'è questa cosa?". Io le avevo sempre viste in televisione ma non potevo immaginare che fosse così. Cammini e ti ritrovi Nadal, giri l'angolo e vedi la squadra dell'NBA. È tutto sport, non c'è un attimo in cui puoi pensare ad un'altra cosa. E tutto va con quel ritmo. Impregna talmente l'aria che pensi di vivere in un altro mondo. Quello in cui avrei voluto passare tutti i giorni della mia vita. Due settimane di paradiso. Ed in paradiso ci siamo arrivate vincendo la finale con la Grecia, la squadra di casa. La medaglia d'oro al collo, la nomina di miglior giocatrice del torneo. Una favola.
  • [...] per avere una lunga carriera sono necessari anche grandi sacrifici nella vita. Soprattutto per noi donne. Penso sempre che sarebbe stato bellissimo avere un figlio mentre giocavo, che mi potesse ricordare da atleta. Ma avere una gravidanza avrebbe significato un cambiamento del fisico e non era detto che si potesse tornare a giocare ad alti livelli. E poi perché le donne sono sempre state meno considerate. Lo sport fondamentalmente è maschio, la pallanuoto è maschio, c'è prima il campionato maschile e poi quello femminile. Ed è sempre stato così. Io sono stata fra quelle che hanno lottando per parificare i premi fra uomini e donne con la federazione. Dove i presidenti ci dicevano che i nostri premi erano minori perché giochiamo con una palla più piccola.

Note

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  1. a b Dall'intervista di Valeria Cardarano, Tania Di Mario: "A Rio per una medaglia, poi vorrei diventare mamma", Sportface.it, 30 giugno 2016.
  2. Dall'intervista di Chiara Pizzimenti, Rio 2016: Tania di Mario, i libri, il futuro e l'ultima olimpiade, Vanityfair.it, 10 agosto 2016.
  3. a b Dall'intervista di Antonio D'Avanzo, 10 domande a Tania Di Mario, il mito della pallanuoto femminile italiana, Pinksociety.it, 15 giugno 2021.

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