Thomas de Quincey

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Thomas de Quincey

Thomas de Quincey (1785 – 1859), scrittore e giornalista inglese.

Citazioni di Thomas de Quincey[modifica]

Citato in Pietro Citati, Apologia di un Giuda, la Repubblica, 29 luglio 1994
  • Nei sogni, forse per un notturno segreto del notturno dormiente, che s'illumina ad un tratto nell'oscurità e subito scompare alla memoria appena il sogno è finito, ogni figlio della nostra razza misteriosa consuma per conto proprio il tradimento del peccato originale.
  • Per un grande erudito si intende non uno che si basa semplicemente su un'infinita memoria, ma anche su un'infinita ed elettrica capacità combinatoria; raccogliendo dai quattro venti, come l'angelo della resurrezione, ciò che altrimenti sarebbe stato solo polvere delle ossa dei morti, in unità di vita palpitante.
  • Rimanere nascosto nella folla è sublime; passare di generazione in generazione, ignorato dalla moltitudine, è doppiamente sublime.

Confessioni di un mangiatore d'oppio[modifica]

Incipit[modifica]

Spesso mi è stato chiesto come, e attraverso quali serie di passi, divenni consumatore d'oppio.[1]

Citazioni[modifica]

  • In molti passi della vita, una coscienza è un ingombro più costoso di una moglie o di una carrozza [...].
  • [...] il gran potere e le grandi ricchezze rendono l'uomo vergognosamente pauroso di morire; e sono convinto che molti dei più intrepidi avventurieri i quali, essendo per fortuna poveri, hanno a loro disposizione tutto il loro coraggio naturale, se proprio al momento di entrare in azione ricevessero la notizia di un'eredità inaspettata, diciamo di una rendita di 50.000 sterline all'anno, sentirebbero aumentare considerevolmente la loro antipatia per le pallottole, e diventerebbe altrettanto difficile per loro il mantenersi sereni e padroni di sé.
  • [...] i più degli uomini sono alterati dalla sobrietà [...].
  • [...] meno si capisce una lingua, e più si è sensibili alla melodia o all'asprezza dei suoi suoni [...].
  • O giusto, misterioso e potente oppio che ai cuori dei poveri e dei ricchi, senza differenza, per le ferite insanabili e per le pene «che tentano lo spirito alla rivolta», porti un balsamo di pace! Oppio eloquente, che con la tua stringente retorica blandisci i propositi dell'ira: e al colpevole restituisci per una notte le speranze della gioventù, purificando le sue mani insanguinate; e all'orgoglioso un breve oblio «dei torti non riparati e degli insulti invendicati»; che chiami al tribunale dei sogni, per il trionfo dell'innocenza che soffre, le tue false testimonianze; e confondi gli spergiuri; e rovesci le sentenze dei cattivi giudici; tu susciti dal grembo delle tenebre, con le fantastiche immagini del cervello, templi e città che superano l'arte di Fidia e di Prassitele, superano gli splendori di Ecatompile e di Babilonia: e «dall'anarchia di un sonno pieno di sogni» chiami alla luce del sole i volti di beltà da gran tempo sepolte e le dilette sembianze dei familiari, purificate dal «disonore della tomba». Tu solo dai questi doni all'uomo, e tu hai le chiavi del Paradiso, o giusto, misterioso e potente oppio!
  • [...] per la mente non esiste la possibilità di una cosa come il dimenticare: mille avvenimenti possono frapporre un velo, e in realtà lo frappongono, tra la nostra consapevolezza presente e le segrete iscrizioni della mente; avvenimenti dello stesso genere possono anche strappare il velo; ma velata o no, l'iscrizione rimane per sempre: proprio come le stelle sembrano sparire davanti alla consueta luce d'ogni giorno, mentre in realtà tutti sappiamo che è la luce che le nasconde come un velo, ed esse aspettano d'essere svelate quando sparisca la luce che le eclissa.
  • [...] una promessa lega in ragione inversa del numero delle persone a cui è fatta: ed è per questo che vediamo tanta gente rompere senza scrupolo promesse fatte a un’intera nazione, quando poi quella stessa gente mantiene religiosamente i suoi impegni privati: e mancar di promessa verso il più forte è abbastanza rischioso.

Il postale inglese[modifica]

Incipit[modifica]

Roberto Barbolini[modifica]

Vent'anni o poco più, prima che io mi iscrivessi ad Oxford, Mr. Palmer, all'epoca deputato di Bath, aveva realizzato due cose molto difficili da ottenere sul nostro piccolo pianeta, la Terra, per quanto possano esser tenute in poco conto dagli eccentrici abitanti delle comete: aveva infatti inventato le diligenze postali e si era sposato con la figlia di un duca. Egli, perciò, come grand'uomo, valeva almeno il doppio di Galileo, giacché questi ha certamente inventato (o scoperto, il che è la stessa cosa) i satelliti di Giove, fra tutte le cose esistenti di sicuro le più simili alle diligenze postali per ciò che riguarda le due pretese capitali di velocità e puntualità, ma, d'altro canto, non gli riuscì di sposare la figlia d'un duca.

Fruttero & Lucentini[modifica]

Venti e più anni prima che io entrassi a Oxford, Mr. Palmer, allora membro del Parlamento per la circoscrizione di Bath, compì due imprese una più difficile dell'altra: inventò le diligenze e sposò la figlia di un duca[2][3].

Citazioni[modifica]

  • Ogni gioia [...] anche la più rapinosa – questa è la triste legge della terra – può recare con sé dolore, o paura di soffrire. (p. 42)

L'assassinio come una delle belle arti[modifica]

Incipit[modifica]

Il lettore avrà forse sentito parlare di una «Società per l'Incremento del Vizio», di un «Club Fuoco dell'Inferno» fondato nel secolo scorso da Sir Francis Dashwood, eccetera. Fu poi a Brighton, credo, che nacque una «Società per la Soppressione della Virtù», ben presto soppressa a sua volta. Ma oggi a Londra, mi spiace dirlo, ne esiste una di carattere anche più atroce, i cui membri si definiscono conoscitori dell'assassinio, ma che ben si potrebbe chiamare di incoraggiamento all'assassinio stesso.[2]

Citazioni[modifica]

  • [...] come potrebbe esserci pietà alcuna davanti a una tigre distrutta da un'altra tigre?
  • Gli assassini, come le statue, i quadri, gli oratorii, i cammei, gli intagli, e altro ancora, hanno le loro piccole differenze.
  • Si può essere in collera con un uomo perché parla troppo, o troppo pubblicamente (per quello che è troppo, lo nego: nessuno saprebbe mai coltivare i suoi gusti troppo altamente); ma bisogna in ogni caso permettergli di pensare.
  • [...] se un uomo si lascia andare una volta a un assassinio, presto comincerà a non farsi grande scrupolo di rubare, e dal rubare arriverà a bere, a non rispettare il giorno festivo, e di qui all'inciviltà e alla negligenza.

Incipit di alcune opere[modifica]

I delitti della Ratcliffe Highway[modifica]

Innanzitutto qualche parola sulla scena dei delitti. La Ratcliffe Highway traversa uno dei quartieri più caotici e pericolosi della Londra portuale, nell'East End. A quei tempi poi, e cioè nel 1812, non esisteva in città altra polizia che la Detective Police di Bow Street: ammirevole certo nell'assolvimento dei suoi particolari compiti, ma del tutto inadeguata alle necessità della capitale.[2][4]

Suspiria de profundis[modifica]

Nel 1821 come collaborazione ad un periodico e nel 1822 come volume a sé, comparvero le Confessioni di un oppiomane. Scopo di quell'opera era di rivelare parte della grandiosità che è potenzialmente insita nei sogni umani. Per quanto possano essere coloro in cui questa facoltà di sognare in modo splendido esiste allo stato latente, non ve ne sono forse molti in cui essa è sviluppata. Chi parla di buoi, sognerà probabilmente buoi; e le condizioni della vita umana che aggiogano una così grande maggioranza a una quotidiana esperienza incompatibile con molta elevatezza di pensiero, spesse volte neutralizzano il tono di grandiosità nella facoltà riproduttiva del sogno anche per coloro le cui menti sono popolate di immagini solenni.[5]

Citazioni su Thomas De Quincey[modifica]

  • De Quincey, in certe notti di minuzioso terrore, si immerse nel cuore di labirinti, ma non coniò la sua impressione di unutterable and self-repeatig infiniteis (inesprimibili e ripetentisi infinitudini) in favole paragonabili a quelle di Franz Kafka. (Jorge Luis Borges)

Note[modifica]

  1. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937
  2. a b c Citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993.
  3. De Quincey paragona curiosamente l'invenzione della diligenza inglese alla scoperta dei satelliti di Giove da parte di Galileo. Conviene ricordare che Pascal, da parte sua, inventò nel 1661 gli omnibus a cavalli di Parigi.
  4. Questo vertiginoso resoconto di un fatto di cronaca fu scritto da De Quincey quindici anni dopo L'assassinio come una delle belle arti e pubblicato come «poscritto» al medesimo.
  5. Thomas de Quincey, Suspiria, traduzione di Renata Barocas, Garzanti, 2018.

Bibliografia[modifica]

  • Thomas de Quincey, Confessioni di un oppiomane, traduzione di Filippo Donini, Garzanti, Milano, 1979.
  • Thomas de Quincey, Il postale inglese, traduzione di Roberto Barbolini, Cappelli editore, Bologna, 1994.
  • Thomas de Quincey, L'assassinio come una delle belle arti, traduzione di Massimo Bontempelli, Istituto editoriale italiano, Milano, 1916.

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