Torri di Bologna

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Torri della Garisenda (a sinistra) e degli Asinelli

Citazioni sulle torri di Bologna.

  • Allo spessirsi delle torri, al meraviglioso gruppo delle duecento moli scure di mattoni s'aggiungeva la grande torre campanaria di San Pietro, innalzata da Alberto, inzigniero del Comune e del Capitolo in puro stile romanico: ai suoi piedi il vescovo Enrico della Fratta elevò la sua sede episcopale ornandola di un altissimo portico a colonne tonde ed archi circolari. (Guido Zucchini (storico))
  • C'è per poco a Bologna una bella piazza di più: una piazza con quattro torri. Due le conosce tutto il mondo: la Garisenda e quella degli Asinelli. Le altre due, pare che fino a cinque o sei anni fa non le conoscesse più nessuno, nemmeno per sentito dire: la torre degli Artenisi e la torre dei Riccadonna. Sono venute fuori, rosse e rozze, dalle demolizioni del centro di Bologna tra via Mazzini e via Capreria, ma potenti e imponenti sebbene i loro venticinque metri d'altezza sieno una statura da casa borghese in confronto ai quarantasette metri della Garisenda e ai novantotto della Asinelli regina del cielo. E si sposano così bene, nella stessa piazza, a quelle due, col colore e con le linee, e rivelano súbito con tanto pittoresca evidenza al passante più distratto, l'aspetto della fiera Bologna di sette od otto secoli fa, tutta torri, che si rimane estatici a guardarle, il cuore in sogno. (Ugo Ojetti)
  • Verso il 1199 Bologna vide elevarsi contemporaneamente le due torri più singolari e più famose: snella e vibrante, come una spada appuntata verso il cielo, quella costruita dagli Asinelli e lanciata nell'alto per più di novantasette metri sopra una base quadrata di circa otto metri di lato; larga poco meno, poggiata ugualmente su un basamento rivestito di bozze di selenite, ma inclinata verso oriente ed incompiuta per avvenuto cedimento del terreno, quella dei Garisendi, che nella nuova gara di emulazione signorile dovettero arrestare la costruzione del simbolo di loro forza. (Guido Zucchini (storico))

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