Ugo Ojetti

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Ugo Ojetti

Ugo Ojetti (1871 – 1946), scrittore, critico d'arte e giornalista italiano.

  • L'architettura è nata per essere fondamento, guida, giustificazione e controllo, ideale e pratico, d'ogni altra arte figurativa.[1]
  • L'Italia è un Paese di contemporanei senza antenati né posteri perché senza memoria di se stesso.[2]

Cose viste[modifica]

  • [A proposito di Benito Mussolini] Labbra diritte, mandibole prominenti, mento quadrato, è il suo volto fisso, volontario, diciamo classico. (v. I)
  • Se a taluno degli assidui più melomani si chiede quale è stato l'evento più straordinario tra tante bellezze, è probabile che risponda essere stata la stecca d'un tenore meritamente celebre all'ultimo atto d'un'opera non tutta degna, ormai, d'essere celeberrima.
  • Si è sempre i meridionali di qualcuno. (In casa del Petrarca)
  • Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, questa asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica. Quando, come s'usa nei nostri tempi scamiciati, ne vedo due o tre in fila sul finir d'un periodo, che sembrano gli stecchi sul didietro di un'oca spennata, chiudo il libro perché lo sento bugiardo. Adesso v'è anche chi te l'accoppia con l'interrogativo, che par di veder Arlecchino appoggiato a Pulcinella. Tanto odio questa romantica lacrimuccia nera quando la vedo sgocciolare sulla povera candida pagina, che in essa mi immagino di scoprire or la causa or l'effetto, certo il chiaro simbolo di tutti i mali delle nostre lettere, arti e costumi. E se potessi far leggi, bandirei il punto esclamativo dalla calligrafia, dalle tipografie, dalle macchine da scrivere, dall'alfabeto Morse, con la speranza che a non vederlo più gli italiani se ne dimenticassero anche nel parlare e nel pensare, e pian piano espellessero dal loro sangue questo microbo aguzzo il quale dove arriva fa imputridire i cervelli e la ragione e rimbambisce gli adulti, accieca i veggenti, instupidisce i savi, indiavola i santi... Il punto esclamativo è il servo scemo dell'interiezione.

Garibaldi piange[modifica]

  • Un sottufficiale di marina m'apre il cancello. Sono nel cortile della casa di Giuseppe Garibaldi.
    Si sa, questo luogo sembra di conoscerlo a mente. La prima volta lo vidi che ero bambino, in una stampa dell'Emporio Pittoresco: il pino a due tronchi, e ai suoi piedi il sedile, e di fronte il fico; la casetta nana con due finestre e una porta, la prima casa che egli costruì a Caprera; e acanto, l'altra appena più alta, di legno.
  • Sul masso di granito che chiuse la salma in nero: «Garibaldi». Ecco, mi torna all memoria che in quella stampa di quando ero bambino si vedeva presso la sua casa lui stesso in piedi, di faccia, appoggiato alle sue grucce.
  • Garibaldi s'è rifugiato, s'è riposato qui; ma ha vissuto altrove, là dove ha agito, là dove c'erano uomini contro lui o dietro a lui, da villa Pamphily a Bezzecca, dove:
    s'udivano | passi in cadenza ed i sospiri | de' petti eroici nella notte.[3]

[Ugo Ojetti, Le cose viste; citato in Storia illustrata, anno II, n. 1, gennaio 1958, Arnoldo Mondadori Editore]

Sessanta[modifica]

  • Uno dei vantaggi del piacere sul dolore è che al piacere puoi dire basta, al dolore non puoi. (II)
  • Grassa pigrizia quella per cui si chiama Dio tutto ciò che non si riesce a spiegare. Dio sarebbe la somma della nostra ignoranza? (VI)
  • La noia è un'invenzione degl'infingardi. (VII)
  • Sì, la coscienza è uno specchio. Almeno stesse fermo. Più lo fissi, invece, e più trema. (VIII)
  • Una puntura di zanzara, prude meno, quando sei riuscito a schiacciare la zanzara. (IX)
  • Vedi di non chiamare intelligenti solo quelli che la pensano come te. (X)
  • Dubitare di sé stesso è il primo segno dell'intelligenza. (XVI)
  • La giovinezza non sta nel mutare idee e passioni ogni giorno, ma nel provare ogni giorno le proprie idee e passioni contro la realtà, per vedere se tagliano. (XVIII)
  • Chi descrive il proprio dolore, anche se piange è sul punto di consolarsi. (XIX)
  • La felicità è un modo di vedere. (XXI)
  • Se vuoi offendere un avversario, lodalo a gran voce per le qualità che gli mancano. (XXXIII)
  • Credi nella bellezza e nel suo fascino eterno, in questa vita e forse nell'altra. (XXXV)
  • Molte anime nobili amano il prossimo loro soltanto quando è miserabile, ammalato, agonizzante; quando insomma sono sicure della loro superiorità. (XXXVI)
  • Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro da te. (XXXIX)
  • Essere un mediocre non è una pena. La pena è accorgersene. Ma è un mediocre chi s'avvede d'esserlo? (XLII)
  • Una donna, in ogni consiglio che dà, anche senza volerlo mette un poco del proprio vantaggio. Segui pure il consiglio, ma prima misura quel vantaggio. (LX)
  • Il disprezzo del passato o è ignoranza o è paura. (LXVI)
  • L'uomo che afferma "Io posso quel che voglio" è un impotente. (LXXIII)
  • La fede è d'oro, l'entusiasmo è d'argento, il fanatismo è di piombo. (LXXVII)
  • Il giornalista è il solo scrittore che, quando prende la penna, non spera nell'immortalità. (XCVI)
  • Amare al buio, dormire al sole, mangiare in silenzio: tre sciocchezze. (CII)
  • L'amore in questo assomiglia a Dio: per raggiungerlo bisogna crederci. (CIX)
  • Dì bene del tuo nemico soltanto se sei certo che glielo andranno a ripetere. (CXI)
  • La solidarietà è la forza dei deboli. La solitudine è la debolezza dei forti. (CXIII)
  • Dai libri che leggi, posso giudicare della tua professione, cultura, curiosità, libertà. Dai libri che rileggi, conosco la tua età, la tua indole, quello che hai sofferto, quello che speri. (CXIX)
  • La donna innamorata non perdona le offese che le ha fatto il suo uomo, le dimentica. L'uomo innamorato non dimentica le offese fattegli dalla sua donna, le perdona. (CXLIII)
  • A odiare perdi tempo e salute. A disprezzare guadagni l'uno e l'altro. (CLVIII)
  • Se vuoi assaporare la virtù, pecca qualche volta. (CLXXI)
  • L'ignoranza è la palpebra dell'anima. La cali, e puoi dormire e anche sognare. (CXCVI)
  • Forse l'esperienza giova a questo o a quell'uomo. All'umanità non giova a niente. (CCXLII)
  • Fammi un favore, e siimene grato. (CCXCI)
  • Il male è che la generosità può anche essere un buon affare. (CCLXXVI)
  • II rimpianto è il passatempo degl'incapaci. (CCLXXIX)
  • L'astuto è un uomo intelligente che ha paura d'essere un imbecille. (CCCXXVIII)
  • Un amico t'ha rubata l'amante? Gli perdonerai. Tu hai rubato l'amante a un tuo amico? Non gli perdonerai mai. (CCCL)[4]
  • Il genio senza ingegno è una barca senza remi.
  • Niente assomiglia tanto a una donna onesta quanto una donna disonesta della quale tu ignori le colpe.
  • Quando la donna che t'ama, ti loda, non t'insuperbire: loda sé stessa.
  • Quando la tua donna sarà sicura di farti felice soltanto col suo amore, sii sicuro che per te comincia l'infelicità.

Note[modifica]

  1. Da L'architettura (Commenti), in Dedalo, 6.1925/26, p. 412.
  2. Citato in Indro Montanelli, Il caro indimenticabile Virgilio Lilli, Corriere della Sera, 2 dicembre 2000.
  3. Giosuè Carducci, A Giuseppe Garibaldi, in Odi barbare, vv. 5-7.
  4. Secondo quanto riportato in Sessanta, questa citazione non è stata scritta da Ojetti, ma da lui ritrovata su alcuni fogli dal titolo Consigli a me stesso se per prodigio tornassi giovane fra le pagine di una copia del 1548 delle Prose di Agnolo Firenzuola, appartenuta a un suo zio.

Bibliografia[modifica]

  • Ugo Ojetti, Sessanta, Milano, Mondadori, 1937.
  • Ugo Ojetti, Cose viste, Milano, Treves, 1923-29.

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