Tullio Avoledo

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Tullio Avoledo

Tullio Avoledo (1957 – vivente), scrittore italiano.

  • Io credo che la civiltà sia una patina molto sottile, come la doratura di un orologio da poco, che poi con l'acqua o semplicemente col tempo o alla prima grattata contro un muro va via e lascia vedere cosa c'è sotto: il grigio e il freddo dell'acciaio. (da Mare di Bering, Sironi)
Intervista di Grazia Casagrande, Tullio Avoledo: un caso letterario, una conferma, LibriAlice, 20 novembre 2003
  • Credo che, adattando l'adagio di Feuerbach, se è vero che "l'uomo è ciò che mangia", lo scrittore è ciò che legge.
  • Gli incontri con i lettori sono l'esperienza più bella che mi sia capitata [...]. Mi piace, il contatto diretto. Anche se più che del mio libro amo parlare di altre cose, magari di un articolo che ho letto sul giornale o di una cosa che mi è capitata poco prima per strada. Diciamo che vedo nei miei libri un aggancio per poter parlare con altre persone di altre cose. Se poi vogliono parlare di quello che scrivo, okay, non mi tiro indietro.
  • Io ogni tanto faccio un esercizio mentale: provo a leggere un quotidiano fingendo di essere un uomo degli anni '50. Leggo di bambini clonati, cambi di sesso, miliardari russi, grattacieli buttati giù con gli aerei, sette orientali che fanno attentati col gas nervino... Visto così è un mondo pazzesco, no?
  • La ricchezza in realtà c'è sempre stata. Solo che era nelle mani di pochi. E le differenze sociali erano tali che i ceti dominanti non avevano in realtà alcun vero contatto con gli "inferiori". O viceversa. C'era la città borghese e più o meno colta, e poi c'era la campagna povera e analfabeta.
  • Sarei curioso di sapere come il mondo letterario giudica me. Mi sento un po' come quando guardi i pesci nell'acquario e dopo un po' ti accorgi che anche loro guardano te. L'acquario della letteratura italiana lo conosco poco. Immagino di essermi mosso piuttosto goffamente in un mondo di cui ignoro le regole, il bon ton e i rapporti di forza.
  • Scrivo in modo istintivo. Sono più un passero che costruisce il nido con materiali diversi, presi qui e là, che un cuculo che si insedia in un nido già pronto.
  • Se elementi di giallo o di fantascientifico entrano nella mia narrazione lo fanno per conto loro, senza che io possa controllare la cosa. Non sono materiali che scelgo. Sono mattoni che volano nel mio cantiere senza che riesca a capire da dove vengono.
  • Secondo i miei amici sono "un pessimista che ci prova". Il fatto è che ho due figli piccoli, e non posso proprio permettermi di essere pessimista. Né per me né per loro.

L'elenco telefonico di Atlantide[modifica]

Incipit[modifica]

Il condominio Nobile è diviso in tre parti: scala A, scala B e il lungo tunnel delle cantine che unisce le due metà simmetriche: quella che si affaccia sul trafficato viale Montessori e quella relativamente più tranquilla che guarda verso il collegio Rosmini. La forma dello stabile ricorda una U con braccia molto corte, o un punto per cucitrice da ufficio.
Il condominio, come la luna, ha un lato perennemente in ombra e l'altro costantemente esposto al sole. Sul retro l'edificio è chiuso dal muro grigio del collegio e non gode di luce diretta nemmeno nel giorno più lungo dell'anno. In Giappone gli appartamenti sul retro avrebbero diritto a un'indennità, per quel muro chiazzato d'umido che li danna a non vedere mai il sole. Qui si accontentano di allungare una camera verso il lato anteriore, dove però, per contrappasso, l'irradiazione solare è a livelli teratogeni.

Citazioni[modifica]

  • – Dio ama i poveri...
    – È per questo che ne ha fatti tanti.
  • Sono atterrito dalle coincidenze, spaventato dal modo in cui le cose si legano e si concatenano tra loro, dal modo in cui eventi remoti e senza rapporto apparente s'intrecciano, generando fatti altrimenti inspiegabili.
  • [Rovedo] Aggiorna un foglio elettronico di Excel, con dati che pesca da un brogliaccio incasinato. Quando un dato non quadra (e accade spesso) lo lima delicatamente su una calcolatrice tascabile (l'equivalente bancario di una mola da orafo) e poi lo reinserisce nel meccanismo con lo sguardo soddisfatto di un orologiaio svizzero. (pag. 7)
  • Le banche non credono in Dio.
    Non fidatevi di una banca che vi dice il contrario. (pag. 51)
  • Del resto, all'ultima assemblea dei soci, il rappresentante del principale sindacato aziendale era stato il più entusiasta sostenitore delle magnifiche e progressive sorti della fusione. Dopo l'assemblea Giulio si era pubblicamente congratulato con lui per l'intervento, ma poi, in forma rigorosamente anonima, gli aveva fatto pervenire una busta con trenta monetine da cinquanta lire e un minuscolo cappio fatto con gli elastici dell'ufficio, squisito esempio di artigianato bancario. (pag. 52)
  • Il suo modo di lavorare trasmetteva una sensazione di assoluta improvvisazione e mancanza di metodo, ma di una mancanza di metodo affinata in decenni di esperienza. (pag. 276)
  • Il tasso di coños (cazzi) nella conversazione della mulatta è almeno del 15 percento. La donna li inzuppa come biscotti nello spagnolo liquido del discorso (pag. 281)
  • Tanto non basterebbe a sedare definitivamente gli animi senza l'annuncio – suggerito da Mondonico – che entro pochi giorni sarà possibile prenotare le visite anche via Internet. Un effetto sorprendente, considerato che un sondaggio sul posto rivelerebbe che solo uno su trenta dei presenti possiede un computer. (pag. 398)
  • Simboli cattolici e icone laicali si contendono le pareti delle camere e delle aree comuni con effetti sconcertanti ma anche curiosi. Per esempio, l'«area di meditazione aconfessionale», essendo aperta anche agli atei, è rigorosamente priva di qualsiasi elemento distintivo: uno stanzone grigio dall'arredamento funzionale, dove non è stata ammessa neppure la luce naturale per timore che una finestra potesse suggerire una qualsiasi idea – anche embrionale – di trascendenza.
    Il risultato finale è una stanza da esperimento di deprivazione sensoriale, dove si entra solo per sbaglio e si rimane per pura apatia.
    Un luogo terminale dello spirito. (pag. 407)
  • Giulio schiaccia il pulsante di ricerca della radio e dopo uno squittio di frequenza trova Radio Croce Santa, la sua preferita. Trasmette dal Montello, ed è specializata in musica cristiana country. Le canzoni abbinano il suono di banjo e violini a testi che parlano di Marie Maddalene che camminano nel deserto e di pensieri liberi come cavalli nel vento. (pag. 451)
  • Calzavara si stringe nel maglione. Riflette parecchio, prima di parlare.
    – È proprio questo che non mi dà pace. Capisco che uno falsifichi un quadro, o una moneta d'oro. Ma che senso ha falsificare un numero di Urania? E farlo anche sbagliato? E poi, chi ha mai visto un Urania di 500 pagine? (pag. 478)

[Tullio Avoledo, L'elenco telefonico di Atlantide Einaudi, 20032]

Lo stato dell'unione[modifica]

Incipit[modifica]

Tutti gli americani di una certa età dicono di ricordarsi dov'erano e cosa facevano quando Kennedy è stato assassinato a Dallas.
Immagino che lo stesso valga per l'11 settembre del 2001, o per il 10 ottobre del 2005.
Per conto mio, quando l'assessore regionale alla cultura Enrica Martinelli, e con lei i Celti, e con loro tutti i guai che ne seguirono, quando tutto questo mi capitò in casa un martedì sera verso la fine di aprile, io, nel mio piccolo, ricordo benissimo che la situazione era questa: Gaia e io stavamo cambiando l'acqua alla vasca del pesce rosso, mia moglie lavorava alla sua tesi al computer e la badante polacca era da qualche parte in giardino col piccolo Matteo.

Citazioni[modifica]

  • La pubblicità suggestiva cerca di influenzare il cliente con un messaggio che vinca la sua resistenza all'acquisto. Ciò su cui si fa leva con questo genere di pubblicità non è il lato informativo, ma l'immagine del prodotto. Quindi cerca di stimolare l'inconscio del cliente. E dove il bisogno non c'è, lo si crea.
  • Alla luce del giorno tutto acquista una sua apparente normalità. Da questa parte c'è la realtà, con il lavoro e la spesa e la famiglia e le rate del mutuo. Dall'altra le cose che restano, e forse è meglio che restino, misteriose.

Incipit di alcune opere[modifica]

L'anno dei dodici inverni[modifica]

La casa è grande, antica, quasi nascosta in fondo a un viale di pini ora coperti dalla neve.
Fermo davanti al cancello di ferro battuto, l'uomo guarda a lungo la casa, prima di decidersi a fare un altro passo. Sono le prime ore del pomeriggio, ma l'aria è già scura, le ombre lunghe e fredde. Due finestre sono già illuminate, a pianterreno e al primo piano.
L'uomo è stanco. È vecchio. O almeno così gli dice il suo corpo. Ha camminato dalla stazione fin lì, stando attento a non scivolare sui marciapiedi gelati, fino a quella casa quasi in fondo al paese, appena prima delle colline e dei boschi che cingono le case come hanno sempre fatto.

Le radici del cielo[modifica]

C'è un odore pungente di polvere, nella stanza in cui mi hanno detto di attendere.
Polvere e fumo grasso di candele: un tempo quelle che illuminano questi affreschi antichi di millesettecento anni sarebbero state fatte di pura cera d'api. Ora le ricaviamo come si può, da quello che ci troviamo sottomano. Paraffina, stearina. Grasso, animale e non. Nel nostro nuovo mondo non si butta via nulla. Né i corpi né le idee.

Bibliografia[modifica]

  • Tullio Avoledo, L'anno dei dodici inverni, Einaudi, 2009. ISBN 9788806200671
  • Tullio Avoledo, L'elenco telefonico di Atlantide, Sironi.
  • Tullio Avoledo, Le radici del cielo, Multiplayer Edizioni.it, 2012. ISBN 9788863551693
  • Tullio Avoledo, Lo stato dell'unione, Sironi.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]