Ultime parole da Suburra

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Ultime parole dai film.

Raccolta delle ultime parole pronunciate dai personaggi della serie televisiva Suburra - La serie e del film Suburra in punto di morte.

Citazioni[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

Suburra - La serie[modifica]

  • Ma quando viene sera | tu mi parli d'amore | e guardandomi negli occhi | mi fai sentire davvero una donna un po' porno, | pop porno, | pop porno. (Boris)
Nel primo episodio Boris, del clan degli Anacleti, cugino di Manfredi e Spadino, sta tornando a casa in auto dopo aver ricevuto da Aureliano una somma in denaro, pattuita dopo l'aggressione subita proprio per mano di quest'ultimo. Boris sta cantando la canzone Pop porno quando ad un tratto Aureliano, adirato per la mancanza di rispetto mostrata dallo zingaro, lo travolge violentemente con il suo fuoristrada. Successivamente Aureliano, sceso dall'auto, colpisce ripetutamente Boris al volto uccidendolo.
  • Pezzo de merda! (Tullio Adami)
Nel quarto episodio Gabriele viene incaricato da Samurai di uccidere Tullio Adami, padre dell'amico Aureliano. Gabriele attende Tullio, di ritorno dall'incontro con una prostituta, e prova a freddarlo con la pistola, ma, probabilmente a causa dell'inesperienza, lo manca e l'uomo scappa. Gabriele perde la pistola e Tullio prova ad approfittarne afferrando un oggetto e scagliandosi contro Gabriele per colpirlo, inveendo con queste parole e urlando. Gabriele tuttavia riesce a recuperare la pistola e a freddare l'uomo sparandogli.
  • Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen (Monsignore Theodosiou)
Nel sesto episodio Spadino e Aureliano sono andati a recuperare il monsignore Theodosiou in ritiro per costringerlo a firmare gli atti, ma questi scappa e si rinchiude nella parte alta di un campanile, affermando di voler parlare solo con Sara Monaschi. Quando Sara arriva, trova il monsignore affacciato ad una finestra e questi sembra avere tutta l'intenzione di buttarsi di sotto. Sara prova a dissuaderlo e il dialogo tra i due termina con queste parole in latino di Theodosiou. A questo punto il monsignore si butta dal campanile, nonostante le urla disperate della Monaschi, schiantandosi al suolo proprio davanti ad Aureliano, Spadino e Gabriele che intanto stavano aspettando di sotto.
  • Basta, basta. (Pappone)
Nel settimo episodio Aureliano vuole vendicarsi sul pappone che ha picchiato Isabel, la sua ragazza. Dopo essere stato picchiato duramente da Adami, il pappone invoca pietà e nel frattempo cerca di scappare a bordo di un motoscafo. Aureliano tuttavia lo fredda con una pistola prima che possa scappare.
  • Ma... senti un po'. Quanto lontano dovrei arrivà... secondo te? (Giacomo Finucci)
Nell'ottavo episodio Samurai va a trovare Finucci, costretto ai domiciliari, dopo aver saputo di pericolose rivelazioni fatte dal politico a Sara Monaschi in merito all'interessamento ai terreni di Ostia da parte della mafia. Samurai consiglia a Finucci di lasciare Roma e andare il più lontano possibile, il politico tuttavia capisce le reali intenzioni del malvivente e, voltatosi di spalle, prova con discrezione ad afferrare un coltello per difendersi. Prima che possa riuscirci, Samurai si avventa alle sue spalle e comincia a strangolarlo, fino ad ucciderlo. Dopo la morte di Finucci, Samurai inscena il suicidio del politico, simulando un'impiccagione.
  • Devi sta zitto! (Franco Marchilli)
Nell'ottavo episodio Franco Marchilli, padre di Gabriele, e alcuni suoi colleghi della polizia colgono in flagrante Spadino e Aureliano con mezzo etto di cocaina, dopo una soffiata di Gabriele. I due malviventi scappano e i poliziotti li inseguono. Spadino sembra aver seminato gli inseguitori, così decide di tornare indietro per recuperare un cappello perso durante la fuga. Franco lo sorprende alle spalle, scaraventandolo al suolo, e gli punta la pistola contro, intimandogli di starsene zitto. Aureliano, tuttavia, giunge sul posto e ammazza Franco sparandogli con la pistola, permettendo così la fuga all'amico Spadino.
  • Non sparare! (Aldo)
Nel nono episodio Aldo, del clan degli Anacleti, insieme a Manfredi ed un altro uomo si reca alla palestra di Aureliano per tendergli un agguato. Adami riesce a spegnere le luci e a sorprendere Aldo, catturandolo come ostaggio e puntandogli una pistola alla testa, in modo da proteggersi da Manfredi. Aldo rivolge quindi queste ultime parole in lingua sinti a Manfredi, ma quest'ultimo decide comunque di sparargli, in modo da poter colpire senza problemi anche Aureliano. Lo zingaro tuttavia riuscirà ad uccidere solo l'amico Aldo e, quando prova ad avvicinarsi ai due, viene ferito gravemente dalla pistola di Aureliano.
  • Lo so. Ma era l'unica cosa da fa pe me e pe te. T'ho voluto bene, Li'. Tanto. Me dispiace solo de nun avé capito che dentro sta storia ero da solo. (Quirino)
Nel nono episodio Quirino si accorda con Samurai per organizzare un agguato ad Aureliano, unico ostacolo nel prezioso affare della cessione dei terreni di Ostia degli Adami a Samurai. L'agguato degli zingari tuttavia fallisce e Livia, sorella di Aureliano e amante di Quirino, scopre tutto. Livia e Quirino hanno un ultimo dialogo durante il quale l'uomo pronuncia queste parole, poi la donna abbandona la stanza. Saranno gli uomini degli Adami a freddare Quirino con un colpo di pistola alla testa, mentre Livia, trattenendo a stento le lacrime all'esterno della struttura, sente solamente il rumore dello sparo.

Suburra (film)[modifica]

  • Se sto a bluffà, vieni a vede'. (Bacarozzo)
Uscito di galera dopo vent'anni, il criminale Bacarozzo si reca in un locale dove incontra un suo vecchio amico, il temuto criminale Samurai. I due hanno un dialogo, in cui Bacarozzo rinfaccia all'amico di essere stato abbandonato e di voler rientrare nel giro, affermando che se dovesse morire il suo avvocato avrebbe delle prove contro di lui: Samurai tuttavia afferma che il suo avvocato è da tempo sul suo libro paga, per poi andarsene dal locale sotto lo sguardo dello stupito Bacarozzo. Poco dopo, anche Bacarozzo esce dal locale, ma appena va per strada viene investito da un'auto, probabilmente inviata da Samurai.
  • Ciao Seba', ciao. (Padre di Sebastiano)
L'organizzatore di eventi Sebastiano incontra dopo tanto tempo il padre. Troppo occupato a controllare il proprio telefono e a pensare ai propri problemi, Sebastiano non si accorge minimamente delle evidenti preoccupazioni del padre, che dopo poco decide di chiudere l'incontro. Mentre i due se ne vanno per strade opposte, il padre di Sebastiano si butta improvvisamente dal Ponte Vittorio sotto gli sguardi di molte persone.
  • Mo levate dar cazzo che nun me piace che me stai davanti. (Alberto "Spadino" Anacleti)
Aureliano fa visita all'amico Spadino per redarguirlo in merito al ricatto ai danni dell'onorevole Malgradi. Spadino non sembra curarsi delle parole dell'amico e gli risponde colpo su colpo, sempre più sprezzante, poi gli da le spalle e fa per dirigersi nella sua macchina: Aureliano tuttavia lo aggredisce alle spalle e lo pugnala alla gola uccidendolo.
  • Te stai a pija er sole? (Aureliano "Numero 8" Adami)
Dopo una notte di passione con l'amata Viola, Aureliano "Numero 8" esce all'esterno del proprio rifugio, dove nel frattempo è arrivato il suo braccio destro Mirko. Avvicinatosi ad una sdraio su cui si trova un suo scagnozzo, Numero 8 lo prende in giro, ma si accorge quasi subito che l'uomo è morto: l'istante successivo, Aureliano viene colpito da numerosi colpi di pistola da Samurai, che lo finisce con un colpo alla testa mentre un suo scagnozzo taglia la gola a Mirko, sotto lo sguardo disperato di Viola.
  • Ma che cazzo fai? (Manfredi Anacleti)
Grazie a Sebastiano, ricattato da tempo, il boss zingaro Manfredi Anacleti riesce ad entrare nella speculazione edilizia organizzata da Malgradi e i suoi uomini. Convinto di aver ripagato il proprio debito, Sebastiano dice addio al boss, ma questi lo schernisce: Sebastiano allora lo attacca in un raptus d'ira, ma viene picchiato e buttato fuori dalla villa degli zingari. Quella sera, Manfredi esce di casa senza scorta, ma viene tramortito e picchiato da Sebastiano, che lo trascina poi nella gabbia del suo stesso dobermann, facendolo sbranare.
  • Sì, a te. (Samurai)
Uscito dalla casa dell'anziana madre, Samurai è costretto ad alzare le mani, trovandosi davanti Viola, armata di pistola. Condotto nel cortile esterno della palazzina, Samurai prova ad usare la propria parlantina e la propria influenza per scampare alla situazione,arrivando addirittura ad avanzarle una proposta: Viola tuttavia lo ignora e lo crivella di colpi, lasciandolo morente sotto la pioggia incessante.