Umberto Cassuto

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Umberto Cassuto

Umberto Cassuto (1883 – 1951), rabbino, storico ed ebraista italiano.

Storia della letteratura ebraica postbiblica[modifica]

  • Il più antico probabilmente fra i deuterocanonici è l'Ecclesiastico, scritto da Gesù ben Sirà intorno al 200 avanti l'E.V., ossia poco prima della persecuzione di Antioco Epifane. Dell'originale ebraico di questo libro, perdutosi nel medioevo, una serie di fortunati ritrovamenti, fra il 1896 e il 1931, ci ha restituito i due terzi circa. Similmente al libro canonico dei Proverbi, esso è costituito da una raccolta di massime e di ammaestramenti di saggezza e di morale, e appartiene a quel genere di letteratura che suole esser designato con l'epiteto di «sapienzale», in quanto rispecchia la «sapienza» tradizionale dell'antico Oriente. Ma a questa sapienza internazionale esso dà colore e calore ebraico, identificandola con la Torah; e la sua esposizione mira sostanzialmente a dimostrare la superiorità dell'ebraismo sull'ellenismo. Perciò esso; può essere considerato come uno dei primi segni della reazione all'ellenismo invadente, e come uno di quei libri che contribuirono efficacemente, anche se indirettamente, a preparare gli animi alla resistenza e alla lotta vittoriosa. (cap. I, p. 6)
  • Prima che agli altri [partiti dell'ebraismo], sarà da rivolger lo sguardo ai Farisei, rappresentanti l'indirizzo di gran lunga più importante, non solo perché fu negli ultimi duecento anni dello Stato giudaico quello che fu seguito dalla grande maggioranza del popolo, ma anche perché fu l'unico che sopravvisse alle tremende catastrofi che. segnarono la fine della compagine nazionale giudaica, identificandosi definitivamente con l'ebraismo; talché il pensiero dell'ebraismo posteriore non fu che la continuazione del pensiero farisaico, e l'attività letteraria che vedremo svolgersi nelle età successive non fu che la continuazione di quella che era stata iniziata dai Farisei. Iniziata, si noti, in un modo tutto particolare, perché i Farisei non scrissero, nel preciso senso della parola pressoché nulla: cosa che non deve meravigliarci perché è perfettamente coerente con le loro concezioni religiose. (cap. I, pp. 13-14)
  • Il farisaismo, [...], raccoglieva sotto la sua bandiera le vaste cerchie del popolo, fedeli alla Torah e alla tradizione. I dottori farisei erano i maestri della Torah scritta e in pari tempo i depositari, i cultori, e i trasmettitori di quella tradizione che intorno alla Torah e accanto alla Torah era venuta formandosi da Ezra in poi, accogliendo anche elementi più antichi, e costituendo la «Torah orale», anch'essa come quella scritta norma di pensiero e di azione per i suoi seguaci. Appunto questa distinzione fra Torah scritta e Torah orale vale a spiegarci perché i dottori farisei non scrivessero opere letterarie. La Bibbia appariva loro dover essere l'unico monumento scritto del pensiero e della religione del popolo ebraico. Accanto ad essa, l'insegnamento tradizionale doveva restare nettamente distinto, conservando il suo carattere originario d'insegnamento orale, non affidato alla scrittura. (cap. I, p. 14)
  • Lo studio della Mishnah[1] che venne facendosi nelle scuole amoraiche, in Palestina e in Babilonia, fu indicato col vocabolo talmud, che in base al suo senso etimologico di «studio» aveva poi assunto, fra l'altro, quello di esplicazione ed esposizione di testi halakhici (in Babilonia si ha anche il vocabolo equivalente aramaico gemarà). E dal designare l'attività delle scuole amoraiche il vocabolo passò a designare le opere letterarie nelle quali questa attività venne a rispecchiarsi, cioè il Talmud palestinese e il Talmud babilonese: quello redatto, come il suo nome ci indica, nelle accademie di Palestina, questo, come pure ci fa sentire il suo nome, nelle accademie di Babilonia. (cap. II, p. 32)
  • Il Talmud palestinese (Talmud Eres Isra'el, o, più comunemente se anche meno propriamente, Talmud jerushalmì, Talmud gerosolimitano) giunse più presto alla forma attuale, perché, estintosi il patriarcato verso il 425, le accademie palestinesi cessarono o ridussero di molto la loro attività. Possiamo quindi ritenere che entro il primo quarto del secolo V il Talmud palestinese avesse raggiunto press'a poco la forma in cui noi lo abbiamo. E forse fin d'allora, o poco dopo nel corso dello stesso secolo V, fu posto per iscritto. Un'opera di definitiva e particolareggiata revisione non poté però esser fatta. (cap. II, p. 34)

Note[modifica]

  1. Mishnah, o Mishnà, uno dei testi fondamentali dell'ebraismo.

Bibliografia[modifica]

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