Walter de Silva

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Walter de Silva (1951 – vivente), designer italiano.

Citazioni di Walter de Silva[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Spesso si parla solo della magia dei creativi e meno della vera realtà del car designer. La definizione di design è semplice: disegnare, dare estetica ad un prodotto riproducibile nel tempo con costi corretti e che dia benefici all'azienda. Il gioco del designer diventa dunque per lo più una dura lotta con gli immensi vincoli strutturali ed economici, riducendo all'osso quella parte di puro gioco di fantasia che tutti si immaginano.[1]
  • Il primo segnale per percepire se siamo di fronte a un buon prodotto è la reazione dello stomaco! Quando la mattina arrivi in ufficio il tuo progetto deve provocarti un sorriso spontaneo, la tua idea deve piacerti anche dopo mesi che ci lavori sopra.[1]
  • Per capirla, un'auto va accarezzata. Va lavata. Quando c'è qualcosa che non mi torna di un modello, chiudo gli occhi e lo tocco, lo sento...[2]
  • Se mi dicono che un progetto ha superato i clinic mi vengono i sudori freddi, perché ciò significa che, paragonato ai rivali di quel determinato momento, non è abbastanza innovativo.[2]
  • [Sui saloni dell'auto] Dal punto di vista dello show è giusto che ogni costruttore esponga il meglio della propria scienza e tecnologia. Lo ritengo un aspetto positivo, anche se si va oltre il ragionevole presentando magari la macchina che vola. Poi però ci guardiamo allo specchio e vediamo un'altra cosa: questa escalation di prototipi, di idee e di tante dichiarazioni appare in contrasto con una normalità che non è fatta solo di belle principesse ma di auto concrete, abbordabili, con un buon design, correttamente ergonomiche; diciamo consuete.[3]
  • Se io mi compro una hypercar, la voglio con motore a scoppio. Ho una passione indelebile per l'auto di alta performance con motore a scoppio e non ho voglia di cambiare idea, non mi interessa. Non possiamo pensare che tutti considerino l'automobile, o la moto, solo un mezzo per andare da A a B. Non è così. [«Quindi, immagina una netta separazione tra mobilità utile e mobilità per passione?»] Non dobbiamo mai dimenticare da dove veniamo, per capire dove andremo. Il muoversi rapidamente, la velocità, furono una grande conquista del secolo scorso. La democratizzazione che ha dato la mobilità, ha permesso alla gente di muoversi e vedere le cose. È un fatto culturale e in questo fatto culturale rientrano anche i matti come me, che sono appassionati del motore a scoppio, sono appassionati della macchina prestazionale, della moto prestazionale, e anche della bicicletta, purché sia prestazionale.[4]
  • Viviamo in un periodo in cui tutti rincorrono linguaggi estetici molto aggressivi, arroganti. Invece credo che l'innovazione vada ricercata nei classici, nella cultura e nella storia dell'automobile. Il cambiamento climatico ci porterà a un nuovo design che, però, non deve tradire quello che abbiamo costruito finora. Tutto quello che è decorazione, pian piano scomparirà e nelle automobili rimarrà l'essenziale.[5]
  • [«Nel 2035 tutto cambia con lo stop a benzina e diesel. Come vede il futuro?»] Intanto analogico e digitale dovranno trovare un loro equilibrio. Vedo un forte lavoro di innovazione sulla componentistica delle automobili: se andiamo verso una miniaturizzazione dei componenti, avremo maggiore libertà per disegnare sia gli spazi interni sia l'involucro esterno. Il designer avrà un grande ruolo, sicuramente, così come i nuovi brand, se sapranno imporsi con nuove proposte non solo di prodotto, ma anche di servizio. Spero, che non vuole dire vedo, che l'aggressività diminuisca e che lasci il posto a un design più consapevole, più colto, più libero.[5]

«Se mi offrissero l'Alfa, vacillerei»

Intervista di Paolo Bricco, Ilsole24ore.com, 24 settembre 2017.

  • A Torino, ero arrivato da Milano nel 1961, all'età di 10 anni, quando mio padre Emilio, architetto e disegnatore a cui si deve il fumetto di fantascienza L'Astrale, era passato dalla ButanGas alla Fiat, ufficio Stampa e Propaganda. A Milano vivevamo fra la casa nostra e la casa delle mie zie, fra via Washington e corso di Porta Romana, giocando per strada, bussando ai vicini per avere una tazza di latte e biscotti, in abitazioni che avevano le chiavi nelle toppe ma le porte aperte. Andavo in una scuola elementare montessoriana. Eravamo dei monelli. Milano era bellissima agli occhi di un bambino. Il trasferimento a Torino fu un trauma. Nella quinta elementare di corso Marconi erano tutti in divisa, vigeva un clima di ordine e di terrore, nessuno poteva portare i suoi giocattoli. Abitavamo vicino al Parco del Valentino. A me sembrava che, nelle strade tutte cardo e decumano di quella nuova città, non ci fosse nessuno. [...] Devo tutto a quella Torino, così dura e insopportabile.
  • Per me il design è disciplina e filosofia. La sintesi di questi elementi, in particolare nella progettazione di qualcosa che poi si inserirà nel mondo e nella società influendo sulla vita degli uomini, non può che essere di natura etica.
  • L'Alfa è sempre stato un fenomeno quasi inspiegabile per la sua suggestione.

Note[modifica]

  1. a b Da un intervento al master in Transportation Design del Politecnico di Milano; citato in La lezione di stile di Walter de' Silva, Motorbox.com, 15 agosto 2009.
  2. a b Dall'intervista di Roberto Iasoni, «Disegno e accarezzo le auto, l'ultima l'ho creata in aereo», Corriere.it, 26 settembre 2011.
  3. Dall'intervista di Daniele P. M. Pellegrini, Walter de Silva: "Oltre i prototipi, ecco cosa c'è nel futuro dell'auto", Repubblica.it, 2 ottobre 2017.
  4. Dall'intervista di Diego D'Andrea, Intervista a Walter De Silva: quale sarà il futuro dei motori, Corrieredellosport.it, 10 gennaio 2020.
  5. a b Dall'intervista di Francesca Cibrario, Walter De Silva: «Le auto per amicizia, le scarpe per amore. Il design è passione», Corriere.it, 13 settembre 2021.

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