Winfried Becker

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Winfried Becker (1941), storico tedesco.

Il cattolicesimo sociale in Europa[modifica]

  • I principi di eguaglianza della rivoluzione francese contenevano già i presupposti teorici dell'emancipazione del Quarto stato, non solo del Terzo. Ma veramente le speranze sociali della classe operaia, la quale anche nella Francia agraria andava emergendo per numero durante la prima metà del XIX secolo a causa della fuga dalla campagna verso i quartieri miseri delle città, non si erano realizzate nelle tre rivoluzioni del 1789, 1830 e 1848. A cominciare dal 1830 i re borghesi e l'impero di Napoleone III, a prescindere da alcune dimostrazioni di Napoleone a favore degli operai, si erano appoggiati essenzialmente sugli strati ascendenti economico-borghesi, sulle classes dirigeantes nutrite di sentimenti liberali o conservatori. Mentre la rivoluzione industriale e lo sviluppo economico progredivano, l'evoluzione politica, fin dal principio del regalismo restauratore, mostrava aspetti reazionari, e l'organizzazione indipendente dei lavoratori restò proibita fino al 1884. (1. Francia, pp. 185-186)
  • Dopo essere venuto a conoscenza nel 1871 degli scritti di Wilhelm Emmanuel von Ketteler (1811–1877), l'ufficiale Albert de Mun (1841–1914) fondò in quello stesso anno l'Oeuvre des cercles catholiques d'ouvriers che nel 1878 aveva raggiunto, nell'ambito delle associazioni operaie locali, circa 40.000 membri. De Mun propose anche un'«Associazione professionale» o «Corporazione cattolica» per gli operai. Doveva trattarsi non di un sindacato e neppure di un tribunale arbitrale, ma di un focolare di attività cristiana in cui, al posto dell'opposizione tra maître e operaio, doveva subentrare il patronage cristianamente esercitato e liberamente accettato, in cui i diritti delle due parti dovevano trovare la loro legittima soddisfazione nell'adempimento delle vicendevoli obbligazioni. (1. Francia, p. 189)
  • Dopo il 1890 ci fu una svolta. La formazione di sindacati cristiani cominciò a farsi strada. Un decisivo passo in avanti fu favorito dall'enciclica Rerum novarum di Leone XIII del 15 maggio 1891. Vincenzo Gioacchino Pecci, già come arcivescovo di Perugia, aveva preso chiaramente posizione contro lo sfruttamento degli operai. La sua enciclica divenne un evento che eccitò l'opinione pubblica. Essa si prestava a interpretazioni liberali e conservatrici come pure a letture etiche e social-etiche. Da una parte Leone XIII difese la proprietà privata e si dichiarò contro l'utopia dell'uguaglianza. Dall'altra, attribuì alla proprietà una funzione sociale, partendo dai diritti borghesi e politici dei lavoratori e dalla loro pretesa per una giusta ricompensa. (4. Italia e Santa Sede, pp. 212-213)
  • Nel secolo XIX la questione sociale fu soltanto una parte di quella vasta sfida che veniva dalla società, dalla scienza, dalla nazione e dallo stato, e davanti a cui i cattolici dovevano prendere una posizione. Essi non potevano dare risposte già fatte a tutte queste sfide; e solo cercando queste risposte, i cattolici crebbero fino a costruire quel fenomeno d'insieme che oggi definiamo cattolicesimo politico e sociale. (5. Sintesi, pp. 216-217)

Bibliografia[modifica]

  • Winfried Becker, Il cattolicesimo sociale in Europa, in AA.VV., Storia del cristianesimo 1878-2005, vol. 1, I cattolici e la questione sociale, cap. 5, pp. 185-220, supplemento a Famiglia cristiana, Periodici San Paolo, Milano, 2005.

Altri progetti[modifica]