Papa Leone XIII

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Papa Leone XIII

Leone XIII, al secolo Gioacchino Vincenzo Raffaele Luigi Pecci (1810 – 1903), papa della Chiesa cattolica.

  • Allo stesso modo una libertà di pensiero e di espressione che sia totalmente esente da vincoli in assoluto non è un bene di cui la società umana abbia ragione di rallegrarsi: è al contrario fonte e origine di molti mali. La libertà, come virtù che perfeziona l'uomo, deve applicarsi al vero e al bene; la natura del vero e del bene non può mutare ad arbitrio dell'uomo, ma rimane sempre la stessa, e non è meno immutabile dell'intima natura delle cose. (da Immortale dei)
  • Infatti tutti i libri e nella loro integrità, che la chiesa riceve come sacri e canonici, con tutte le loro parti, furono scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, ed è perciò tanto impossibile che la divina ispirazione possa contenere alcun errore, che essa, per sua natura, non solo esclude anche il minimo errore, ma lo esclude e rigetta così necessariamente, come necessariamente Dio, somma verità, non può essere nel modo più assoluto autore di alcun errore. (da Providentissimus deus)

Arcanum Divinae[modifica]

Incipit[modifica]

L'arcano consiglio della sapienza divina che il Salvatore degli uomini Gesù Cristo doveva effettuare sulla terra, mirava appunto a questo, che per Lui ed in Lui si rinnovasse prdigiosamnte il mondo, per vecchiezza intristito e quasi consunto. Il che espresse in una splendida e magnificenza sentenza l'Apostolo Paolo, quando scrisse agli Efesini: «Averci Iddio fatto noto il mistero della sua volontà... di ristorare in Cristo tutte le cose, sì quelle che sono nei cieli, sì quelle che sono in terra». Infatti, allora che Cristo Signore cominciò ad eseguire il mandato che aveagli dato il Padre, subito comunicò a tutte le cose una tal nuova forma e bellezza, dileguandone ogni squallore.

Citazioni[modifica]

  • Rammentiamo cose a tutti note, non dubbie ad alcuno: dopo che Iddio, nel sesto giorno della creazione, formò l'uomo dalla polvere della terra, e gli spirò in faccia l'alito della vita, volle dargli una compagna indivisa, che trasse per prodigio dal lato dello stesso uomo dormente. Nel che il provvedintissimo Iddio questo intese, che quella coppia di coniugi fosse il naturale principio di tutti gli uomini, dal quale cioè dovesse propagarsi l'uman genere, e per generazioni non mai interrotte, ad ogni età conservarsi. (p. 43)
  • Ora quanta cagione di mali contengano in sé stessi i divorzi, appena fa d'uopo ricordarlo. Per essi infatti si rendono mutabili i maritaggi; si sminuisce la mutua benevolenza; si dànno perniciosi eccitamenti all'infedeltà; si arreca pregiudizio al benessere e all'educazione dei figli; si porge occasione allo scioglimento delle società domestiche; si diffondono i semi delle discordie tra le diverse famiglie; è scemata ed abbassata la dignità delle donne, le quali, dopo, aver servito alla libidine degli uomini, corrono il rischio di rimanere derelitte. (p. 56)
  • E poiché per distruggere le famiglie e abbattere la potenza dei regni niente ha maggior forza che la corruzione dei costumi, è opportuno conoscere che contro la prosperità delle famiglie e delle nazioni sono funestissimi i divorzi.
  • [...] È grande la forza degli esempii, maggior quella delle passioni; per tali eccitamenti avverrà certo che la sfrenata voglia dei divorzii, serpeggiando ogni dì più largamente, invada l'animo di moltissimi, a guisa di morbo che si sparge per contagio, o come torrente che, rotti i ripari, trabocca. (p. 56)
  • Dal che si rende palese essere vanità e follia attendere la salvezza pubblica dai divorzi, i quali anzi condurranno a sicura rovina la società.
  • D'un'altra cosa si deve ancora aver cura, che cioè non si desiderano con facilità le nozze con le persone che non appartengono alla Chiesa cattolica: poiché si può appena sperare che gli animi, i quali dissentono intorno alla religione, riescano a star concordi nel resto. Anzi, che si debba rifuggire da siffatti connubii, si comprende massimamente per questo, che essi porgono occasione alla vietata comunanza e partecipazione delle cose sacre, mettono a rischio la religione del codice cattolico, e troppo spesso inducono gli animi ad assuefarsi a tenere in pari stima tutte le religioni, tolta ogni differenza tra il vero ed il falso. (p. 62)
  • Il marito è il principe della famiglia e il capo della moglie; la quale, non pertanto, dato che è carne della carne di lui ed osso delle sue ossa, deve essere soggetta ed obbediente al marito, non a guisa di ancella ma di compagna; cioè in modo tale che la soggezione che ella rende a lui non sia disgiunta dal decoro né dalla dignità.

Diuturnum[modifica]

Incipit[modifica]

Quella lunga e niquitosissima guerra mossa alla divina autorità della Chiesa ha condotto al punto a cui essa tendeva, vale a dire al comune pericolo della umana società e specialmente del civile principato, sul quale massimamente poggia la pubblica salvezza. – Il che apparisce avvenuto specialmente in questo nostro tempo. Difatti oggi le popolari cupidigie ricusano più audacemente che mai qualsiasi autorità di comando, e tanto è dovunque la licenza, tanto frequenti le sedizioni e i tumulti, che coloro i quali reggono la cosa pubblica, non solo si veggono spesso negata l'obbedienza, ma non abbastanza tutelata la stessa incolumità personale.

Citazioni[modifica]

  • [...] non può né esistere né concepirsi società, in cui alcuno non temperi le volontà dei singoli in guisa da formare di tutte una cosa sola e rettamente non le diriga al bene comune. (p. 69)

Libertas[modifica]

Incipit[modifica]

La libertà, dono di natura nobilissimo, e proprio unicamente degli esseri intelligenti o ragionevoli, conferisce all'uomo questa dignità, di essere «in mano del suo consiglio» ed avere intera padronanza delle sue azioni.

Citazioni[modifica]

  • L'uomo, per necessità di natura trovasi in una vera e perpetua dipendenza da Dio così nell'essere, come nell'operare, e però non può concepirsi umana libertà, se non dipendente da Dio, e dalla sua divina volontà. Negare a Dio tale sovranità o non volersi assoggettare, non è libertà, ma abuso di libertà e rribellione; e in siffatta disposizione d'animo consiste appunto il vizio capitale del liberalismo. (p. 126)

Rerum Novarum[modifica]

Incipit[modifica]

L'ardente brama di novità che da gran tempo ha incominciato ad agitare i popoli, doveva naturalmente dall'ordine politico passare nell'ordine congenere dell'economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell'industria; le mutate relazioni tra padroni e operai; l'essersi in poche mani accumulata la ricchezza e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l'unione tra loro più intima; questo insieme di cose e i peggiorati costumi han fatto scoppiare il conflitto.

Citazioni[modifica]

  • Questione difficile e pericolosa. Difficile, perché ardua cosa è il segnare nelle relazioni tra proprietari e proletari, tra capitale e lavoro i precisi confini. Pericolosa, perché uomini turbolenti ed astuti s'argomentano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a sommovimento dei popoli. (p. 156)
  • [...] il necessario al mantenimento e al perfezionamento dell'umana vita la terra ce lo somministra a questa condizione, che l'uomo la coltivi e le sia largo di provvide cure. (p. 159)
  • La più grande varietà esiste nella natura degli uomini; non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia; non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili conseguenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. (p. 163)
  • La concordia fa la bellezza e l'ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie. (p. 163)
  • Che tu abbia in copia ricchezze e altri beni terreni, o che ne sii privo, ciò all'eterna felicità non importa nulla: ma il buono o il cattivo uso di quei beni, questo è quello che sommamente importa. (p. 165)
  • Le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l'animo non si erge ad un'altra vita, ossia all'eterna: senza la quale la vera nozione del bene morale necessariamente dileguasi, anzi l'intera creazione diventa un mistero inspiegabile. (p. 165)
  • Naturale diritto dell'uomo è [...] la privata proprietà dei beni; e l'esercitare questo diritto è, specialmente nella vita socievole, non soltanto lecito, ma assolutamente necessario. (p. 166)
  • È solenne principio che per riformare una società in decadenza, è necessario riportarla ai principii che le hanno dato l'essere. La perfezione di ogni società è riposta nel tendere ed arrivare al suo scopo: talché il principio generatore dei moti e delle azioni sociali sia quel medesimo che generò l'associazione. Quindi deviare dallo scopo primitivo, è corruzione: tornare ad esso, è salute. E questo è vero, come di tutto il consorzio civile, così della classe lavoratrice, che ne è la parte più numerosa. (p. 169)
  • I diritti vanno debitamente protetti in chiunque ne abbia, e il pubblico potere deve assicurare a ciascuno il suo, con impedirne o punirne le violazioni. (p. 174)
  • È dunque grande e pernicioso errore volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia. (citato in Ginsborg 1989, p. 234)
  • Patire e sopportare è [...] il retaggio dell'uomo
  • Non è giusto né umano esigere dall'uomo tanto lavoro da farne inebetire la mente per troppa fatica e da fiaccarne il corpo. [...] Il determinare la quantità del riposo dipende dalla qualità del lavoro, dalle circostanze di tempo e di luogo, dalla stessa complessione e sanità degli operai. [...] Infine, un lavoro proporzionato all'uomo alto e robusto, non è ragionevole che s'imponga a una donna o a un fanciullo. Anzi, quanto ai fanciulli, si badi a non ammetterli nelle officine prima che l'età ne abbia sufficientemente sviluppate le forze fisiche, intellettuali e morali. Le forze, che nella puerizia sbocciano simili all'erba in fiore, un movimento precoce le sciupa, e allora si rende impossibile la stessa educazione dei fanciulli. Così, certe specie di lavoro non si addicono alle donne, fatte da natura per i lavori domestici, i quali grandemente proteggono l'onestà del sesso debole, e hanno naturale corrispondenza con l'educazione dei figli e il benessere della casa. (33)

Inimica Vis[modifica]

Incipit[modifica]

Custodi di quella fede a cui le nazioni cristiane debitrici del loro morale e civile riscatto, Noi mancheremmo ad uno dei Nostri supremi doveri, se non levassimo spesso e ben alto la voce contro l'empia guerra, onde si tenta, diletti figli, rapirvi sì prezioso tesoro. Di questa guerra, ammaestrati ormai da lunga e dolorosa esperienza, voi ben conoscete le terribili prove, e nel vostro cuore di cattolici e d'italiani altamente la deplorate. E veramente si può essere italiani di nome e di affetto, e non risentirsi delle offese che si fanno tuttodì a quelle divine credenze, che sono la più bella delle nostre glorie, che dettero all'Italia il primato sulle altre nazioni ed a Roma lo scettro spirituale del mondo: che sulle rovine del paganesimo e delle barbarie fecero sorgere il mirabile edifizio della cristiana civiltà?

Citazioni[modifica]

  • La religione dei nostri padri è stata fatto segno a persecuzioni di ogni sorta, col satanico intento di sostituire al cristianesimo il naturalismo, al culto della fede il culto della ragione, la morale così detta indipendente alla morale cattolica, al progresso spirito quello della materia. (p. 190)

Humanum Genus[modifica]

Incipit[modifica]

Il genere umano, dopo che "per l'invidia di Lucifero" si ribellò sventuratamente a Dio creatore e largitore de' doni soprannaturali, si divise come in due campi diversi e nemici tra loro; l'uno dei quali combatte senza posa per il trionfo della verità e del bene, l'altro per il trionfo del male e dell'errore. Il primo è il regno di Dio sulla terra, cioè la vera Chiesa di Gesù Cristo; e chi vuole appartenervi con sincero affetto e come conviene a salute, deve servire con tutta la mente e con tutto il cuore a Dio e all'Unigenito Figlio di Lui. Il secondo è il regno di Satana, e sudditi ne sono quanti, seguendo i funesti esempi del loro capo e dei comuni progenitori, ricusano di obbedire all'eterna e divina legge, e molte cose imprendono senza curarsi di Dio, molte contro Dio. Questi due regni, simili a due città che con leggi opposte vanno ad opposti fini, con grande acume di mente vide e descrisse Agostino, e risali al principio generatore di entrambi con queste brevi e profonde parole: "Due città nacquero da due amori; la terrena dall'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la celeste dall'amore di Dio fino al disprezzo di sé (De Civit. Dei, lib. XIV, c. 17)

Citazioni[modifica]

  • Se consideriamo che tutti gli uomini sono della stessa razza e della stessa natura e che devono tutti giungere allo stesso fine ultimo, e se esaminiamo i doveri e i diritti che derivano da questa origine e destino comuni, non si può dubitare che essi siano uguali.
  • Siccome non tutti hanno le stesse risorse dell'intelligenza, e siccome divergono fra loro sia per le facoltà dello spirito che per le energie fisiche; siccome infine esistono fra loro mille diversità di costumi, di gusti, di caratteri, niente ripugna tanto alla ragione quanto il pretendere di ridurre tutti alla stessa misura e introdurre nelle istituzioni della vita civile un'uguaglianza rigorosa e matematica.
  • L'errore capitale, nella presente questione [la questione sociale], sta nel credere che le due classi siano nemiche nate l'una dell'altra, come se la natura avesse armato i ricchi ed i poveri per combattersi a vicenda in un ostinato duello.
  • Come nel corpo umano le diverse membra s'integrano fra loro e determinano quelle relazioni armoniose che giustamente viene chiamata simmetria, allo stesso modo la natura esige che nella società le classi s'integrino fra loro realizzando, con la loro collaborazione mutua, un giusto equilibrio.
  • Il capitale non esiste senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale.
  • La loro armonia [di lavoro e capitale] produce la bellezza e l'ordine; al contrario, da un conflitto perenne possono derivarne solo confusione e lotte selvagge.
  • Da fatti giuridicamente accertati, da formali processi, da statuti, riti, giornali massonici pubblicati per le stampe, oltre alle non rare deposizioni dei complici stessi, essendosi venuto a chiaramente conoscere lo scopo e la natura della setta massonica, quest'Apostolica Sede alzò la voce, e denunziò al mondo, la setta dei Massoni, sorta contro ogni diritto umano e divino, essere non men funesta al Cristianesimo che allo Stato.

Graves De Communi[modifica]

Incipit[modifica]

Pe gravi dispute sopra l'economia sociale, che da qualche tempo perturbarono non in una sola nazione la concorsia dagli animi, crescono ogni giorno e s'accalorano tanto da impensierire giustamente e preoccupare anche gli uomini più prudenti. Furono falsi principi filosofici e morali, pur troppo largamente diffusi, che, originarono siffatte contese. Indi le invenzioni moderne dell'industria, la rapidità delle comunicazioni e una infinità di macchine volte a diminuire l'opera manuale e crescere il lucro, inasprirono la questione. Da ultimo per le mire colpevoli di uomini turbolenti, rineruditosi il conflitto tra i ricchi e i proletarii, le cose furono condotte a tal punto che gli Stati, già turbati da frequenti sconvolgimenti, minacciano di essere travolti in grandi sciagure.

Citazioni[modifica]

  • Non può sorgere alcun dubbio intorno agli intenti della democrazia sociale e intorno a quelli della democrazia cristiana. Infatti la prima, da molti è portata a tanta malvagità da non tener in alcun conto l'ordine soprannaturale, cercando esclusivamente i beni corporali e terreni, e collocando tutta la felicità umana in tale acquisto e in tal godimento. Vuoi quindi che il governo venga in mano della plebe affinché, livellando quant'è possibile, le classi, le torni facile il passo all'eguaglianza economica; tende perciò a sopprimere ogni diritto di propretà, e a mettere tutto in comune, i patrimonii dei privati e perfino gli strumenti per guadagnarsi la vita. Al contrario la democrazia cristiana, per ciò stesso che si dice cristiana, deve avere necessariamente per sua base i principii della fede, e provvedere ai vantaggi dei ceti inferiori, ma sempre in modo di curarne il perfezionamento morale, in ordine ai beni eterni per cui son fatti. (p. 200-201)
  • Noi non abbiamo mai esortato i cattolici a fondar società ed altrettali istituzioni per un miglior avvenire della plebe senza raccomandare ad un tempo di fondare sotto gli auspici della religione e avvalorarle del suo costante aiuto. (p. 204)

Incipit di alcune opere[modifica]

Quod Apostolici Muneris[modifica]

Già dall'inizio del Nostro Pontificato, secondo che richiedeva la natura dell'Apostolico Ministero, con Lettere Encicliche a voi scritte, Venerabili Fratelli, segnalammo la micidial pestilenza che serpeggia per le intime viscere della società e le riduce all'estremo pericolo di rovina: indicammo insieme i rimedi efficacissimi per richiamarla a salute e per salvarla dai gravissimi pericoli che la sovrastano. Sennonché nel giro di poco tempo i mali che allora deplorammo crebbero talmente da sentirci ora costretti a rivolgervi di nuovo la parola, come se alle nostre orecchie risuonasse la voce del Profeta: «Grida, non darti posa; alza la tua voce come una tromba».

Sapientiae Cristianae[modifica]

Ritornare ai principi schiettamente cristiani, conformando in tutto ad essi la vita, i costumi e le istituzioni de' popoli, è cosa di cui ogni giorno apparisce più chiaro il bisogno.

Inscrutabili Dei Consilio[modifica]

Non appena per arcano consiglio di Dio fummo, sebbene immeritevoli, innalzati al sommo dell'Apostolica dignità, sentimento vivissimo il desiderio e quasi il bisogno di rivolgerci a Voi, non solo per farvi palesi i sensi dell'intimo Nostro affetto, ma anche per soddisfare all'ufficio divinamente affidatoci di avvalorar Voi, che siete chiamati a parte della nostra sollecitudine, a sostenere insieme con Noi l'odierna lotta per la Chiesa di Dio e la salute delle anime.

Citazioni su Leone XIII[modifica]

Lume nel cielo[1].

Note[modifica]

  1. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.

Bibliografia[modifica]

  • Igino Giordani (a cura di), Le encicliche sociali dei papi, da Pio IX a Pio XII, Editrice Studium, Roma, 1948.
  • Paul Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]