Aleksandr Sergeevič Puškin
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Aleksandr Sergeevic Puškin (1799 – 1837), scrittore russo.
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[modifica] Citazioni di Aleksandr Sergeevič Puškin
- Chi ha vissuto e pensato, questi non può nella sua anima non disprezzare gli uomini. (da Evgénij Onégin, in Opere, cap. I, st. XLVI)
- L'abitudine ci è data dall'alto: essa è il surrogato della felicità. (da Evgénij Onégin, cap. II, st. XXI)
- Spesso [...] la vita mi è sembrata una ferita insopportabile. (da Mozart e Salieri, in Opere, scena I)
- Ella è convinta che il suo sguardo lacrimoso sia irresistibile – e se pensasse lo stesso del suo riso certamente non farebbe che sorridere. (da Un festino durante la peste, in Opere)
- Il crudele è un po' più debole e la paura vive in un'anima languente di passioni. (da Un festino durante la peste)
- Bertold: Io non ho bisogno dell'oro, cerco la sola verità.
Martin: Io me ne infischio della verità, io ho bisogno di oro. (da Scene dei tempi cavallereschi, in Opere)
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- Nell'ateismo non vi è alcuna consolazione. Sfortunatamente, è la visione del mondo più ragionevole. (da una lettera privata)
[modifica] Borìs Godunòv
- Da lontano ci allettano la gloria, il lusso, e l'amore scaltro delle donne. Io son vissuto a lungo e di molto ho goduto; ma solo da quando il Signore mi portò nel monastero conosco la beatitudine.
- Dio è grande! Egli dà saggezza alla giovinezza, dona forza alla debolezza...
- Gli uomini giudicheranno le tue parole, le tue azioni; le tue intenzioni le vede solo Dio.
- Il primo: Il padre era un furfante; i figli sono innocenti.
Un altro: La mela non cade lontano dal melo. - Il saltimbanco non è amico del pop[1].
- L'abitudine è l'anima degli stati.
- L'amore intorbida la mia immaginazione...
- La scienza ci orna le esperienze della vita che fugge rapidamente.
- O Dio, Dio! Fra poco comparirò davanti a te – e non ho tempo di purificare la mia anima con la contrizione.
- Oh, come sei pesante, corona di Monòmaco!
- O figlio caro, tu entri in quegli anni quando un volto di donna ci agita il sangue. Conserva, conserva la santa purezza dell'innocenza e la superba pudicizia; chi s'è abituato ad affogare i sensi nei viziosi godimenti ancora giovane, fattosi uomo diventa cupo e sanguinario, e la sua mente innanzi tempo s'oscura. Sii sempre il capo nella tua famiglia.
- Lo zar: Prega per me, povero Nikòlka.
L'idiota: No, no! Non si può pregare per il re Erode: la Madonna non vuole. - Sempre [...] la tolleranza è indifferente.
- Siano i nostri corpi i gradini per il tuo trono di zar.
- Un potere vivo è odioso alla plebe. Essi sanno amare soltanto i morti.
[Aleksandr Sergeevič Puškin, Borìs Godunòv, in Opere.]
[modifica] Il Cavaliere Avaro
- I denari per noi sono buoni sempre, ad ogni età. (scena I)
- Tutto è a me sottomesso, io a niente; io sono al disopra di ogni desiderio; sono tranquillo; conosco la mia potenza: mi basta di averne coscienza... (scena II)
- La solitudine e l'ozio rovinano i giovani. (scena III)
[Aleksandr Sergeevič Puškin, Il Cavaliere Avaro, in Opere.]
[modifica] Il Convitato di Pietra
- Di tutti i godimenti della vita la musica cede solamente all'amore; ma anche l'amore è una melodia. (scena II)
- Donn'Anna: Chi siete dunque?
Don Giovanni: Un'infelice, vittima di una passione disperata. (scena III) - È dunque, Donn'Anna, segno di follia desiderare di morire? Se io fossi folle io vorrei restar tra i vivi. (scena III)
[Aleksandr Sergeevič Puškin, Il Convitato di Pietra, in Opere.]
[modifica] La Rusalka
- L'uomo è come il gallo; chicchirichì! sbatte appena le ali e via – la donna invece è come la povera chioccia; stattene seduta a covare i pulcini.
- Nel mondo non c'è beatitudine durevole: né la stirpe illustre né la bellezza, né la forza né la ricchezza, nulla può evitare la sventura.
- È terribile diventar pazzo. È meno pesante morire. Un defunto lo guardiamo con rispetto. Diciamo per lui le preghiere. La morte fa tutti eguali a lui. Ma l'uomo privato dell'intelligenza, cessa d'essere un uomo. La parola gli è data invano, egli non la sa dominare, in lui la belva riconosce un suo fratello; è oggetto di derisione per gli uomini; ognuno può far di lui quello che vuole, Dio non lo giudica.
[Aleksandr Sergeevič Puškin, La Rusalka, in Opere.]
[modifica] La figlia del capitano
[modifica] Incipit
Mio padre, Andréj Petrovič Grinëv, aveva servito in gioventù sotto il nome di Minich ed era andato in pensione con il grado di primo maggiore nel 17... Da allora era vissuto nella sua proprietà di Simbirirsk, dove aveva sposato la signorina Avdòtja Vassilevna Ju..., figlia di un nobile povero del posto. Eravamo nove figli. I miei fratelli e le mie sorelle morirono tutti nell'infanzia. Mia madre era ancora incinta di me quando io fui immatricolato al reggimento Semënovskij come sergente, grazie all'interessamento del maggiore della Guardia, principe B., nostro stretto parente. Se, contro ogni aspettativa, mia madre avesse dato alla luce una figlia, mio padre avrebbe dovuto dichiarare morto il sergente che non si era presentato e la faccenda sarebbe finita così.
[modifica] Citazioni
- A questo punto si offrì di insegnarmi a giocare a biliardo.
«Questo» diceva «è indispensabile per noi militari. Durante una campagna, per esempio, capiti un un posticino sperduto: di che ti vuoi occupare? Non si può mica sempre picchiare gli ebrei... Per forza andrai in trattoria e ti metterai a giocare a biliardo; perciò bisogna saper giocare!» (p. 21) - Distruggendo il pensiero amoroso, | La mia bella scordare vorrei; | E ahimè, Maša sfuggendo, | La libertà forse riavrò! (p. 47)
- Da un cane selvatico ci si deve contentare di prendere anche un solo ciuffo di lana. (cap. IX, p. 101)
[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La figlia del capitano (Kapitànskaja doč), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]
[modifica] La donna di picche
[modifica] Incipit
Si giocava un giorno a carte in casa dell'ufficiale della Guardia a cavallo Narumov. La lunga notte invernale trascorse inavvertitamente, ci si mise a tavola per cenare verso le cinque del mattino. Quelli che avevano vinto, mangiavano con grande appetito. gli altri sedevano distrattamente davanti ai piati vuoti. Ma comparve lo champagne, la conversazione si animò e tutti presero parte.
[modifica] Citazioni
- Il giuoco m'interessa moltissimo ma non sono in condizioni di sacrificare l'indispensabile nella speranza di procacciarmi il superfluo. (p. 245)
- Chi non sa conservare l'eredità paterna morirà in miseria, nonostate qualsiasi sforzo demoniaco. (p. 264-265)
- Due idee fisse non possono esistere contemporaneamente nel campo morale, come nel campo fisico due corpi non possono occupare il medesimo spazio. (p. 276)
[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La donna di picche (Pikòvaja dama), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]
[modifica] Note
- ↑ In russo, prete o sacerdote della chiesa ortodossa.
[modifica] Bibliografia
- Aleksandr Sergeevič Puškin, Opere, traduzione di Ettore Lo Gatto, Mursia, 1967.
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