Angelo Poliziano

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Angelo Poliziano

Angelo Ambrogini, detto Poliziano (1454 – 1494), letterato e umanista italiano.

  • Ben venga Maggio e il gonfalon selvaggio! | Ben venga primavera Che vuol ch'uom s'inamori. | E voi, donzelle, a schiera, con li vostri amadori, | Che di rose e fiori Vi fate belle il maggio, | Venite alla frescura Delli verdi arbuscelli. (dalle Rime)
  • [...] le opere dei poeti sono piene delle dottrine dei filosofi e delle scoperte dei filologi. (citato in: Ugo Dotti, La letteratura italiana)
  • Venite al ballo, giovinetti e donne, | entrate in questa stanza | ove balla Speranza, | la cara iddia degl'infelici amanti; | e balleran cantando tutti quanti, ... (citato in Francesco Flamini, Versi e Metri italiani, Raffaello Giusti Editore, Livorno 1919)

Indice

[modifica] Stanze

[modifica] Incipit

Le gloriose pompe e' fieri ludi | della città che 'l freno allenta e stringe | a' magnanimi Toschi, e i regni crudi | di quella dea che 'l terzo ciel dipinge, |e i premi degni alli onorati studi, | la mente audace a celebrar mi spinge, | sì che i gran nomi e i fatti egregi e soli | fortuna o morte o tempo non involi.

[modifica] Citazioni

  • Ah quanto è uom meschin, che cangia voglia | per donna, o mai per lei s'allegra o dole, | e qual per lei di libertà si spoglia | o crede a sui sembianti, a sue parole! | Ché sempre è più leggier ch'al vento foglia, | e mille volte el dì vuole o disvuole: | segue chi fugge, a chi la vuol s'asconde, | e vanne e vien, come alla riva l'onde. (p. 44)
  • Dolce Paura e timido Diletto, | dolce Ire e dolce Pace insieme vanno; | le Lacrime si lavon tutto il petto | e 'l fiumicello amaro vrescer fanno; |Pallore smorto e paventoso Affetto | con Magrezza si duole e con Affanno; | vigil Sospetto ogni sentiero spia, | Letizia balla in mezzo della via. (p. 81)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • La corretta interpretazione dell'incipit delle Stanze consente insomma una sorta di recupero del programma del Poliziano, il quale si proponeva evidentemente di non allontanarsi dalla tradizione e di far posto a sua volta, giunto che fosse a parlare della giornata del torneo, alla descrizione del solenne corteo («le gloriose pompe»), cui avrebbe dovuto seguire la narrazione dei «fieri ludi». (Stefano Carrai)

[modifica] Fabula di Orfeo

[modifica] Incipit

MERCURIO: annunziatore della festa
Silenzio. Udite. È fu già un pastore
Figluol d'Apollo, chiamato Aristeo.
Costui amò con sì sfrenato ardore
Euridice, che moglie fu di Orfeo,
che sequendola un giorno per amore
fu cagion del suo caso acerbo e reo:
perché, fuggendo lei vicina all'acque,
una biscia la punse; e morta giacque.
Orfeo cantando all'Inferno la tolse,
ma non poté servar la legge data,
ché 'l poverel tra via drieto si volse
sì che di nuovo ella gli fu rubata:
però ma' più amar donna non volse,
e dalle donne gli fu morte data.
Seguita un pastore schiavone
State tenta, bragata! Bono argurio,
ché di cievol in terra vien Marcurio.

[modifica] Citazioni

  • Udite, selve, mie dolce parole,
    poi che la ninfa mia udir non vuole.

Ben si cura l'armento del pastore:
la ninfa non si cura dell'amante,
la bella ninfa che di sasso ha 'l core,
anzi di ferro, anzi l'ha di diamante.
Ella fugge da me sempre davante
com'agnella dal lupo fuggir suole. (p. 144)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • In virtù di questo spazio creativo, appunto, nello spazio di soli «dua giorni», era nato uno dei prototipi del melodramma: il cui prestigio avrebbe contribuito nei secoli successivi – mutati gli esiti della trama in un più compiacente lieto fine – al favore goduto dal soggetto di Orfeo ed Euridice nel teatro musicale italiano, fino ai fasti europei del libretto di Calzabigi per l'azione teatrale musicata da Gluck. (Stefano Carrai)

[modifica] Citazioni su Angelo Poliziano

  • [...] l'ambiente neoplatonico in cui il poeta visse e si educò seppe dare quel soffio di idealità e di adorazione dell'arte che costituisce, senza alcun dubbio, uno dei miti più vitali della poesia quattrocentesca e rinascimentale. Non a caso vi si ispirerà (Stanze, I, 99 sgg.) Botticelli per quella sua Nascita di Venere che si trova oggi agli Uffizi. (Ugo Dotti, La letteratura italiana, Laterza, Bari 1993)

[modifica] Bibliografia

  • Ugo Dotti, La letteratura italiana, Laterza, Bari, 1993.
  • Angelo Poliziano, Stanze, a cura di Stefano Carrai, Mursia, 1988.
  • Angelo Poliziano, Fabula di Orfeo, a cura di Stefano Carrai, Mursia, 1988.

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