Brahman

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Parallelismo fra Vedanta e cosmologia secondo Swami Vivekananda

Citazioni sul Brahman (ब्रह्मन् in devanagari), principio religioso e filosofico presso l'Induismo.[1]

Citazioni[modifica]

  • 'Aum Tat Sat' sono state tramandate come le tre parole che designano Brahman (Dio). (Bhagavadgītā)
  • Brahman nel primo periodo vedico significa preghiera e persino sacrificio; nel periodo delle Upaniṣad significa Essere e Fondamento assoluto, proprio perché il sacrificio era considerato essere tale Fondamento. Il significato formale di Brahman non è cambiato; solo il contenuto materiale del concetto è stato "riempito" diversamente; in un caso Brahman era "sacrificio"; nell'altro "essere".
    Inutile dire che il processo è stato lungo e continuo, e le parole "essere" e "sacrificio" non rendono con precisione la nozione di Brahman in nessuno dei due casi. (Raimon Panikkar)
  • È dal Brahman che si emana il cosmo intero, e nella manifestazione 'Quello' viene chiamato Ishvara, o con un qualsiasi altro nome divino. (Jean Campbell Cooper)
  • La realtà imperitura, il Brahman, senza principio e senza fine, che è essenzialmente Parola, appare nella forma dell'insieme degli oggetti: da esso deriva la creazione dell'universo. Esso che è uno, come insegna la rivelazione, appare tuttavia differenziato, per via dei vari poteri che gli ineriscono; appare distinto dai suoi poteri anche se in realtà non lo è. (Bhartṛhari)
  • Le Upaniṣad lo identificano con l'ātman, Sé e Io assoluto, sintesi di totale essere e di totale conoscere, quindi atto eterno, che veglia nel cuore di ogni creatura umana, in quello stato incondizionato (turīya=«il Quarto») che giace al di là della condizione di sonno profondo (suṣupti). (Pio Filippani Ronconi)
  • Lo Spirito Supremo e Imperituro è Brahman. La Sua manifestazione indifferenziata (come Kutastha Chaitanya e come anima individuale) è chiamata adhyatma. (Bhagavadgītā)
  • Questa realtà, chiamata Brahman, è il concetto unificante che dà all'Induismo il suo carattere essenzialmente monistico nonostante l'adorazione di un gran numero di dèi e di dee. (Fritjof Capra)
  • Questo Brahman, sorgente e fine di ogni cosa, non è un "essere" separato, non è solo all'inizio e alla fine del pellegrinaggio ontico: Brahman è coscienza. Tutti gli esseri non sono altro che riflessi, ombre, pensieri, oggetti, creature di questa coscienza pura. Noi siamo solo in quanto siamo in Brahman e veniamo da Brahman. Egli è l'Unità ultima della realtà. (Raimon Panikkar)

Upaniṣad[modifica]

  • Brahman è coscienza e gioia, | la suprema ricompensa di colui che offre doni | e di colui che sta zitto e conosce. (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad)
Conoscenza e beatitudine è il brahman, | premio per chi dona, sublime meta | per chi persevera, ciò conoscendo.
  • Brahman è pura conoscenza. (Aitareya Upaniṣad)
  • Colui che conosce il Brahman supremo diviene egli stesso Brahman. (Muṇḍaka Upaniṣad)
  • Colui che non si può esprimere con la parola, ma grazie al quale la parola è espressa ecco: è il Brahman; e non ciò che qui si venera come tale.
    Colui che non si pensa col pensiero, ma grazie al quale il pensiero è stato pensato, ecco: è il Brahman; e non ciò che si venera come tale.
    Colui che non si vede con lo sguardo, ma grazie al quale gli sguardi vedono, ecco: è il Brahman; non ciò che si venera come tale. (Kena Upaniṣad)
  • Due sono, non-nati, il conoscitore e l'ignorante; | il Signore e il non-Signore. L'uno, il fruitore, | è incatenato alle fruizioni; l'altro. l'ātman, | è infinito, di forma universale, inattivo. | Conoscendo il triplice, si conosce anche Brahman. (Śvetāśvatara Upaniṣad)
  • Esistono, noi sosteniamo, due forme di Brahman: il tempo e il senza-tempo. Ciò che è precedente al sole è il senza-tempo; esso non ha parti. Ciò che comincia col sole, tuttavia, è il tempo e questo ha parti. (Maitrī Upaniṣad)
  • In principio questo era Brahman, Uno e infinito, infinito a est, infinito a sud, infinito a ovest, infinito a nord, infinito sopra e sotto, infinito in ogni direzione. Per lui non ci sono, naturalmente, direzioni come est e così via, né attraverso, né sopra o sotto. (Maitrī Upaniṣad)
  • In principio questo [universo], invero, era solo il Brahman. Quello conobbe soltanto sé stesso come: "Io sono Brahman", perciò Esso divenne la totalità. (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad)
  • "In verità vi sono due forme del brahman: quella materiale e quella immateriale. La forma materiale è l'irreale, la forma immateriale è il reale". (Maitrī Upaniṣad)
  • Sappi che il Brahman è beatitudine (ānanda), perché dalla beatitudine nascono invero gli esseri viventi, mediante la beatitudine, una volta che sono nati, vivono, nella beatitudine ritornano allorché muoiono. (Taittirīya Upaniṣad)
  • Sì, Egli non si muove, ma oltrepassa gli altri che corrono; in Lui il soffio cosmico ha l'Azione. Sì, Egli si attiva e non si attiva, è lontano, è vicino. Egli è compenetrato nel tutto, ed è di fuori dal tutto. (Īṣa Upaniṣad)
  • Sia onore a Brahman! | Sia onore a Vayu! | Tu sei in verità il Brahman visibile. | Io ti proclamerò il Brahman visibile. (Taittirīya Upaniṣad)

Note[modifica]

  1. Nel periodo vedico è anche denominato con Quello (Tat).

Voci correlate[modifica]

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