Clive Barker

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Clive Barker

Clive Barker (1952 – vivente), regista e scrittore britannico.

  • Siamo tutti libri di sangue; | in qualunque punto ci aprano, | siamo rossi. (da Infernalia, traduzione di Tullio Dobner, Sonzogno, 2000)[1]

Incipit di alcune opere[modifica]

Abarat[modifica]

La tempesta si levò da sudest come un demone che insegue la preda su zampe di lampo.
Il vento che portò con sé era putrido come il fiato del diavolo e agitò le acque quiete del mare. Quando la barchetta rossa che le tre donne avevano scelto per la loro rischiosa traversata sbucò dal riparo delle isole e si ritrovò in mare aperto, le onde erano ripide come scogliere, alte nove, dieci metri.

Abarat. Giorni di magia, notti di guerra[modifica]

Otto Houlihan era seduto nella stanza buia e ascoltava le due creature che l'avevano condotto là: una cosa con tre occhi chiamata Lazaru e il suo tirapiedi, Baby Congiuntiva, che giocavano a una sorta di bowling nell'angolo. Dopo la ventiduesima partita, il suo nervosismo e l'irritazione cominciarono ad avere la meglio.
«Quanto ancora dovrò aspettare?» chiese loro.

Apocalypse[modifica]

Homer aprì la porta.
"Avanti, Randolph."
Aveva quel modo odioso di dire Randolph, con un'inflessione quasi impercettibile di disprezzo, come se conoscesse ogni dannato crimine commesso da Jaffe, fin dal primo, il più piccolo.
"Che cosa aspetti?" incalzò Homer, vedendo che Jaffe indugiava. "Hai del lavoro da fare. Prima ti ci metti, prima te ne posso trovare dell'altro."

Cabal[modifica]

Tra tutte le promesse avventate, fra tutti i giuramenti notturni fatti in nome dell'amore, nessuno più di "Non ti lascerò mai" è destinato a non essere mantenuto. Questo, ormai, Boone lo sapeva.
[Sonzogno, traduzione di Tullio Dobner]

Creature[modifica]

Quando Charlie George si svegliava, le sue mani erano tranquille.
Forse aveva troppo caldo sotto le coperte e sentiva il bisogno di spingerne un paio dalla parte di Ellen. Forse doveva addirittura alzarsi, mezzo addormentato, per arrivare in cucina a versarsi un bicchierone di succo di mela ghiacciato. Poi di nuovo a letto, di fianco alla dolce curva del corpo di Ellen, a lasciarsi prendere ancora dal sonno. Loro aspettavano che i suoi occhi si fossero richiusi e che il suo respiro fosse diventato regolare come un metronomo, aspettavano la certezza che dormisse profondamente. Solo allora, quando sapevano che la sua coscienza era sospesa, osavano tornare alla loro vita segreta.

Ectoplasm[modifica]

Non vi è piacere eguale alla paura. Se fosse possibile sedere rendendosi invisibili fra due persone su di un treno, in una qualsiasi sala d'attesa o in un ufficio, la conversazione che potremmo udire non farebbe che girare attorno allo stesso argomento. In un primo momento, potrebbe certamente sembrare che la discussione verta su di un tema completamente diverso: l'economia nazionale, le vittime degli incidenti stradali, le parcelle sempre più salate dei dentisti. Ma tolte metafore e allusioni, ecco che annidata nel cuore del discorso vi è la paura. Mentre la natura di Dio e la possibilità di vita eterna rimangono nel dimenticatoio, rimuginiamo tutti contenti le minuzie delle nostre miserie. La sindrome non riconosce confini. In vacanza così come al lavoro, si ripete lo stesso rituale. Con l'inevitabilità della lingua che batte dove il dente duole, ritorniamo pedissequamente alle nostre paure. Ne parliamo con la stessa bramosia di un uomo affamato davanti ad un piatto colmo e fumante[2].

Galilee[modifica]

Per volere della mia matrigna, Cesaria Barbarossa, la casa in cui mi trovo in questo momento fu costruita in modo che fosse rivolta a sud-est. L'architetto — che fu nientemeno che il terzo presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson — contestò quella decisione più volte e con grande eloquenza. Qui sulla mia scrivania ho le lettere che Jefferson scrisse a questo proposito. Ma la mia matrigna fu irremovibile. La casa doveva essere rivolta verso la sua terra natale, verso l'Africa, e lui, quale suo impiegato, dovette fare ciò che gli era stato ordinato.

Gioco dannato[modifica]

C'era elettricità nell'aria quel giorno mentre il ladro attraversava la città, certo ormai che dopo tante settimane di frustrazione, la sera avrebbe finalmente localizzato il giocatore di carte. Non era un percorso facile. L'ottantacinque per cento di Varsavia era stato raso al suolo, sia dai lunghi bombardamenti che aveva preceduto la liberazione russa sia dal programma di demolizione che i nazisti avevano realizzato prima della resa. Alcuni settori erano praticamente chiusi al traffico. Montagne di macerie – concimate dai cadaveri e pronte a germogliare ai primi tepori primaverili – ostruivano le strade. Persino nei quartieri più agibili gli edifici un tempo tanto eleganti traballavano pericolosamente, con le fondamenta scricchiolanti.
[Sperling & Kupfer, traduzione di Paola Formenti]

Imagica[modifica]

Era il principio basilare di Pluthero Quexos, il più celebrato drammaturgo del Secondo Dominio, che in ogni racconto, non importa quanto ambizioso il fine o profondo l'argomento, ci fosse spazio unicamente per tre attori principali. Tra re in guerra, un paciere; tra spose adoranti, un seduttore, o un bambino. Tra gemelli, lo spirito del grembo. Tra amanti, la morte. Altri attori potevano attraversare il dramma in gran numero, persino a migliaia, ma potevano essere solo spettri, comparse o, in rare occasioni, riflessi dei tre esseri reali e vigorosamente caratterizzati che stavano al centro dell'azione. E neppure questo trio essenziale sarebbe rimasto intatto, o almeno così egli insegnava. Si sarebbe ridotto costantemente nel corso della storia: i tre sarebbero diventati due, i due uno, finché la scena fosse rimasta deserta.

Infernalia[modifica]

I morti hanno vie di comunicazione.
Percorrono le ignote distese dietro la nostra vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell'infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni di sogno. Capita di udire le vibrazioni e il tumulto del loro passaggio nei punti di rottura del mondo, attraverso le crepe aperte da atti di crudeltà, violenza e depravazione. Si può scorgere il carico di quei convogli, i morti vaganti, quando il cuore è vicino a scoppiare e si manifestano allora visioni che meglio sarebbe tenere celate.
Ci sono autostrade con tanto di segnaletica, viadotti e piazzole di sosta. Ci sono caselli e svincoli.
È in corrispondenza di queste intersezioni, dove si incrociano e si mescolano le folle dei morti, che propaggini di questi itinerari segreti tracimano talvolta nel nostro mondo. Il traffico è intenso ai crocicchi, dove più stridule risuonano le voci dei morti. Lì le barriere che separano una realtà da quella attigua si sono assottigliate per il passaggio di innumerevoli piedi[3].

Monsters[modifica]

Era la prima edizione del giornale, ed Elaine, seduta nella sala d'aspetto dell'ospedale, la divorò dalla prima all'ultima riga. Un animale scambiato per una pantera — che per due mesi aveva terrorizzato la zona di Epping Forest — era stato ucciso, accertando così che si trattava di un cane selvatico; nel Sudan gli archeologi avevano scoperto frammenti d'ossa che ritenevano potessero condurre a una completa rivalutazione sulle origini dell'Uomo; una giovane donna, che un tempo aveva ballato con un esponente di secondo piano della famiglia reale, era stata trovata assassinata vicino a Clapham; un velista che stava compiendo la traversata del mondo in solitaria era dato per disperso; le speranze suscitate di recente da una cura per il raffreddore comune si erano vanificate. Lesse le informazioni dall'estero e le notizie di cronaca rosa con eguale fervore — qualsiasi cosa pur di distogliere la mente dall'esame a cui avrebbe dovuto sottoporsi — ma le notizie di oggi assomigliavano molto a quelle del giorno precedente. Soltanto i nomi erano stati cambiati.

Sudario[modifica]

Barberio si sentiva bene nonostante la pallottola. Sì, lo prendeva un sussulto al petto se respirava troppo a fondo e la ferita alla coscia non pareva un bello spettacolo, ma non era la prima volta che lo beccavano e ne era venuto fuori alla grande. Almeno era libero: questo contava soprattutto. Nessuno, giurava a se stesso, nessuno lo avrebbe mai più rinchiuso, piuttosto che farsi rimettere in gabbia si sarebbe ammazzato. Fosse stato tanto scalognato da trovarsi con le spalle al muro, si sarebbe ficcato la pistola in bocca e si sarebbe fatto saltare il cranio. Mai e poi mai lo avrebbero ritrascinato in quella cella vivo.

Terrore[modifica]

Non esiste piacere che uguagli il terrore. Se fosse possibile sedersi, invisibili, tra due persone su un treno, in una sala d'attesa o in un ufficio, la conversazione origliata finirebbe col toccare quell'argomento. Certo il discorso potrebbe sembrare incentrato su qualcosa di completamente diverso: le condizioni della nazione, una futile chiacchierata sulla morte sulle strade, i prezzi in rialzo delle cure dentarie; ma togliete le metafore, le allusioni, ed ecco, il clou del discorso diventa il terrore. Mentre la natura di Dio e la possibilità della vita eterna non sono soggetto di discussione, chiacchieriamo volentieri sulle minuzie della miseria.

Visions[modifica]

Come in una tragedia perfetta, la cui eleganza strutturale va perduta per coloro che soffrono in essa, la geometria ideale di Spector Street era visibile solo dall'alto. Camminando nei suoi cupi canyon, passando lungo i suoi corridoi sudici da un grigio rettangolo di cemento armato a un altro, c'era ben poco che potesse sedurre l'occhio o stimolare l'immaginazione. I pochi arbusti piantati nelle aiuole erano stati da lungo tempo mutilati o sradicati; l'erba, benché alta, rifiutava decisamente di assumere un sano colore verde.

Prefazioni firmate dall'autore[modifica]

(.....) Un altro argomento che mi piacerebbe affrontare sono le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo romanzo. Certo non esiste una risposta esaustiva, ma ve ne darò una traccia. Prima di tutto sono interessato alla nozione di dimensioni parallele, e come queste possono influenzarci. Non ho dubbi che la realtà che viviamo sia una di tante; che un passo successivo potrebbe portarci in un luogo pienamente altro. Forse anche le nostre vite si stanno svolgendo in queste altre dimensioni, cambiate di poco o di molto. O forse questi luoghi sono irriconoscibili: regni di spiriti, paesi meravigliosi o infernali. Forse tutti insieme. Imagica è il tentativo di creare una narrazione che esplori queste possibilità. È anche un libro su Cristo. Le persone sono sempre sorprese di scoprire che la figura di Gesù sia di tale importanza per me. Leggendo Schiavi dell'Inferno o alcune storie da Libri di Sangue mi si prende per un pagano che vede la Cristianità come una pittoresca distrazione dagli affari della vita reale fatta di sofferenza e morte. C'è del vero. È certo che trovo il gergo ipocrita e i dogmi derisori delle religioni organizzate, grotteschi e sovente disumani. Francamente il Vaticano, per esempio, si preoccupa più della sua autorità che del pianeta e il gregge che vi pascola sopra. Ma la mitologia che è ancora chiaramente visibile sotto la secolare incrostazione di giochi di potere e rituali –la storia di Gesù crocifisso e risorto; il guaritore sciamano che camminava sulle acque e resuscitò Lazzaro– mi trascina come ogni storia che ho sempre ascoltato. Ho trovato Cristo in Dioniso o Coyote, attraverso l'arte, Blake me lo ha rappresentato; così ha fatto Bellini e Gerard Hopkins e altri cinquanta, ogni artista la sua interpretazione. E già dal principio io volevo trovare un modo di scrivere di Gesù per mio conto; per infondere la sua presenza in una storia di mia propria invenzione. È stato faticoso. Gran parte del genere fantastico ha tratto ispirazione dal mondo pre-Cristiano, richiamandosi alle Fate, o Atlantide, o sognando di creature Celtiche crepuscolari che non hanno mai sentito parlare di Comunione. Non c'è nulla di sbagliato, chiaro, ma questo mi fa sospettare che questi autori non hanno arbitrariamente rinnegato le loro radici Cristiane senza causa di sconforto. Non avendo avuto nessuna educazione religiosa, non nutro di queste frustrazioni: mi sento trascinato dalla figura di Cristo tanto quanto Pan o Shiva, perché la storia e le immagini mi illuminano e mi arricchiscono. Cristo è, dopo tutto, la figura centrale della mitologia Occidentale. Io volevo sentire che il pantheon creato da me potesse ospitarlo, che le mie invenzioni non fossero troppo fragili per soffrire il peso della sua presenza. Sono ulteriormente motivato dal desiderio di strappare questo più complesso e contraddittorio mistero dalle mani viscide degli uomini che lo hanno preteso per se stessi negli anni recenti, specialmente qui in America. I Falwell e i Robertson, che, declamando pietà e seminando odio, usano la Bibbia per congiurare contro la nostra auto-rivelazione. Gesù non appartiene a loro. E mi ferisce che molte persone fervide di immaginazione siano così persuase da questi usurpatori che voltano le spalle al corpo del misticismo occidentale invece che reclamare Cristo per loro stessi. Dissi in un'intervista che il Papa, o Falwell, o mille altri, possono annunciare che Dio parla con loro, li istruisce, mostra loro il Grande Piano, ma che il Creatore parla con me in modo altrettanto forte e potente attraverso le immagini e le idee che Lui, Lei o Esso ha seminato nella mia immaginazione.
[Imajica – HarperPaperbacks, ISBN 0061094145, ISBN 0061094153]

Citazioni su Clive Barker[modifica]

  • Clive Barker è lo scrittore più originale che sia apparso sulla scena del racconto dell'orrore in questi ultimi anni e, nel senso più positivo del termine, lo scrittore contemporaneo più scioccante in questo genere letterario. (Ramsey Campbell)
  • Si ritiene spesso che il racconto dell'orrore sia di ispirazione reazionaria. Senza dubbio alcuni dei migliori rappresentanti del genere sono stati di questa tendenza, ma questo pregiudizio ha anche dato origine a non poche affermazioni gratuite e non c'è motivo di presumere che tutto questo settore sia popolato di nostalgici. Quando si parla di fantasia, le uniche regole da rispettare devono essere quelle dell'istinto e da questo punto di vista Clive Barker non ci delude mai. Sostenere (come fanno alcuni autori dell'orrore, secondo me per autodifesa) che il racconto dell'orrore ha lo scopo fondamentale di ricordarci che cosa è normale, proprio in quanto ci rivela l'anormalità del soprannaturale e del diverso, non è molto lontano dall'affermare (come mi sembra che pensino alcuni ambienti editoriali) che il racconto dell'orrore deve avere per argomento la quotidianità della gente comune messa a confronto con un elemento di straordinarietà. E meno male che nessuno convinse Poe a far sua questa premessa... e ringraziamo Clive Barker per il suo radicalismo letterario. (Ramsey Campbell)

Note[modifica]

  1. Epigrafe dell'opera citata e di tutti i successivi libri della serie Books of Blood: Ectoplasm, Sudario, Creature, Visions e Monsters.
  2. Così anche in Libri di sangue. La sfida dall'Inferno, traduzione di Tullio Dobner, Castelvecchi Editore, 2012. ISBN 9788876156526
  3. Così anche in Libri di sangue. Le stelle della morte, traduzione di Tullio Dobner, Castelvecchi, 2011. ISBN 9788876155451

Bibliografia[modifica]

  • Clive Barker, Abarat, traduzione di Beatrice Masini, Fabbri Editori, 2002. ISBN 8845180492
  • Clive Barker, Abarat. Giorni di magia, notti di guerra, traduzione di Beatrice Masini, Sonzogno, 2004. ISBN 8845412229
  • Clive Barker, Apocalypse, traduzione di Tullio Dobner, Bompiani, 1995. ISBN 8845218864
  • Clive Barker, Creature, traduzione di Tullio Dobner, Sonzogno, 2001. ISBN 8845420965
  • Clive Barker, Ectoplasm, traduzione di Rossana Terrone, Sonzogno, 2000. ISBN 884541891X
  • Clive Barker, Galilee, traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini, Sonzogno, 2001. ISBN 884542085X
  • Clive Barker, Imagica, traduzione di Andrea Di Gregorio, Bompiani, 1997. ISBN 8845229742
  • Clive Barker, Infernalia, introduzione di Ramsey Campbell, traduzione di Tullio Dobner, Sonzogno Best Seller, 2000. pp. 222 ISBN 8845418898
  • Clive Barker, Libri di sangue. La sfida dall'Inferno, traduzione di Tullio Dobner, Castelvecchi Editore, 2012. ISBN 9788876156526
  • Clive Barker, Libri di sangue. Le stelle della morte, traduzione di Tullio Dobner, Castelvecchi, 2011. ISBN 9788876155451
  • Clive Barker, Monsters, traduzione di Fabio Zucchella, Sonzogno, 2002. ISBN 8845422151
  • Clive Barker, Sudario, traduzione di Tullio Dobner, Sonzogno, 2000. ISBN 8845418901
  • Clive Barker, Terrore, traduzione di Grazia Alineri, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Clive Barker, Visions, traduzione di Piero Spinelli, Sonzogno, 2002. ISBN 884542216X

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]