Georges Simenon
Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Georges Simenon (1903 – 1989), scrittore belga di lingua francese.
Indice |
[modifica] Citazioni di Georges Simenon
- Bisogna credere per forza che l'uomo abbia voluto vivere in società, dato che la società esiste; però, da quando esiste, l'uomo usa buona parte della sua energia e della sua astuzia per lottare contro di essa. (da Il grande Bob; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
- La verità non sembra mai vera. (da Le memorie di Maigret, traduzione di Marco Bevilacqua, Adelphi, 2002)
- Scrivere non è una professione, ma una vocazione di infelicità.
- Writing is not a profession but a vocation of unhappiness. (dall'intervista di Carvel Collins, The Art of Fiction No. 9, The Paris Review, n. 9, estate 1955)
[modifica] Maigret e il pazzo di Bergerac
[modifica] Incipit
Avvenne tutto per puro caso! Il giorno prima Maigret non sapeva che avrebbe intrapreso un viaggio. Eppure si era in quella stagione in cui Parigi cominciava a pesargli: un mese di marzo effervescente, che profumava di primavera, con un sole chiaro, penetrante, già tiepido.
La signora Maigret si era recata per un paio di settimane in Alsazia da sua sorella che aspettava un bambino.
Martedì mattina, dunque, il commissario ricevette una lettera da un collega della Polizia giudiziaria che era andato in pensione un paio d'anni prima e si era stabilito in Dordogne.
"...e soprattutto, se un vento propizio ti dovesse condurre in questa regione, ti raccomando di venire a trascorrere alcuni giorni da me. Ho una vecchia domestica che è contenta solo se ho degli ospiti. E poi comincia la stagione del salmone..."
[modifica] Explicit
«Quanto a me, è ora che torni a Parigi. Le mie vacanze sono finite...»
Fece un passo verso la scrivania e tese la mano.
«Addio, signor procuratore.»
E siccome il suo interlocutore si precipitava verso la mano tesa con una riconoscenza che minacciava di aprirsi in un diluvio di parole, tagliò corto:
«Senza rancore!»
Uscì, dopo aver seguito il cameriere in gilé a righe, tornò sulla piazza inondata di sole, raggiunse non senza fatica l'Hôtel d'Angleterre e, appena entrato, disse al padrone:
«E finalmente per pranzo oggi vorrei pasticcio di fegato d'oca e tartufi... Poi il conto... Ci togliamo dai piedi!»
[modifica] Hôtel del ritorno alla natura
[modifica] Incipit
Chi dei due era arrivato lì per primo? E perché scegliere proprio quel posto, anziché un altro? Che cosa aveva di diverso dal terreno circostante? Difficile dirlo; eppure la sterpaglia era meno folta, per quanto riguarda il terreno, e si capiva che era là, e non altrove, che bisognava fermarsi.
I due uomini, che in quel momento ignoravano l'uno la presenza dell'altro, guardavano nella stessa direzione, verso il mare inondato di sole su cui sembravano invischiate le vele di una goletta. Poi ci fu quel fremito che annuncia il risveglio di un dormiente, o il pigro stirarsi di un animale, ed entrambi smisero nello stesso istante di fissare il mare e si voltarono.
[modifica] Explicit
Nella cabina c'erano dei fiori; la porta si richiuse non appena Rita si fu seduta sulla sua cuccetta.
Alle dieci meno un quarto i giornalisti presero d'assalto la scaletta, ma il comandante vigilava personalmente.
«Rita Ehrlich? Mai sentita!» rispondeva.
E quando protestavano, il comandante scoppiava in una lunga risata.
A mezzogiorno, mentre il cargo scendeva il fiume, preparò la tavola della piccola sala da pranzo in cui per settimane, fino ad Amburgo, avrebbe consumato i suoi pasti solo con Rita.
Quel giorno lei non si svegliò prima di sera e rifiutò di uscire dalla cabina, dove rimase sdraiata a occhi aperti, a guardare il grosso occhio rotondo dell'oblò argenteo come una luna.
[modifica] Lettera al mio giudice
[modifica] Incipit
Dottor Ernest Coméliau,
Giudice istruttore,
23 bis, rue de Seine
Parigi (VIe)
Signor giudice,
vorrei tanto che un uomo, un uomo solo, mi capisse. E desidererei che quell'uomo fosse lei.
Durante le settimane dell'istruttoria abbiamo passato lunghe ore insieme: ma allora era troppo presto. Lei era un giudice, il mio giudice, e io avrei fatto la figura di chi cerca di scolparsi. Adesso sa che non si tratta di questo, vero?
[modifica] Explicit
Lo stesso giorno in cui questa lettera perveniva al giudice istruttore Ernest Coméliau, rue de Seine 23 bis, Parigi, i giornali annunciavano che il dottor Charles Alavoine, nato a Bourgneuf in Vandea, si era ucciso in circostanze poco chiare nell'infermeria del carcere.
«Per riguardo verso il suo passato e la sua professione, tenuto conto della sua calma e di quella che il direttore sanitario dell'istituto di pena chiama la sua serenità, veniva lasciato a volte solo per qualche minuto nell'infermeria, dove stava seguendo una cura.
«Per questo motivo ha potuto accedere all'armadietto delle sostanze tossiche e avvelenarsi.
«È stata aperta un'inchiesta.
15 dicembre 1946».
[modifica] Incipit de L'uomo che guardava passare i treni
Per quel che riguarda personalmente Kees Popinga, si deve convenire che alle otto di sera c'era ancora tempo, perché ad ogni buon conto il suo destino non era segnato.
[modifica] Bibliografia
- Georges Simenon, Maigret e il pazzo di Bergerac (Le fou de Bergerac, 1932), traduzione di Rosalba Buccianti, Mondadori, Milano, 1989.
- Georges Simenon, Hôtel del ritorno alla natura (Ceux de la soif, 1938), traduzione di Giandonato Crico, Adelphi, Milano, 1989. ISBN 8845907066
- Georges Simenon, Lettera al mio giudice (Lettre à mon juge, 1951), traduzione di Dario Mazzone, Adelphi, Milano, 1990. ISBN 8845907848
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Georges Simenon
Wikipedia contiene una voce riguardante Georges Simenon