Georges Simenon

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Georges Simenon

Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989), scrittore belga di lingua francese. Ha utilizzato molti pseudonimi, tra cui Georges Sim, Jean du Perry, Charles Brulls, Christian Brulls, Georges d'Isly, Georges Martin-Georges, Gom Gut, Luc Dossan, Gaston Vialis

Citazioni di Georges Simenon[modifica]

  • Bisogna credere per forza che l'uomo abbia voluto vivere in società, dato che la società esiste; però, da quando esiste, l'uomo usa buona parte della sua energia e della sua astuzia per lottare contro di essa. (da Il grande Bob; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • La verità non sembra mai vera. (da Le memorie di Maigret, traduzione di Marco Bevilacqua, Adelphi, 2002)
  • Rimase immobile, sopraffatta, gli occhi chiusi, in preda alla vertigine... [1]
  • Scrivere non è una professione, ma una vocazione di infelicità.
Writing is not a profession but a vocation of unhappiness. (dall'intervista di Carvel Collins, The Art of Fiction No. 9, The Paris Review, n. 9, estate 1955)
  • Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto grande curiosità per ogni cosa, non solo per l'uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra, o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte, e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei; ero curioso del mare e della terra, che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio, curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti, della più piccola creatura vivente, ancora informe, che si trova nell'aria o nell'acqua. (da Memorie intime, traduzione di Laura Frausin Guarino, Adelphi, 2003, p. 51)

Maigret e il pazzo di Bergerac[modifica]

Incipit[modifica]

Avvenne tutto per puro caso! Il giorno prima Maigret non sapeva che avrebbe intrapreso un viaggio. Eppure si era in quella stagione in cui Parigi cominciava a pesargli: un mese di marzo effervescente, che profumava di primavera, con un sole chiaro, penetrante, già tiepido.
La signora Maigret si era recata per un paio di settimane in Alsazia da sua sorella che aspettava un bambino.
Martedì mattina, dunque, il commissario ricevette una lettera da un collega della Polizia giudiziaria che era andato in pensione un paio d'anni prima e si era stabilito in Dordogne.
"...e soprattutto, se un vento propizio ti dovesse condurre in questa regione, ti raccomando di venire a trascorrere alcuni giorni da me. Ho una vecchia domestica che è contenta solo se ho degli ospiti. E poi comincia la stagione del salmone..."

Explicit[modifica]

«Quanto a me, è ora che torni a Parigi. Le mie vacanze sono finite...»
Fece un passo verso la scrivania e tese la mano.
«Addio, signor procuratore.»
E siccome il suo interlocutore si precipitava verso la mano tesa con una riconoscenza che minacciava di aprirsi in un diluvio di parole, tagliò corto:
«Senza rancore!»
Uscì, dopo aver seguito il cameriere in gilé a righe, tornò sulla piazza inondata di sole, raggiunse non senza fatica l'Hôtel d'Angleterre e, appena entrato, disse al padrone:
«E finalmente per pranzo oggi vorrei pasticcio di fegato d'oca e tartufi... Poi il conto... Ci togliamo dai piedi!»

Hôtel del ritorno alla natura[modifica]

Incipit[modifica]

Chi dei due era arrivato lì per primo? E perché scegliere proprio quel posto, anziché un altro? Che cosa aveva di diverso dal terreno circostante? Difficile dirlo; eppure la sterpaglia era meno folta, per quanto riguarda il terreno, e si capiva che era là, e non altrove, che bisognava fermarsi.
I due uomini, che in quel momento ignoravano l'uno la presenza dell'altro, guardavano nella stessa direzione, verso il mare inondato di sole su cui sembravano invischiate le vele di una goletta. Poi ci fu quel fremito che annuncia il risveglio di un dormiente, o il pigro stirarsi di un animale, ed entrambi smisero nello stesso istante di fissare il mare e si voltarono.

Explicit[modifica]

Nella cabina c'erano dei fiori; la porta si richiuse non appena Rita si fu seduta sulla sua cuccetta.
Alle dieci meno un quarto i giornalisti presero d'assalto la scaletta, ma il comandante vigilava personalmente.
«Rita Ehrlich? Mai sentita!» rispondeva.
E quando protestavano, il comandante scoppiava in una lunga risata.
A mezzogiorno, mentre il cargo scendeva il fiume, preparò la tavola della piccola sala da pranzo in cui per settimane, fino ad Amburgo, avrebbe consumato i suoi pasti solo con Rita.
Quel giorno lei non si svegliò prima di sera e rifiutò di uscire dalla cabina, dove rimase sdraiata a occhi aperti, a guardare il grosso occhio rotondo dell'oblò argenteo come una luna.

Lettera al mio giudice[modifica]

Incipit[modifica]

Dottor Ernest Coméliau,
Giudice istruttore,
23 bis, rue de Seine
Parigi (VIe)

Signor giudice,
vorrei tanto che un uomo, un uomo solo, mi capisse. E desidererei che quell'uomo fosse lei.
Durante le settimane dell'istruttoria abbiamo passato lunghe ore insieme: ma allora era troppo presto. Lei era un giudice, il mio giudice, e io avrei fatto la figura di chi cerca di scolparsi. Adesso sa che non si tratta di questo, vero?

Explicit[modifica]

Lo stesso giorno in cui questa lettera perveniva al giudice istruttore Ernest Coméliau, rue de Seine 23 bis, Parigi, i giornali annunciavano che il dottor Charles Alavoine, nato a Bourgneuf in Vandea, si era ucciso in circostanze poco chiare nell'infermeria del carcere.

«Per riguardo verso il suo passato e la sua professione, tenuto conto della sua calma e di quella che il direttore sanitario dell'istituto di pena chiama la sua serenità, veniva lasciato a volte solo per qualche minuto nell'infermeria, dove stava seguendo una cura.
«Per questo motivo ha potuto accedere all'armadietto delle sostanze tossiche e avvelenarsi.
«È stata aperta un'inchiesta.
15 dicembre 1946».

Incipit di alcune opere[modifica]

Il cane giallo[modifica]

Venerdì 7 novembre. Concarneau è deserta. L'orologio luminoso della città vecchia, tra i bastioni, segna le undici meno cinque.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il ranch della giumenta perduta[modifica]

Non si era svegliato di cattivo umore. Non era allegro, certo, né partìcolarmente di buonumore. Sapeva che era martedì, perché era il giorno in cui andava a Tucson. Là avrebbe incontrato Mrs Clum, che lui chiamava Peggy, e questa era già una prospettiva piacevole, anche se avessero dovuto litigare tutto il tempo. Altra prospettiva piacevole era, il martedì, non doversi radere e non doversi occupare del bestiame sin dalle prime luci dell'alba.

L'uomo che guardava passare i treni[modifica]

Per quel che riguarda personalmente Kees Popinga, si deve convenire che alle otto di sera c'era ancora tempo, perché ad ogni buon conto il suo destino non era segnato.

La finestra dei Rouet[modifica]

Da dietro la parete giunse il suono invadente e volgare di una sveglia, e Dominique sobbalzò come se la suoneria — ma che aspettavano a farla smettere! — dovesse svegliare lei, alle tre del pomeriggio. Provò un senso di vergogna. Perché? Quel rumore sgraziato le suscitava solo ricordi dolorosi, spiacevoli, malattie, incombenze che la constringevano ad alzarsi nel cuore della notte o all'alba, ma lei non stava dormendo, non si era nemmeno assopita. Neanche per un momento la sua mano aveva smesso di cucire; a dire il vero, un attimo prima era come un cavallo da circo che, lasciato da solo a eseguire un esercizio, ha continuato a girare in tondo e, sentendo la voce di un intruso, ha un sussulto e si ferma di botto.

Le campane di Bicêtre[modifica]

Le otto di sera. Per milioni di uomini, ciascuno nella sua casa, nel piccolo mondo che si è ceato o di cui è ostaggio, sta volgendo al termine, fredda e nebbiosa, una precisa giornata, quella di mercoledì 3 febbraio.
Per René Maugras non c'è né ora né giorno, e solo più tardi la questione del tempo trascorso lo assillerà. Per il momento è ancora in fondo a una voragine scura come gli abissi dell'oceano, privo di contatti con il mondo esterno. Eppure, senza che ne sia cosciente, il suo braccio destro comincia ad agitarsi in modo spasmodico mentre la guancia si gonfia comicamente ogni volta che, respirando, butta fuori l'aria.

Maigret e l'affare Nahour[modifica]

Era l'una di notte e Maigret, in sogno, stava difendendosi da qualcuno che l'aveva assalito alle spalle. In realtà era la signora Maigret che cercava di svegliarlo: «Jules!... Il telefono...»
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Bibliografia[modifica]

  • Georges Simenon, Il ranch della giumenta perduta, traduzione di Alessandra Berello, Adelphi, 2010. ISBN 9788845924576
  • Georges Simenon, Hôtel del ritorno alla natura (Ceux de la soif, 1938), traduzione di Giandonato Crico, Adelphi, Milano, 1989. ISBN 8845907066
  • Georges Simenon, La finestra dei Rouet, traduzione di F. Di Lella e M. L. Vanorio, Adelphi, 2009. ISBN 9788845923975
  • Georges Simenon, Le campane di Bicêtre, traduzione di Guarino L. Frausin, Adelphi, 2009. ISBN 9788845923517
  • Georges Simenon, Lettera al mio giudice (Lettre à mon juge, 1951), traduzione di Dario Mazzone, Adelphi, Milano, 1990. ISBN 8845907848
  • Georges Simenon, Maigret e il pazzo di Bergerac (Le fou de Bergerac, 1932), traduzione di Rosalba Buccianti, Mondadori, Milano, 1989.

Note[modifica]

  1. Citato in L'amore è tutto di Dino Basili, p. 52, Tascabili economici newton, Febbraio 1996.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]