Jeremy Bentham

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Jeremy Bentham

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Jeremy Bentham (1748 – 1832), giurista e filosofo britannico.

  • Crea tutta la felicità che sei in grado di creare, elimina tutta l'infelicità che sei in gradi di eliminare: ogni giorno ti darà l'occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, o a diminuire qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro, troverai un raccolto nel tuo petto, mentre ogni dispiacere che toglierai dai pensieri e sentimenti di un'altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima. (da Bentham Manuscripts, University College London, box 174, fol. 80; cit. in A. Goldworth, Editorial Introduction, cit., p. xix).
  • Essere incessantemente sotto gli occhi dell'ispettore significa perdere di fatto la capacità di fare del male, se non addirittura il desiderio di farlo. (citato in E. Halèvy, The Growth of philosopbical radicalism, Faber and Faber, London, 1972, p. 83; ripreso in J. S. Mill, Saggio sulla libertà, traduzione di Stefano Magistretti, Il Saggiatore, Milano, 1981, p. 12)
  • Gli avvocati sono le uniche persone la cui ignoranza della legge non venga punita.[1]
  • Il patto originario, tra re e popolo, era una leggenda. Il successivo patto, quello fra Camera dei Lords e Camera dei Comuni, fu anche troppo reale.[2] (1838-43, vol. IV, p. 447; citato in Losurdo 2005, p. 172)
  • L'ingiustizia e le calamità, che hanno accompagnato tentativi precipitosi, costituiscono l'obiezione più grave contro i progetti di emancipazione [dalla schiavitù].
    Questa operazione non ha bisogno di essere portata a termine da una rivoluzione violenta che, scontentando tutti, distruggendo ogni proprietà, e collocando tutte le persone in una condizione per la quale non sono adatte, può produrre mali mille volte più grandi di tutti i benefici che ci si possono attendere. (1838-43, vol. 1, p. 346; citato in Losurdo 2005, p. 173)
  • La maggior felicità del maggior numero di uomini è il fondamento della morale e della legislazione (in The Commonplace Book).
The gratest happiness of the gratest number is the foundation of morals and legislation.
  • La morale non è nulla più che la regolarizzazione dell'egoismo. (citato in Focus n. 80, p. 184)
  • Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell'osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? La domanda non è Possono ragionare?, né Possono parlare?, ma Possono soffrire?. (da Introduzione ai princìpi della morale e della legislazione, seconda edizione, 1823, capitolo 17, nota)

Note [modifica]

  1. Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1967.
  2. Criticando la cosiddetta Gloriosa rivoluzione inglese del 1689, per dire che non fu una rivoluzione popolare ma aristocratica.

Bibliografia [modifica]

  • Jeremy Bentham, The Works, a cura di John Bowring, 11 voll., Tait, Edinburgh, 1838-43.
  • Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.

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