Luca Raffaelli

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Luca Raffaelli

Luca Raffaelli (1959 – vivente), giornalista, saggista e sceneggiatore italiano.

  • [Su V per Vendetta] Il film [...] ha solo spostato un po' più in là la data (siamo nel 2020) e reso meno complesso l'intreccio narrativo. Però, dopo "From hell" e "La leggenda degli uomini straordinari", finalmente un film tratto da un fumetto di Alan Moore riesce a reggere il confronto con l'originale. V è una sorta di supereroe, disperato e idealista. Non si sa se sia nero, pachistano, omosessuale, socialista. Si sa che è stato imprigionato, che su di lui sono stati effettuati esperimenti chimici, che rimase sfigurato dopo aver causato l'esplosione del campo di concentramento. Il fumetto e il film hanno inizio quando la sua vendetta prende il via, uccidendo uno a uno i responsabili della sua tragedia e incitando i cittadini alla rivolta. E forse è qui che il film si discosta appena dal fumetto, mostrando un V che non è solo simbolo della ribellione, ma anche fautore di una, come chiamarla, resistenza, rivoluzione popolare. Alan Moore non vuole sentire più parlare di trasposizioni cinematografiche delle sue opere, tanto è vero che il suo nome non appare nei titoli di coda.[1]

Le Anime Disegnate [modifica]

  • Quando c'è dialogo non c'è bisogno di divieti (e se c'è il dialogo neppure il più cretino dei programmi può rincretinire)
  • Gruppi di genitori si sono organizzati in comitati, hanno inondato di lettere le reti televisive, hanno spedito missive terribili al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, e hanno fatto tutto questo senza mai guardare attentamente i cartoni che attaccavano, e soprattutto senza cercare il dialogo con i propri figli.
  • Quando un qualsiasi prodotto (una canzone, un fumetto, un libro) ha successo fra gli adolescenti, il mondo degli adulti lo tratta con sufficienza e superficialità, come a dire che "sono creati apposta per istupidirli"
  • Nei confronti della nostra infanzia la cultura occidentale, la nostra cultura, è molto più repressiva di quanto questa voglia riconoscere: e infatti, invece di cercare di capire cosa avessero per piacere tanto ai loro ragazzi, il mondo adulto ha preferito condannare ciò che si presentava come diverso, nuovo e incomprensibile.
  • È un problema di cultura quello di dividere il mondo dei bambini e quello degli adulti, quasi questi ultimi si vergognino di considerare alla loro altezza cartoni animati belli, divertenti, intelligenti, ben fatti.
  • Un pugno distruttivo di un eroe giapponese non è nulla al confronto della violenza verbale che a volte si respira nelle case. [...] E se gli adulti se la prendessero tanto con i cartoni giapponesi perché sospettano di essere i cattivi contro cui i bambini combattono insieme agli eroi?
  • Molti appassionati del genere, già scottati da disinformazione e luoghi comuni negli anni passati, ora chiedono di poter vedere, da adulti, quelle serie o quei film che il mercato ancora non reputa interessanti, o che si trasmettono in tv negli spazi per i più piccoli, con palesi censure.
  • Alla televisione viene consegnata una responsabilità troppo grande in qualità di baby-sitter, di parcheggio adolescenziale. Spesso questo non determina un maggiore per l'analisi dei prodotti destinati ai bambini, ma l'irrazionale terrore verso le possibili conseguenze della loro visione. E se si trattasse solo del ritorno del senso di colpa per aver scaricato il pupo davanti al piccolo schermo, o per non aver creato le possibilità di dialogo che lo avrebbero sottratto alla visione muta della tv?
  • I cartoni sono un'altra cosa in Giappone: tanto per cominciare non sono considerati affatto prodotti per bambini. Piuttosto, la vastità del successo dei manga e dell' anime ha fatto sì che nascessero produzioni differenziate per età e gusti.

Note [modifica]

  1. Da Arriva V, il terrorista buono contro l' Inghilterra fascista, la Repubblica, 17 marzo 2006.

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