Maurizio Crosetti

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Maurizio Crosetti (1962 – vivente), giornalista, scrittore e blogger italiano

  • Aveva occhi un po tristi e un'aria da persona sola, chiusa. Come molti introversi, non gli apparteneva la preoccupazione di piacere a tutti. Però ogni suo gesto, dentro e fuori lo sport, è stato di orgogliosa sostanza. Campione inarrivabile, velocista "nero" d'Europa, figlio del profondo sud italiano vissuto sapendo che i luoghi comuni si possono combattere e vincere con la forza interiore, con una spinta anche morale. In questo, anche in questo, Pietro Mennea è stato un esempio.[1]
  • Basta con questo vecchiume, basta con questi nomi ammuffiti e totalmente privi di appeal. Ha ragione Berlusconi: per un futuro più glamour, occorre ribattezzare il mondo. Non solo la Fiat Stilo dovrebbe chiamarsi Young Ferrari o Ferrari Woman, ma tutta Torino avrebbe bisogno di un bel restyling che parta dal vocabolario.[2]
  • "Moggi si rivolge a Cristo con umiltà, con desiderio di ricostruire: è un uomo che nella vita ha dato il suo contributo". E non solo agli arbitri. Finalmente anche la Chiesa, nella persona del vescovo Domenico Sigalini, ha capito quello che in Italia ormai sapevano tutti: cioè che Lucianone è un perseguitato, un martire, uno che dava fastidio e per questo l'hanno incastrato. Altro che buon ladrone o figliol prodigo: la parabola vivente è lui, l'evangelico Moggi, appena tornato da Lourdes dove, al solito, non si è fatto notare. San Giovanni Rotondo, Lourdes, la Madonna del Divino Amore: sono posti miei. Al termine di una simile Champions League della fede, bisognerebbe farlo santo subito.[3]
  • Squadra anche fisica, la Juve lo è sempre stata. Non si sospettava che fosse anche metafisica.[4]
  • Ora, anche se non si capisce bene cosa c'entrassero con Calciopoli i pranzi e le cene a casa Mou, qui si fa pacatamente notare quanto segue: nella stagione sportiva 2003-2004, il Porto allenato da José Mourinho fu coinvolto nell' inchiesta "apito dourado" (fischietto dorato) per un tentato illecito sportivo e tentata corruzione. Risultato: 6 punti di penalizzazione e due anni di squalifica al presidente. Chi è senza peccato scagli il primo fischietto.[5]
  • [Su Pietro Mennea] Sembrava in eterna lotta col mondo e in parte lo era. Ha rappresentato molto, non solo nello sport e nell'atletica. La possibilità di riscatto per chi non nasce al centro dell'universo e non ha predestinazione, ne santi in paradiso. Era magnetico, cocciuto, emanava una forza contagiosa e a volte imbarazzante, difficile da reggere e guardare negli occhi. Non sembrava neanche italiano, eppure era il meglio di tante cose che misteriosamente, magicamente il nostro paese ogni tanto sa proporre.[1]

Note[modifica]

  1. a b Da Mennea, un fenomeno magnetico e cocciuto, Repubblica.it, 21 marzo 2013.
  2. Da Berlusconi ha ragione. Quanti nomi da cambiare, la Repubblica, 5 dicembre 2002.
  3. Da Santo subito, la Repubblica, 4 settembre 2007, p. 51.
  4. Da La Juventus? È un'opera d'arte. Compleanno con Pinturicchio, la Repubblica, 23 ottobre 2007, p. 60.
  5. Da Calciopoli in portoghese, la Repubblica, 26 febbraio 2010, p. 65.

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