Michail Afanas'evič Bulgakov
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Michail Afanas'evič Bulgakov (1891 – 1940), scrittore e drammaturgo russo.
- [All'amico Popov] Ed ecco, alla fine del mio lavoro letterario sono stato costretto a fare una riduzione. Che brillante finale, non ti pare? Anime morte non può essere ridotto in forma scenica. Prendilo come assioma enunciato da un uomo che conosce bene il romanzo. Mi hanno detto che esistono centosessanta versioni sceniche. Può essere, ma in ogni caso è un'impresa impossibile. (citato in introduzione a Il maestro e margherita a cura di Fausto Malcovati, traduzione di Vera Drisdo, Einaudi Scuola, 1999)
[modifica] Lettera a Stalin
- Io posso dimostrare, documenti alla mano, che l'insieme della stampa sovietica e le commissioni di controllo del repertorio teatrale sono sempre stati unanimi ad accanirsi contro le mie opere le quali hanno diritto di cittadinanza nell'Unione Sovietica. Io considero la lotta contro la censura, di ogni natura e qualsiasi potere la sostenga, come un dovere dello scrittore allo stesso titolo degli appelli alla libertà di stampa. Io sono un feroce partigiano di questa libertà e dichiaro che uno scrittore che possa farne a meno somiglia ad un pesce che dichara pubblicamente di poter fare a meno dell'acqua.
- Una sola volta, allorché io cominciavo ad essere conosciuto, ha dichiarato con una certa soddisfazione: Bulgakov vuol diventare lo scrittore satirico della nostra epoca (Komsomolskaia Pravda, n. 6, 1925). Olé! il verbo volere è usato al presente quando avrebbe dovuto essere usato al passato. Mikail Bulgakov è diventato scrittore satirico in un momento in cui tutto ciò che sfiora i tabù non è assolutamente tollerato.
- Grazie ai ritagli della stampa sovietica che conservo, ho constatato che negli ultimi dieci anni della mia attività letteraria, mi hanno consacrato 301 critiche di cui solamente tre favorevoli, mentre le 298 erano ostili ed ingiuriose. Attualmente io sono un uomo finito ed il mio annientamento è stato accolto dal pubblico sovietico con grande soddisfazione.
- Per le mie opere non vi sono speranze. Chiedo dunque al governo sovietico di esiliarmi d'urgenza. Faccio appello allo spirito umanitario del potere sovietico perché mi lasci in libertà, poiché come scrittore nella mia patria, io non sono più utile.
[Michail Afanas'evič Bulgakov, Lettera a Stalin, da Le nouvel observateur; citato in La Fiera Letteraria, p. 15, 14 marzo 1971]
[modifica] Il Maestro e Margherita
[modifica] Incipit
[modifica] Arcella
Era l'ora straordinariamente calda del tramonto di una giornata di primavera. Agli stagni Patriarsie giunsero due cittadini. Il primo indossava un vestito grigio, era basso di statura, corpulento, calvo, teneva in mano il suo bel cappello a forma di tortellino e sul volto ben rasato aveva poggiato un paio di occhiali smisurati con la montatura di corno. Il secondo – un giovanotto muscoloso che sui capelli rossi e arruffati portava un berrettino a quadri messo sulle ventitré – aveva una camicia da «cow boy», pantaloni bianchi sgualciti e scarpe nere.
[Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, traduzione di Salvatore Arcella, Newton & Compton, 1994.]
[modifica] Dridso
Non parlare mai con sconosciuti
Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriaŝie due cittadini. Il primo – sulla quarantina, con un completo grigio estivo – era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito, calvo; teneva in mano una dignitosa lobbietta, e il suo volto, rasato con cura, era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo – un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca – indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri.
Il primo altri non era che Michail Aleksandrovič Berlioz, direttore di una rivista letteraria e presidente di una delle più importanti associazioni letterarie di Mosca, chiamata con l'abbreviazione MASSOLIT¹; il suo giovane accompagnatore era il poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv, che scriveva sotto lo pseudonimo Bezdomnyj²
¹[Sigla di «Letteratura di massa»]
²[Senza casa]
[Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, traduzione di Vera Dridso, Gli Struzzi Einaudi, 1970.]
[modifica] Citazioni
- Margherita aveva sognato un sito sconosciuto, desolato, triste, sotto il cielo fosco della primavera precoce. Aveva sognato quel cielo grigiognolo, pezzato di nuvole trascorrenti e sotto uno stormo silenzioso di cornacchie. Un piccolo ponte rozzo, sotto di esso un un torbido fiumicello primaverile. Alberi malinconici, stenti, semispogli. Una tremula solitaria e più lontano, fra gli alberi, al di là di un orto, una casupola di tronchi, forse una cucina isolata, oppure un capanno da bagno o sa il diavolo che cosa! Tutto intorno un non so che di morto e di così triste, che veniva voglia d'impiccarsi a quella tremula vicino al ponticello. Che sito infernale per una persona viva! (1970)
- I manoscritti non bruciano. (1994)
- Le scienze nutrono i giovani e sono la consolazione dei vecchi. La scienza ci abbrevia la vita, che è già breve di suo. (1994)
- Questo è il fatto. E il fatto è la cosa più ostinata del mondo. (1994)
- L'insulto è la ricompensa abituale di un lavoro ben fatto. (1994)
- Seguimi lettore! chi ha detto che non c'è al mondo un amore vero, fedele, eterno? gli taglino la lingua malefica a quel bugiardo! seguimi lettore e io ti mostrerò un simile amore! no, si ingannava il maestro quando all'ospedale, verso mezzanotte diceva con amarezza a Ivanuska che essa l'aveva dimenticato. Questo non poteva accadere. Lei naturalmente non l'aveva dimenticato. (1994)
- Che mai farebbe il tuo bene se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra se vi scomparissero le ombre?
- "Tra le altre cose, gli ho detto" raccontò l'arrestato "che qualsiasi potere rappresenta una forma di violenza sugli uomini, e che arriverà il giorno in cui non esisterà più né il potere dei cesari, né qualsiasi altra forma di potere. L'uomo entrerà nel regno della verità e della giustizia, dove non sarà più necessario alcun potere" (cap. 2, traduzione di M.S. Prina)
[modifica] Cuore di cane
[modifica] Incipit
[modifica] Nadia Cicognini
U-u-u-u-u-uhu-hu-huuu! Oh, guardatemi, sto per morire! La tempesta nel portone mi ulula il de profundis e io mugolo con lei. Sono finito, finito! Una canaglia col berretto bisunto, il cuoco della mensa per l'alimentazione normale degli impiegati del Soviet Centrale dell'Economia Nazionale, mi ha versato addosso dell'acqua bollente e mi ha scottato il fianco sinistro. Che bestia, e pensare che è un proletario! Oh, Signore, mio Dio che male! L'acqua bollente mi ha corroso l'osso e adesso mugolo, mugolo, mugolo, ma serve forse a qualcosa?
[modifica] Giovanni Crino
U-u-u-u-u-u-hu-hu-huu!... guardatemi, muoio. E il mio ululato si confonde con quello della tormenta che così, attraverso il portone, mi canta la sua messa da morto. È finita per me, proprio finita. Un individuo schifoso, con quel suo lurido berretto, il cuoco della mensa per l'alimentazione normale degli impiegati del Consiglio Centrale dell'Economia Nazionale, si è preso il gusto di sbattermi addosso una pentola d'acqua bollente e mi ha mandato in malora il fianco sinistro. Brutta carogna! E sì ch'è un proletario!... Santissimo Iddio, che male mi fa! Quell'acqua diabolica m'ha lessato la carne fino all'osso, e ho un bell'ululare, tanto non serve a nulla!
[modifica] Citazioni
- Fra tutti i proletari, i portinai sono la razza più abbietta, l'infima categoria: autentici rifiuti umani. (1979, p. 17)
- Oggi sono presidente, e tutto quel che rubo voglio spendermelo in donne, gamberetti e champagne. Ne ho fatto abbastanza di fame quand'ero giovane, ora basta, e quanto alla vita ultraterrena... tanto, non c'è. (1979, p. 19)
- Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale qualunque sia il suo grado di sviluppo. L'ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore. (1979, pp. 33-34)
[modifica] Citazioni sul libro
- In Cuore di cane è il comico e il grottesco a prevalere sul tragico: niente drammi e catastrofi, ma soltanto guai spiacevoli e innumerevoli scocciature, dietro le quali si avverte la presenza costante del sorriso dell'autore. (Giovanni Albertocchi)
[modifica] La guardia bianca
[modifica] Incipit
Grande fu, e terribile, l'anno 1918 dopo la nascita di Cristo, il secondo dall'inizio della rivoluzione. Fu ricco di sole in estate, ricco di neve in inverno, e due stelle stettero particolarmente alte nel cielo: la vespertina Venere, stella dei pastori, e il rosso, fremente Marte.
Ma come frecce, negli anni di pace e negli anni di sangue, volavano i giorni, e i giovani Turbin non si erano accorti che nell'intenso gelo già era giunto il bianco, arruffato dicembre. Oh, Babbo nostro Natale presso l'abete, splendente di neve e di felicità! E tu, mamma, regina di luce, dove sei?
[modifica] Citazioni sul libro
- Le pagine del romanzo sono interamente percorse da un tragico dilemma: come è possibile conservare un passato così ricco e fecondo, e vivere il presente che lo rinnega? (Fausto Malcovati)
- La guardia bianca non è solo la storia dei tre fratelli Turbin, colti e raffinati borghesi simpatizzanti della Monarchia, che vivono in mezzo alla tempesta scatenatasi in Città. È un grande affresco corale sulla fine di un mondo, dove tutti vengono chiamati alla lotta e alla verifica dei propri valori. (Fausto Malcovati)
[modifica] Incipit de Le uova fatali
La sera del 16 aprile 1928 Vladìmir Ipàt'evìc Pérsikov, professore di zoologia della IV Università statale e direttore dell'Istituto di Zoologia di Mosca, entrò nel suo studio, nell'Istituto di via Herzen. Accese la sfera opaca sospesa in alto e si guardò intorno.
Come l'inizio della spaventosa catastrofe va fatto risalire appunto a quella disgraziata sera, così proprio il professor Pérsikov deve esserne considerato la causa primaria.
[modifica] Bibliografia
- Michail Bulgakov, Cuore di cane, traduzione di Giovanni Crino, a cura e con prefazione di Giovanni Albertocchi, Sansoni Editore, 1979.
- Michail Bulgakov, Cuore di cane, traduzione di Nadia Cicognini, Oscar Mondadori.
- Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, traduzione di Salvatore Arcella, Newton & Compton, 1994.
- Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, traduzione di Vera Dridso, Gli Struzzi Einaudi, 1970.
- Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, a cura di Fausto Malcovati, traduzione di Vera Dridso, Einaudi Scuola, 1999.
- Michail Bulgakov, La guardia bianca, traduzione di Anjuta Gančikov, Superbur Classici, 2001. ISBN 8817125229
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali in lingua russa di Michail Afanas'evič Bulgakov
Commons contiene file multimediali su Michail Afanas'evič Bulgakov
Wikipedia contiene una voce riguardante Michail Afanas'evič Bulgakov
[modifica] Opere
-
La guardia bianca (1924) -
Uova fatali (1925) -
Cuore di cane (1928) -
Il maestro e Margherita (1929-1939, edito nel 1966)