Nathaniel Hawthorne
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Nathaniel Hawthorne (1804 – 1864), scrittore statunitense.
- Nessuno, penso, dovrebbe leggere poesie, o guardare quadri o statue, se non vi sa trovare molto di più di quanto il poeta o l'artista vi abbiano effettivamente espresso. (da Il fauno di marmo)
- Un eroe non può essere eroe se non in un modo eroico. (dai Diari)
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- È orribile la bruttezza senza tatto.
- Dai principi si deduce una probabilità, ma il vero o una certezza si ottengono solo dai fatti.
- La vita è fatta di marmo e fango.
- Non sempre dobbiamo parlare sulla piazza del mercato di quello che ci capita nella foresta.
[modifica] La lettera scarlatta
- La spiritosaggine dei vecchi ha in apparenza molto da spartire con la festevolezza dei bambini: l'intelletto non c'entra, non più di quanto c'entri un profondo senso dell'umorismo; in entrambi, si tratta di un luccichio che guizza scherzoso in superficie e dà un aspetto solare e gaio sia ai rimani verdi che ai tronchi grigi carichi i muffe. Però nel primo caso è veramente sola, nell'altro assomiglia di più a quei fuochi fatui generati dal legno che marcisce. (p. 484)
- Alla salute morale e intellettiva di un uomo contribuisce in grande misura stabilire rapporti di collaborazione con diversi individui diversi da lui, che non tengono nel minimo conto le sue mete ideali e hanno capacità e interessi incomprensibili per lui se non riesce a uscire da sé stesso. (p. 493)
- Per un uomo che ha sognato di assurgere alla fama letteraria e di meritarsi con tali mezzi un posto fra i grandi di questo mondo è una buona lezione – spesso una lezione dura – fare un passo fuori dall'angusto circolo in cui le sue aspirazioni sono riconosciute come degne e giuste, e scoprire che fuori da quel circolo tutto ciò che ha ottenuto e tutto ciò che ha desiderato non hanno il benché minimo valore. (p. 496)
- Nella nostra natura c'è però una meravigliosa, e caritatevole, valvola di sicurezza per cui chi soffre non si rende mai conto con piena intensità di ciò che sta soffrendo nel momento stesso della tortura, ma solo dopo, quando lo raggiunge l fitta del ricordo. (p. 527)
- Ma esiste un senso del destino, un fatalismo tanto irresistibile e inevitabile che ha la forza di una maledizione e finisce quasi sempre per costringere gli esseri umani a gironzolare come spettri che si attardano attorno al posto dove qualche importante e significativo avvenimento ha segnato con il suo colore la loro vita, tanto più irresistibile quanto più nera è la tinta che la affligge. (p. 552)
- Ovunque ci siano un cuore e una mente, i malanni del corpo si tingono delle loro particolarità. (p. 599)
- Quando una massa ignorante si mette a voler vedere con i propri occhi, è fin troppo facile che veda lucciole per lanterne. Però quando formula i suoi giudizi, come di solito fa, con l'intuito del suo grande e generoso cuore, le conclusioni a cui arriva sono spesso tanto profonde e tanto giuste da posseder gli stessi caratteri delle verità rivelate per via soprannaturale. (p. 602)
- Per l'uomo falso, tutto l'universo non è vero, e quando cerchi di afferrarlo stringi un pugno di mosche: è impalpabile. E lui stesso, fino a quando si mostrerà sotto una luce falsa, sarà un'ombra, una cosa che non esiste più. (p. 622)
- Bisogna riconoscere un merito alla natura umana: quando non è in gioco l'interesse personale, è molto più pronta ad amare che a odiare. E anche l'odio, attraverso un processo graduale e silenzioso, si può trasformare in amore, a meno che il cambiamento sia impedito da una continua recrudescenza di nuovi stimoli che vadano a irritare l'originaria ostilità. (p. 637)
- L'opinione pubblica ha un carattere dispotico: è capace di negare il più banale atto di giustizi, se le viene chiesto con troppa ostinazione come un diritto; ma altrettanto spesso concede molto più di quel che è giusto, purché si faccia appello, come tutti i despoti adorano che si faccia, esclusivamente alla sua generosità. (p. 639)
- Spesso questo è il destino, e questi sono i tragici sviluppi, della femminilità fisica e mentale, quando una donna incontra, e attraversa, un'esperienza di particolare crudeltà. Se la donna è tutta tenerezza, muore. Se sopravvive, la tenerezza o le viene scostata di dosso oppure – e l'effetto all'esterno è lo stesso – le si incrosta così profondamente dentro il cuore che non si lascerà mai più vedere. (p. 641)
- È curioso, ma le persone che hanno le idee più audaci spesso sono quelle che più tranquillamente si adeguano alle regole di comportamento vigenti nella società. A loro basta il pensiero, e non sentono il bisogno di investirlo nel sangue e nella carne dell'azione. (p. 642)
- È sempre così: un male fatto, simboleggiato da qualcosa o no, diventa una maledizione. (p. 691)
- Nessuno può indossare troppo a lungo una faccia in privato un'altra davanti alla gente senza trovarsi alla fine a non sapere più quale è quella vera. (p. 695)
- E invece, curiosamente, spesso passa un sacco di tempo prima che le parole incarnino le cose: due persone che scelgono di evitare un certo argomento possono avvicinarglisi fin quasi a toccarlo e ritirarsi in tutta sicurezza senza destare la belva che dorme. (p. 704)
- I bambini partecipano sempre, per istinto mimetico, al nervosismo di chi sta con loro; e in particolare avvertono sempre ogni turbamento o ogni sovversione imminente, di qualunque genere, nella situazione familiare. (p. 708)
- Gli uomini di intelligenza non comune che coltivano la morbosità possiedono questo occasionale potere di fare sforzi straordinari, i cui bruciano l'energia vitale di molti giorni, restano poi come morti per altrettanti giorni. (p. 720)
[modifica] La casa dei sette abbaini
[modifica] Incipit
L'ANTICA FAMIGLIA PYNCHEON
In una delle nostre città della Nuova Inghilterra, a metà d'una strada secondaria, sorge una logora casa di legno con sette abbaini dalle cime aguzze che guardano diversi punti della bussola, e un fascio di grossi comignoli al centro. La strada è via Pyncheon; la casa è la vecchia Casa Pyncheon; e un olmo d'ampia circonferenza che vegeta davanti alla soglia, è familiare a ogni figlio della città col nome d'Olmo dei Pyncheon. Nelle mie visite occasionali al luogo suddetto, tralascio raramente d'imboccare Via Pyncheon, al fine di passar sotto l'ombra di queste due antichità: il grande olmo e l'edificio provato dall'intemperie.
[modifica] Citazioni
- Se ciascuna generazione fosse tenuta a costruirsi le proprie abitazioni, quest'unico cambiamento, relativamente così poco importante di per sé, implicherebbe quasi ogni riforma della cui mancanza soffre la società odierna. (p. 168)
[modifica] Bibliografia
- Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta, in Opere scelte, traduzione di Aldu Busi e Carmen Covito, Meridiani Mondadori, Milano 1994. ISBN 8804365536.
- Nathaniel Hawthorne, La casa dei sette abbaini, traduzione di Marcella Bonsanti, I Capolavori Sansoni, 1972
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