Nazim Hikmet
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Nâzım Hikmet Ran (1902 – 1963), poeta turco naturalizzato polacco.
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- Amo in te l'avventura della nave che va verso il polo, | amo in te l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte, | amo in te le cose lontane | amo in te l'impossibile.
- Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti | arrivederci fratello mare | mi porto un po' della tua ghiaia | un po' del tuo sale azzurro | un po' della tua infinità | e un pochino della tua luce | e della tua infelicità. | Ci hai saputo dir molte cose | sul tuo destino di mare | eccoci con un po' più di speranza | eccoci con un po' più di saggezza | e ce ne andiamo come siamo venuti | arrivederci fratello mare.
- I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | che tu venga all'ospedale o in prigione | nei tuoi occhi porti sempre il sole. | I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya, | sono così, le spighe, di primo mattino; | i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | quante volte hanno pianto davanti a me | son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi, | nudi e immensi come gli occhi di un bimbo | ma non un giorno han perso il loro sole; | i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | che s'illanguidiscano un poco, i tuoi occhi | gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti: | allora saprò far echeggiare il mondo | del mio amore. | I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | così sono d'autunno i castagneti di Bursa | le foglie dopo la pioggia | e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul. | I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | verrà un giorno, mia rosa, verrà un giorno | che gli uomini si guarderanno l'un l'altro | fraternamente | con i tuoi occhi, amor mio, | si guarderanno con i tuoi occhi.
- Il più bello dei mari || è quello che non navigammo.|| Il più bello dei nostri figli || non è ancora cresciuto. || I più belli dei nostri giorni || non li abbiamo ancora vissuti. || E quello || che vorrei dirti di più bello || non te lho ancora detto.
- Riempi il tuo cranio di vino, prima che si riempia di terra.
- Sono cent'anni che non ho visto il suo viso | che non ho passato il braccio | attorno alla sua vita | che non mi son fermato nei suoi occhi | che non ho interrogato | la chiarità del suo pensiero | che non ho toccato | il calore del suo ventre | eravamo sullo stesso ramo insieme | eravamo sullo stesso ramo | caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent'anni | di cent'anni la strada | e da cent'anni nella penombra | corro dietro a te.
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