Pietro Cimatti

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Pietro Cimatti (1929 – 1991), scrittore, poeta e saggista italiano.

  • Rarissimo evento, Fernanda Romagnoli è poeta.... La rima, che rende memorabile il senso, e il sapiente tamburo della versificazione, che restituisce il polso miracoloso della vita, qui avvisano di tutto ciò che la poesia non è, per essere: essa è un distacco estatico... un assalto ordinato, una provocazione scandita secondo antichi rituali e con musica inclusa. (citato in Donatella Bisutti, Fernanda Romagnoli. L'anima in disparte, Poesia, Anno XII, marzo 1999 n. 126, Crocetti Editore)

Indice

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] È la fine

[modifica] Fratello legno

Fratello legno, trucioli
sopravvissuti all'albero,
amorosamente composti ai piedi d'una scala
per lo spazzino di domani;

[modifica] Al nuovo Dio

Una cosa i robots non faranno,
l'aritmetica della miseria:
calcoleranno spazi intergalattici
e code di comete, il plasma d'Elios
e gli spettri di Sirio, ma una cosa
non faranno, beati veramente
come dei: vegliare incolonnando
cifre di sangue, comporre nel buio
speranze di pareggio, l'aritmetica
che infiamma la memoria, accende rossi
di pericolo, eccita sonerie,
numeri che diventano vampiri,
albe temute, giorni rossi. i robots
veramente tranquilli come dei
partoriscono numeri perfetti,
somme astratte: negli agili transistors
non si registra il male della vita,
il conto che non torna.

[modifica] Lucidamente

Un momento di sole e tornerà
il buio dopo il giorno grigio (come
a mia madre il sorriso, che moriva).

[modifica] Bar di notte

L'una di notte: due giovani
eleganti si scambiano sigarette,
una ragazza spaventata è sola
con un bicchiere azzurro.

[modifica] Gli ultimi

E l'ora è vicina:
nell'inganno del tempo
l'orologio cammina.

[modifica] Il telegramma

"Tuo padre deceduto sei et trenta
Ospedale Civile. Ti aspettiamo".
Sono due endecasillabi: tuo padre
è il mio, l'Ospedale Civile
è la fine di un viaggio – ancora all'alba
ho attraversato un giardino sfiorito
e l'ho veduto lungo, verde, antico,
come avevo da tanto desiderio,
aquila e lupo, un vecchio.

[modifica] La pazzia degli orologi

Orologi Rologi Ologi!
Io non so fare orologi
Bisogna fare orologi per vivere
Io so cantare e sognare
Io sono libero io vivo
Ti piegherai Orologi Rologi

[modifica] Ho amore

[modifica] La mia ragazza è il vento

La mia ragazza non è mia, è del vento.
E più la seguo e più vado lontano
E più l'amo più stento a farmi amare.
La mia ragazza non è mia, è del mare.

[modifica] A Laura

La fanciulla mi trema nei capelli
con una mano bianca e basso dice
amore per la bocca dolorosa
raro come sorriso, e più non osa.

[modifica] Invocazione

Dio, svuotami, fammi come mi chiedono:
adorano le manse bestie, e irridono.
Dio mio, vuotami od empili, prendimi
o lasciali i tuoi pascoli servili.

[modifica] Nebbiata

La nebbia è calda stasera.
In una mostra di fiori finti
fiorisce un fiore di cera.

[modifica] Io non ho nome

[modifica] Bianco

Per questo foglio – prima che sia l'ora
petrosa dei miei sonni –
Madre, cammini. Cadono le ore
lacrime di campane: vanno al canto
della speranza vele di febbraio,
fuochi lontani dalla costa.

[modifica] Io non era

Io non era per piangere che venni
ma poi, piangendo, l'ho dimenticato.
Forse a cantare – questa larga bocca
per antiche focacce di guerriero -

[modifica] Noi veli

[modifica] 14

Gli Dei sono remoti. Non c'è un verso,
un relitto di sillabe che additi,
non il segreto, anticamente perso,
ma la soglia, impossibile,
                    murata.

[modifica] 19

Cent'anni dopo venne qui, aprì al foglio,
e questi versi (ancora così attesi
da me) vide, eccezione nel trifoglio,
e li colse come io solo li intesi,

[modifica] 20

Il corpo parla: che dovrai morire.
non dice a te: che non lo puoi sentire.
Al corpo dici: ancora non morire.
Non sa che parli: non ti può sentire.

[modifica] Segno di vita

[modifica] XXXV

Poesia, ampie ore, iter indietro
dalle ferite non proprio mortali,
nerità di presagi: un uomo, pietro,
che non farà mistero dei suoi mali:

[modifica] XXXIX

Vendo lunarie primole e solstizie,
cannìbule di stinco e rigulizie,
ossueri e femoralie, chi ne vuole
prego presenti moduli vigenti,

[modifica] Stanze sulla polveriera

[modifica] La reggia

Questa è la reggia, ognuno che viene
ospite narra come fu percosso
dagli dei, e rinsaldate le catene
si riaffida al suo mare sempre mosso.

[modifica] Il bue della sera

Lavorare lavorare, amor mio,
è come ogni giorno svegliarsi per andare
a morire, questi uffici sono tombe
senza fiori, che fatica rinascere poi
lungo i muri della sera

[modifica] Amor mio

Sei tu che mi invii
al telefono della memoria
messaggi di pazienza mentre brancolo
schiodato per la notte – è la solita storia
di cristo che ripetono, a ogni angolo
alzano croci, vederle invisibili
sugli uffici e sulle fabbriche
è civile agonia.

[modifica] Pau

Hai detto pau guardando le finestre.
Tornano tempi remoti ai fanciulli
prima del nostro tempo
che li accerchia e li limita: dai vetri
quando la sera scende da lontano
torna il primo terrore delle tenebre
e dice pau guardando le finestre.

[modifica] Bibliografia

  • Pietro Cimatti, È la fine, Rebellato Editore, Padova, 1967.
  • Pietro Cimatti, Ho amore, Rebellato Editore, Padova, 1967.
  • Pietro Cimatti, Io non ho nome, Rebellato Editore, Padova, 1958.
  • Pietro Cimatti, Noi veli, Umbria Editrice, Perugia, 1980.
  • Pietro Cimatti, Segno di vita, Rusconi, Milano, 1976.
  • Pietro Cimatti, Stanze sulla polveriera, Rusconi, Milano, 1978.

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