Olindo Guerrini

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Olindo Guerrini

Olindo Guerrini, noto con gli pseudonimi di Lorenzo Stecchetti, Argia Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni, Pulinera, Bepi e Mercutio (1845 – 1916), poeta e scrittore italiano, nonché bibliofilo e studioso di letteratura italiana.

Citazioni di Olindo Guerrini[modifica]

  • Non si vive di solo pane, è vero; ci vuole anche il companatico; e l'arte di renderlo più economico, più sapido, più sano, lo dico e lo sostengo, è vera arte. Riabilitiamo il senso del gusto e non vergogniamoci di sodisfarlo onestamente, ma il meglio che si può, come ella ce ne dà i precetti. (citato in Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, p. xix books.google)
  • Se l'uomo non appetisse il cibo o non provasse stimoli sessuali, il genere umano finirebbe subito. (citato in Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, p. xvii books.google)
  • Questa minestra, che onora Bologna, | Detta la grassa non inutilmente, | Carezza l'uomo dove gli bisogna, | Dà molta forza ai muscoli e alla mente, | Fa prender tutto con filosofia, | Piace, nutre, consola e così sia. (da un sonetto dedicato alle tagliatelle; citato in Touring Club Italiano, Guida Gastronomica d'Italia, Milano, 1931, p. 206)

Nova polemica di Lorenzo Stecchetti[modifica]

Incipit[modifica]

Ed anche a me da l'innocente cuna
ridon due bimbi che l'amor mi diede
e quei due bimbi son la mia fortuna,
la mia bella speranza e la mia fede.
Anch'io, ne' chiostri che la notte imbruna,
anch'io singhiozzo d'una tomba a 'l piede;
anch'io soffro, lavoro, amo, ed alcuna
vergogna a 'l famigliar desco non siede.

Citazioni[modifica]

  • Avanti, avanti, avanti | con la fiaccola in pugno e con la scure! (da Ai poeti pinzocheri).
  • Dissi — noi siam vigliacchi — | e me ne pento. Errai. | È il secolo de' Gracchi | questo che bestemmiai: | ma voi vi siete accorti | che siamo tutti forti, forti, forti. (da Palinodia)
  • Dominedio ci salvi | da i libri troppo lunghi e da i poemi! (da A Felice Cavallotti)
  • Non ci sono né veristiidealisti. Ci sono degli autori che scrivono bene e degli altri che scrivono male; ecco tutto.

Postuma: canzoniere di Lorenzo Stecchetti[modifica]

Incipit[modifica]

Poveri versi miei gettati al vento,
Della mia gioventù memorie liete,
Rime d'ira, di gioia e di lamento,
Povere rime mie, che diverrete?
Ahi fuggite, fuggite il mondo intento
A flagellar chi non l'amò; premete
L'inculto sì ma non bugiardo accento,
Conscie dell'amor mio, rime discrete.

Citazioni[modifica]

  • Sono un poeta o sono un imbecille? (VII)
  • I canti che pensai ma che non scrissi | Le parole d'amor che non ti dissi. (XIV)
  • Bevendo in fresco, e bestemmiando Cristo. (XVII)
  • Ma noi giacciamo nauseati e stracchi | Senza un affetto in cor, sul reo letame | Di questa sozza età. Noi siam vigliacchi. (XXI)
  • Conosci tu il paese | Dove non s'è mortali, | Dove alla fin del mese | Non scadon le cambiali? (XXXVII)
  • Io non voglio saper quanto sii casta, | Ci amammo veramente un'ora intera, | Fummo felici quasi un giorno e basta. (LXVIII)
  • Torna all'infamia tua: sei troppo vile, | Sei troppo vile, non ti posso amar! (LXXVI)

Rime di Argia Sbolenfi[modifica]

Incipit[modifica]

Condannata da l'empio destino
a l'iniquo mestier della cuoca,
io compongo vicino alla fuoca[1]
i miei deboli versi d'amor,
e l'imago d'un giovin divino
m'apparisce a gli sguardi incantati;
sento l'orma de i passi adorati
echeggiarmi ne l'vergine cor!

Citazioni[modifica]

  • Addio sorrisi dell'albe rosate, | Addio tramonti che d'oro parete! | Novembre porta le tristi giornate | E delle nebbie la bigia quïete! (dalle "Rime", libro secondo - Le decadenti)
  • Armiamoci e partite! (da Agli Eroissimi)
  • È certo che lo studio e la riproduzione del mondo esterno come è, costano più fatica che non l'operare secondo una formola od una maniera.
  • Il destino è così, questa è la vita; | Soffrire e poi soffrire! (in Ora triste)
  • Io corro, io volo sulla bicicletta, | questo ideal delle cavalcature: | chi soffre d'emorroidi o di bolletta | m'insulti pure. (da In bicicletta)
  • Sperare e disperar, questa è la vita. (in Anno nuovo)

Incipit di alcune opere[modifica]

Brani di vita[modifica]

Ecco come andò la cosa.
Nell'inverno del 1868 io dava ad intendere alla mia famiglia di studiar legge; anzi, per confermarla vie più nell'errore, alla fine di quell'anno mi laureai.
(Parentesi. Mi ricordo che ci chiusero nell'Aula Magna dell'Università. Eravamo otto o dieci candidati, e, allegri come quelli non se ne trovano più. Venne il professore di Diritto Canonico, munito di una borsa gigantesca che conteneva la bellezza di sessanta palle. Ognuno di noi immerse la mano nel venerando borsone ed estrasse una palla sola, il cui numero corrispondeva a quello di una tesi da svolgere in iscritto. A me toccò una tesi laconica: Del Comune; una tesi che non conoscevo nemmeno di saluto.

Note[modifica]

  1. Focolare, Dialetto bolognese.

Bibliografia[modifica]

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Collegamenti esterni[modifica]