William Shakespeare

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William Shakespeare

Indice

William Shakespeare (1564 – 1616), poeta, commediografo, drammaturgo e attore britannico.

[modifica] Citazioni

  • Addio, bella crudeltà. (da La Dodicesima Notte)
  • Gli uomini chiudono la propria porta contro il sole che tramonta. (Apemanto; da Timone d'Atene, atto I, scena II)
  • Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene viene seppellito con le loro ossa. (da Giulio Cesare)
  • La bellezza tenta i ladri più dell'oro. (da Come vi piace I, 3)
  • Non c'è mai stato un filosofo che potesse sopportare pazientemente il mal di denti. (da Molto Rumore Per Nulla, Leonato) [1]
  • Quando marciscono i gigli mandano un puzzo più ingrato che quello della malerba. (Sonetto XCIV, GB)
  • C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata. (da Molto Rumore Per Nulla, Beatrice)
  • Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo. (da Molto Rumore Per Nulla, Beatrice)
  • Sii casta come il ghiaccio, pura come la neve, tu non sfuggirai alla calunnia. (da Amleto, atto III, Amleto)
  • Oh Cielo misericordioso: uomo, non calcarti il cappello sulle sopracciglia: dai parole al dolore; il dolore che non parla, sussurra al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi. (da Macbeth, atto IV, scena III, Malcolm)
  • Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è altro che un'ombra che cammina; un mediocre attore che si pavoneggia e si dimena sul palcoscenico per il tempo della sua parte e poi non si ode più oltre. È una favola narrata da un idiota, piena di strepito e furia e senza significato alcuno. (da Macbeth, atto V, scena V, Macbeth)
  • Nulla v'è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura. Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile. (da Il mercante di Venezia, Atto V, scena I)
  • Piacere e vendetta sono più sordi delle bisce alla voce di una decisione giusta. (da Troilo e Cressida)
  • Portatemi il mio arco d'oro ardente, portatemi le frecce del desiderio, portatemi la lancia. Apritevi, nuvole, portatemi il mio carro di fuoco, non desisterò dalla lotta della mente, né la mia spada mi dormirà nella mano finché non avrò costruito Gerusalemme nella verde e felice terra d'Inghilterra. (da Puck)
  • Eretico sarà chi accenda il rogo, non già colei che vi brucerà dentro! (da Il racconto d'inverno)
  • La malinconia dagli oscuri occhi, triste compagna. (da Pericle principe di Tiro)
  • La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota. (da Cimbelino)

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  • Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno.
  • Assomiglia al fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.
  • Basta una stilla di male per gettare un'ombra infamante su qualunque virtù.
  • Beh, chiunque può sopportare un dolore tranne chi ce l'ha.
  • Che ogni occhio negozi per se stesso | E non fidi in agente alcuno.
  • Chi dorme non sente il mal di denti.
  • Chi muore paga tutti i debiti.
  • Chi non ha denaro, mezzi, né contentezza è senza tre cose buone.
  • Ci sono occasioni e cause e perché e percome in tutte le cose.
  • Ciò che l'uomo osa, io oso.
  • Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.
  • Con chi sta fermo il tempo? Con gli uomini di legge quando sono in ferie, perché essi dormono fra un'udienza e l'altra, e non s'accorgono che il tempo si muove.
  • Con la tua immagine e con il tuo amore, tu, benché assente, mi sei ogni ora presente. Perché non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri; ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te.
  • Debbo essere crudele solo per esser giusto.
  • E chi muore senza portare nella propria tomba almeno una pedata ricevuta in dono da un qualche amico?
  • E ogni angoscia che ora par mortale, di fronte al perder te, non parrà eguale.
  • È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.
  • Essere saggio e amare eccede le capacità dell'uomo.
  • Fai maturare la tua ammirazione per un poco.
  • Gli angeli ancora risplendono, anche se è caduto quello più splendente.
  • Gli uomini sono morti in ogni tempo, e i vermi se li sono mangiati, ma non per amore.
  • Ho una sorta d'alacrità nell'andare a fondo.
  • I clamori avvelenati di una donna gelosa sono più micidiali dei denti di un cane idrofobo.
  • Il buono e il cattivo dipendono dal pensiero di chi li rende tali.
  • Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi.
  • Il discernimento è la parte migliore del valore.
  • Il dovere di ogni soggetto appartiene al re, ma l'anima di ogni soggetto è solo sua.
  • Il principe delle tenebre è un gentiluomo.
  • Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.
  • Il vecchio proverbio ha ragione: Il vaso vuoto è quello che rende il suono più ampio.
  • In nulla mi considero felice se non nel ricordarmi dei miei buoni amici.
  • La bellezza da sola persuade | Gli occhi degli uomini senza aver bisogno d'avvocati.
  • La brevità è l'anima della saviezza.
  • La colpa è così piena d'ingenua gelosia che si versa da sola per timore d'essere versata.
  • La disgrazia ci fa conoscere strani compagni di letto.
  • La gloria è simile a un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, a causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde in un nulla.
  • La pazzia, signore, se ne va a spasso per il mondo come il sole, e non c'è luogo in cui non risplenda.
  • La tua vecchia verginità è come una delle nostre vizze pere francesi: è brutta, è secca al gusto.
  • La virtù è ardita e la bontà non ha mai paura.
  • L'ambizione, la virtù del soldato.
  • L'amicizia è fedele in tutto, tranne che nei servigi e nelle faccende d'amore.
  • L'amore è la più saggia delle follie, un'amarezza capace di soffocare, una dolcezza capace di guarire.
  • L'amore non è amore che cambia quando incontra qualcosa che cambia. È un'impronta incancellabile che combatte tempeste e non si agita mai. L'amore non si trasforma in poche ore o in settimane… ma resiste... anche sull'orlo della morte.
  • L'arte resa muta dall'autorità.
  • L'azione è più rara nella virtù che nella vendetta.
  • Le compagnie, le compagnie scellerate sono state la mia rovina.
  • Le cose dolci da gustare si dimostrano amare da digerire.
  • Le cose non sono un bene o un male di per sé ma è il pensiero che le rende tali.
  • L'inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa.
  • L'ordine è la virtù dei mediocri.
  • L'uomo che si agita fa scoppiare di risate gli angeli.
  • Ma io sono costante come la stella polare, che per il suo esser fedele, fissa e inamovibile non ha pari nel firmamento.
  • Ma l'amore è cieco e gli amanti non possono vedere le graziose follie ch'essi commettono.
  • Narra con esattezza di me e della mia causa.
  • Nella pace nulla di meglio per diventare un uomo che la tranquillità e l'umiltà, ma se tu senti il soffio della guerra allora imita la tigre, indurisci i tuoi muscoli, eccita il tuo sangue, nascondi la tua lealtà sotto la fredda rabbia e infine dà al tuo sguardo l'orribile splendore.
  • Nessuno ammira la celerità più dei negligenti.
  • Niente arriva a sproposito, se arriva insieme al denaro.
  • Niente più della pietà imbaldanzisce il peccato.
  • Niente rimane, tutto è consumato, quando il desiderio viene appagato.
  • Noi siamo per gli dei quel che sono le mosche per un ragazzo capriccioso: ci uccidono per divertirsi.
  • Non bisognerebbe affliggersi per ciò che è stato ed è senza rimedio.
  • Non c'è belva tanto feroce che non abbia un briciolo di pietà. Ma io non ne ho alcuno, quindi non sono una belva.
  • Non c'è modo che gli uomini esistano senza che le donne lavorino a mezza giornata?
  • Non c'è nulla che sia buono o cattivo in se stesso, ma è il nostro pensiero che lo rende tale.
  • Non farmi sentire delle bugie: non s'addicono a nessuno, tranne a un commerciante.
  • Non sai che sono donna? Quando penso, devo parlare.
  • Non si è ancor mai vista donna bella e stupida.
  • Non siamo nati per supplicare, ma per comandare.
  • Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.
  • Nostalgia: il ricordo delle cose passate.
  • Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale.
  • O, un bacio, lungo come il mio esilio, dolce come la mia vendetta!
  • Ogni colpa sembra mostruosa finché non arriva un'altra colpa che le sia compagna.
  • Oh, è stupendo avere forza da gigante ma è da tiranni usarla come un gigante.
  • Ora sono, se uno deve dir la verità, poco meglio di uno dei dannati.
  • Per prima cosa, ammazziamo tutti gli avvocati.
  • Perché il coraggio insorge all'occasione.
  • Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce.
  • Puoi depormi dalle mie glorie e dal mio stato, ma non dai miei dolori: di quelli io sono ancora il re.
  • Quando amiamo al meglio, spesso roviniamo ciò che è bene.
  • Quando arrivano i dispiaceri, non arrivano come singole spie, ma in battaglioni.
  • Quando i ricchi furfanti hanno bisogno di quelli poveri, quelli poveri possono fare il prezzo che vogliono.
  • Quando il valore toglie alla ragione, | Rode la spada con cui combatte.
  • Quanto spesso gli uomini sono stati allegri poco prima di morire!
  • Questa è la mostruosità dell'amore, signora, che infinito è il volere ma limitata è la sua attuazione.
  • Se ho fatto una sola cosa buona nella mia vita, me ne pento dal profondo del mio cuore.
  • Se l'amore è cieco, tanto meglio si accorda con la notte.
  • Se soltanto avessi servito il mio Dio con metà dello zelo con cui ho servito il mio re, egli non mi avrebbe abbandonato nella mia vecchiaia, nudo, ai miei nemici.
  • Se tu non ti ricordi la più piccola follia a cui ti ha condotto l'amore, tu non hai amato.
  • Sei tutto ghiaccio; la tua gentilezza raggela.
  • Signore, Signore, quanto siamo soggetti noi vecchi a questo vizio del mentire.
  • Solo i difetti dei ricchi sembrano virtù.
  • Sono le stelle, le stelle sopra di noi, che governano la nostra condizione.
  • Sperperiamo le nostre luci invano, come le lampade di giorno.
  • Spesso dalle intenzioni sue l'uomo è sviato. Tutti i nostri propositi dipendono dalla memoria: se nascendo quindi sono robusti, poi si indeboliscono. Acerbo il frutto sta ben saldo al ramo; maturo, da sé cade, senza scuoterlo.
  • Ti prego, aggrava la tua collera.
  • Tu sei sposato alla calamità.
  • Tu, "Z", figlia illegittima, tu lettera affatto necessaria.
  • Un atto senza nome.
  • Un giorno l'afflizione sorriderà di nuovo, e fino ad allora, dolore, stai a cuccia!
  • Un politicante... uno che sarebbe stato capace di circuire anche Dio.
  • Un vero amore non sa parlare.
  • Una donna è un piatto per gli dei, se a condirla non è il diavolo.
  • Vado pazza della sua stessa assenza.
  • Vuoi essere simile alla natura degli dei? Sii misericordioso con gli animali: la dolce misericordia è il vero segno della nobiltà.

[modifica] Il re Giovanni

[modifica] Incipit

Northampton. – La sala de Consiglio nel palazzo regio
Giovanni: Ora, signor di Chatillon, parlate: che chiede da noi la Francia?
Chatillon: Quel sire vi saluta, e dice per bocca mia alla Maestà, alla simulata Maestà d'Inghilterra...
Elinora: Strano principio... Maestà simulata!
Giovanni: Silenzio, buona madre; ascoltiam l'ambasciatore.
Chatillon: Filippo di Francia, disposando la causa e i giusti diritti del figlio di Gefredo, tuo fratello estinto, Arturo Plantageneto, reclama in nome della legge questa bella isola e il suo territorio, l'Irlanda, il Poitiers, l'Anjou, la Touraine e il Maine, e vuole che tu deponga la spada con cui t'afforzi in un ingiusto potere, e la rimetta fra le mani del giovane Arturo, tuo nipote, e tuo vero e legittimo sovrano.

[modifica] Citazioni

  • Ah! quante volte ci eccita al delitto la sola vista dei mezzi di compierlo! (Atto IV, Scena II, p. 51)
  • Chiunque permette alla propria lingua di dire un mendaccio, non dice il vero, e chiunque non dice il vero, mente. (Atto IV, Scena II, p. 55)
  • Il cittadino crucciato fa alleanza col nemico... (Atto IV, Scena II, p. 56)
  • Oh, sintomi vani e incannatori! I mali, allorché divengono estremi, non sono più sentiti: la morte, dopo aver manomesso il di fuori, lo abbandona, e fatta invisibile investe l'anima e l'assedia e l'opprime con legioni di fantasime e di larve, che affollandosi si conseguono confuse e senza interruzione. (Atto V, Scena VII, p. 68)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Il re Giovanni è il prologo, come l' Enrico VIII è l'epilogo degli otto drammi nazionali che succedendonsi l'uno all'altro, e formano, per così dire, la grande epopea della nazione britannica. Nel re Giovanni si cominciano a trattare tutti i soggetti politici e patrii che si svolgono poi così ampiamente; e vi si veggono guerre e negoziati colla Francia, una usurpazione e la tirannide che necessariamente ne deriva, l'influenza del clero e i litigi dei Grandi. È probabile che Shakespeare componesse questo dramma e l' Enrico VIII dopo tutti gli altri, ed abbia ciò fatto per meglio rannodarli insieme. (Wilhelm August von Schlegel)
  • Gli avvenimenti politici militari sono presentati nel re Giovanni con tanta maggior pompa, quanta minore è la grandezza che in essi si riscontra. La doppiezza e l'avidità de' principi sono espresse in istile diplomatico, Il bastardo Faulconbridge è il vero interprete di questo genere di linguaggio. (Wilhelm August von Schlegel)
  • La tenera vittima di una sfrenata ambizione, l'amabile Arturo, eccita profondissimo interesse. La pietà ch'egli inspira diverrebbe anzi troppo tormentosa nella scena ove Uberto si prepara a privarlo della vista con un ferro rovente, se l'incanto delle parole di quel garzone che commuove fino Uberto non si diffondesse sopra gli affetti che vengono in noi destati. (Wilhelm August von Schlegel)

[modifica] Amleto

  • Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse.. mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.
  • Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.
  • Come avete potuto smettere di nutrirvi di questa montagna di neve, per pascervi invece di questo moro? Ah, non avete occhi? (Amleto; atto III, scena IV)
  • O Vergogna, dov'è il tuo rossore? (atto III, scena IV)
  • Oh! così questa troppo solida carne potesse fondersi, dimoiare e dissolversi in rugiada: o che l'Eterno non avesse stabilito la sua legge contro l'uccisione di sé! O Dio! o dio! come tediosi, vieti, insipidi e non profittevoli sembrano a me tutti gli usi di questo mondo! Come l'ho a schifo! O schifo! è un giardino non sarchiato che va in seme; piantacce andate in rigoglio e grossolane lo posseggono tutto. Che si dovesse venire a questo! Morto da soli due mesi! anzi, non da tanto, nemmeno due: un re così eccellente: ch'era, rispetto a questo, quel ch'è Iperione a un satiro; così amorevole per mia madre, che non poteva permettere che i venti del cielo visitassero troppo rudemente la sua faccia. Cielo e terra! debbo io ricordare? ebbene, ella pendeva da lui, come se il desiderio si fosse accresciuto di ciò di cui si pasceva; e pure, entro un mese! Ch'io non ci pensi: Fragilità, il tuo nome è donna! Un mesetto! prima che fossero vecchie quelle scarpe con le quali ella seguì il corpo del mio povero padre, come Niobe, tutta lacrime, ebbene lei proprio lei – o Dio! una bestia, a cui manca il discorso della ragione, avrebbe pianto più a lungo – sposata a mio zio, il fratello di mio padre, ma non più simile a mio padre che io ad Ercole. Entro un mese! prima ancora che il sale di quelle inique lagrime avesse lasciato il rossore nei suoi occhi gonfi, ella si è sposata. Oh, malvagia fretta, accorrere così lestamente a lenzuola incestuose! Non è bene e non può venire a bene; ma spezzati, mio cuore, perché io debbo frenare la lingua! (atto I, scena II)
  • I commedianti non son capaci di tener segreti; dicono tutto.
  • Il diavolo ha il potere di comparire agli uomini in forme seducenti e ingannatorie.
  • La brevità è l'anima del senno, e il parlar troppo un fronzolo esteriore.
  • Pur se tu sia casta come il ghiaccio e pura come la neve, non sfuggirai alla calunnia. Vattene in convento.
  • Questa è follia, se pure c'è del nesso.
  • È una bella prigione, il mondo.
  • Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore.
  • Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell'intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall'oltraggiosa fortuna, o imbracciar l'armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e, combattendo contro di esse metter loro una fine? Morire, dormire. Nient'altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest'è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare. È proprio qui l'ostacolo; perché in quel sonno di morte, tutti i sogni che possan sopraggiungere quando noi ci siamo liberati dal tumulto, dal viluppo di questa vita mortale, dovranno indurci a riflettere. È proprio questo scrupolo a dare alla sventura una vita così lunga! Perché, chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell'oppressore, gli oltraggi dei superbi, le sofferenze dell'amore non corrisposto, gli indugi della legge, l'insolenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve dagli indegni, se potesse egli stesso dare a se stesso la propria quietanza con un nudo pugnale? Chi s'adatterebbe a portar cariche, a gèmere e sudare sotto il peso d'una vita grama, se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte – quel territorio inesplorato dal cui confine non torna indietro nessun viaggiatore – confonde e rende perplessa la volontà, e ci persuade a sopportare i malanni che già soffriamo piuttosto che accorrere verso altri dei quali ancor non sappiamo nulla. A questo modo, tutti ci rende vili la coscienza, e l'incarnato naturale della risoluzione è reso malsano dalla pallida tinta del pensiero, e imprese di gran momento e conseguenza, devìano per questo scrupolo le loro correnti, e perdono il nome d'azione. (Amleto – atto III, scena I)
  • Spiriti e voi, ministri delle Grazie, difendeteci. Che tu sia spirito di salvezza o dannazione, che tu porti aliti di paradiso o miasmi d'inferno, che le tue intenzioni siano malvage o pietose, tu vieni con un aspetto così pronto alle risposte che io ti parlerò, ti chiamerò Amleto, re, padre, danese regale, rispondimi! (Amleto)
  • Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere. (Ofelia)
  • Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme. (Amleto)
  • Quanto ad Amleto e alla corte che ti fa, considerala galanteria, capriccio, una viola nella primavera della giovinezza, precoce ma non durevole, dolce ma non costante, nient'altro che un profumo e lo svago di un minuto... (Laerte ad Ofelia)
  • C'è del marcio in Danimarca.

[modifica] Citazioni sull'opera

  • La si direbbe l'opera di un selvaggio ubriaco. (Voltaire, 1768)

[modifica] Antonio e Cleopatra

[modifica] Incipit

Alessandria. Una stanza nel palazzo di Cleopatra. Entrano Demetrio e Filone
Filone: Sì, ma questo rimbambimento del nostro generale passa la misura. Quei suoi magnifici occhi, che fiammeggiavano sopra le legioni schierate in battaglia come Marte in corazza, ora si chinano, ora rivolgono il compito e devozione della loro vista ad una fronte dalla pelle scura. Il suo cuore di capitano, che nelle mischie di grandi battaglie ha rotto con l'empio del petto le fibbie dell'armatura, rinnega ogni temperanza e si fa mantice e ventola per raffreddare la foia d'una baldracca egizia.
Squilli di tromba. Entrano Antonio e Cleopatra con le sue dame e il seguito- Eunuchi le fanno vento coi flabelli.
Eccoli che arrivano. Fa bene e vedrai in lui il terzo pilastro del mondo mutato in trastullo d'una sgualdrina. Osserva e vedrai.
Cleopatra: Se è amore davvero, dimmi quant'è.
Antonio: È un amore miserabile quello che si può misurare.
Cleopatra: Voglio fissare un limite sino al quale essere amata.
Antonio: Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra.

[modifica] Citazioni

  • [Antonio] I regni sono argilla; il letamaio ch'è la nostra terra nutre egualmente la bestia e l'uomo. La nobiltà della vita sta in questo. (Atto I, Scena I, p. 92)
  • Sì, questa passione del nostro generale passa la misura: quei suoi occhi fieri che sopra le file e le schiere guerresche scintillavano come l'armatura di Marte, ora si abbassano e volgono la funzione e la devozione del loro sguardo sopra una fronte abbronzata: il suo cuore di condottiero che nelle mischie di grandi battaglie ha fatto scoppiare le fibbie della corazza sul suo petto rinnega ogni moderazione ed è diventato il mantice ed il ventaglio per rinfrescare la lussuria di una zingara. (I, 1)
  • [Messaggero] La natura cattiva dei messaggi rende sgradito il messaggero. (Atto I, Scena II, p. 96)
  • [Antonio] Quello che il nostro disprezzo spesso scaccia via da noi, vorremmo tornasse nostro. Il piacere presente, trascinato sempre più in basso dalla ruota del tempo, si muta nell'opposto di se stesso. (Atto I, Scena II, p. 98)
  • Col tempo finiamo con l'odiare ciò che spesso temiamo. (I, 3)
  • [Cesare] Chi oggi governa, fu desiderato finché non giunse al potere; e l'uomo in disgrazia, che non fu mai amato se non quando non meritava più amore, diviene caro allor che se ne sente la mancanza. (Atto I, Scena IV, p. 105)
  • [Cleopatra] Sebbene sia azione onesta, non è mai bello portare cattive notizie. Date mille lingue a una notizia gradita, e le disgrazie si anuncino da sé nel momento in cui colpiscono. (Atto II, Scena V, p. 124)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Antonio e Cleopatra si presenta, nella produzione di Shakeaspeare, al culmine della sua complessità, come opera quanto mai polivalente e quindi aperta a numerosissime possibilità di lettura e di interpretazione. (Antonio Di Meo)
  • [Antonio e Cleopatra] Il Seicento l'ha considerato opera esemplare di un genio sregolato ed istintivo, e si è provato in tutti i modi, a cominciare dal Dryden (col suo famoso rifacimento Tutto per amore) a ridurre quel caos a ordine. (Antonio Di Meo)
  • Antonio e Cleopatra è apparso ai critici come la tragedia dell'uomo d'azione la cui volontà è corrotta dal mondo delle sensazioni e delle emozioni. Di questo mondo, che Shakespeare ha sempre considerato con riserbo morale e intellettuale, Cleopatra, in tutto il suo fasto e il suo fascino, appare come il simbolo. (Antonio Di Meo)

[modifica] Come vi piace

  • Che peccato che ai matti non sia permesso di parlare saggio di ciò che i saggi fanno pazzamente! (Pietraccia)
  • [Amare] È esser tutto fantasia, passione, e tutto desiderio, adorazione, esser dovere, rispetto, umiltà, esser pazienza ed impazienza insieme, castità, sofferenza, obbedienza.
  • Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti… (Jacques)

[modifica] Coriolano

[modifica] Incipit

Roma, una via. Entra un gruppo di cittadini rivoltosi con picche, clave e altre armi
Primo cittadino: Prima di proseguire, ascoltate le mie prole.
Tutti: Parla, parla!
Primo cittadino: Siete tutti decisi a morire ammazzati piuttosto che morire di fame?
Tutti: Decisi, decisi.
Primo cittadino: Prima di tutto, voi capita che Caio Marcio è il principale nemico del popolo.
Tutti: Lo sappiamo, lo sappiamo.
Primo cittadino: Uccidiamolo e avremo grano al nostro prezzo. Sentenza decisa?
Tutti: Non se ne parli più: ai fatti. Via, andiamo.

[modifica] Citazioni

  • [Coriolano] Preferirei dover rimettermi a curare le mie ferite piuttosto che sentir raccontare come le ho ricevute. (Atto II, Scena II, p. 241)
  • [Coriolano] Preferirei farmi grattare la testa al sole quando fosse suonato l'allarme, che stare qui pigramente a sentir magnificare come prodigi i miei nonnulla. (Atto II, Scena II, p. 241)
  • [Coriolano] Piuttosto che fare il buffone a questo modo, vadano l'alta carica e l'onore a chi ci si adatta. (Atto II, Scena III, p. 248)
  • Ah, per me, dico, datemi la guerra! È meglio cento volte della pace, come il giorno è migliore della notte; la guerra è cosa viva, movimento, è vispa, ha voce, è piena di sorprese. La pace è apoplessia, è letargia: spenta, sorda, insensibile, assonnata, e fa mettere al mondo più bastardi che non uccida uomini la guerra. (atto IV, scena V)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Il Coriolano non ha avuto fortuna sulla scena, forse anche per il fatto che le passioni che danno vita al dramma non emergono dal quotidiano, o comunque non sono universalmente estensibili, ma sono piuttosto connesse alla particolare condizione di uomo politico del protagonista. La sorte del dramma fu talmente infelice che neppure i rifacimenti secenteschi ebbero successo. (Antonio Di Meo)
  • Più fortunato fu il dramma sulle scene italiane, dove recitarono la parte di Coriolano attori famosi come il Rossi, il Salvini, il Tumiati e il Carraro. (Antonio Di Meo)
  • Secondo alcuni critici, il Coriolano più che una tragedia ha le caratteristiche del dramma storico. (Antonio Di Meo)
  • Perfino i critici favorevoli hanno trovato, in realtà, il Coriolano una tragedia fredda e piuttosto stanca, in cui la figura dell'eroe appare rigida e a volte grottesca, mentre addirittura inconsistente e incomprensibile può sembrare il comportamento del suo antagonista Aufidio. (Antonio Di Meo)
  • Critici come Derek Traversi hanno fatto notare che l'opera è in fondo più articolata e ricca di sensibilità di quanto non appia ad una lettura che trascuri il gioco dell'ironia e i significati impliciti nei punti di vista che l'autore esprime tutto attraverso lo stile. (Antonio Di Meo)

[modifica] Enrico IV

[modifica] Incipit

Una stanza nel palazzo
Enrico: Battuti dale tempeste, stanchi come siamo, e pallidi ancora di terrore, lasciam che la pace ci sorrida un istante, per avventarci poscia a nuove contese sopra sponde lontane. Questa terra non beverà più il sangue de' figli suoi: la guerra non strazierà più colla sua spada questo suolo fecondo; non più vi schiaccierà i suoi fiori sotto il piede di ferro dei nemici cavalli.

[modifica] Citazioni

  • Enrico: è fino al sepolcro di Cristo che noi andremo a guidare un bellicoso esercito d'Inglesi... (Atto I, Scena I, p. 156)
  • Enrico: L'Inglese è nato per cacciar l'infedele dalle sante pianure, che toccarono quei piedi divini, che per nostra salute furono, son già quattordici secoli, confitti in croce. (Atto I, Scena I, p. 155-156)
  • Falstaff: Non sarà mai detto ch'io mi sia dannato per l'amore d'alcun figlio di re cristiano. (Atto I, Scena II, p. 160)
  • Hotspur: Il sangue e il coraggio s'infiammano di più a risvegliar un leone, cha a dar la caccia a un timido daino. (Atto I, Scena III, p. 167)
  • Northumberland: L'idea di un gran fatto varca sempre i limiti della moderanza. (Atto I, Scena III, p. 167)
  • Falstaff: Quando la celia è tanto spinta, e massimamente a piedi, io la detesto. (Atto II, Scena II, p. 174)
  • Falstaff: Non v'è che frode in uno scellerato; ma un codardo è peggio cento volte di un bicchier di vino adulterato; uno scellerato codardo. (Atto II, Scena IV, p. 182)
  • Capisco i tuoi baci e tu i miei (Mortimer, atto III, scena I) traduttore? traduttore?

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Falstaff è il carattere più comico che abbia creato la fertile immaginazione di Shakespeare. Egli introdusse quel personaggio in tre de' suoi drammi, e lo presentò sotto aspetti sempre nuovi, senza mai esaurirne l'effetto. (Wilhelm August von Schlegel)
  • Falstaff è un tristo, ma il più gradito e più lepido uomo che sia mai vissuto. (Wilhelm August von Schlegel)
  • Il contrasto di due giovani eroi, il principe Enrico e Percy, detto Hotspur, sparge gran splendore sulle scene della prima parte dell'Enrico IV. Tutte le amabili e seducenti qualità son date, a dir il vero, al principe di Galles; egli mescola alle triste brigate, senza poterne mai far parte, e tutto ciò che è ignobile gli si appressa senza lederlo. Le sue più folli stravaganze non sembrano che celie del suo spirito attivo, ritenuto suo malgrado nell'ozio. (Wilhelm August von Schlegel)
  • Nella seconda parte dell'Enrico IV, Shakespeare impiega maggior arte a fine di supplire alla mancanza di materia, quanto ch'egli non vuole mai adornare arbritariamente l'istoria più di quello che riechiegga la forma drammatica. (Wilhelm August von Schlegel)

[modifica] Enrico V

[modifica] Incipit

Londra. – Un'anticamera nel palazzo del Re
Arcivescovo di Canterbury: Milord, vi dico che è assai chiesta la sanzione di quel decreto, che sarebbe già passato contro di noi l'undicesimo anno del regno dell'estinto re, se la tumultuosa agitazione di quei tempi non ne avesse interrotto l'esame.
Vescovo di Ely: Ma, milord, quale ostacolo gli opporremmo oggi?
Arcivescovo di Canterbury: È ciò a cui vuol pensarcsi. Se tal decreto è sancito, perderemo la più bella metà dei nostri dominii: perocché tutte le terre laiche che la pietà dei morenti ha lasciate alla Chiesa ci saran tolte. Ecco la tassa: prima una somma bastante per mantenere in onore di re fino a quindici conti, mille e cinquecento cavalieri, e seimila e dugento buoni gentiluomini; poscia per sollievo degli appestai, e dei vecchi infermi e languenti, cui l troppa età toglie al lavoro, cento ospitali forniti di ogni cosa bisognevole; di più per gli scrigni di chi ne governa mille lire sterline ogni anno: tale è il proposto decreto.
Vescovo di Ely: Simile taglia lascerebbe un profondo vuoto nei nostri tesori.

[modifica] Citazioni

  • Ely: La fragola profumata fiorisce sotto l'ortica; ed è vicino ai frutti selvatici, che le piante salutari s'innalzano e maturano di più... (Atto I, Scena I, p. 329)
  • Re: Un disegno angusto non soddisfa a tutti i bisogni; è come un avaro, che per ritenere un po' di panno guasta un vestito. (Atto II, Scena IV, p. 350)
  • Noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli.

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Il re Enrico V è manifestatamente l'eroe prediletto di Shakespeare: ei lo adorna di tutte le virtù dei re e dei cavalieri; lo mostra prode, sincero, cortese, e, in mezzo alle sue luminose geste, sempre inchinato a quella innocente malizia che rammenta la sua gioventù. Non era facile il mettere sulla scena l'istoria della vita di questo principe dopo ch'egli ascese al trono. (Wilhelm August von Schlegel)
  • Con tutto il desiderio che ebbe Shakespeare di far risaltare la gloria delle conquiste d'Enrico V, non lasciò di svelare, secondo il suo modo, i segreti motivi dell'impresa di quel re. Enrico aveva bosogno d'una guerra esteriore per francheggiarsi in trono. ‎ (Wilhelm August von Schlegel)

[modifica] Giulio Cesare

[modifica] Incipit

[modifica] Alfredo Obertello

Roma. Una strada.
Flavio: Via di qua, a casa, signori miei sfaccendati; a casa, dico. È mica questo un giorno di festa? Come, non sapete che non è lecito a voi artigiani girare nei giorni di lavoro senza i distintivi del vostro mestiere? _ Sentiamo, che mestiere fai tu?
Primo cittadino: Ecco, signore, il falegname.
Marullo: E dove ce l'hai il grembiule di cuoio e la squadra? Che mi fai così vestito di nozze? – E voi, amico, che mestiere avete?
Secondo cittadino: Parola, signore, se prendiamo a pargone un artigiano che lavoro di fino, io non sono, come si usa dire, altro che rappezzaciabatte.
Marullo: Ma che mestiere hai? Rispondi a filo.
Secondo cittadino: Un mestiere, signor mio, a cui spero di potere badare tenendomi pulita la coscienza: cioè, rappezzo pellacce.

[modifica] Antonio Di Meo

Roma. Una via. Entrano Flavio, Marullo e alcuni plebei.
Flavio: Via! A casa, fannulloni, andatevene a casa. È festa oggi? Come! Non sapete che, essendo artigiani, non dovreste andare in giro in giro di lavoro senza i segni del vostro nmestiere? Che mestiere fai tu? Parla.
Primo plebeo: Falegnama, signore.
Marullo: Dov'è il tuo grembiule di cuoio e il regolo? Che cosa fai in giro, vestito a festa? Tu, che mestiere fai?Secondo plebeo: In verità, signore, al confronto d'un operaio fine sono soltanto quello che tu diresti un ciabattino.
Marullo: Ma che mestiere fai? Rispondi senza equivocare.
Secondo cittadino: Un mestiere, signore, che spero di poter fare con tranquilla coscienza, e che sarebbe, a dire il vero signore, rabberciatore di cattive anime... anime di scarpe voglio dire.

[modifica] Citazioni

  • A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, che noi siamo dei subalterni.
  • C'è una marea nelle cose degli uomini che, colta al flusso, mena alla fortuna; negletta, tutto il viaggio della vita s'incaglia su fondali di miserie.
  • Che dobbiamo morire lo sappiamo. Ma è il numero dei giorni, e l'ora, e il momento che soprattutto preoccupano l'uomo. Così colui che toglie vent'anni alla vita dell'uomo, toglie un egual numero di anni alla paura della morte.
  • Come mi accorgo, la commozione è contagiosa, poiché i miei occhi, al vedere le perle di dolore che brillano nei tuoi, prendono ad inumidirsi.
  • [Cassio] È utile che le menti nobili sempre si tengano coi loro pari. (Atto I, Scena II, p. 220)
  • Gli unicorni possono essere indotti in inganno per mezzo degli alberi; gli orsi per mezzo degli specchi; gli elefanti per mezzo delle buche; i leoni per mezzo delle reti, e gli uomini, infine, per mezzo dell'adulazione.
  • I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma l'uomo di coraggio non assapora la morte che una volta. La morte è conclusione necessaria: verrà quando vorrà.
  • Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa.
  • [Bruto] L'abuso di grandezza si avvera quando essa disgiunge la tenerezza d'animo dal potere... (Atto II, Scena I, p. 229)
  • L'abuso della grandezza si offre tutte le volte in cui essa disgiunge la pietà dalla potenza.
  • L'umiltà, prova esperienza comune, è la scala di una giovane ambizione. Ma, come abbia raggiunto l'ultimo gradino, volge essa le spalle alla scala e rimira le nubi, spregiando i gradini più bassi ond'essa è ascesa.
  • [Bruto] La mansuetudine è la scala dell'ambizione in erba a cui volge la faccia chi sale in su; ma una volta che costui abbia raggiunto l'ultimo piolo, allora volge le spalle alla scala, sta a guardare le nuvole disprezzando quegli infimi gradini con cui poté salire. (Atto II, Scena I, p. 229)
  • [Cassio] Le belle parole sono migliori dei brutti colpi. (Atto V, Scena I, p. 74, 1974)
  • Oh, se uno potesse già conoscere l'esito degli avvenimenti d'oggi! Ma basterà che si concluda il giorno, e tutto si saprà.
  • Oh sole al tramonto, così come nei tuoi raggi rossi tu sprofondi alla notte, allo stesso modo la giornata di Crasso tramonta nel suo rosso sangue.
  • Quando l'amore prende ad ammalarsi e affievolirsi, fa uso di cortesie e spese di contraggenio. In una fedeltà semplice e schietta non si trovano artifici di sorta.
  • Sangue, gocce scarlatte che visitano il cuore.
  • Se avete lacrime, preparatevi a versarle adesso. (atto III, scena II, 1963)
  • ...sono ammalato di molti anni.
  • Un amico dovrebbe sopportare le debolezze dell'amico, ma Bruto fa le mie più grandi di quelle che sono.
  • [Cassio] Un amico dovrebbe tollerare le debolezze del suo amico, ma Bruto fa le mie più gravi di quanto non siano. (Atto IV, Scena III, p. 63, 1974)
  • Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi. (Cesare ad Antonio)
  • Romani, amici, cittadini, datemi ascolto. Sono qui per seppellire Cesare, non per tesserne le lodi. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro, e spesso il bene viene sotterrato con le loro ossa. Così sia per Cesare.
  • "Le idi di marzo sono arrivate" "Sì, Cesare, ma non sono passate. (Cesare+Indovino)

[modifica] Citazioni sull'opera

  • La tragedia secondo il Chambers, venne probabilmente rappresentata per la prima volta nel 1599 o 1600, e divenne immediatamente popolare. La fonte principale è Plutarco nella traduzione di Sir Thomas North, pubblicata nel 1576. La vita di Cesare del biografo greco, già in sé opera di notevole pregio, è seguita nei dettagli, anche se Shakespeare allarga o restringe i tempi dell'azione secondo le esigenze della sua concezione dramattica, e inserisce in essa del materiale delle Vite di Bruto e di Antonio. (Antonio Di Meo)
  • Tutto il dramma, come anche il Coriolano, è improntato ad una severa austerità stilistica, senza alcun elemento comico. L'opera è artisticamente completa in sé poiché termina là dove era cominciata cioè con il trionfo di Cesare, dopo aver dato una fuggevole visione dell'avventura repubblicana, e inoltre conserva l'unità d'azione, facendo convergere le scene ad un punto: l'uccisione del dittatore. (Antonio Di Meo)
  • Per la prima volta, nel Giulio Cesare Shakespeare, facendo di Bruto l'apostolo della libertà e di Cesare il tiranno, rovescerebbe la visione gerarchica e sacrale dello stato tipica del Medioevo, per cui, così com'è nella Commedia di Dante, Bruto è il traditore e Cesare il capo sacrale. (Antonio Di Meo)
  • La tragedia del Giulio Cesare sta anche nell'urto di due istanze ugualmente imperiose e corrispondenti al conflitto che proprio allora avveniva sia in Shakespeare sia nel suo mondo tra Medioevo e mondo moderno: Cesare è il capo sacrale che è delitto uccidere in ogni caso, e Bruto il portatore del principio della libertà, che tuttavia lo spinge a turbare l'armonia cosmica, e quindi a scontare questa colpa. (Antonio Di Meo)

[modifica] Il mercante di Venezia

[modifica] Incipit

Venezia. Una strada. (Entrano Antonio, Salarino, e Solanio)
Antonio: In verità, non so perché sono così triste. Mi duole e dite che ciò duole anche a voi; ma io in qual guisa sia pigliato questo affanno, come l'abbia trovato, in che consista, da che sia originato, non so ancora comprendere. Sono reso tanto malconcio mia imbelle tristezza che stento a riconoscermi.
Salarino: La vostr'anima egue le gitazioni dell'oceano; essa va dietro ai vostri bei vascelli che, colla loro superba alberatura, vogando sopra i flutti, sembrano i sovrani, o i primi cittadini del mare, e signoreggiano sulla flla dei minuti navigli, che offrono loro un umile omaggio passando sospinti dalle loro ali di lino.

[Carlo Rusconi, Orsa Maggiore editrice, 1990]

[modifica] Citazioni

  • Aspetta un momento, c'è qualcos'altro. Questo contratto non ti accorda neanche una goccia di sangue. Le precise parole sono: "Una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo Stato di Venezia. (Porzia; atto IV)
  • Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.
  • Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?
  • Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.
  • Se fare fosse facile quanto sapere ciò che va fatto, le cappelle sarebbero chiese e le catapecchie dei poveri palazzi principeschi.
  • Oh, fortunati strazi quando chi mi tortura mi insegna le risposte per liberarmi! (Carlo Rusconi, p. 92)
  • Il carattere della compassione è di non essere costretta; essa scende come una dolce pioggia dal cielo ed è due volte benedetta; benedice colui che la concede e quegli su cui si spande; è la più gran potenza dei maggiori potenti e si addice al monarca regnante meglio della sua corona. (Carlo Rusconi, p. 102)

[modifica] La bisbetica domata

  • Per il grande desiderio che avevo di vedere | la bella Padova, culla delle arti sono arrivato... | ed a Padova sono venuto, come chi lascia | uno stagno per tuffarsi nel mare, ed | a sazietà cerca di placare la sua sete.
For the great desire I had to see | fair Padua, nursery of arts, I am arrived... | and am to Padua come, as he that leaves | a shallow plash to plunge in the deep, and | with satiety seeks to quench his thirst. (Atto 1, Scena 1)
  • C'è poco da scegliere frammezzo alle mele marce. (Hortensio; atto I, scena I, 1963)

[modifica] La Tempesta

  • La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate!
  • Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.
  • La mia [biblioteca] era per me un ducato grande abbastanza.

[modifica] Macbeth

  • Bello è il brutto e brutto è il bello. (atto I, scena 1)
  • La vita è solo un'ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla. (atto 5, scena 5)
  • Il mondo senza Dio sarebbe una favola raccontata da un'idiota in un accesso di furore. (atto 5, scena 5)
Corretta: [Sottointeso la vita] È una favola raccontata da un idiota, piena di frastuono e di foga, che non significa nulla.
  • Il più vicino per sangue, il più pronto a spargere sangue. (atto 2, scena 3)
  • Nulla si è ottenuto, tutto è sprecato, quando il nostro desiderio è appagato senza gioia. Meglio essere ciò che distruggiamo, che inseguire con la distruzione una dubbiosa gioia. (atto 3, scena 2)
  • Scompari, macchia maledetta! Scompari, dico!...Uno, due. Ebbene, è venuto il momento di agire... l'inferno è buio... vergogna, mio signore, vergogna! Come? Sei un soldato e hai paura?... Che bisogno c'è di preoccuparsi se qualcuno lo venga a sapere, dal momento che nessuno può chiamarci a renderne conto? Eppure, chi avrebbe mai pensato che il vecchio avesse tanto sangue? (atto 5, scena 1)
  • Vivi per essere la meraviglia e l'ammirazione del tuo tempo. (atto 5, scena 3)
  • Nascondi chi sono, e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.
  • Mi batterò, finché dalle mie ossa non si stacchi la carne a brandelli.A me l'armatura. (atto 5, scena 3)
  • Le offese della natura sciamano sempre più fitte su di lui e la fortuna, sorridendo del suo dannato impiccio, si palesò come la sgualdrina di un ribelle. Ma a nulla serve, poiché il coraggioso MacBeth ben si merita quel nome. Sfidando la fortuna con l'acciaio brandito, fumigante di giustizia sanguinosa, creatura del valore si aprì la strada, fino a raggiungere lo schiavo che mai gli strinse la mano né gli disse addio.
  • Sarebbe dovuta morire prima o poi. | Ci sarebbe dovuto essere un tempo per (usare) questa parola | domani, domani, domani, | si insinua a piccoli passi giorno per giorno | fino all'ultima sillaba del tempo prescritto; | e tutti i nostri ieri hanno rischirato a stupidi | la strada a una morte polverosa. Consumati, consumati, corta candela! | La vità è un'ombra, un povero attore | che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco | e poi non se ne sa più niente. È un racconto | narrato da un idiota, pieno di suoni e furore, | significanti niente. (atto V, scena V, vv. 17-27)
She should have died hereafter. | There would have been a time for such a word– | Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow,[2] | Creeps in this petty pace from day to day | To the last syllable of recorded time; | And all our yesterdays have lighted fools | The way to dusty death. Out, out, brief candle! | Life's but a walking shadow, a poor player | That struts and frets his hour upon the stage | And then is heard no more. It is a tale | Told by an idiot, full of sound and fury, | Signifying nothing.

[modifica] Otello

  • E crepi la tua idea di volerti annegare! È davvero fuori luogo! Se mai, fatti impiccare per aver avuto il tuo piacere; altro che annegarti per non averlo goduto! (Iago a Roderigo; atto I, scena III)
  • Il Moro è franco e leale e giudica onesti tutti gli uomini, anche quelli che solo all'apparenza sono tali. (Iago; atto I, scena III)
  • Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso. (Il Doge di Venezia; atto I, scena III)
  • [Iago]: Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!(Atto III, scena III: Iago ad Otello. Trad. italiana di Cesare Vico Lodovici).
  • Prima di ucciderti ti ho baciata. Ora non mi restava che uccidermi per morire con un bacio (Otello; atto V, scena II)
  • [Otello]: Domandate di grazia a quel demonio lì per che cagione mi ha così rovinato anima e corpo.
[Iago]: Non domandatemi più nulla. Quel che sapete sapete. Da ora in là non aprirò più bocca. (Atto V, scena II; L'arresto di Iago. Trad. italiana di Cesare Vico Lodovici).
  • [Otello]: È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.
  • Gli uomini dovrebbero essere quello che sembrano.

[modifica] Pericle, il principe di Tiro

  • Il pensiero della morte è come uno specchio, in cui la vita è apparenza, breve come un sospiro. Fidarsene è errore. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Pochi amano sentir parlare dei peccati che amano commettere. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Più bella è l'apparenza e peggiore l'inganno. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Ai miei occhi sembra un diamante tra pezzi di vetro. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Vedo così che il tempo è il vero tiranno dei mortali, li genera e li seppellisce, a suo piacimento. A loro, inascoltati, non resta che la fatalità. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • O dèi! Perché prima ci date il cielo e poi ce lo togliete? Noi, quaggiù, non rivogliamo indietro i nostri regali, siamo più generosi di voi, noi (miserabili) mortali. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • E strano che una natura umana abbia dimestichezza con il lavoro, senza esservi costretta. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Tutto il mondo è una perpetua tempesta in cui perdi via via le persone che ami. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)
  • Una donna disonesta non è una donna. (Pericle, principe di Tiro, William Shakespeare)

[modifica] Re Lear

  • Finché possiamo dire: "quest'è il peggio", vuol dir che il peggio ancora può venire. (atto IV, scena III, 1963)
  • Attraverso le vesti stracciate si mostrano i vizi minori: gli abiti da cerimonia e le pellicce li nascondono tutti.
  • Qui sta la stoltezza della gente: quando la nostra fortuna vacilla, per lo più a causa della nostra condotta da ghiottoni, diamo la colpa dei nostri disastri al sole, alla luna, alle stelle... (Edmondo, atto I, scena I)
  • E perché poi dovrei io acconciarmi a quella calamità che sono i pregiudizi umani e lasciarmi spogliare del mio ad arbitrio delle leggi della nazione, solo perché in ritardo di un dodici o quattordici lune su mio fratello? E perché bastardo, spurio? (Edmondo, atto I, scena II)

[modifica] Vita e morte del Re Riccardo II

[modifica] Incipit

Londra. – Una stanza nel palazzo regio.
Riccardo: Giovanni di Gaunt, nobile Lancastro, vecchio pieno d'anni e di onori, conformandoti alla tua promessa e al tuo giuramento, hai tu qui condotto il tuo intrepido figlio Enrico di Hereford, per sostenere dinanzi a noi l'audace sfida ch'egli addirizzò al duca di Norfolk, Tommaso Mowbray? Non avemmo agio prima d'ora d'intender le due parti.
Giovanni di Gaunt: Attenni ciò che promisi, mio sovrano.
Riccardo: Dimmi ancora; l'hai tu interrogato? Sai s'ei mandasse quel cartello per odio antico, o se prorompesse nella collera virtuosa di un buon suddito, per qualche tradimento, di cui egli conosca Mowbray colpevole?
Giovanni di Gaunt: Da quanto seppi indagare e' fu per qualche trama pericolosa di Mowbray in danno di Vostra Altezza, e non per un'ira personale e inveterata. [William Shakespeare, Teatro completo, Vita e morte del Re Riccardo II, traduzione di Carlo Rusconi, Vol. IV, UTET, Torino 1923]

[modifica] Citazioni

  • Più il cristallo del firmamento è terso, e vie più le nubi che l'ingombrano sembrano nere e deformi. (Atto primo, Scena I, p. 78)
  • Il diamante prezioso, racchiuso con dieci sbarre di ferro in uno scrigno, è il coraggio in un cuor leale. Il mio onor è la mia vita; tutti e due non fan che uno. (Rusconi, Atto primo, Scena I, p. 81)
  • Quella che noi appelliamo pazienza nelle anime volgari, è bassezza e viltà nei cuori magnanimi. (Rusconi, Atto primo, Scena I, p. 83)
  • Il dolore allorché è profondo e vero è un peso che non si sgrava mai dal cuore. (Rusconi, Atto primo, Scena I, p. 83)
  • La sventura fa di un'ora un giorno. (Rusconi, Atto primo, Scena III, p. 90)
  • Tutti i luoghi, che l'occhio del Cielo vede, sono pel saggio porti di salvezza e asili di felicità. (Rusconi, Atto primo, Scena III, p. 91)
  • Gaunt: Nessuna virtù può eguagliare il bisogno. (Atto I, scena III)
  • La vanità, insaziato cormorano, consumato tutto il resto, addenta le sue viscere.

[modifica] Citazioni sull'opera

  • Shakespeare ne dipinge nel Riccardo II un'anima nobile che aveva incominciato ad abbandonarsi agli errori di una gioventù sfrenata, ma che viene detersa dalle sciagure, ed è adorna anche in questa vita di uno splendido immortale. (Wilhelm August von Schlegel)
  • La serie degli avvenimenti politici, che cagionano la degradazione di Riccardo, è dipinta con meravigliosa cognizione del mondo. Vedesi la marea del favore che ritirandosi dall'una parte, e impetuosamente rivolgendosi all'altra, seco trascina tutto ciò che le pone ostacolo. Parimente si vede Bolingbroke che già impera qual re, e che è trattato come tale dai suoi fautori, mentre vuol far credere ancora di non esser giunto fuorché per sostenere, armata mano, il suo diritto d'eredità, e riformare gli abusi. (Wilhelm August von Schlegel)

[modifica] Romeo e Giulietta

[modifica] Incipit

Verona. Piazza pubblica.
Sansone: O Gregorio, parola mia che non faremo i portacenere.
Gregorio: Eh no, perché saremo allora cenerentole.
Sansone: Oh sentile, se ci montan le cinigie, siamo pronti a estrar dal fodero.
Gregorio: E certo, finché vita avete, sfoderatelo dal collarino il collo.
Sansone: Fo' il mazzapicchio sùbito, se mi destano.
Gregorio: Ma destato non sei sùbito a farlo.
Sansone: Un qualunque cane di casa Montecchi mi desta.
Gregorio: Destarsi è muoversi, e aver fegato è piantarsi fermi; ragion dunque, se destato sei, tu a gambe te la dai.
Sansone: Destarmi saprà qualunque cane di quella casa a piantarmi fermo: mi piglierò il muro con chiunque sia servo o serva del Montecchi.
Gregorio: Ciò ti scopre un vile tartufo, perché ci va il più fiacco al muro.

[William Shakespeare, La tragedia di Romeo e Giulietta, traduzione di Alfredo Obertello, Arnoldo Mondadori Editore, 1970]}

[modifica] Citazioni

  • Il Narratore: Nella bella Verona dove la scena è collocata, due famiglie di pari dignità piombano per rancori antichi in una nuova discordia che insozza le mani dei cittadini con il loro stesso sangue. Dai lombi fatali di questi nemici, trae vita una nuova coppia di sfortunati amanti, le cui sventure pietose con la morte, la faida dei loro genitori sepelliscono. [...] se vorrete ascoltare con orecchio paziente, la nostra fatica si proverà ad emendare. (Prologo)
  • Il mio solo amore, nato dal mio solo odio!
  • Giulietta: Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e riufiuta il tuo nome! o, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una capuleti.
(O Romeo, Romeo, wherefore art thou Romeo? Deny thy father, and refuse thy name! or if thou wilt not, be but sworn my love, and I'll no longer be a capulet. II, II traduzione di Emma Caberlotto)
  • Romeo: Oh, essa insegna alle torce come splendere. Sembra pendere sul volto della notte come ricca gemma all'orecchio d'una Etiope. Ma è bellezza di un valore immenso che mai nessuno avrà, troppo preziosa pe la terra. Come colomba bianca in una lunga fila di cornacchie sembra la fanciulla tra le sue compagne. La voglio vedere dopo questo ballo; come sarei felice se la mia mano rude sfiorasse quella sua. Ha mai amato il mio cuore? Negate, occhi: prima di questa notte non ho mai veduto la bellezza. (Atto I, scena V)
  • Giulietta: Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno. (Atto II, scena II)
  • Giulietta: Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Atto II, scena II)
  • Chi è troppo veloce, arriva tardi, come chi va troppo lentamente. (Atto II, scena VI)
  • Giulietta: Chi sei tu che difeso dalla notte entri nel mio chiuso pensiero? (Atto II, scena II)
  • Giulietta: Ciò che deve essere, sarà.
    Frate Lorenzo: Questa è una sentenza sicura. (atto IV, scena I)
  • La nutrice [a Romeo]: È fidato il vostro servo? Non avete mai sentito dire che due persone possono serbare un segreto se soltanto una sola lo conosce? (Atto II, scena IV)
  • Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome. (Giulietta)
  • Romeo: L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma l'amore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.
  • Si ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita.
  • Romeo: "O speziale veritiero! Il tuo veleno è rapido. E così con un bacio io muoio". (Atto V scena III)
  • Giulietta: "Vieni dunque, o notte solenne, matrona sobriamente vestita di nero, e apprendimi a perdere una partita vinta, nella quale vengon giuocate due intatte verginità" (Atto III, scena II)
  • Romeo[a proposito di Mercuzio]: Gli piace sentirsi parlare; parla più in un'ora di quanto ascolti in un mese.
  • Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l'amore che dura fa così.
  • Non tentare un uomo disperato.
  • Tibaldo: Mercuzio, tu tieni corda a Romeo?
    Mercuzio: Corda? E che ci hai preso, per violinisti? Se ci credi violinisti, non sentirai da noi che stonature. Ecco l'archetto del mio violino (mostra la spada) che ti farà ballare. Altro che tenere corda!
    Benvolio: Non ci mettiamo a discutere qui: può passare gente [...]. Qui abbiamo gli occhi di tutti addosso.
    Mercuzio: E lasciali guardare! Gli occhi son fatti per questo. Non mi scomodo per i begli occhi di nessuno, io! (Atto III, scena I. Trad. italiana di Cesare Vico Lodovici)
  • Mercuzio: Sono ferito. La peste alle vostre famiglie. A tutte e due. Sono spacciato. E quell'altro che è scappato, non ha nulla?
    Benvolio: Oh! Sei ferito?
    Mercuzio: Uno sgraffio – uno sgraffio – ma perdío! quanto basta [...].
    Romeo: : Coraggio amico, la ferita non sarà profonda.
    Mercuzio: No, non come un pozzo, né grande come la porta di una chiesa: ma è quanto basta, e basterà. Ventite tutti a cercarmi domani a casa mia: mi troverete nella tomba. Sono condito a dovere, per questo mondo, ve lo assicuro (ride). La peste alle vostre due famiglie. Per Giuda! un cane, un topo, un sorcio, graffiare a morte un uomo. Un gradasso, un mascalzone, un ribaldo, che si batte coll'abbacco alla mano. [...] Aiutami ad arrivare a casa, Benvolio, o vi casco qui. La peste alle vostre due famiglie: hanno fatto di me pasto da vermi. Ah, la mia l'ho avuta, e a dovere... Le vostre famiglie! (Atto III, scena I)
  • Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona: | c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno; | bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; | e l'esilio dal mondo vuol dir morte. E quindi | dire esilio è dire morte con altro termine, falso ed improprio; | e tu, a chiamar esilio la mia morte, mi mozzi il capo con un'ascia d'oro, | e sorridi del colpo che m'uccide.[3]
  • Romeo: Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana. (Orbetello, Atto I, Scena I, p. 22)
  • Giulietta: M'ami tu? So bene che dirai "sì" e io accetterò il tuo verbo; però, se giuri, potresti riuscir falso: agli spergiuri degli amanti, Giove dicono ride. (Orbetello, Atto II, Scena II, p. 65)

[modifica] Riccardo III

  • Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!
  • Ora l'inverno del nostro scontento si è mutato in luminosa estate sotto questo sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casata sono ora sepolte nel seno profondo dell'oceano.

[modifica] Sogno di una notte di mezza estate

  • L'amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l'alato Cupido viene dipinto col volto bendato. (atto I, scena I)
L'amore non guarda con gli occhi ma con la mente e perciò l'alato Cupìdo viene dipinto bendato.
  • Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia. (atto V, scena I)
  • Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro. (atto V)
  • La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?
  • Io fuggirò da te, mi nasconderò nella selva e ti lascierò in balia delle bestie feroci.
  • Le più feroci non hanno un cuore come il tuo. Fuggi quando vuoi, e la storia sarà invertita: Apollo scappa e Dafne lo rincorre; la colomba insegue il grifone; la mite cerva corre ad afferrare la tigre. Vana corsa, quando la vigliaccheria ci insegue e la prodezza fugge. (attoII, sc. I)

[modifica] Citazioni su William Shakespeare

  • A chi e a che cosa pensava Guglielmo Shakespeare, quali ricordi amari rimuginava quando, la penna stillante tossico, scriveva il verso celebre in cui parla del ritorno di un uomo ad una buia casa, ad una moglie odiata? Alcuni studiosi sono inclini a ritenere che fosse proprio la donna rimasta a Stratford-on-Avon a ispirargli la malinconica immagine. (Olga Ceretti)
  • Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio. (Martin Amis)
  • Quando, ad esempio, sento le espressioni ammirate che per secoli sono state dedicate a Shakespeare da grandi uomini, non posso sottrarmi al sospetto che quelle lodi siano state solo convenzionali. (Ludwig Wittgenstein)
  • Shakespeare, la cosa mortale più vicina agli occhi di Dio. (Laurence Olivier)
  • Shakespeare non è mai esistito. Tutte le sue opere sono state scritte da uno sconosciuto che aveva il suo stesso nome. (Alphonse Allais)

[modifica] Note

  1. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991.
  2. È la terza frase del più famoso soliloquio della tragedia. In questa il protagonista reagisce con insensibilità alla morte della moglie.
  3. Versi riportati su una lapide posta sulla parte interna dei portoni della Bra a Verona

[modifica] Bibliografia

  • William Shakespeare, Opere Complete, traduzione e note da Gabriele Baldini, Rizzoli, 1963.
  • William Shakespeare, Tempesta, introduzione, traduzione e note di Gabriele Baldini, Rizzoli, 1973.
  • William Shakespeare, Amleto, traduzione, introduzione e note di Gabriele Baldini, B.U.R., 1975.
  • William Shakespeare, Otello, traduzione, introduzione e note di Gabriele Baldini, BUR, 1984.
  • William Shakespeare, Misura per Misura, traduzione, introduzione e note di Gabriele Baldini, B.U.R., 1988.
  • William Shakespeare, Teatro completo, Il Re Giovanni, traduzione di Carlo Rusconi, Vol. IV, UTET, Torino 1923.
  • William Shakespeare, Teatro completo, Vita e morte del Re Riccardo II, traduzione di Carlo Rusconi, Vol. IV, UTET, Torino 1923.
  • William Shakespeare, Teatro completo, Enrico IV, traduzione di Carlo Rusconi, Vol. IV, UTET, Torino 1923.
  • William Shakespeare, La tragedia di Romeo e Giulietta, traduzione di Alfredo Obertello, Arnoldo Mondadori Editore, 1970.
  • William Shakespeare, La tragedia di Giulio Cesare, traduzione di Alfredo Obertello, Arnoldo Mondadori Editore, 1970.
  • William Shakespeare, Antonio e Cleopatra, traduzione di Antonio Di Meo, Aldo Garzanti Editore, 1974.
  • William Shakespeare, Giulio Cesare, traduzione di Antonio Di Meo, Aldo Garzanti Editore, 1974.
  • William Shakespeare, Coriolano, traduzione di Antonio Di Meo, Aldo Garzanti Editore, 1974.
  • William Shakespeare, Il mercante di Venezia (The Merchant of Venice), introduzine di Alberto Castelli, traduzione di Carlo Rusconi, Orsa Maggiore editrice, 1990.

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