Sergio Quinzio

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Sergio Quinzio (1927 – 1996), saggista e teologo italiano.

  • Dio si è eclissato perché fra noi e Lui si è interposto il nostro Ego, ormai onnipotente, ma già domani ciò che si è frapposto potrebbe ritirarsi, e potrebbe così riaprirsi il dialogo dell'uomo con il Dio realmente esistente fuori di lui. (dall'introduzione a Martin Buber, L'eclissi di Dio)
  • Dio che si è offerto a noi, che aspetta da noi la salvezza, è un Dio che dovremmo perfettamente amare, ma ci ha reso troppo stanchi, delusi, infelici per poterlo fare. (da La sconfitta di Dio, Adelphi, Milano, 1992)
  • Essere in «buona fede» consiste nel non pensare. (da Aforismi)
  • La bellezza è qualcosa di indotto, di secondario, persino di tardivo, di fittizio, alla fine addirittura di vizioso. (da Aforismi, Astolfo, anno I, n. 3, settembre-dicembre 1994)
  • La verità di un uomo non è tale che dinanzi alla sua morte. Così anche la storia. (da L'esilio e la gloriaIn forma di parole, Gianni Scalia, Bologna, 1998)
  • Questo lo diceva il Tao: "L'imperatore non fa mai leggi, perché se emanasse una norma vorrebbe dire che qualcosa non va". Ogni legge in qualche modo è la spia di una condizione imperfetta: l'ideale sarebbe non averne bisogno. (da Sergio Quinzio, Gustavo Zagrebelsky, Democrazia e Apocalisse, a cura di Maurizio assalto, La Stampa, 28 maggio 1995, p. 21)
  • Si sente comunemente parlare di mito biblico, e persino di mito cristico; ma questo significa non percepire la lontananza e la drammatica opposizione fra il mito che è protologico, e la fede, che è invece escatologica, e quindi rivolta al futuro e non al passato. (da Mysterium iniquitatis, Adelphi, Milano, 1995)

Radici ebraiche del moderno[modifica]

  • Indicibile, ebraicamente, non è ciò che sta per sua natura al di là, ciò che è alto, sublime – ma piuttosto ciò che è assolutamente quotidiano, come la vita e la morte.
  • L'etica abolisce ipocritamente la sofferenza, negando che sia male.
  • Veramente reale è, grecamente, solo l'eterno.

Dalla gola del leone[modifica]

  • Bisogna porre al centro dell'annuncio cristiano il supremo mistero del suo fallimento.
  • Ci si può rassegnare alla disperazione, ma anche ci si può disperare della rassegnazione.
  • La disperazione è più grande della giustizia.
  • Mettere la consolazione al posto del dolore è opera più grande della creazione che ha messo l'essere al posto del nulla.
  • Neppure Dio avrebbe avuto la forza d'iniziare la strada che va da bereshit all'amen se l'avesse conosciuta.
  • Si deve credere nei segni, per rischioso che sia, e se non vediamo segni nella nostra vita allora vuol dire che per noi Dio non c'è.
  • Tutto ciò che accade è voluto, o almeno permesso, da Dio, dunque tutto è in definitiva bene. Qusta è la più sottile tentazione del credente. Il non credente elude lo scandalo del male togliendo il riferimento al perfetto bene; e il credente fa la stessa cosa giustificando tutto come opera di Dio. Giusto, e disperante, sarebbe tener fermo, insieme, che il mondo è orribile e che il Dio onnipotente che l'ha creato è perfettamente buono.
  • Voler soffrire per chi si ama è una sublimità che nasce dall'eccesso del male, dal trionfo del dolore e della morte.
  • Volere il regno è un segno di debolezza e d'incapacità di vivere. Se non fossimo deboli e incapaci non avremmo bisogno di essere salvati.

La croce e il nulla[modifica]

  • Certo non la pietà, non l'umiltà, non l'ingenuità, non la debolezza possono salvarci, ma forse il disporsi con orrore a povere, sconfitte e disperate cose come queste.
  • Come le molte e complicate leggi in politica, così i molti e complicati libri sono segni indiscutibili di decadenza.
  • Dove non ci sono domande è inutile mettere risposte, ma è inutile anche farsi domande quando non si ha più nessuna speranza di pervenire a vere risposte.
  • Il nichilismo è inseparabile da un grande amore per la vita, perché un grande amore per la vita è inseparabile da una più che disperata delusione.
  • Il nichilismo l'abbiamo già alle spalle, di fronte abbiamo il nulla.
  • La forza capace di dire parole vere è la stessa che è necessaria per tacere, per non parlare troppo, per non analizzare interminabilmente, per spezzare il cerchio.
  • Non è più una lingua quella parlata da chi la considera come il prodotto di una convenzione.
  • Per salvarci dalla cultura dovremo finalmente avere accesso alla natura: nuovi cieli e nuova terra.

Bibliografia[modifica]

  • Sergio Quinzio, Radici ebraiche del moderno, Adelphi, Milano, 1990.
  • Sergio Quinzio, Dalla gola del leone, Adelphi, Milano, 1993.
  • Sergio Quinzio, La croce e il nulla, Adelphi.

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