Étienne Vacherot

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Étienne Vacherot (1871)

Étienne Vacherot (1809 – 1897), filosofo e politico francese.

Citazioni di Étienne Vacherot[modifica]

  • La vita morale dell'Umanità non è possibile se essa non regna sulla Natura. Ogni conquista dell'industria è una libertà di più per lo spirito: ogni scoperta, ogni arte nuova fa cadere un anello della catena che l'avvince alla materia. (citato in Pietro Sbarbaro, Sulle opinioni di Vincenzo Gioberti intorno all'economia politica e alla questione sociale, Nicola Zanichelli, Bologna, 1874, Libro quinto L'economia Politica e la Socievolezza, p. 415)

Citazioni su Étienne Vacherot[modifica]

  • Il Vacherot ha creduto riprendere l'opera del Kant e correggerla, ed egli non ha fatto che aggiungere all'errore kantiano delle forme e dei contenuti e delle idee a priori, un altro errore speculativo, che il Kant seppe evitare, cioè l'affermazione del valore oggettivo e metafisico di coteste idee. (Andrea Angiulli)
  • Il Vacherot vuol salvare la metafisica mediante l'analisi e la critica dell'intelligenza, e vuol trovare una metafisica così positiva come è positiva la scienza. Egli da una parte combatte la vecchia metafisica, la metafisica puramente a priori, costruita senza il fondamento dell'esperienza; dall'altra parte dimostra che i dati dell'esperienza (materia) senza una facoltà che li sintetizzi (forma), non potrebbero generare la scienza, e non potrebbero spiegare il problema del mondo. (Andrea Angiulli)

Pietro Sbarbaro[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Il Vacherot, pur ammettendo la subordinazione del problema democratico al problema economico in un senso, la nega in un altro, e commette in proporzioni anche più colossali lo stesso errore che io ho combattuto fin dal 67 colla Filosofia della Ricchezza nelle idee di M. Chevalier[1]: l'errore cioè di attribuire alla Politica la missione di prescrivere il fine dell'ordinamento sociale e all'economia il compito secondario di studiare e proporre i mezzi per conseguirlo.
  • Fino dalle prime pagine [della Democrazia] il Vacherot ci dà un saggio del più grande abuso, che possa farsi, del metodo schiettamente ideale e geometrico nella scienza dell'umanità, tracciando come una figura geometrica a priori l'indole della Società Democratica. È l'orgoglioso pensiero individuale, che si chiude in se stesso[2], chiude gli occhi alla realtà esterna od allo spettacolo della vita, e dalle proprie viscere tira fuori e architetta i materiali e le linee del mondo nuovo, che dovrà poi effettuarsi od oggettivarsi fuori della mente creatrice. L'A. si vanta della novità di questo metodo, come del principale pregio delle sue ricerche.
  • Come il Gioberti egli vede l'Utopia suscettibile di buon significato e capace di porgere un buon istrumento di scientifica ricerca e un criterio di verità.
  • Invece di consultare docilmente le leggi necessarie della vita sociale economica, per conformarvi la legislazione politica, o almeno per non offenderle e non urtarle imponendo alla politica costituzionale l'assurdo ufficio di modellare a priori e secondo un concetto teorico non basato sull'esperienza e sulla realtà costante delle cose gli ordini della produzione e del lavoro, si propone apertamente di fare guerra ai fatti universali e alle tendenze naturali del lavoro libero e di piegarle al gioco del suo sistema politico: come se questo fosse privilegiato di un valore assoluto, e il sistema economico vigente, all'opposto, non avesse che un carattere transitorio, accidentale, modificabile e trasformabile a talento dei popoli e delle assemblee.

Note[modifica]

  1. Michel Chevalier (1806 – 1879), economista francese.
  2. Nel testo "in se stessa".

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